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domenica 14 dicembre 2025

ROTONDE MESSINESI: ARCHITETTURA DEL DISORDINE

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ




a cura di Roberto Barbera

Tra cespugli abbandonati e parcheggi abusivi, le rotonde di Messina raccontano il disordine. Un biglietto di benvenuto alla città tra ironia e incuria.


Gli automobilisti le scambiano per parcheggi, i vigili le ignorano, i cespugli le consumano: le rotonde di Messina non accolgono il traffico, lo deridono.

Un biglietto di benvenuto alla città che urla trascuratezza e ironia urbana.

Eppure basterebbero manutenzione, sorveglianza e un minimo di progettazione intelligente per trasformarle in strumenti di viabilità e decoro.


Le rotonde sono lì, integrate in piazze e snodi strategici, ma spesso sono semplici spazi lasciati a se stessi. Via Europa è l’esempio più eclatante: parcheggi abusivi ogni giorno, nessun vigile all’orizzonte. Altrove in Italia, con segnaletica chiara, manutenzione regolare e dissuasori efficaci, funzionano davvero. Qui, invece, diventano teatri involontari del caos, dove il cittadino impara a convivere con l’ironia involontaria di una città che promette ordine e offre disordine.

SINDROME DI MEDEA: CRONACA, FRAGILITÀ E PREVENZIONE

 MONDI FRAGILI


 di Anna Lombardo


Madri in bilico tra amore e tragedia.

Solo strutture preparate e progetti mirati possono intercettare il rischio.


Negli ultimi mesi la cronaca italiana ha registrato drammi che feriscono: neonati trovati senza vita, gesti di disperazione estrema che scuotono ogni idea di protezione familiare. La sindrome di Medea illumina uno dei lati più oscuri della maternità: quando depressione, isolamento, fragilità psicologica e assenza di reti di sostegno spingono una madre all’atto estremo. Non si tratta di vendetta, ma di disperazione assoluta, di fragilità che non trova ascolto.


Per prevenire, le strutture sociali devono dotarsi di vere “antenne”, capaci di captare segnali di rischio e attivare reti protettive. Esiste però un problema di risorse: i Comuni possono progettare programmi di prevenzione e assistenza alle donne vulnerabili, spesso finanziabili dall’Unione Europea, se strutturati con competenza. Eppure questi temi raramente compaiono nelle campagne elettorali, per incuria o mancanza di conoscenza, lasciando vuoti pericolosi dove la fragilità può diventare tragedia. Comprendere, prevenire e sostenere è l’unico modo per trasformare la fragilità in tutela e responsabilità condivisa.

Il Consiglio d’Egitto: Sciascia in versione alambicco narrativo

 FATA MORGANA



a cura di  E.L.M. Irali *


Leonardo Sciascia (1921-1989), siciliano di nascita e di penna, aveva l’arte rara di mescolare storia, mistero e morale come un alchimista medievale con una penna stilografica. Il Consiglio d’Egitto (1963) è forse il suo romanzo più perfido e divertito: una di quelle storie che, come un coniglio in cilindro, ti saltano addosso quando meno te lo aspetti.


Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, naufraga a Palermo nel dicembre 1782. Qui entra in scena l’abate maltese Velia, che trasforma un manoscritto arabo su vite del profeta in un testo politico “rivoluzionario”, capace di abolire privilegi feudali e smuovere congiure. La Sicilia di Sciascia diventa così un palcoscenico allegorico, dove la Storia si inchina alla fantasia e il potere è sempre un gioco di specchi.


Leggere Il Consiglio d’Egitto significa camminare su corde sottili tra verità e inganno, ridere di una politica che non cambia mai e capire che la Sicilia, con i suoi misteri, i suoi intrighi, la sua infinita ironia, è il consiglio d’Egitto che ognuno di noi porta dentro. Non leggerlo sarebbe come andare a Palermo e non assaggiare le arancine: tecnicamente possibile, ma moralmente insistenibile.

