vocazione del blog : arte, cultura, politica, società, sport , salute , fratellanza universale , lifestyle,scienza, innovazione .
Cerca nel blog
giovedì 7 maggio 2026
LINGUE STRANIERE E DENTI ANCORA BUONI
martedì 5 maggio 2026
GABBIE SENZA FINE PENA
Violenza, abbandono e muri scrostati: le carceri italiane specchio di uno Stato che rinuncia a sé stesso.
Sabato scorso, a Gazzi, una sovrintendente si è frapposta tra un detenuto in furia e un collega accerchiato. Calci, spinte, sputi. Qualche giorno prima, ad Agrigento, otto detenuti devastavano un reparto con brande usate come arieti. Due cronache, si dirà. Eppure in quei verbali c'è qualcosa di più grave: lo Stato che tratta i propri istituti come pattumiere. A Gazzi mancano quaranta agenti su duecentocinquantacinque previsti. Non è emergenza: è normalità.
Eppure Gazzi è considerato, con qualche ironia, un carcere modello. Basta il reparto femminile a sfatare il mito. Una ventina di donne, analfabete che imparano a leggere in cella, lontane da casa.
La Garante Lucia Risicato le ha descritte in due parole: disagio e solitudine. Il ginecologo entra una volta a settimana; per ogni altra visita si attendono mesi. Una tac da trentamila euro giace inutilizzata perché nessuno finanzia la ristrutturazione della sala. Le richieste al Provveditorato restano senza risposta.
Il quadro diventa grottesco allargando lo sguardo alle carceri minorili. Per decenni il sistema italiano era fiore all'occhiello d'Europa. Poi il decreto Caivano e la grande regressione. Per la prima volta nella storia repubblicana gli istituti penali per minorenni sono sovraffollati: seicento ragazzi dove non dovrebbero stare, Treviso al doppio della capienza, Beccaria al centocinquanta per cento.
La risposta? Nuove carceri. Nel frattempo quarantadue ragazzi su seicento sono iscritti a corsi di formazione. Il resto passa in cella, sedato con psicofarmaci. La civiltà si misura dalla vivibilità delle carceri. Settantanove suicidi nel 2025, aggressioni in crescita, sessantatremila detenuti per quarantaseimila posti. Le soluzioni esistono: misure alternative con recidiva al due per cento, comunità educative, organici adeguati. Quello che manca non è la fantasia. È la volontà politica. Costruire gabbie è più semplice. Sul lungo periodo è rovinoso. Ma il lungo periodo, in Italia, è sempre colpa di qualcun altro.
GYSPY SULL'ASFALTO ROVENTE
Rock americano senza compromessi.
IL CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE DI DE LUCA FATICA A FUNZIONARE
Tra liste speculari, crepe locali e ambizioni regionali: la falange non è più tale, logorata da ambizioni e personalismi che ne minano la compattezza.
Cosa sta accadendo nel pianeta di Cateno De Luca? E soprattutto: esiste ancora un sole attorno a cui orbitano, ordinati, i suoi satelliti? Le cronache restituiscono un sistema in fibrillazione. A Alì Terme, due liste contrapposte nate dallo stesso ceppo: scissione o moltiplicazione per gemmazione? A Giardini Naxos, frizioni e problemi che non paiono più episodici. E a Roccalumera, un consiglio salvato per un voto, dimissioni a cascata e una maggioranza che assomiglia sempre più a un mosaico crepato.
È fisiologia o è entropia? Il movimento che ha fatto dell’energia personale del leader la propria cifra ora paga il prezzo della sua stessa formula: quando ogni sodale si sente un piccolo De Luca a casa propria, chi tiene la rotta comune? La politica, si sa, non è una costellazione spontanea: richiede gravità, gerarchie, pazienza negoziale. E qui la domanda si fa più scomoda: l’uomo solo al comando può ancora permettersi di esserlo, mentre all’orizzonte incombe la partita delle partite, la presidenza della Regione?
Servono alleanze, non solo adesioni. Servono ponti, non duplicazioni. E servono, soprattutto, regole interne che impediscano al carisma di dissolversi in mille rivoli locali. Perché la velocità, senza direzione, è solo agitazione. E la sensazione è che la spinta propulsiva si stia disperdendo proprio mentre la corsa richiederebbe compattezza. Misure urgenti, dunque: ricomposizione dei livelli territoriali, chiarimento delle leadership intermedie, un perimetro politico che distingua tra fedeltà e autonomia. Altrimenti il pianeta continuerà a muoversi, sì, ma senza più un centro: e nello spazio, si sa, anche le traiettorie più promettenti finiscono per perdersi. ♓
CICLONE HARRY. RISTORI SIMEST, COME FARE LA DOMANDA
Guida semplice per le imprese colpite dal ciclone: requisiti, documenti e tempi per ottenere il contributo.
