di AG Rizzo
Il Cretino è eterno. E vota.
Fruttero & Lucentini lo avevano già scritto quarant'anni fa.
Nessuno li ha presi abbastanza sul serio.
Errore imperdonabile.
La notizia buona è che non sei scemo.
La notizia cattiva è che sei circondato , al lavoro, in famiglia, sui social, in televisione, in Parlamento , da una specie che Carlo Fruttero e Franco Lucentini avevano già catalogato, dissezionato e imbalsamato con precisione chirurgica tra il 1985 e il 1992.
Tre volumi. Un'autopsia. Un testamento spirituale. La Trilogia del Cretino.
Peccato che il paziente fosse immortale.
ANATOMIA DELLA SPECIE
Fruttero & Lucentini chiariscono subito: il cretino non è lo stupido.
Lo stupido non capisce il nesso causa-effetto. Il cretino lo capisce benissimo e lo ignora con sovrana eleganza, sostituendolo con un'opinione. La sua opinione. Che vale quanto la tua, anzi di più, perché lui l'ha letta su un gruppo Telegram.
La Trilogia nasce come pamphlet brillante e finisce come profezia.
La prevalenza del cretino (1985) diagnostica il problema: il cretino non è minoranza, è sistema. Non occupa la periferia del discorso pubblico, lo governa.
Poi La manutenzione del sorriso(1988) indaga i meccanismi di sopravvivenza , il sorriso è l'arma, la diplomazia del nulla, il modo per dire tutto senza dire niente e sembrare profondi. Infine Il ritorno del cretino (1992) annuncia quello che avremmo dovuto già sapere: non torna perché non è mai andato via.
"Il cretino non ha opinioni sbagliate. Ha opinioni sue. Il che, per lui, è esattamente la stessa cosa."
L'arma del delitto: il linguaggio
Il vero genio della trilogia sta nell'identificare il linguaggio come campo di battaglia principale. Il cretino non usa le parole per comunicare: le usa come scudi, come fumogeni, come foglie di fico intellettuale. Negli anni Ottanta il repertorio era fatto di "convergenze parallele", "auspici condivisi" e "soluzioni strutturali". Parole che suonavano bene, pesavano poco e coprivano il vuoto cosmico con la stessa efficacia di un tappeto sul buco nel pavimento.
Oggi il catalogo si è aggiornato con la diligenza di un sistema operativo che si auto-installa nel cuore della notte.
Resilienza, usata per descrivere qualsiasi cosa sopravviva a qualsiasi evento, inclusa una gomma bucata.
Disruptive, pronunciato in inglese anche da chi non sa l'inglese, perché in inglese fa più figo e nessuno osa chiedere spiegazioni.
Mindset, la parola tuttofare che rimpiazza "mentalità" con un tocco di coaching motivazionale da aeroporto.
DIZIONARIO DEL CRETINO MODERNO
Resilienza: qualunque cosa non sia esplosa del tutto.
Disruptive: uguale a quello che c'era prima, ma con un'app.
Mindset: pensiero, ma in abbonamento.
Narrativa: bugia con musica di sottofondo.
Paradigma: usato quando "modo" suonerebbe troppo onesto.
L'evoluzione darwiniana: dal quotidiano al Reel
Se Fruttero & Lucentini si fermarono alle soglie dell'era digitale, è solo perché l'editore non aveva ancora previsto TikTok nel contratto.
Perché la specie non si è estinta: si è adattata. Con una velocità che farebbe invidia a qualunque batterio.
Il cretino d'epoca "auspicava" sulle pagine dei quotidiani. Quello moderno "asfalta", "smonta", "inchioda" , verbi bellicosi applicati a tweet di 280 caratteri.
La missione non è più convincere, non è mai stata convincere: è accumulare cuoricini. L'indignazione è diventata merce.
L'hashtag è il nuovo editoriale.
Il Reel da trenta secondi ha soppiantato il saggio di trenta pagine con la stessa nonchalance con cui lo Spritz ha soppiantato il Campari.
E poi c'è il salto evolutivo più straordinario: l'esperto universale.
Grazie a un video di YouTube di tre minuti e quarantadue secondi, il cretino contemporaneo è simultaneamente virologo, geopolitologo, climatologo, nutrizionista e ,naturalmente , arbitro di Serie A.
La "prevalenza" descritta nel primo volume è diventata dominio totale. Occupazione militare del discorso pubblico.
Non è più lui a cercare il luogo comune.
È l'algoritmo che glielo porta a domicilio,
caldo e confortante come una pizza.
La bolla: habitat naturale della specie
Ma il vero colpo di genio dell'evoluzione cretina è la bolla algoritmica. Fruttero & Lucentini descrivevano un cretino che doveva faticare per trovare conferme alla sua visione del mondo: comprare giornali, frequentare certi salotti, collegarsi alle reti giuste.
Oggi non deve fare nulla.
Bastano tre like strategici e l'algoritmo costruisce attorno a lui un ecosistema su misura dove ogni contenuto conferma ciò che già pensa, ogni commento applaude ogni sua uscita, ogni "mi piace" viene interpretato come validazione intellettuale.
La cretineria non viene più sopportata.
Viene premiata. Viene monetizzata. Viene chiamata "libertà di pensiero".
In questo senso, la Trilogia del Cretino non è solo letteratura: è manuale di sopravvivenza. Per chi ancora vuole sopravvivere, s'intende. Leggerla non immunizza , nessun vaccino esiste contro questa variante , ma almeno ti dà il vocabolario giusto per riconoscere l'agente patogeno quando ti siede accanto in ufficio, ti compare nel feed o , Dio ce ne scampi , sale sul palco a fare un discorso.
NOTA DELL'AUTORE
Questo articolo è stato scritto nella piena consapevolezza che almeno il quaranta percento dei lettori si starà già chiedendo a chi si riferisce, senza minimamente considerare di poter essere, anche solo in parte, inclusi nella categoria.
Il che, come avrebbero detto Fruttero & Lucentini, è esattamente il punto.
Il cretino è per sempre.
Non perché siamo stupidi , siamo intelligentissimi, soprattutto noi.
Ma perché ogni generazione inventa nuovi strumenti, e il cretino li adotta sempre prima dei geni. Più in fretta. Con più entusiasmo.
E con risultati molto, molto più rumorosi.
Fruttero & Lucentini riposino in pace. Avevano ragione. Come sempre.
LA TRILOGIA DEL CRETINO · FRUTTERO & LUCENTINI · MONDADORI · 1985–1992
LEGGERE PER CREDERE