Cerca nel blog

venerdì 5 giugno 2026

WEST COAST STORIES: AMERICA, LA DOLCEZZA CHE NON SI DIMENTICA



 Tra armonie di seta e cieli californiani, una band che ha fatto dell'easy listening una forma d'arte discreta. 


Figli di militari americani in servizio nelle basi britanniche, Dewey Bunnell, Gerry Beckley e Dan Peek crescono in un'identità sospesa — né del tutto americani né del tutto inglesi — e quella condizione di confine si sente, eccome, nelle loro armonie. Si formano a Londra nei primissimi anni Settanta, quando il folk-rock californiano dei Crosby, Stills & Nash attraversa l'Atlantico e contamina chiunque abbia un plettro e un orecchio fine. Nel 1972 arriva A Horse with No Name: chitarra acustica aperta, voce leggermente nasale, un paesaggio desertico evocato con economia di mezzi straordinaria. Il brano scala le classifiche mondiali, Neil Young protesta per la somiglianza vocale con la sua maniera — o almeno così si racconta — ma la storia dà sempre ragione ai brani che resistono, non alle polemiche che li accompagnano. Il contesto è quello della West Coast al suo apice creativo: Eagles, Jackson Browne, Fleetwood Mac dominano l'immaginario, e gli America vi si inseriscono con una cifra propria, più ariosa e meno elettrica, capace di intercettare un pubblico vastissimo senza scendere a compromessi con la volgarità commerciale. Poi arriva George Martin alla produzione — il quinto Beatle, il medesimo che aveva plasmato il suono dei Fab Four — e il sodalizio genera nella metà dei Settanta una serie di album (Holiday, Hearts, Hideaway) di perfezione artigianale rara: arrangiamenti orchestrali calibrati, sovraincisioni pulite, una luminosità sonora che diventa firma inconfondibile.

La discografia degli America è un catalogo di emozioni private trattate con pudore esemplare. Tin Man (1974) smonta il mito dell'uomo senza cuore ribaltandone il senso — il cuore ce l'hai già, dice la canzone, il problema è che non lo sai usare — con una costruzione armonica che sale e scende senza mai urlare. Sister Golden Hair (1975) è una dichiarazione d'amore mancata, sospesa nell'indecisione come solo i ventenni sanno essere indecisi, e quella voce che chiede will you meet me in the middle ha la qualità rara di sembrare sempre rivolta a te. Lonely People parla di isolamento con una delicatezza che nessun grunge avrebbe mai potuto permettersi. La chiave interpretativa è proprio questa: gli America non hanno mai confuso la complessità emotiva con il volume o l'aggressività formale. L'easy listening è stato per decenni un insulto nel vocabolario critico — troppo piacevole, troppo accessibile — ma il contrario di easy non è difficile, è pretenzioso. E la differenza tra un brano degli America e il peggior soft rock industriale degli anni Ottanta non è di genere, è di qualità: la stessa che passa tra un tavolo di falegnameria autentica e un mobile di compensato. Dan Peek abbandonò il gruppo negli anni Ottanta per abbracciare il gospel evangelico; Bunnell e Beckley continuarono, tenaci e poco appariscenti, portando il progetto attraverso decenni senza la stanchezza dei reduci. Ascoltarli oggi — in macchina, in una sera di primavera con il finestrino abbassato — è memoria involontaria nel senso proustiano: non si decide di ricordare, si ricorda e basta.

https://youtu.be/na47wMFfQCo?si=J_zTHvyabsjHLHHU

BAMBINI SOLI NELLE CITTÀ INDIFFERENTI

 


a cura di Anna Lombardo

Dove finisce la famiglia inizia il vuoto che nessuno vuole guardare.



C'è una categoria di dolore che le città mediterranee praticano in silenzio: il dolore dei bambini invisibili. Non quelli che finiscono sui giornali con storie pittoresche di foreste e pedagogi alternativi. I bambini davvero invisibili abitano certi piani di certi palazzi dove la miseria non ha nulla di romantico — niente capanne né filosofie, solo buio, chiusure, adulti che hanno smesso di essere tali. Messina li conosce. Li conosce Provinciale, li conosce Fondo Fucile, li conoscono i borghi della fascia jonica dove la povertà si è seduta e ha deciso di restare. Li conoscono soprattutto i piccoli comuni dell'hinterland, dove la distanza dal capoluogo si misura non in chilometri ma in servizi assenti e diritti che esistono sulla carta con la concretezza dei castelli in aria.

