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domenica 11 gennaio 2026

L’EQUILIBRISTA

 OBLÒ 



Enzo Lombardo


C’è un’immagine che riassume bene l’ultima conferenza stampa di Giorgia Meloni: quella dell’equilibrista che avanza con passo misurato su una fune sempre più sottile, mentre sotto di lei il mondo ondeggia. Guerra, economia ferma, alleati nervosi, referendum incombenti: il panorama è accidentato e la premier lo attraversa con una calma studiata, quasi didattica. Della vecchia provocatrice resta solo qualche scatto d’ira verso i cronisti meno accomodanti; per il resto, toni bassi, frasi rotonde, promesse che non mordono. Trump non è un problema ma un “metodo assertivo”, la Groenlandia un dettaglio strategico, il referendum una formalità senza conseguenze. Tutto viene ricondotto a una rassicurante normalità, come se bastasse cambiare l’illuminazione per rendere innocuo il caos.


È una metamorfosi interessante: dalla leader della rottura alla custode della continuità. Meloni sembra aver capito che il prossimo consenso non si conquista agitando paure, ma offrendo protezione. La sicurezza diventa responsabilità delle toghe, non della politica; le alleanze internazionali si ripuliscono dagli eccessi sovranisti; il futuro si annuncia senza mai essere descritto. È l’arte sottile del rinvio, esercitata con abilità professionale. Rassicurare dopo aver incendiato, governare dopo aver promesso di abbattere. La fune ora è questa: fingersi timonieri prudenti dopo aver esaltato la tempesta. Per ora l’equilibrio regge. Ma l’eleganza, si sa, non mette al riparo dalle vertigini.

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

 FATA MORGANA



a cura di E. L. M. Irali



Leggere o rileggere "Orgoglio e pregiudizio" oggi significa scoprire l’ironia di Jane Austen, la modernità di Elizabeth e il primo affresco della liberazione femminile.


La differenza sociale tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy è centrale nel romanzo e guida gran parte dei conflitti iniziali. Elizabeth appartiene a una famiglia della piccola nobiltà terriera, i Bennet, rispettabile ma con risorse economiche limitate e senza grandi titoli; la sua posizione è instabile, soprattutto per via delle cinque figlie e della mancanza di un’eredità sicura, che rende urgente per le donne “sistemarsi” con un matrimonio vantaggioso.

Darcy, al contrario, è ricchissimo e proprietario terriero di Pemberley, appartiene all’aristocrazia di nascita e ha un patrimonio che gli garantisce autorità e prestigio. La sua posizione gli conferisce orgoglio e distacco verso chi considera “inferiore” o meno raffinato. Il contrasto tra la sua ricchezza e il carattere vivace e indipendente di Elizabeth genera inizialmente fraintendimenti, tensioni e giudizi reciproci, che solo il tempo, la conoscenza e il rispetto delle qualità morali potranno superare, rendendo possibile il loro matrimonio.

lunedì 5 gennaio 2026

LE ZONE ROSSE IN SICILIA

 “SICUREZZA URBANA. ISTRUZIONI PER L’ USO”



di GIOVANNI IACONO *

Con un provvedimento governativo del 17 dicembre 2024, il Ministro Piantedosi emanava una direttiva in cui si chiedeva ai Prefetto di istituire delle "zone rosse" nelle città al fine di evitare la presenza di persone indesiderate nei luoghi pubblici. Anche in Sicilia il degrado urbano viene affrontato con l'istituzione delle zone rosse e piani straordinari di riqualificazione, in particolare a Palermo e Catania per restituire dignità e sicurezza si quartieri più vulnerabili. A Palermo, ad esempio, sono state individuate tre zone rosse dove si intensifica il Daspo urbano, uno strumento che consente di allontanare soggetti pericolosi da aree sensibili. Il governo ha esteso il cosiddetto "modello Caivano" - già sperimentato in Campania - anche a San Cristoforo (Catania) e Borgo Nuovo (Palermo). Si è trattato di un piano straordinario di riqualificazione sociale ed ambientale, con un investimento di 45 milioni di euro. L' obiettivo dichiarato del governo è trasformare i quartieri simbolo del degrado in luoghi vivibili e sicuri, offrendo alternative sane si giovani e restituendo fiducia ai residenti. Il successo dipenderà dalla continuità degli investimenti e dalla partecipazione attiva delle comunità locali.

