CORSIVO
Marcello Scurria porta allo Scoglio Andrea Abodi, il ministro dello Sport: quello del governo Meloni di cui, finita la foto di gruppo, nessuno ricorda più il nome. La volata è servita. I conti, meno.
vocazione del blog : arte, cultura, politica, società, sport , salute , fratellanza universale , lifestyle,scienza, innovazione .
CORSIVO
Marcello Scurria porta allo Scoglio Andrea Abodi, il ministro dello Sport: quello del governo Meloni di cui, finita la foto di gruppo, nessuno ricorda più il nome. La volata è servita. I conti, meno.
Ci sono notizie che, nei piccoli Comuni del Sud, producono ancora lo stupore delle cose rare. L’arrivo di 745 mila euro nelle casse del Comune di Alì Terme appartiene a questa categoria quasi sentimentale della vita pubblica italiana: soldi veri, destinati alla messa in sicurezza delle scuole secondaria di via Santa Lucia e dell’infanzia di via Maria Teresa Federico. Non promesse, non rendering digitali, non inaugurazioni di cantieri immaginari celebrate con fascia tricolore e fotografia di gruppo. Denaro concreto, ottenuto attraverso un bando del Ministero dell’Interno e intercettato grazie al supporto tecnico-amministrativo della Città Metropolitana di Messina, che continua silenziosamente a svolgere quella funzione di supplenza burocratica senza la quale molti piccoli enti resterebbero fermi davanti alla prima schermata del portale ministeriale.
La verità, del resto, è spesso meno epica della propaganda: difficilmente il Comune avrebbe affrontato da solo la giungla di procedure, allegati e scadenze necessarie a trasformare un’opportunità ministeriale in un finanziamento reale. Naturalmente, in Italia, ottenere il finanziamento è soltanto il primo capitolo.
Il secondo , assai più delicato, riguarda la distribuzione degli incarichi e la gestione concreta delle opere. Quei 745 mila euro dovranno trasformarsi in progettazioni esecutive, verifiche strutturali, direzioni dei lavori, coordinamenti per la sicurezza, collaudi. Una costellazione di figure tecniche indispensabili e legittimamente retribuite.
È qui che comincia il tratto più tipicamente italiano della vicenda: la distanza sottile tra discrezionalità e familiarità. La legge parla di trasparenza, comparazioni, rotazioni; la realtà dei piccoli centri, invece, conserva spesso un carattere domestico, quasi parentale, dell’amministrazione pubblica. Ci si conosce da anni, si condividono relazioni, frequentazioni, antiche appartenenze. E così il rischio che gli incarichi seguano sentieri prevedibili diventa meno un’eccezione che una forma stabile di costume amministrativo.
Da questa rubrica di DissonanzeSud.com terremo acceso un lume discreto ma ostinato sulle procedure di affidamento, sulla loro aderenza alla legge, sulla competenza reale dei professionisti incaricati e, soprattutto, sul necessario avvicendamento dei tecnici chiamati a concorrere alla realizzazione delle opere. Perché il denaro pubblico, oltre a essere speso bene, deve anche sottrarsi alla tentazione delle consuetudini clientelari.
Resta infine la questione più importante: chi garantisce che ogni euro produca davvero sicurezza? Formalmente esistono il RUP, il direttore dei lavori, i controlli contabili, la Corte dei conti.
Ma in Italia il controllo arriva spesso quando il sipario è già calato e il pubblico ha lasciato la sala. Nel frattempo restano i cittadini, le famiglie, gli studenti, che hanno diritto non soltanto a edifici scolastici sicuri, ma anche alla certezza che il denaro pubblico non venga lentamente assorbito da relazioni, abitudini e fedeltà sedimentate nel tempo.
Le scuole di Alì Terme hanno bisogno di interventi reali e rapidi. E sarebbe già una piccola rivoluzione civile se, per una volta, 745 mila euro di fondi pubblici riuscissero a trasformarsi interamente in sicurezza, senza disperdersi lungo le infinite vie parallele della provincia italiana. ♓
CORSIVO
Consulenti gratis, traghetti scontati, housing etico e cimiteri per animali: nella Messina elettorale del centrodestra le idee abbondano, i conti molto meno.
Il Politecnico di Milano entra nella top 100 mondiale. È una notizia bellissima. Peccato che il resto del sistema universitario italiano si stia ancora chiedendo come si fa una email in inglese.
La classifica QS World University Rankings 2026 ha parlato, e questa volta l'Italia ha persino qualcosa da festeggiare.
il Politecnico di Milano è entrato per la prima volta nella storia nella top 100 mondiale, al 98° posto.
Applausi, coriandoli, dichiarazioni solenni del Rettore. È un risultato vero, storico, meritato. E fin qui, tutto bene. Il problema inizia quando si volta pagina. Perché subito dopo il Politecnico, l'Italia precipita.
Sapienza al 128°, Bologna al 138°. Poi il vuoto.
Le altre 40 università italiane classificate si disperdono tra la posizione 300 e la 1000, come passeggeri che hanno perso il treno e aspettano il prossimo , che forse arriverà, forse no, e comunque non è segnato da nessuna parte.