Dire che i servizi sociali mancano è inesatto, oltre che ingiusto verso chi li abita con dedizione. Sono inadeguati — strutturalmente, cronicamente — a rispondere alla domanda di miseria che si eleva silenziosa da ogni periferia, da ogni comune che arranca sotto un bilancio che non torna. Non torna per una ragione precisa che raramente viene detta: gli amministratori che vogliono essere rieletti hanno imparato che è più conveniente chiudere un occhio sull'evasione fiscale che chiedere ai cittadini di pagare quanto dovuto. 


Così oltre la metà della popolazione mette le mani in tasca all'altra, e a farne le spese sono i servizi più fragili — quelli che assistono chi non vota compatto e non ha lobby. Non c'è trippa per i servizi sociali, recita il bilancio. E il bilancio è lo specchio fedele di una scelta politica che si preferisce non nominare. Eppure è da quei servizi — quando sono presìdi e non stipendifici, quando conservano il senso della propria vocazione civile — che dipende la differenza tra un bambino visto e un bambino perduto. Non c'è altra istituzione capace di farlo: non la scuola sopraffatta, non il vicinato disgregato, non la parrocchia che arriva dove arriva. Solo un servizio sociale che entri nelle case, che torni la settimana dopo, che non si accontenti della firma sul modulo, può colmare il vuoto tra una porta chiusa e una tragedia. A Messina come nei comuni della provincia, questo non è utopia: è la condizione minima perché una comunità meriti ancora di chiamarsi tale. I bambini invisibili meriterebbero, almeno, di essere visti.


giovedì 4 giugno 2026

Alì Terme in festa per Maria Ausiliatrice: una comunità unita tra fede, devozione e tradizione



 di Carmelo Tringali 

Si sono conclusi sabato scorso ad Alì Terme i solenni festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice, un appuntamento spirituale che ogni anno richiama l'intera comunità e rinnova un profondo legame di fede e devozione mariana.

Il cuore delle celebrazioni è stato preceduto da una partecipata Novena, che ha visto l'altare del Santuario animarsi ogni sera grazie alla presenza di diversi sacerdoti della diocesi, i quali hanno guidato i fedeli in un ricco percorso di riflessione e preghiera:

• 15 maggio (1° giorno): L'apertura della Novena è stata affidata a Padre Giovanni Longo.
• 16 maggio (2° giorno): La predicazione è stata curata da Padre Gianfranco Pistorino, parroco di Scaletta Zanclea.
• 17 maggio (3° giorno): Ha presieduto la celebrazione Padre Nino Basile, direttore della Caritas diocesana di Messina.
• 18 maggio (4° giorno): È stata la volta di Padre Piero Di Perri, proveniente dalla parrocchia Trasfigurazione di Gesù Cristo di Milazzo.
• 19 maggio (5° giorno): La liturgia è stata affidata a Padre Antonino Gugliandolo, della parrocchia Santa Maria di Gesù Inferiore (Ritiro, Messina).
• 20 maggio (6° giorno): Sul presbiterio è salito Fra Giuseppe Burrascano, del Santuario di Lourdes in Messina.
• 21 maggio (7° giorno): A presiedere l'Eucaristia è stato Don Pierpaolo Pellico, della parrocchia San Giacomo Maggiore di Messina.
• 22 maggio (8° giorno): La celebrazione è stata guidata da Padre Michele Chiofalo, della parrocchia Santa Maria del Rosario in Giammoro.
• 23 maggio (9° giorno): L'ultimo giorno di Novena ha visto la presenza di Monsignor Nino Caminiti, rettore del Santuario della Madonna di Dinnammare.

Il 24 maggio, giorno della solennità liturgica di Maria Ausiliatrice, i riti sono entrati nel vivo nel pomeriggio con la Solenne Celebrazione Eucaristica, officiata da Padre Francesco Venuti, parroco della parrocchia Santa Maria delle Grazie di Messina, che ha saputo toccare il cuore dei numerosi devoti presenti.

Il momento più suggestivo ed emozionante si è vissuto tuttavia il sabato successivo, 30 maggio. Per l'occasione, la Santa Messa è stata celebrata all'aperto, nel grande cortile antistante il Santuario. A presiedere la funzione è stato Don Lino GrilloRettore del Seminario Arcivescovile di Messina, giunto ad Alì Terme accompagnato da una rappresentanza di giovani seminaristi.

