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venerdì 16 gennaio 2026

MESSINA. ROTONDE, CIVILTÀ CIRCOLARE

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ 

a cura di Roberto Barbera*



Al Nord e in Europa la rotonda è un gesto urbano: qui diventa un test di sopravvivenza quotidiana.


La cura del verde pubblico non è un vezzo da giardinieri domenicali: è un segno di civiltà, un criterio d’accesso ai fondi europei, una scelta di salute urbana e, non ultimo, un arredo che fa scorrere il traffico. Al Nord e in Europa la rotonda è una soluzione gentile: l’erba è tagliata, gli arbusti guidano lo sguardo, l’automobilista rallenta senza accorgersene. Nessuno parcheggia dove non deve, nessuno si sente furbo. La rotonda ordina, educa, pacifica. È un patto tacito tra cittadino e città: io rispetto lo spazio, lo spazio mi restituisce sicurezza. Persino l’estetica aiuta: il verde assorbe rumore, riduce stress, rende leggibile la precedenza. È urbanistica che non alza la voce.

Da noi, a Messina, la rotonda è prova provata di latitudine africana, ma senza l’eleganza del deserto: incuria del verde, parcheggi illegali dentro e fuori, vigili urbani invisibili come l’aria. Viale Europa è un girone dantesco: doppie file che diventano triple all’uscita, davanti all'ufficio postale, con auto in terza fila. Chi riesce a evadere dalla prigionia circolare imbocca via Catania e trova, all’improvviso, veicoli in divieto che occultano pedoni anche sulle strisce. Poi l’inferno prosegue: le bancarelle dell’ex mercato Vascone, piazzate davanti al Gran Camposanto, rendono impraticabile il resto della via. I commercianti non c’entrano: lì li hanno messi. Il vigile, se appare, fischietta e guarda altrove. Chapeau, Sindaco Basile. Dimettersi per tattica è poco; qui servirebbe vergogna amministrativa. Dovrebbe dimettersi perchè in tema di traffico Lei ha fallito. Si deve dimettere perché ha incasinato e messo a repentaglio l'incolumità di tutti: automobilisti, autisti, pedoni, commercianti. E la città, ancora una volta, perde la precedenza.

*Transport Planner 
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

CAPONE MON AMOUR


CAPONE MON AMOUR  di ROBERTO ANTONUCCIO


 Nello Stretto di Messina la lampuga non è semplicemente un pesce. È un parente. Uno di quelli che incontri spesso, che saluti con affetto, e che — proprio per questo — ti dispiace un po’ mangiare.

Qui la chiamano "capone". Ce n’è tanto, talmente tanto che nessuno ha il coraggio di dire che abbonda: si dice piuttosto che passa spesso a salutare. È bello, anche troppo. I suoi colori riflettono il cielo, il mare e quella striscia di spiaggia che sembra dipinta apposta per farlo risaltare. È un pesce che si lascia guardare. E i turisti, infatti, lo adorano.

Per loro è una scoperta. Qui invece lo trovano nel piatto, lucido e profumato, e lo mangiano con quella soddisfazione un po’ colpevole di chi sa di stare vivendo qualcosa che non gli appartiene del tutto.
E poi c’è Roberto Antonuccio, che è un con una responsabilità precisa: l’accoglienza. Accoglienza verso i forestieri, certo. E quindi il capone lo cucina per loro. Con cura. Con rispetto. Con quella diplomazia gastronomica che serve quando un pesce locale diventa ambasciatore.
Ma non solo per loro.
Perché noi il capone lo amiamo davvero.
Il capone è mon amour.


PASTA CON LAMPUGA (CAPONE) E CRUMBLE AGLIATO


Ingredienti (per 2 persone, o per 1 molto convinta):

- 180–200 g di pasta (lunga o corta: il capone non giudica);
- Carne ricavata da testa e spine di lampuga (già cotta e liberata da ogni rancore osseo)
200 g di pomodorini, allegri e collaborativi
- 1 spicchio d’aglio (discreto ma presente)
- Prezzemolo fresco q.b.
- Olio extravergine d’oliva q.b. (meglio se siciliano, ma non si offenderà nessuno)
- Sale e pepe quanto basta a non sembrare tristi.

