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sabato 4 aprile 2026
CLAUDIA CONTE, LA RETE INVISIBILE
IL SOVRANISMO ALL'ITALIANA, OVVERO L'ARTE DEL BOOH?
F. A.
Il referendum sulla giustizia rivela la fragilità di un governo che governa senza infamia e senza lode e pensa poco.
Tre anni e mezzo di governo, una riforma respinta e una domanda che aleggia nell'aria come profumo stantio: che cos'è, in fondo, il destra-centro di Meloni? Nel 2022 l'Europa sobbalzò. I più inclini all'isteria presagivano olio di ricino; i più moderati una deriva orbaniana. Si sbagliavano, com'è loro consuetudine. Meloni tenne i conti, giocò in Europa con solerzia atlantista, e l'Occidente si calmò. Resta però una domanda cui il pragmatismo non sa rispondere: dopo quarant'anni di opposizione, il sovranismo italiano sa ancora cosa vuole essere?
Il bilancio ideologico, a guardarlo senza compiacenza, è piuttosto magro. L'unico terreno dove il sovranismo si è fatto carne è quello delle politiche migratorie. Su tutto il resto, l'identità nazional-conservatrice si è risolta in liturgia: lamentele sull'egemonia culturale della sinistra e deferente ripetizione del canone ottocentesco, senza che nessuno si prendesse la briga di aggiornarlo. La riforma giudiziaria, presentata come liberale da un esecutivo le cui politiche securitarie avevano avuto ben poco di liberale, ne è l'emblema: il segno di una transizione non digerita tra il berlusconismo e qualcosa che non ha ancora trovato nome.
C'è chi sostiene che fosse inevitabile, e forse ha ragione. Le idee scarseggiano ovunque ,persino gli americani, con ben maggiore potenza intellettuale, hanno prodotto intorno al trumpismo pensieri di modesta fattura. L'Italia, stretta tra vincoli europei e spazi ridotti, non poteva fare di meglio. Navigare pragmaticamente il presente è, bisogna riconoscerlo, il vero talento di Meloni. Il problema è che il pragmatismo funziona bene con il vento in poppa: alla prima bonaccia, l'assenza di bussola diventa un peso. E suggerisce che questo governo sia destinato ad accompagnare il Paese fino al termine della legislatura , con competenza, certo, ma senza mai domandarsi dove.
venerdì 3 aprile 2026
SINDACI SENZA BUSSOLA, COMUNI SENZA LEGGE
Forza d'Agrò, specchio fedele di un'Italia municipale che prospera nell'opacità e nell'impunitànger contro tutti.
giovedì 2 aprile 2026
LA NATO, TIGRE DI CARTA
F. A.
Trump smonta la deterrenza atlantica: e Mosca applaude.
C'è qualcosa di sublime nel modo in cui Donald Trump smonta decenni di architettura difensiva con la disinvoltura di chi restituisce una cena fredda al cameriere. Le sue dichiarazioni sulla possibile uscita americana dalla Nato e sulla definizione dell'Alleanza come "tigre di carta" — mutuata, con candore disarmante, dal lessico maoista — potrebbero sembrare pezzi di repertorio.
Eppure stavolta qualcosa è cambiato: non nel tono, ma negli effetti. La deterrenza non è un edificio che crolla sotto le bombe; è una candela che si spegne al soffio.
Il destinatario più grato siede al Cremlino. Putin, che da anni coltiva l'obiettivo di separare le due sponde dell'Atlantico, ha ricevuto da Washington un omaggio su piatto d'argento: la Casa Bianca che dichiara l'Europa partner inaffidabile, Rubio che annuncia una revisione della partecipazione americana all'Alleanza, Vance che annuisce soddisfatto.
Agli europei restano il disorientamento, le forzature, la pretesa di trascinare un'alleanza difensiva in avventure offensive prive di base giuridica — e la fastidiosa sensazione di essere stati invitati a cena per poi ricevere il conto.
Il quadro non lascia spazio all'ottimismo. Gli unici capaci di ricondurre Trump a qualche razionalità sembrano essere i consumatori americani, che saldano il suo estro geopolitico alla pompa di benzina. Per gli europei, l'imperativo resta costruire autonomia — difensiva, tecnologica, politica — preservando quel sistema transatlantico su cui hanno fondato decenni di pace. Un equilibrio difficilissimo, da raggiungere in fretta, con una leadership ancora troppo divisa. Come sempre, nei momenti peggiori.
