Prove generali di dissoluzione della maggioranza di centrodestra in Sicilia.
C'è una scena che si ripete ogni volta che l'Ars prova a legiferare: la maggioranza si siede e si smonta da sola. Non servono le opposizioni — ci pensano Forza Italia, Lega e FdI, bocciandosi a vicenda con la precisione di chi ha fatto del veto incrociato una forma d'arte. Questa settimana: caduti il consigliere supplente, l'assessore aggiuntivo, il terzo mandato per i sindaci. Tutte proposte della coalizione, tutte affondate dalla coalizione. Schifani ha completato il rimpastino — tre assessori giurati con la dovuta solennità — e già dimostra che cambiare le facce non basta.
A colmare il vuoto ci pensano le opposizioni. Cracolici e il Pd hanno fatto approvare il blocco delle assunzioni negli enti regionali fino a fine 2027, misura anti-clientele che ha trovato voti trasversali del centrodestra, quasi un atto freudiano. Di Paola ha ottenuto l'incompatibilità tra cariche politiche e direzioni sanitarie nelle Asp. Le norme più significative portano la firma di chi siede all'opposizione. La Regione è governata dal centrodestra, ma le leggi le scrive il centrosinistra. Alla maggioranza restano le briciole: contributi gonfiati, indennità varie, qualche extra distribuito a pioggia.
Il nodo vero si chiama giustizia. Gaetano Galvagno, presidente dell'Ars, è a processo per peculato, truffa e corruzione; il 18 giugno la difesa chiederà di spostare il procedimento a Catania, mossa che nulla toglie alle accuse. Il 10 giugno il Gup deciderà su altri quattro imputati. E c'è Elvira Amata, assessore al Turismo di FdI, che attende il processo. La figura che emerge dai fascicoli — finanziamenti in cambio di incarichi, fondazioni usate come casse di compensazione — è quella di un ceto politico che ha perso il senso del confine tra pubblico e privato. Una coalizione logorata dai processi e costretta a subire le leggi dell'opposizione ha già imboccato quella strada che non porta al largo: porta all'ultima spiaggia. ♓