Al termine della funzione sul sagrato, ha preso il via la solenne processione con il simulacro della Vergine per le vie del paese. Il momento di massima commozione civile e religiosa si è toccato davanti al Municipio: qui il Sindaco, a nome di tutta la cittadinanza, ha pronunciato il tradizionale atto di affidamento della città, omaggiando la Madonna con un simbolico mazzo di rose.

A suggellare l'importanza dell'evento sono state le parole del neo sindaco Alessandro Triolo, il quale, visibilmente emozionato al termine delle celebrazioni, ha definito la figura di Maria Ausiliatrice come un pilastro identitario, un patrimonio dal valore inestimabile sia religioso che culturale per Alì Terme. Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come l'immensa affluenza di fedeli e residenti che si rinnova in occasione della festa rappresenti un vanto e un autentico motivo di orgoglio per l'intera amministrazione e la cittadinanza.

I festeggiamenti si sono conclusi in tarda serata con il rientro del simulacro in Santuario, salutato dai fuochi d’artificio che hannoilluminato il cielo di Alì Terme, mandando in archivio un'edizione della festa che resterà impressa nella memoria e nel cuore dei fedeli.

mercoledì 3 giugno 2026

LA TRISTEZZA DEL PNRR SICILIANO: COME PERDERE 17 MILIARDI (… E AUMENTARSI LO STIPENDIO)

 


Sicilia, terra di mare, sole e fondi europei regolarmente gettati nel bidone dell’indifferenziato.

Il PNRR doveva essere il nostro Piano Marshall, l’occasione del secolo. Si sta rivelando, invece, l’ennesimo sonno burocratico a cinque stelle , costosissimo, rumoroso nei convegni, silenziosissimo nei cantieri.

Guardiamo i numeri, perché la matematica non ha il senso dell’umorismo. 

Secondo l’osservatorio OpenPNRR di Openpolis e le costanti strigliate della Corte dei Conti, la nostra Isola è beneficiaria teorica di circa 17 miliardi di euro. Impegnati? Moltissimi ,sulla carta siamo campioni mondiali del file Excel. 

Spesi e rendicontati? Qui scatta la risata amara: viaggiamo su percentuali da prefisso telefonico, ampiamente sotto il 10% effettivo sulle casse regionali. Persi o destinati a perdersi? Tanti. Tra target mancati, bandi andati deserti, Comuni senza tecnici e progetti scritti così male da far rabbrividire Bruxelles, stiamo restituendo i soldi al mittente con una puntualità svizzera che non riusciamo ad applicare ad altro. I fondi perduti restano, paradossalmente, l’unica “opera pubblica” regionale di sicuro completamento.

Ma perché correre, d’altronde? I giovani fuggono a ritmo di esodo biblico , l’ISTAT certifica un’emorragia demografica inarrestabile ,lasciando un’isola che invecchia in corsie d’ospedale allo sfascio, con la Fondazione GIMBE che ci colloca stabilmente agli ultimi posti nazionali per i Livelli Essenziali di Assistenza. Aggiungiamoci un’immigrazione gestita come perenne emergenza, tassi di occupazione da prefisso telefonico anch’essi, e prospettive future non pervenute.

Di fronte a questa apocalisse socio-economica, cosa ha prodotto la nostra improbabile e silenziosa classe politica, sepolta sotto una burocrazia così asfissiante che per vidimare un foglio serve una delibera intergalattica? Semplice: si è aumentata l’indennità di carica, agganciandola all’inflazione e votandosela in piena autonomia. La barca affonda, ma al ponte di comando l’orchestra suona a tutto volume.

A pagare il conto, come sempre, è la solita minoranza tartassata: secondo il MEF, meno del 50% dei siciliani versa regolarmente le imposte. Sono loro a finanziare l’intero baraccone, mentre i bilanci comunali cadono come birilli tra dissesti e pre-dissesti cronici, puntuali come le sentenze dei magistrati contabili. Quanto alla trasparenza amministrativa, rimane una leggenda metropolitana: i dati aperti sui siti istituzionali sono più rari dei panda.

Avevamo l’occasione d’oro per rifare il look alla Sicilia. Stiamo riuscendo nell’impresa titanica di chiudere l’ombrello mentre piove ricchezza, dimostrando all’Europa intera che l’unica cosa che in questa terra funziona sempre a orologeria è il bonifico a fine mese sul conto dei soliti noti.

INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE 

Fonti: OpenPNRR/Openpolis · Corte dei Conti · ISTAT · Fondazione GIMBE · MEF-Dipartimento delle Finanze

domenica 31 maggio 2026

C’EST LA FETE DES MERES La Fête des Mères : au-delà de la célébration, une symbolique universelle



 Ce 31 Mai 2026, les mamans ivoiriennes, comme leurs homologues d’ailleurs, sont honorées. 

La Fête des Mères offre l'occasion de rendre hommage à celles qui donnent la vie, accompagnent les premiers pas de leurs progénitures, veillent dans l'ombre et construisent, souvent sans reconnaissance particulière, les fondements de nos familles et de nos sociétés. Mais au-delà des fleurs, des cadeaux et des messages d'affection, cette célébration porte une symbolique profonde qui mérite d'être rappelée.

La mère est universellement associée à la vie. Elle représente l'origine, la protection, la transmission et l'amour inconditionnel. Dans la plupart des cultures du monde, la maternité est considérée comme l'un des piliers de la cohésion sociale. La mère est souvent la première éducatrice, celle qui transmet les valeurs, les repères et les principes qui guideront l'enfant, l’adulte de demain, tout au long de son existence.

La symbolique de la Fête des Mères dépasse toutefois la seule maternité biologique. Elle célèbre également les valeurs traditionnellement associées à l'amour maternel : le don de soi, la patience, la résilience, la générosité et la capacité à prendre soin des autres. Ces qualités se retrouvent chez de nombreuses femmes qui, sans avoir donné naissance à un enfant, jouent un rôle maternel auprès de leurs proches, de leur communauté ou des personnes vulnérables qu'elles accompagnent.

En Afrique, et particulièrement en Côte d'Ivoire, la figure maternelle occupe une place centrale dans la famille et la communauté. Bien au-delà de son rôle biologique, la mère est conseillère, médiatrice, gardienne des traditions et moteur du développement familial. Dans de nombreuses communautés, elle est le socle sur lequel repose l'équilibre du foyer.

Elle est la garante de la réussite sociale de ses enfants, en ce qu’une bonne mère est une épouse modèle : soumise à l’époux, muette, endurante face à toutes épreuves, obéissante et généreuse à l’égard de la belle famille. Les enfants d’une épouse modèle, sont bénis, et doués pour relever les défis et « réussir leur vie ».

Pourtant, discrète, dans l’ombre de l’époux, elle fait de la nuit, la meilleure conseillère dans la famille ou la communauté. 

Reine -Mère, génitrice du chef ou du roi, elle partage l’exercice du pouvoir politique, spirituel et social dans certaines communautés, Elle gouverne aux côtés des hommes, conseille le roi, tranche les litiges, et agit comme la gardienne suprême des traditions et des lignages.

Cette journée invite donc à reconnaître les sacrifices souvent invisibles consentis par les femmes. Entre responsabilités familiales, activités professionnelles et engagement communautaire, elles assument quotidiennement de multiples rôles dont l'importance est parfois sous-estimée. La Fête des Mères devient alors un moment privilégié pour exprimer gratitude et reconnaissance envers leur contribution essentielle au bien-être collectif.

Cette célébration est aussi une occasion d'avoir une pensée particulière pour celles qui n'ont pas connu la maternité, volontairement ou non. Leur valeur ne se mesure pas à leur capacité à enfanter mais à leur contribution humaine, sociale, professionnelle et affective. Une femme ne se définit pas uniquement par la maternité ; elle se définit également par ses talents, ses engagements, ses aspirations et son impact sur la société.

Mères biologiques, mères nourrices, mères de cœur, mère de charité, commerçantes, personnel de maison, ingénieures, intellectuelles, cultivatrices, cheffes d’entreprises, femmes politiques, championnes sportives, déterminées à concilier tradition, modernité, et technologies de pointe…Nous sommes des Femmes 2.0

C’est pourquoi, célébrer les mères aujourd’hui ne saurait se limiter à une seule journée dans l'année. La véritable portée de cette fête réside dans notre capacité à traduire cette reconnaissance en actions concrètes. Valoriser les mères signifie garantir leur accès à l'éducation, à la santé, à un travail décent, à la protection sociale et à la participation aux décisions qui concernent leur avenir et celui de leurs familles.