* Amante del libro

AMNESTY CONTRO CONDANNA A MORTE IN IRAN




 https://www.amnesty.it/appelli/iran-attivista-curda-condannata-a-morte/?utm_source=google&utm_medium=cpc&utm_campaign=firma2025-dg-azizi&utm_content=rqrmbl&gad_campaignid=23206580045&gbraid=0AAAAADLDBtP2gSudLKwF0qX1j7AUanedp&wbraid=ClMKCAiAuvTJBhAKEkMAOMyahmwuUEWwzx4_Iy-T4dotQi-5ksRoRFXaF7HcgfFqU4t-cwTD3KLPoH1gVei-iEyDPq3LNqiNdS1h74qX8DYEGgIpZQ

sabato 13 dicembre 2025

L’ OBESITÀ RUBA 8 ANNI DI VITA, NON IGNORARLA!

 RADAR SANITÀ 

DI AG RIZZO *



L’obesità va oltre l’aspetto fisico. 

L’OMS la riconosce dal 1997 come malattia cronica recidivante, con codice ICD ( International Classification of Diseases ) , non un semplice fattore di rischio. 


Colpisce oltre 1 miliardo di persone globalmente nel 2022, causando 3,7 milioni di morti annue per cardiopatie, diabete tipo 2, tumori e disturbi respiratori. 

In Italia, il 40% degli adulti è in eccesso ponderale (30% sovrappeso, 10% obeso), con un aumento del 38% dal 2003, specie al Sud.

Questa patologia riduce l’aspettativa di vita di 7-8 anni, aggrava rischi cardiovascolari da BMI>27 e complica infezioni come COVID-19. 


L’OMS raccomanda cure lifelong come assumere GLP-1 a lungo termine (oltre 6 mesi) , unitamente ad una terapia comportamentale, dieta e attività fisica, escludendo i periodi di gravidanza.


Capiamo il peso quotidiano di chi lotta, ma non è mancanza di volontà, ma intreccio genetico, biologico e sociale. 


Medici nutrizionisti offrono piani personalizzati . 

Affrontiamola insieme per vite più sane! 


#ObesitaMalattia #CuraLifelong #SaluteReale

*



PISTE CICLABILI: LA RIVOLUZIONE TRA LE TRANSENNE

OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ



a cura di Roberto Barbera *

Cantieri, deviazioni e caos regnano sovrani.
Le bici arrivano in città già sottosopra.
Buone intenzioni senza controllo rischiano di naufragare. 

Messina, città eternamente in fase di lavorazione, ha deciso di varare le piste ciclabili nel momento in cui era già completamente sottosopra. L’idea, in sé, sarebbe persino nobile: promuovere la mobilità sostenibile, educare al rispetto degli spazi, immaginare una città europea. Le piste ciclabili sono arrivate mentre strade, marciapiedi e viabilità ordinaria erano già ostaggio di cantieri, transenne e deviazioni creative. Un contesto ideale, si dirà, per lanciare una rivoluzione culturale. Peccato che le rivoluzioni, per funzionare, richiedano almeno un minimo di ordine. Qui, invece, si è pensato di innestare comportamenti virtuosi in un ambiente strutturalmente incivile, confidando nella buona volontà di automobilisti, motociclisti e pedoni. Il risultato è prevedibile. Le piste ciclabili vengono invase, ignorate, scambiate per parcheggi temporanei o corsie di emergenza dell’anarchia quotidiana. 

E qui entra in scena il grande assente: il controllo. I vigili urbani, figure ormai mitologiche, compaiono raramente e mai dove servirebbero davvero. Senza regole fatte rispettare, l’educazione civica resta una preghiera laica. Forse sarebbe stato più saggio attendere la fine dei lavori, restituire alla città una parvenza di normalità e solo allora introdurre le piste ciclabili, accompagnandole a una presenza costante delle istituzioni sul territorio. Perché la civiltà non nasce per decreto, né si improvvisa tra un cantiere e l’altro. Senza tutela dell’ordine, ogni buona idea rischia di diventare l’ennesima occasione persa. E Messina, in questo, vanta una lunga e rispettabile tradizione.

* Transport Planner 
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

POLPETTE ALLA MEDITERRANEA

 


POLPETTE ALLA MEDITERRANEA



C’è chi cerca l’unità europea nei trattati, e chi — più saggiamente — nelle polpette. Vi presento dunque un piatto che fa da ambasciatore gastronomico: un piccolo congresso mediterraneo dove basilico, limone e pomodoro si stringono la mano senza bisogno di interpreti. Sono polpette morbide, quasi diplomatiche: cedono al primo assaggio come certe promesse estive, ma con più dignità. Nel fondo di cottura — denso, profumato, irresistibile — si compie poi il rito supremo della scarpetta, quell’atto liturgico che unisce popoli, culture e tovaglie macchiate.