* GIOVANNI IACONO 

Generale Carabinieri 

ATM FINALMENTE AL VOLANTE, MA A BASSA VELOCITÀ

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ



a cura di Roberto Barbera*



Autobus nuovi, tram rinnovati, parcheggi, piste ciclabili e piani a profusione.

L’ATM assume finalmente 30 autisti, tra annunci solenni e speranze concrete.

Ma per far muovere davvero la città, alla mobilità serve ancora il fattore umano.



Messina è una città sottile come una giustificazione ben scritta: mare da un lato, colline dall’altro, e in mezzo un traffico che non ammette repliche. Quasi 900 veicoli ogni mille abitanti: più che un dato statistico, una scelta identitaria.

L’Amministrazione pianifica molto. Pianifica con metodo, visione e abbondanza: PGTU, PUMS, PSUM. Messina non si muove, ma si progetta. Nel frattempo l’ATM sfoggia autobus nuovi, elettrici, moderni. Un parco mezzi da città europea, se non fosse per quel dettaglio umano che per anni è mancato: chi li guida.


Ora, finalmente, l’annuncio in pompa magna: circa 30 nuovi autisti assunti o in via di assunzione. Un evento degno di celebrazione, dopo stagioni in cui i bus erano più numerosi dei conducenti. È un passo avanti reale, va riconosciuto. Ma resta un passo corto: troppo pochi per sostenere, da soli, la mole di piani, promesse e linee previste sulla carta.

Il Move-Me da 50 euro l’anno è un capolavoro di fiducia pubblica: costa poco, promette molto e insegna l’arte dell’attesa. Ventiduemila abbonati credono nel bus; il bus, ora un po’ meno solo, prova a crederci a sua volta.


Il tram resta l’asse portante: portante di pazienza. Migliora la frequenza, migliora il contorno urbano, migliora il racconto. La città aspetta che ai piani seguano le corse.

Messina non è ferma: è in perenne prova generale. Il rischio, come sempre, è che il pubblico sia pronto prima del servizio. E che il conducente, purtroppo, non basti ancora.



* Transport Planner 

Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

NON CHIAMATEMI JESSICA FLETCHER

 FATA MORGANA



a cura di E. L. M. IRALI




Libro della settimana: Non chiamatemi Jessica Fletcher – Alice Guerra, Rizzoli, pp. 256, Rizzoli, 1° nella hit parade delle vendite nelle librerie.


Alice Guerra — autrice versatile, tra palco, web e scrittura — ha scritto questo libro per osservare se stessa e il mondo con ironia, smontando l’ansia di dover sempre “capire tutto”. La protagonista, un riflesso di Guerra senza mai coincidere del tutto, attraversa città familiari, case vissute, bar e angoli della vita quotidiana che diventano veri scenari interiori. Non risolve misteri: li abita.


La storia procede per frammenti, episodi e ricordi che si incastrano come pensieri ad alta voce. Lo stile narrativo è rapido, brillante e colloquiale, con comicità e vulnerabilità sempre dosate: sembra semplice, ma è una semplicità raffinata e molto studiata. Ogni luogo, ogni scena, ogni dialogo è un piccolo viaggio dentro l’animo contemporaneo, tra riflessioni argute e momenti di pura leggerezza. Ai giovani il libro offre un messaggio chiaro: non serve avere tutto sotto controllo per raccontarsi bene. La confusione diventa materia narrativa e l’ironia un’arma di lucidità. Leggetelo se vi sentite un po’ fuori tempo, troppo lucidi o stanchi delle risposte facili: qui il mistero non è da risolvere, ma da riconoscere. Crescere senza perdere la voce non è mai stato così divertente.

A SPASSO CON ELLY


 CORSIVO



di Ponzio Aquila


Non l’avevano vista arrivare, alla segreteria del Partito democratico. E dopo tre anni la sua presenza nella vita politica è passata inosservata, come una passeggiata domenicale cominciata con fiducia e finita davanti a una serranda abbassata. Il Pd, animale nervoso e sentimentale, festeggia un primato di resistenza: Schlein dura più di Letta, Zingaretti (facile), Veltroni, sfiora Bersani, guarda Renzi da lontano. Dura perché nessuno ha davvero voglia di sostituirla: non passione, ma quieta inerzia.