MIT è primo. Imperial College secondo. Stanford terzo.
L'Italia ha il suo eroe solitario al 98°.
È un po' come arrivare quarti alle Olimpiadi: tecnicamente vicini al podio, eppure fuori.
E soprattutto , un Ateneo su 43.
Il sistema, nella sua interezza, continua a comportarsi come se i ranking fossero una moda passeggera degli altri, con la stessa empatia che si riserva a un paziente che continua a fumarsi una sigaretta davanti al cardiologo.
"Un Politecnico in top 100 è una notizia meravigliosa. Ma un paese non si misura dal suo campione. Si misura dalla media. E la media italiana fa ancora malissimo."
I motivi hanno cause evidenti :
Prima causa i finanziamenti.
L'Italia investe nell'università circa l'0,8% del PIL, contro la media OCSE dell'1,5%.
Il Politecnico di Milano è riuscito a scalare 89 posizioni in dieci anni grazie a una strategia precisa, partnership con le imprese, gestione attenta delle risorse. Ha fatto, cioè, quello che un'università dovrebbe fare.
Gli altri? Molti aspettano i fondi ministeriali come si aspetta la pioggia in agosto: con speranza irrazionale e risultati prevedibili.
Seconda causa è la fuga dei cervelli.
Il presidente di QS, Nunzio Quacquarelli, lo ha detto senza giri di parole affermando che l'Italia ha perso quasi 100.000 laureati tra i 25 e i 35 anni nell'ultimo decennio.
Vanno a Oxford, a Monaco, ad Amsterdam. Portano con sé talento, citazioni scientifiche, reputazione internazionale , tutto ciò che i ranking misurano. È come svuotare la cantina e poi lamentarsi che non c'è vino. Il risultato è che lo studente di Mumbai sceglie Amsterdam, Londra, Berlino. Non Catanzaro. Inspiegabilmente.
Terza causa, la più deliziosa è il baronato accademico.
Un sistema dove i concorsi sono spesso una formalità, dove il merito viaggia su un binario morto e le cattedre si tramandano come feudi medievali.
Il dato è impietoso: tra le università italiane classificate nel QS 2026, il 41% ha peggiorato la propria posizione , quarta percentuale di declino più alta in Europa, superata solo da Slovacchia, Ucraina e Francia. Ovvero, non stiamo fermi. Stiamo arretrando. Con stile, ma arretriamo.
QS World University Rankings 2026 Italia:
Politecnico di Milano: 98 (prima volta nella top 100 nella storia) · Sapienza Roma: 128 · Bologna: 138 · Padova: 192
MIT: 1 · Imperial College: 2 · Stanford: 3
43 università italiane classificate su 8.467 valutate · 35 su 51 con storico hanno peggiorato la posizione
Messina QS 2026: 741-750 · THE 2026: 501-600 · Shanghai 2025: 801-900
Nika, stilista emergente basata in Costa d'Avorio, rappresenta una voce fresca e dinamica nel panorama della moda africana contemporanea. Il suo approccio fonde le tradizioni locali con influenze moderne, creando uno stile unico che riflette la vivacità della cultura ivoriana.
a cura di E. L. M. Irali
C'è una certa categoria di scrittori che non si limita a raccontare la propria vita, ma la trasforma in una questione di ordine pubblico. Emmanuel Carrère appartiene a questa specie rara. Nato a Parigi nel 1957, figlio della sovietologa Hélène Carrère d'Encausse — segretaria perpetua dell'Académie française, consigliera di presidenti, studiosa della Russia con l'autorità di chi l'ha capita prima che diventasse di moda — ha trascorso l'intera carriera a circolare attorno alla madre come un pianeta attorno a una stella di magnitudine insostenibile. Critico cinematografico, romanziere, regista, autore di opere inclassificabili — L'Avversario, Limonov, Il Regno — ha fatto dell'autobiografia uno strumento d'indagine sul reale con precisione chirurgica. È uno di quegli autori che non si leggono: si subiscono, con gratitudine.
Kolchoz (Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco) è il libro che Carrère non poteva non scrivere. La madre muore nell'agosto del 2023; il padre le sopravvive centoquarantasette giorni. In quell'intervallo Emmanuel legge i dossier genealogici paterni — archivio maniacale delle famiglie russa e georgiana della moglie — e comincia a scrivere. Il titolo rimanda a un rito infantile: quando il padre era in viaggio, Hélène riuniva i tre figli attorno al proprio letto dicendo «facciamo kolchoz». Quel rito si ripete decenni dopo nella stanza di un hospice. Carrère chiude gli occhi alla madre, apre un file, digita tre lettere: MDM. Mort de Maman. Ciò che ne nasce è saga familiare su quattro generazioni di esuli caucasici, ritratto di una donna straordinaria e inaccessibile, esplorazione ucronica di vite che avrebbero potuto non esistere. Non è un romanzo. Non è un saggio. È Carrère: la prima persona singolare elevata a genere autonomo, e forse il suo capolavoro.
di Carmelo Tringali Si sono conclusi sabato scorso ad Alì Terme i solenni festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice , un appuntamen...