Condividerle idealmente con greci e spagnoli è naturale: il Mediterraneo è grande, ma davanti a un buon sugo siamo tutti vicini di casa.

 Ingredienti

Prendete 500 g di carne macinata mista — bovina e suina, che già litigano tra loro ma poi si riconciliano in padella — e tre uova, che in cucina sono come gli amici veri: quando tutto crolla, loro tengono insieme le cose.

Aggiungete 50 g di pangrattato, 100 g di primo sale grattugiato e, se vi sembra troppo, ricordate che anche l’equilibrio gastronomico ha le sue eccezioni.

Poi servono 500 g di cipolle rosse (meglio molte, perché alla fine qualcuna piange sempre), 100 g di olive verdi snocciolate, 50 g di capperi sottosale che sanno più di mare di qualsiasi poesia estiva, un po’ di farina 00, olio extravergine d’oliva, un bicchiere di vino rosso, sale, peperoncino, rosmarino e salvia.

Se qualcuno obietta sulla quantità, potete rispondere: «Questi sono i miei ingredienti, e se non vi piacciono… ne ho altri».

 Procedimento

Impastate in una ciotola la carne, le uova, il primo sale e il pangrattato. 

Formate piccole sfere e fatele rotolare nella farina come turisti sulla spiaggia.

Friggetele in olio extravergine finché non diventano dorate da entrambi i lati senza esagerare. Appoggiatele su carta assorbente, perché ogni frittura ha diritto al suo momento di riflessione.

Intanto pelate e affettate le cipolle rosse a julienne: in padella, con olio, sale e peperoncino, lasciatele diventare morbide, quasi meditanti. Quando la cipolla è “matura” unite olive, capperi lavati e i rametti di salvia e rosmarino, che nella vita come in cucina servono a dare un senso di ordine.


Ora reintegrate le polpette nel consesso aromatico, coprite e lasciate insaporire per una decina di minuti. Se vi sentite particolarmente ispirati, sfumate con un bicchiere di vino rosso: produrrà un sughetto che, per morbidezza e seduzione, potrebbe essere vietato ai minori.

Chi desidera un tocco di nobiltà barocca può aggiungere pinoli e uvetta; chi invece preferisce i caratteri forti può optare per curry, curcuma e paprika.

Del resto, in cucina come nella vita, il Mediterraneo è un grande teatro: ognuno scelga la sua parte, purché la scena finisca in bellezza.

E poi, a tavola, mangiate con soddisfazione.

venerdì 12 dicembre 2025

IL NEW MAINSTREAM NAZIONALE

 CORSIVO





di Ponzio Aquila


 Vi ricordate l’underdog? Quella che arrivava dal basso, inseguita dai poteri, mal tollerata dal salotto buono? Bene, scordatela. Perché ad Atreju, nei giardini di Castel Sant’Angelo, l’underdog si presenta come padrona del vapore. Arriva il governo al completo, a debita distanza il Vaticano, e dietro tutti gli altri: Conte, Bonelli, Renzi, Calenda. Schlein e Fratoianni declinano, ma non se ne sentirà la mancanza. Sfilano presidenti di Camera e Senato, sindacati spezzati a metà, giornalisti in branco , settantasette, ventiquattro direttori ,tutti pronti a prestare vena e microfono alla liturgia del nuovo centro del mondo. Mentana, Travaglio, Vespa: la concorrenza si risolve in auto-inviti. 

Zuppi benedice, Nordio e Di Pietro si riconciliano come vecchi duellanti che scoprono d’essere ormai nella stessa compagnia di giro. 

Sportivi, governatori, intrattenitori: un’Italia intera in pellegrinaggio. Altro che underdog. Qui nasce il mainstream nazionale, con tanto di tappeto rosso. L’allarme fascismo? Una sirena scarica. La nuova egemonia culturale non marcia: passeggia, e tutti le tengono il passo.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...