Per il crumble (detto anche: la parte croccante che fa sembrare tutto più importante):
-  Mollica di pane grattugiata
- Spicchio d’aglio (o poco, se si deve parlare dopo)
- Prezzemolo tritato
- Sale
- Olio extravergine d’oliva

Procedimento

Si comincia sempre con calma, perché il capone non ama la fretta.
In una padella larga scalda l’olio extravergine e aggiungi l’aglio. Lascialo insaporire senza bruciarlo: deve convincere, non intimidire.
Unisci i pomodorini tagliati, sale e pepe, e lasciali raccontare la loro storia per 6–8 minuti, finché rilasciano un sughetto degno di fiducia.
A questo punto entra in scena la lampuga: la carne ricavata da testa e spine, già cotta e pazientemente pulita. Mescola con delicatezza, come si fa con chi ha già fatto molta strada. Due o tre minuti bastano, più una spolverata di prezzemolo per ricordare che siamo persone civili.
La pasta, nel frattempo, cuoce al dente. Tieni da parte un po’ della sua acqua: servirà a legare, come fanno le buone conversazioni.
Scola la pasta e versala nella padella. Manteca con decisione ma senza aggressività, aggiungendo acqua di cottura quanto basta per ottenere una cremosità che sembri naturale, anche se non lo è.
Il crumble si prepara a parte: olio in padella, mollica, aglio, prezzemolo e sale. Tosta finché diventa dorata e profumata, e smetti un attimo prima di pensare che sia pronta: è quello il momento giusto.
Finitura
Impiatta la pasta.
Cospargi con il crumble in modo generoso ma elegante.
Un ultimo tocco di prezzemolo fresco, e poi fermati a guardarla.
È un piatto che racconta lo Stretto, il mare, i turisti e noi.
E soprattutto racconta una verità semplice:
il capone si cucina per gli altri,
ma si ama per sé.



L’ALIMENTAZIONE ANTI CANCRO. LE EVIDENZE CLINICHE CHE SPIEGANO COME IL CIBO DIVENTA MEDICINA PREVENTIVA



 La Rivoluzione nel piatto , così la Dieta Mediterranea “addestra “ il nostro DNA contro il cancro . 



di AG Rizzo *



Il cancro è una malattia complessa, influenzata da una sinergia di fattori genetici e ambientali. 

Troppo spesso, però, la prevenzione viene confinata al solo screening. 

Ma c'è una verità potente che, come medico, amo condividere : il nostro stile di vita, e in particolare ciò che mettiamo nel piatto, è un formidabile strumento di prevenzione primaria . 

Dieta e Rischio Oncologico

Negli ultimi anni, la ricerca ha spostato l’attenzione da un singolo "super-cibo" miracoloso , a interi pattern alimentari


Il modello che emerge con la maggiore e più solida evidenza protettiva è la Dieta Mediterranea

Non è solo una tradizione culinaria; è un vero e proprio protocollo di salute.

Studi recenti, come la meta-analisi pubblicata su Nature Reviews Cancer (2023), confermano che l'adesione a un modello alimentare ricco di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, olio extra vergine d'oliva e pesce (e povero di carni rosse e , soprattutto, processate) è associata a una significativa riduzione del rischio per diversi tumori, in particolare del colon-retto, della mammella e della prostata .


Perché la Dieta Mediterranea è così efficace? Non si tratta solo di vitamine. I suoi benefici si esplicano a livello molecolare, influenzando processi chiave che possono inibire l'insorgenza e la progressione tumorale:


Azione Antinfiammatoria: 

L'olio EVO e i composti bioattivi (polifenoli) riducono l'infiammazione cronica, un terreno fertile per lo sviluppo delle cellule cancerose.


