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martedì 7 aprile 2026
IMPIANTO DI MILI. L'ECOLOGIA DELLA CONVENIENZA
ATM IL BUS DEI VELENI
a cura di Roberto Barbera*
Trasferimenti, incontri notturni, un sindacalista in lista con Basile che ora minaccia di ritirarsi. In Atm è guerra, e la città vota.
Fuori, i bus corrono. Dentro, corrono i veleni. È la doppia vita di Atm Messina, azienda modello di giorno e campo di battaglia di notte. Una condizione cronica che nessuna presidenza ha mai davvero sanato, e che la campagna elettorale ha il dono di rendere ancora più vivace. L'ultimo episodio merita attenzione. Il direttore generale Pietro Picciolo — tesoriere del partito di De Luca, oltre che uomo di fiducia — firma ordini di trasferimento verso posizioni migliorative per cinque iscritti UGL. Le altre sigle insorgono. Si convoca un incontro notturno nella sede di Sud chiama Nord, con Basile prima e De Luca poi. La mattina dopo i trasferimenti sono revocati.
Ma non è finita. Emerge un dettaglio che la cronaca aveva trascurato: Sebastiano Bonafede, segretario regionale di UGL Autoferro, figurava in sordina nella lista «La Politica del Fare», a sostegno di Basile. Un pezzo da novanta, vicino all'ex presidente Campagna, candidato senza gli onori della cronaca. La revoca dei trasferimenti ai suoi iscritti suona come una pugnalata. Bonafede risponde con una nota durissima, chiede chi comanda in azienda, minaccia lo sciopero — e, sussurrano i corridoi di via La Farina, medita di ritirare la candidatura. Picciolo invia a tutti i dipendenti una missiva che li invita alla pace. Altro che pace. In Atm è in corso una guerra che può solo nuocere al movimento deluchiano, proprio mentre la città vota. Il cerchio magico, evidentemente, non ha ancora imparato a girare senza fare danni. I cittadini salgono sul bus. E preferiscono non sapere.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico
LA TIFOSERIA SENZA RETE
ISRAELE E IL FASCISMO KOSHER
F. A.
Ben Gvir non è un'anomalia: è il punto d'arrivo.
C'era una volta un rabbino di Brooklyn, Meir Kahane, che fondò in America una lega di difesa ebraica specializzata nella difesa a botte, poi emigrò in Israele dove creò il partito Kach — razzista, antidemocratico, antipalestinese — e riuscì a farsi eleggere alla Knesset nel 1983. I colleghi più presentabili uscivano dall'aula quando parlava.
Nel 1984 fu espulso per legge. Nel 1990 fu assassinato a New York. Nel 1994 il suo discepolo Baruch Goldstein massacrò ventinove palestinesi in preghiera a Hebron; il Kach fu sciolto come organizzazione terroristica.
Fine della storia. O così sembrava.
Uno dei giovani ammiratori di Kahane si chiamava Itamar Ben Gvir. Da adolescente rubò lo stemma dall'auto del premier Rabin e disse in tv: «Siamo arrivati alla tua macchina, arriveremo anche a te». Profezia puntuale. Troppo estremista perfino per l'esercito israeliano, arrestato più volte, quasi mai condannato, Ben Gvir è oggi ministro della Sicurezza nazionale nel governo Netanyahu, patrocina la legge sulla pena di morte, scorrazza nelle carceri insultando i detenuti, arma reparti di polizia scelti tra estremisti. Stappa lo champagne all'idea di poter impiccare legalmente i palestinesi.
Netanyahu lo ha messo lì perché non riusciva a fare un governo senza di lui. Ragione elettorale, si dice. Come se la ragione elettorale fosse una risposta accettabile alla domanda: perché hai affidato la sicurezza dello Stato agli eredi di un partito sciolto per terrorismo?
Nel 1982, dopo Sabra e Chatila, Sharon si dimise e Begin cadde in depressione.
Qualcosa, allora, ancora funzionava. Oggi quella stessa destra ha percorso un'evoluzione silenziosa e coerente fino al punto in cui chi onorava Kahane decide delle leggi. Chiamarla rivoluzione kahanista è, in fondo, un eufemismo.un momento in cui le ipocrisie smettono di reggere il peso che portano.
lunedì 6 aprile 2026
IL TRAMONTO DEL SSN ; LA SALUTE DA DIRITTO A PRIVILEGIO .
di AG Rizzo
Come medico, vivo ogni giorno la trincea e vedo nei volti dei pazienti non solo la sofferenza per la malattia, ma sempre più spesso l'angoscia di non potersi permettere le terapie o di dover attendere mesi per un esame salvavita.