OGGI IL MONDO SI COLORA DI BLU , MA L’AUTISMO È UN UNIVERSO DI INFINITI COLORI
di AG RIZZO *
Troppo spesso si parla di autismo come di una "malattia" da sconfiggere.
In questa Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, vogliamo cambiare prospettiva: l’autismo non è un guasto da riparare, ma un modo diverso di percepire, elaborare e interagire con il mondo.
Essere "nello spettro" significa navigare la realtà con un sistema operativo differente. Può significare avere una sensibilità straordinaria, una logica impeccabile o una visione dei dettagli che a molti sfugge.
Ma significa anche affrontare ogni giorno barriere invisibili fatte di pregiudizi, rumori eccessivi e scarsa inclusione.
Cosa possiamo fare oggi?
Informiamoci: La conoscenza è il primo passo per abbattere il timore della diversità.
Ascoltiamo: Diamo voce alle persone autistiche e alle loro famiglie.
Includiamo: Creiamo spazi (scuole, uffici, parchi) che siano accoglienti per ogni tipo di mente.
La vera consapevolezza non dura solo 24 ore. L’obiettivo è costruire un mondo dove la neurodiversitàsia considerata una ricchezza, non un limite.
#WorldAutismAwarenessDay #WAAD2026 #Autismo #ConsapevolezzaAutismo #Neurodiversità #Inclusione #BlueDay
mercoledì 1 aprile 2026
DEMOCRAZIA 2.0 . PERCHÈ IL FUTURO DEL VOTO PASSA DALLA CONOSCENZA ( E RIGUARDA SOPRATTUTTO I GIOVANI)
di AGR
C’è una distanza sempre più evidente tra le promesse della politica e la vita concreta delle persone, soprattutto dei giovani. In questo scarto si insinua il rischio più grande per la democrazia: perdere credibilità. Pitagora ammoniva che “si dovrebbero fare grandi cose, non promettere grandi cose”. È un invito antico ma straordinariamente attuale, che ci costringe a ripensare non solo cosa decidiamo, ma come decidiamo.
La democrazia, così come la conosciamo, si fonda su un principio prezioso: ogni voce conta.
Tuttavia, in un mondo complesso e interconnesso, dove le decisioni pubbliche richiedono competenze tecniche, scientifiche ed economiche sempre più sofisticate, emerge una domanda scomoda che vi chiede se possiamo permetterci di ignorare il valore della conoscenza nei processi decisionali?
Qui entra in gioco l’idea di epistocrazia , non come alternativa autoritaria alla democrazia, ma come suo possibile sviluppo.
Non si tratta di dare potere a pochi “illuminati”, ma di integrare strumenti che valorizzino la competenza, la responsabilità e l’informazione consapevole.
Significa, ad esempio, premiare la partecipazione informata, rafforzare l’educazione civica, creare spazi in cui il sapere diventi criterio di qualità del dibattito pubblico.
Per i giovani questo tema è cruciale.
Sono loro a vivere le conseguenze delle scelte politiche più a lungo di chi le prende oggi.
Eppure spesso vengono coinvolti poco e male, ridotti a target elettorali più che a cittadini attivi.
Evolvere la democrazia significa, prima di tutto, investire su di loro: offrire strumenti per comprendere, discutere e incidere realmente.
Non serve una rivoluzione, ma un’evoluzione culturale. Una democrazia più matura non rinuncia all’uguaglianza, ma la arricchisce con la consapevolezza.
Perché partecipare non è solo un diritto: è una responsabilità che richiede conoscenza, impegno e spirito critico.
Fare grandi cose, dunque, oggi significa costruire cittadini più preparati, non solo più numerosi.
È questa la sfida, trasformare la democrazia da semplice conta delle opinioni a comunità che sa scegliere, con lucidità e coraggio, il proprio futuro.
NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE
di G. IACONO •
La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento immediato è consentito quando:
- l'immobile occupato è l'unica abitazione del denunciante. In questo caso la polizia giudiziaria (forze dell'ordine) interviene subito, verifica l'arbitrarietà dell'occupante e ordina il rilascio immediato reintegrando il proprietario nel possesso;
- sussistono violenza, minaccia o raggiri. L'occupazione abusiva è punita con la reclusione da 3 a 7 anni; quindi la polizia giudiziaria può intervenire rapidamente per fermare il resto in corso;
- la vittima è persona incapace (per età o infermità). In questo caso il reato è perseguibile d'ufficio, quindi l'intervento non richiede la querela di parte.