Dans un monde où de nombreuses femmes continuent de faire face à des discriminations, à des violences et à des inégalités persistantes, la Fête des Mères constitue également un rappel de la nécessité de poursuivre les efforts en faveur de leurs droits. Honorer les mères, c'est défendre la dignité de toutes les femmes.

À travers le monde, les mères demeurent des symboles de force et d'espérance. Elles incarnent la capacité à surmonter les épreuves, transmettre l'amour et  préparer les générations futures à construire des sociétés plus justes et plus solidaires.

En cette Fête des Mères, rendons hommage à toutes les femmes : les mères, les éducatrices, les protectrices, les bâtisseuses de paix et les modèles du quotidien. Leur engagement silencieux contribue chaque jour à façonner un avenir meilleur pour nos familles, nos communautés et nos nations.

A cet effet, mettons encore plus de force dans l’éducation des filles, car une fille instruite devient une femme en capacité de faire des choix éclairés, de participer à la vie économique, de préserver sa santé, d’investir dans l’éducation de ses enfants et de contribuer durablement au développement de son pays.

Mettre fin aux interruptions de scolarité des filles, favoriser des formations qualifiantes pour les femmes, permettra d’améliorer la représentation des femmes en politique, réduire les inégalités économiques, modérer le poids des traditions et normes sociales qui pèsent encore sur l’application réelle des lois d’autonomisation des femmes et d’élimination de pratiques discriminatoires.

Bonne fête, pour une meilleure prise en compte des droits des Mamans de tout bord.

 

Fatou FADIKA COULIBALY,

Pour OSAF

Association d’Assistance et de Soutien aux Femmes et aux familles en Côte d’Ivoire

 

sabato 30 maggio 2026

MELAGGIUSTI MESSINA

 


TRASPARENZA, IL PRIMO BANCO DI PROVA



 Alla nuova amministrazione di Alì Terme l’augurio di un lavoro proficuo. Ma la fiducia dei cittadini passa anche dalla pubblicazione degli atti e dalla trasparenza delle scelte.


Dissonanzesud rivolge al nuovo sindaco di Alì Terme e alla sua giunta un sincero augurio di buon lavoro.
 Lo fa nello spirito che anima questo blog online, dedicato a cultura, politica, attualità e sport, ma soprattutto all'osservazione civica del territorio e della vita pubblica.
Dissonanzesud.com è una voce della provincia di Messina al servizio della partecipazione e del diritto dei cittadini a conoscere. 
Una sorta di sentinella civica. 
Le democrazie mature hanno bisogno di osservatori indipendenti e di voci che sappiano esercitare un controllo costruttivo sull'azione pubblica.
 Per questo ricordiamo un principio essenziale: la comunicazione istituzionale non è un monologo, ma uno scambio tra amministrazione e cittadini. 
Il luogo di questo incontro è il sito istituzionale, dove gli atti pubblici devono essere accessibili e consultabili.
 Non a caso questo luogo si chiama "Amministrazione Trasparente ".

È con questo spirito, e non con intento polemico, che abbiamo deciso di iniziare il nostro lavoro di osservazione civica. 
Esistono atti amministrativi di cui molti parlano, che alimentano discussioni e interrogativi, ma che pochi hanno avuto modo di leggere integralmente. Pensiamo, ad esempio, agli affidamenti relativi al servizio di igiene urbana, alla gestione del verde pubblico . 
 Documenti che appartengono alla sfera pubblica e che meritano di essere facilmente accessibili.

Non per chiedere una cortesia alla nuova amministrazione, ma per richiamare un principio che precede ogni colore politico.

 La trasparenza non nasce dalla benevolenza di chi governa: è un obbligo di legge.
 E quando per anni gli atti diventano difficili da reperire, gli aggiornamenti rallentano e il sito istituzionale smette di essere il diario pubblico dell'amministrazione, si crea un vuoto informativo che va colmato.
 Anche per questo la normativa prevede responsabilità precise nella gestione e nell'aggiornamento dei contenuti. 
La fiducia dei cittadini non si costruisce con le dichiarazioni, ma con la regolare pubblicazione degli atti che consentono a tutti di conoscere e valutare l'azione amministrativa. ♓

CARO CATENO, Lettera aperta a Cateno De Luca

 


DOPO IL VOTO, ONOREVOLE, SERVE UNA VISIONE


Sud chiama Nord ha vinto le elezioni. Ora la Sicilia aspetta qualcosa di più difficile: una direzione di marcia.