Non è solo un'impressione clinica, è una drammatica realtà certificata, perché il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sta subendo un inesorabile definanziamento.
Il recente report dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) ha fotografato una trasformazione silenziosa ma radicale, definendo senza mezzi termini il nostro SSN "sempre più un sistema ibrido".
I dati parlano chiaro e descrivono un'Italia che arranca.
Ecco i numeri che certificano l'emergenza:
Copertura pubblica:
Nell'Unione Europea garantisce mediamente l'80% della spesa sanitaria totale. In Italia, questo scudo di civiltà si ferma al 73%.
Spesa a carico dei cittadini:
Chi compensa questa voragine? Le famiglie. Paghiamo di tasca nostra il 23,6% del totale (quasi nove punti in più rispetto alla media UE). È la cosiddetta spesa out-of-pocket, che sempre più spesso si traduce in tragiche rinunce alle cure per chi non ha disponibilità economica.
Crollo sul PIL:
Dal 2012 al 2024, la spesa sanitaria pubblica è scivolata ad appena il 6,3% del Pil.
Questo cronico definanziamento ha innescato una reazione a catena. Di fronte a uno Stato che arretra, lasciando dietro di sé liste d'attesa infinite e personale allo stremo, avanza prepotentemente il settore privato.
Stiamo assistendo a un vero e proprio boom dei fondi sanitari integrativi e delle assicurazioni private.
Non parliamo solo di macroeconomia.
Come medico vi dico che stiamo smantellando il principio fondante del nostro sistema: l'universalismo.
La salute rischia di trasformarsi da diritto costituzionale garantito a tutti a un bene di lusso, accessibile solo a chi può permettersi una polizza.
È una deriva che non possiamo accettare in silenzio.
LA GUERRA SENZA CERIMONIE
F. A.
Dalle minacce ai bombardamenti di infrastrutture civili: Trump e Hegseth rivendicano una guerra senza regole, e il diritto internazionale non è più nemmeno una cerimonia da rispettare.
C'è un momento in cui le ipocrisie smettono di reggere il peso che portano. Trump ha accelerato quel momento: minacciando di bombardare le centrali elettriche dell'Iran, distruggere gli impianti di desalinizzazione e riportare il paese «all'età della pietra». In un'altra epoca sarebbero stati discorsi da tribunale. Oggi sono post sui social, accolti come previsioni del tempo.
Il diritto internazionale , quella costruzione che gli Stati Uniti contribuirono a erigere sulle macerie del Novecento, vieta di colpire infrastrutture civili e contempla un criterio di proporzionalità, parola che nell'attuale amministrazione suona esotica. Trump non si è limitato alle minacce: un ponte fuori Teheran è stato raso al suolo, tredici civili morti, il presidente ha commentato «Ce ne saranno molti altri!» con l'entusiasmo di chi inaugura una serie tv.
Il bombardamento di una scuola a Minab il primo giorno ha ucciso 175 persone, in gran parte bambini. Analisi indipendenti l'hanno giudicato una violazione netta. La Casa Bianca ha preferito non approfondire.
Il segretario alla Difesa Hegseth ha chiarito la dottrina: i soldati americani non dovrebbero combattere secondo regole redatte «da damerini in stanze di mogano». Ha licenziato i responsabili dei team legali di esercito, marina e aviazione affinché gli avvocati non «siano di ostacolo agli ordini del comandante in capo». Così il paese che per decenni si è presentato come garante dell'ordine internazionale ha scelto di togliersi la maschera. Il problema non è che si commettano crimini di guerra ,non è una novità, ma che li si rivendichi come metodo. Quando una grande potenza normalizza l'assenza di regole, le minori prendono nota. E le prendono benissimo.
domenica 5 aprile 2026
DESTRA INVINCIBILE PER DECRETO
Il centrodestra governa, sbaglia e vince comunque il dibattito: un talento oscuro che sfida ogni logica democratica.
sabato 4 aprile 2026
CLAUDIA CONTE, LA RETE INVISIBILE
CORSIVO
LA TRISTEZZA DEL PNRR SICILIANO: COME PERDERE 17 MILIARDI (… E AUMENTARSI LO STIPENDIO)
Sicilia, terra di mare, sole e fondi europei regolarmente gettati nel bidone dell’indifferenziato. Il PNRR doveva essere il nostro Piano M...
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