QUANDO SERVE L'AUTORIZZAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO
Se l'immobile non è l'unica abitazione del denunciante (es. seconda casa, Immobile ereditato, appartamento sfitto):
- non può sgomberarlo da solo e di sua iniziativa;
- deve attendere un decreto del giudice su richiesta del Pubblico Ministero. Il giudice verificati i presupposti può emettere un provvedimento di restituzione dell'immobile che sarà poi eseguito con l'ausilio della forza pubblica.
QUANDO SI PROCEDE VIE CIVILI.
Se non ricorrono i presupposti penali, il proprietario può attivare l'azione di reintegrazione nel possesso (art. 1168 c.c.). In caso di mancato rilascio, interviene l'ufficiale giudiziario con la forza pubblica.
COSA NON È CONSENTITO AL PROPRIETARIO.
- Non è possibile cacciare gli occupanti da soli, salvo casi limitatissimi di "tutela immediata del possesso" nelle prime ore dell'occupazione e senza uso di violenza;
- qualsiasi intervento autonomo perché rischia di configurare reati come l'esercizio arbitrario celle proprie ragioni.
LINEE OPERATIVE DEL MINISTERO DELL'INTERNO.
Una circolare del Ministero dell'interno, richiama le Prefetture e le forze dell'ordine a:
- prevenire le occupazioni;
- intervenire tempestivamente;
- coordinare gli sgomberi per evitare rischi per l'Ordine Pubblico.
* Generale CC
HORMUZ, LA GUERRA CHE SCOTTA
F. A.
Trump scopre che certe battaglie si perdono anche vincendole.
C'è un momento preciso in cui un presidente americano smette di fare la guerra e inizia a spiegarla. Donald Trump lo ha raggiunto su Truth, con un consiglio agli alleati sullo Stretto di Hormuz che vale come epitaffio dell'intera operazione Epic Fury: «Andate nello stretto, prendetevelo e basta». Tradotto: arrangiatevi. La guerra in Iran ha prodotto fin qui un cambio di regime che non ha cambiato niente: alla Guida suprema Khamenei è succeduto un altro Khamenei, il figlio Mojtaba. I pasdaran controllano ancora il territorio, i missili continuano a cadere nella regione, una petroliera kuwaitiana con 800mila barili è andata in fiamme nel porto di Dubai, e lo Stretto rimane chiuso — ora con pedaggio, per iniziativa del Parlamento di Teheran, che ha trasformato il blocco in dogana. L'uranio arricchito, obiettivo dichiarato dell'operazione, è «sepolto così in profondità che sarà molto difficile rimuoverlo», ammette Trump, dimenticando di aver sostenuto il contrario fino a ieri.
Pete Hegseth ricompare in conferenza stampa dopo due settimane di silenzio per annunciare che «i prossimi giorni sono decisivi» — formula che, applicata ogni settimana, perde progressivamente di significato. «Nel frattempo negozieremo con le bombe», aggiunge, con la disinvoltura lessicale di chi confonde la diplomazia con l'artiglieria. Francia e Gran Bretagna si sono rifiutate di partecipare alle operazioni; Spagna e Italia hanno negato le basi. «Ce ne ricorderemo», avverte Trump, collezionando nemici con la stessa energia con cui un tempo collezionava alleati. La Nato «è terribile, tutti sono terribili»: un'analisi geopolitica che Milton Friedman avrebbe forse riformulato diversamente. Il prezzo reale della guerra si misura al distributore: il petrolio ha riportato la benzina americana a 4 dollari al gallone, soglia psicologica che nel 2022 contribuì all'erosione del consenso democratico e che ora minaccia quello repubblicano. La Casa Bianca rassicura che i prezzi «torneranno ai livelli più bassi» a conflitto concluso. Il problema è che il conflitto non si conclude.
E nel frattempo l'Onu avverte che la crisi energetica potrebbe contrarre le economie arabe del sei per cento — danni collaterali che nessuna conferenza stampa del Pentagono saprà risarcire. Resta la domanda che Washington fatica a formulare: come si esce da una guerra che non si può vincere senza sembrare di averla persa? Trump ha già la risposta, anche se non la pronuncia ancora: si scaricano le grane sugli alleati, si dichiara la vittoria e si cambia argomento. Non sarebbe la prima volta. Ma stavolta lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, l'ayatollah avrà un erede, e qualcuno dovrà pur pagare il conto. Probabilmente, come sempre, chi non era seduto al tavolo quando le decisioni venivano prese.
LA TRISTEZZA DEL PNRR SICILIANO: COME PERDERE 17 MILIARDI (… E AUMENTARSI LO STIPENDIO)
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