GAETANO GALVAGNO, L'IMPUTATO IMMOBILE
CORSIVO
In Sicilia l’assurdo diventa prassi: l’Ars si accusa da sola, il presidente resta al suo posto e la giustizia cambia città come un turista prudente.
In Sicilia, si sa, la realtà non imita la fantasia: la umilia. E così accade che un’assemblea di deputati, con la compostezza di una processione e la leggerezza di una sagra paesana, si costituisca parte civile contro se stessa, come uno che si denuncia allo specchio sperando che il riflesso venga arrestato. Pirandello, se fosse ancora tra noi, chiederebbe i diritti d’autore. Il presidente resta lì, immobile sullo scranno più alto, come certe statue che piangono lacrime finte ma incassano offerte vere. E intanto il processo comincia… anzi no: si sposta. Palermo? Catania? Fate voi, basta che il sipario non si apra troppo presto.
La difesa è un capolavoro di geografia creativa: l’auto blu non è colpevole, è nomade. Sessanta viaggi, forse pellegrinaggi, forse gite fuori porta con vista istituzionale. E se il peccato si consuma altrove, anche il giudizio deve traslocare, come un parente scomodo. Intanto l’Ars si costituisce parte civile: una famiglia che si autodenuncia a Natale, tra un cannolo e una assoluzione preventiva. L’autista tace, il presidente pure, ma parlano i chilometri, che in Sicilia hanno sempre ragione. E tra peculato, truffa e missioni fantasma, sembra di assistere a una commedia dove i rimborsi sono più reali dei viaggi.
Poi arriva la politica, che è l’unica capace di trasformare un processo in un piano di fine legislatura. Si blindano governi mentre traballano le sedie, si smentiscono rimpasti come si smentiscono i pettegolezzi di paese: con più fervore che convinzione. E Gaetano Galvagno resta lì, uomo di Fratelli d’Italia: garantisti per necessità. Intanto Giorgia Meloni si dice figlia di Paolo Borsellino. Silenzio, che è meglio.
domenica 3 maggio 2026
GIUSTIZIA, LISTE E CONVERSIONI IMPROVVISE
Norme elastiche, indignazioni selettive e sorprendenti conversioni sulla via dei tribunali.
A Messina la legge elettorale è diventata, più che un codice, un elegante esercizio di ginnastica interpretativa. Il sindaco Federico Basile si muove con una certa disinvoltura tra le pieghe della norma, come chi conosce bene il regolamento e sa dove può essere stirato senza strapparsi. Non è necessariamente un reato: è, se vogliamo, un’arte tutta politica. Ma proprio per questo stupisce lo scandalo improvviso, quasi teatrale, che si leva da chi oggi scopre con candore che le regole, in Italia, non sono mai monoliti ma materia duttile.
Il Partito Democratico, dal canto suo, riscopre una vocazione giustizialista che sembrava sopita: ricorsi, denunce, appelli alle autorità. Non potendo battere l’avversario nelle urne, lo si rincorre nelle aule. Strategia legittima, certo, ma che tradisce una certa nostalgia per quella stagione in cui la politica delegava alla magistratura il compito di riequilibrare i rapporti di forza. Più che una battaglia di principio, sembra una scorciatoia elegante, con tanto di lessico indignato a fare da cornice morale.
E poi c’è il dettaglio più gustoso, quasi letterario: la convergenza con Marcello Scurria, oggi in Forza Italia, partito che per decenni ha costruito la propria identità denunciando l’invasione giudiziaria nella politica, con Silvio Berlusconi a farne scuola e simbolo. E invece eccoli lì, sullo stesso fronte, a invocare verifiche e interventi. Corsi e ricorsi, direbbe qualcuno con memoria storica: ieri garantisti, oggi improvvisamente sensibili al fascino del timbro e della toga. In fondo, più che una crisi della democrazia, sembra una commedia degli equivoci, dove le parti si scambiano senza preavviso e ciascuno recita, con ammirevole serietà, il ruolo dell’altro. ♓
MESSINA, CONTI VERI O ILLUSIONI
Residui per centinaia di milioni, promesse impeccabili e una città che aspetta da sempre: i programmi dicono tutto, tranne l'unica cosa che conta.
Alì Terme in festa per Maria Ausiliatrice: una comunità unita tra fede, devozione e tradizione
di Carmelo Tringali Si sono conclusi sabato scorso ad Alì Terme i solenni festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice , un appuntamen...
-
Antonio De Luca, classe 1991, è il tipo di cuoco che, prima di accendere i fornelli, va a fare una passeggiata. Non per pigrizia — per nec...
-
di AG RIZZO * Un silenzio assordante corre lungo i corridoi dei nostri ospedali, è il rumore delle risorse che mancano, delle ambulanze bl...
-
Monti & Sapori ZUCCA IN AGRODOLCE Le feste stanno arrivando, inevitabili come una vecchia zia che bussasse alla porta. E come ogni an...