Il 2026 si annuncia come un duello semplificato: donna contro donna, Schlein contro Meloni. Franceschini, queenmaker d’istinto, osserva pronto a rivendicare o a smarcarsi. Attorno, i professionisti della politica offrono un sostegno educato, tiepido, con le spalle alzate: questo c’è, che Dio la mandi buona. Se l’ingranaggio si ferma, la Schlein-machine verrà archiviata senza rimpianti e toccherà agli amministratori competenti. Elly resta un oggetto politico ambiguo: un po’ Alice, un po’ dorotea lenta, mentre i sondaggi dicono che la benzina scarseggia. Il nuovo è spietato: quando non stupisce più, annoia. E il rischio è l’ennesimo amore mancato. La sinistra passeggia, la destra governa, il tempo non fa sconti.

domenica 4 gennaio 2026

VENEZUELA , ADDIO. AMORE E INCUBO

 FATA MORGANA




Enzo Lombardo

Karina  Sainz Borgo è una straprdinaroa scrittrice venezuelana che in "Una notte a Caracas" ci consegna un romanzo dove la città è più protagonista dei protagonisti: Adelaida, che seppellisce la madre, scopre subito che sopravvivere a Caracas è una disciplina olimpica. Il ritratto dilaniato dalla corruzione, dalla criminalità e dalla repressione politica. Tornando a casa, Adelaida scopre che la chiave non gira più: il suo appartamento è stato sequestrato da una banda di donne legate al regime, e la vicina, da cui cercava rifugio, giace morta sul pavimento. Ogni speranza sembra svanita, eppure quell’ennesimo evento tragico sarà linizio della sua occasione di salvezza.

Il parallelo con la realtà contemporanea è amaro e quasi teatrale: così come il regime venezuelano ruba la casa di Adelaida, gli Stati Uniti – sotto il pretesto anti-narco-terrorismo – rubano i giacimenti di petrolio del Venezuela, i più grandi del mondo. Nell’intervista a La Repubblica del 4 gennaio, Sainz Borgo osserva con ironia: “Se la mia città di carta era un incubo, quella reale è un incubo con fuochi d’artificio.” La prosa dell’autrice resta affilata e poetica insieme, capace di trasformare la cronaca della violenza in narrazione intensa. Tra un appartamento sequestrato e un pozzo di petrolio depredato, la lezione emerge chiara: la vita – in Venezuela come nella letteratura – è un teatro dell’assurdo, e solo la narrazione delle persone resta autentica e potente, con un sorriso amaro che taglia più di una spada. Da leggere. Assurdamente, dolorosamente e sorprendentemente contemporaneo.

sabato 3 gennaio 2026

LA SCUOLA NON CHIEDE IL PERMESSO

 MONDI FRAGILI



a cura di Anna Lombardo

Gli esseri umani non sono "irregolari". Nemmeno i bambini lo sono.


Irregolare può esserlo un documento, una pratica, perfino una circolare scritta male. Ma non un minore. Lo afferma l’articolo 34 della Costituzione, lo ribadisce l’articolo 38 del Testo Unico sull’Immigrazione, e lo confermano da anni le circolari ministeriali: tutti i minori presenti sul territorio nazionale hanno diritto e dovere di frequentare la scuola, a prescindere dalla condizione dei genitori. Le scuole dell’obbligo non compiono un atto di generosità quando iscrivono figli di immigrati irregolari: adempiono a un obbligo di legge. Non controllano permessi né segnalano famiglie. Educano, accolgono, proteggono. In questo quadro, i servizi sociali comunali diventano ponti di fiducia, intercettando minori invisibili tramite reti associative, sanitarie e territoriali, e accompagnandoli verso un’istituzione scolastica che resta zona franca.


Poichè non esistono dati ufficiali che mostrano lacune significative nella copertura vaccinale tra i bambini vulnerabili

è plausibile pensare che una porzione significativa dei minori impropriamente definiti  "irregolari" sia priva di vaccinazioni complete e fuori dai percorsi scolastici. Il che evidenzia il deficit di politiche integrate per l’inclusione educativa e sanitaria fin dalla prima infanzia. In ogni Comune dovrebbe essere istituita una commissione permanente formata da  assistenti sociali, personale scolastico e rappresentanti del Servizio Sanitario, incaricata di progettare dei piani di intervento destinati ad aprire percorsi di inclusione e innovazione educativa. da presentare alla Unione Europea per reperire finanziamenti ad hoc. Il livello di civiltà di una comunità si misura dai futuri che decide di non lasciare fuori dal cancello della scuola.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...