Modulazione del Microbiota: 

Le fibre alimentari nutrono i batteri intestinali “buoni”, che producono acidi grassi a catena corta (come il butirrato) capaci di proteggere la mucosa del colon.


Epigenetica: 

È l'aspetto più affascinante. 

I nutrienti agiscono come segnali che possono letteralmente accendere o spegnere i geni (tra cui gli oncosoppressori) senza alterare la sequenza del DNA. 

Le scelte a tavola possono così "istruire" le nostre cellule a difendersi meglio.

Capisco che il tema del cancro possa generare ansia. 

È per questo che è fondamentale affrontare la prevenzione con lucidità e ottimismo. Non stiamo parlando di divieti estremi, ma di scelte consapevoli e sostenibili

Il messaggio è incoraggiante , perché abbiamo un controllo maggiore di quanto pensiamo sulla nostra salute futura.

Iniziate oggi. 

Non è necessario stravolgere tutto, ma fare piccoli passi costanti; sostituire le fonti di grasso saturo con l'olio extra vergine d'oliva, aumentare la porzione di legumi e verdure, e limitare le carni processate a un'eccezione, non una regola.

Ricordiamo che l'alimentazione è un pilastro fondamentale, accanto all'attività fisica regolare e all'abolizione del fumo. 

Il vostro piatto non è solo nutrimento; è una strategia, un atto d'amore verso il vostro corpo e il vostro futuro.

*



martedì 13 gennaio 2026

IL PAESE DELLE PIAZZATE



 CORSIVO


di PONZIO AQUILA 

IL PAESE DELLE PIAZZATE



Invocazioni, rinfacci e nessuna convocazione. Quando la piazza serve soprattutto a non andarci.


L’Italia non è un Paese per piazze. È un Paese di piazzate. Annunciate, evocate, sventolate come attestati di superiorità morale e poi accuratamente evitate. A sinistra si riflette: l’Iran è lontano, complicato, poco spendibile. Serve tempo, spiegano, come se tre anni di ragazze arrestate, stuprate e uccise fossero una fase preliminare, un riscaldamento prima dell’indignazione ufficiale. Le piazze non si improvvisano, dicono. Infatti non arrivano mai. Si resta in attesa del momento giusto, del linguaggio condiviso, del consenso garantito. Nel frattempo si scopre che la libertà può aspettare, l’agenda no. Del resto, come scriveva Proust, «i fatti non penetrano nel mondo dove vivono le nostre convinzioni»: e qui le convinzioni vivono tranquille, al riparo dalle contraddizioni, lontane da bandiere che costringono a scegliere davvero.

A destra va in scena il numero complementare. Si invoca la piazza per l’Iran e si rinfaccia alla sinistra il doppio standard: Palestina sì, Iran no. E per una volta l’accusa coglie nel segno. Ma resta un’invocazione. La piazza, quella vera, la destra non la convoca. La usa. Perché, secondo una fisica politica elementare, il vuoto lasciato da un corpo dovrebbe essere occupato da un altro; in Italia no, il vuoto è a perdere e diventa rendita polemica. L’assenza altrui vale più della propria presenza. Così la piazza mancata della sinistra si trasforma nella solita piazzata della destra: rumore senza corpo, indignazione senza rischio. Alla fine destra e sinistra si scoprono meno avversarie di quanto dicano: una rinvia, l’altra rinfaccia, entrambe attentissime a non esporsi. Franza o Spagna, purché se magna. E la piazza, quella vera, resti pure vuota.

lunedì 12 gennaio 2026

C’è un luogo dove il mare non è solo paesaggio, ma memoria, mito, destino







 C’è un luogo dove il mare non è solo paesaggio, ma memoria, mito, destino.

 È la riviera ionica messinese, la stessa che ha ispirato “Horcynus Orca”, il capolavoro visionario di Stefano D’Arrigo.

Oggi, immaginare un Parco Letterario dedicato a D’Arrigo non significa solo celebrare la bellezza delle parole, ma dare vita a un motore di sviluppo reale, sociale, economico e culturale, per l’intera Sicilia.