Onorevole De Luca,

Le scriviamo il giorno dopo: quando si sono spenti i riflettori della campagna elettorale e sono iniziati quelli, più interessati, della politica. Venerdì scorso, sulla Gazzetta del Sud, ha scelto Rossini per raccontare il momento: «Tutti mi cercano, tutti mi vogliono». Una citazione felice. Perché le urne hanno trasformato un'intuizione in un fatto: Sud chiama Nord è ormai una realtà con cui tutti devono fare i conti, da Messina a Palermo. Ma, prima ancora del consenso, c'è un merito politico che vale la pena riconoscere. Le operazioni-verità condotte a Taormina, spesso scomode, hanno riaffermato un principio che nel Mezzogiorno sembra talvolta dimenticato: amministrare non significa piegare l'interesse pubblico a quello privato. La sua insistenza sul pagamento di IMU e TARI non è fiscalismo. È il richiamo a un patto civile elementare. I tributi sostengono servizi, decoro, sicurezza, welfare locale. Chi pretende tutto senza contribuire non esercita un diritto: scarica sugli altri il costo della propria furbizia. Per troppo tempo la politica ha coltivato le aspettative e trascurato i doveri. Nel suo caso si è intravista, finalmente, una ricerca di equilibrio tra le une e gli altri. Chapeau. 

Da questa esperienza potrebbe nascere qualcosa di più utile: un codice etico volontario per i Comuni del suo movimento. Un patto di coerenza pubblica che richiami il principio scolpito nell’epigrafe de "La Plebe", primo quotidiano espressione del socialismo umanitario dei primi anni dell'ottocento: 
Non esiste diritto senza dovere, né dovere senza diritto
È curioso che per ottenere una licenza commerciale siano necessari controlli e certificati, mentre per amministrare milioni di euro pubblici basti il voto. 
Retribuzioni degli eletti, obblighi tributari verso l’ente amministrato, trasparenza sulle indennità: tutto è già previsto dalla legge, ma spesso osservato con la stessa discontinuità con cui si versa la TARI. Trasformarlo in costume amministrativo sarebbe il segno di una classe dirigente finalmente matura.
Ma il nodo vero è un altro. 

Lei sostiene che la questione non sia chi governerà la Regione, bensì quale Sicilia costruire. 
È un’affermazione condivisibile, purché si completi con una risposta. 

La Sicilia del 2026 perde abitanti, giovani e competenze. 
Messina rappresenta questo destino con particolare evidenza: meno residenti, meno laureati, meno lavoro qualificato.
 Una terra che forma talenti e li vede partire. 
Per questo la domanda dei siciliani non riguarda le alleanze o il governo Schifani, ma la direzione di marcia: quale modello di sviluppo immagina? Come arrestare l’esodo giovanile? Quale ruolo attribuire a università, energia e logistica nel Mediterraneo?

Onorevole De Luca, 
Il consenso può aprire le porte del governo; soltanto una visione, però, legittima l’ambizione di guidare una generazione. 

Vale allora una domanda: i governi Crocetta e Schifani sono stati davvero così diversi? 
Forse meno di quanto raccontino le appartenenze. Eppure la politica conserva ancora distinzioni essenziali.
 Chi può dimenticare il sacrificio di Falcone e Borsellino?
 Chi non ricorda Pio La Torre, assassinato per aver colpito i patrimoni mafiosi? 
Su terreni come questi destra e sinistra non coincidono. 
Sta a Lei riconoscere chi condivide quei valori e chi no. Da qui potrebbe nascere quell’unione di uomini liberi e forti che Lei stesso spesso richiama. 

Forse non ci risponderà. 
I nostri ventimila lettori sono poca cosa rispetto al Suo consenso elettorale. Pazienza. 
Gogol' osservava che al mondo non esiste nulla di più difficile che dire la verità a un uomo fortunato.
 Noi, più modestamente, ci limitiamo a porre delle domande. Il tempo, che è l’unico elettore davvero incorruttibile, si incaricherà della risposta.
Auguri

I FIGLI DI NESSUNO

a cura di Anna Lombardo A Messina il problema non è chi lascia la scuola. È chi ci resta senza imparare nulla. Nelle aree vulnerabili di Mes...