Pensiamoci: un parco letterario è un ecosistema. Attrae turismo culturale, crea occupazione giovanile, rivitalizza borghi marinari, stimola imprese locali ,  dai laboratori artigiani alla ristorazione autentica, dalle guide culturali alle start-up del turismo esperienziale.

Ma c’è di più. 

Progetti come questo accendono un orgoglio identitario, rafforzano il senso di comunità e generano partecipazione civile. 

La parola di D’Arrigo, potente e mediterranea, diventa allora una bussola per ridefinire il futuro della nostra costa.

In un mondo che cerca storie vere, noi abbiamo una narrazione potente e un territorio unico. Il Parco Letterario “Horcynus Orca” può essere il punto di incontro tra memoria e innovazione, cultura e lavoro, arte e impresa.

Perché lo sviluppo non nasce solo dai numeri, ma dai sogni che una comunità decide di rendere concreti.

E sulla riviera ionica, quei sogni parlano già la lingua del mare e della parola di D’Arrigo. 

domenica 11 gennaio 2026

MESSINA , STRADE COLABRODO, PROMESSE SCOMPARSE

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ



a cura di Roberto Barbera*





 Annunciati settanta milioni per strade e marciapiedi, oggi ne restano appena sei.


 Sig. Sindaco: “Batta un colpo, la città affonda nelle buche".


Sindaco, batta un colpo. Perché delle sue promesse resta soprattutto l’eco. Sei mesi fa il piano da settanta milioni per strade e marciapiedi veniva annunciato con la solennità delle grandi svolte. Oggi, percorrendo la città, si ha l’impressione che quella cifra fosse più un auspicio che un impegno: dei settanta milioni sbandierati ne rimangono sei, pochi come una carezza su un ginocchio sbucciato.


Le voragini continuano ad aprirsi con una puntualità quasi amministrativa, i dissesti restano al loro posto come monumenti all’attesa, i marciapiedi obbligano i cittadini a un esercizio quotidiano di equilibrio e pazienza. E allora, Sindaco, che fine ha fatto il piano? Dove si è arenata quella massa di risorse annunciata con enfasi e poi progressivamente evaporata? Dall’Amministrazione non arrivano chiarimenti, solo un silenzio compatto, di quelli che fanno rumore. Ma l’asfalto non conosce la diplomazia e le strade non si riparano con la memoria degli annunci. Batta un colpo, Sindaco: la città, nel frattempo, continua a inciampare.

 

*Transport Planner 

Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

IL BALLOTTAGGIO

 CORSIVO 



di Ponzio Aquila


L’unico ballottaggio che questo Paese abbia mai davvero celebrato non è tra destra e sinistra, ma tra il tiranno spendibile e quello che, per decenza, è meglio non nominare. A sinistra oggi ci si indigna per l’ennesimo trasporto verso Maduro, come se non fosse una devozione antica: da Lenin a Stalin, da Mao a Castro, fino a ogni caudillo disponibile. Una fede civile, più che una distrazione politica.

Ma la destra non è mai stata da meno. Il pantheon è affollato: si ama Mussolini, ma Hitler non si dice; si accetta Franco, si tollera Salazar, si applaude Pinochet con discrezione, si arriva infine a Orbán. Berlusconi aggiunge Putin, Salvini si infervora, Meloni prende le distanze quando conviene, senza mai rinnegare davvero l’idea che l’uomo forte, in fondo, rassicuri. 

Il centro completa l’opera: Erdogan, bin Salman, chiunque garantisca stabilità e affari. L’unico a finanziare davvero i dissidenti – Craxi – viene sepolto per immoralità, in un Paese moralista e amorale. La libertà non ci ha mai sedotti: troppo impegnativa. Meglio protezione, pancia piena e villeggiatura. E così il nostro voto resta eterno: tra " Francia e Spagna, purchè se magna" con impeccabile coerenza.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...