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lunedì 19 gennaio 2026

NORVEGIA , DANIMARCA E GROENLANDIA : IL GELO NON HA COLORE … QUASI UNA COMMEDIA DI EDUARDO



 Risiko senza occhiali 

Scambiare la Norvegia per la Danimarca non è una gaffe, è arte astratta. Trump scrive a Oslo per comprare la Groenlandia, trattando la sovranità nazionale come un bilocale in saldo a Manhattan. 

Il premier norvegese ride, i danesi piangono, e il mondo assiste attonito alla nascita della "geopolitica immobiliare". Non servono più ambasciatori, ma un bravo amministratore di condominio. 

Siamo ostaggi di una partita a Risiko giocata da qualcuno che ha perso i dadi e ignora la geografia.


COLTELLI, SILENZI E L'EDUCAZIONE SMARRITA

 MONDI FRAGILI


a cura di ANNA LOMBARDO 

Non sono i metal detector a scuola a fermare la violenza, ma la capacità di curare le ferite della società. L’accoltellamento a scuola, l’omicidio di Sara Campanella, l’efferato gesto di Giosuè Fogliano contro la madre — 112 coltellate — scorrono nella mente come scene di un teatro impossibile, eppure sono ragazzi, sempre ragazzi. Ragazzi italiani, italiani di seconda generazione. Ragazzi messinesi: tutti cresciuti a parole ruvide, linguaggi violenti, esegesi del cattivismo, irrisione del bon ton.

Intorno a loro le piaghe sociali avanzano silenziose: povertà materiale e culturale, famiglie sfibrate, scuole ridotte a contenitori vuoti. Eppure, piccole isole resistono: la mensa di Sant’Antonio, un gesto concreto in mezzo al nulla, perché altrove il pubblico, con i suoi debiti, lascia questi figli disgraziati a marcire nell’indifferenza.

I metal detector del ministro sono assurdi. A scuola come in carcere? Porte che si aprono e si chiudono: ma dove siamo arrivati?  Non fermiamo così il dolore; la violenza cresce prima nelle case, nei social, nei programmi televisivi, nell’ignoranza che scorre fluida come un fiume, inarrestabile. Il disagio adolescenziale nasce nella solitudine, nelle parole che feriscono, nella mancanza di cultura, nell’assenza di ascolto. 


Il governo ha alimentato la paura come si nutre una creatura artificiale, convinti di poterla governare. Come l’Homunculus di Goethe, essa è stata evocata per suscitare una domanda di sicurezza che il pugno duro — più teatrale che reale — potesse soddisfare a fini elettorali. Ma la creatura è sfuggita al controllo. Oggi la sicurezza si mostra sguarnita, e ancor più la prevenzione, rimossa dal discorso pubblico. Si chiamano in causa i sindaci, mentre la responsabilità risiede nel Ministero dell’Interno. La sicurezza, come la messa, richiede risorse: senza denaro non si celebra alcun rito. Fingere il contrario è ipocrisia, ed è vergogna.

Finché non si investirà davvero nell’umano, continueremo a inseguire coltelli e tragedie, sempre in ritardo, incapaci di proteggere chi dovrebbe essere il futuro.

SHEMEKIA COPELAND E IL FANTASMA DELLA CLOTILDA

 

a cura di Michele Lotta

 https://www.michelelotta.com/

Michele Lotta è musicista e musicologo per vocazione, già bancario per necessità. Per oltre trent’anni ha attraversato gli uffici del credito con il corpo, riservando la mente ad altre geografie: l’America profonda, la Louisiana, New Orleans, i quartieri neri dove il dolore storico e l’anelito alla libertà hanno preso forma sonora nel blues. Da quei canti originari nasce il jazz, linguaggio in perenne mutazione, che si ibrida con il country e, in una disarmonia fertile, genera il rock come espressione moderna del conflitto e dell’identità.

Lotta conosce la musica come l’enologo conosce il vino: non per collezione di etichette, ma per educazione dell’ascolto. Nella rubrica Bustina di Euterpe — la Musa della musica — propone eccitanti a bassa intensità: frammenti di storie, uomini e stili della musica che conta. Con una scrittura misurata, lieve e profonda, nutrita di memoria e consapevolezza storica, guida il lettore fuori dai circuiti commerciali verso quelle forme musicali che, nel jazz e nel blues, hanno rappresentato molto più di un genere: un sistema di pensiero, una pratica collettiva, un modo di abitare il tempo.


SHEMEKIA COPELAND E IL FANTASMA DELLA CLOTILDA


Una delle voci di colore più apprezzate del momento è senz'altro quella di Shemekia Copeland, figlia del famoso chitarrista texano Johnny Copeland, scomparso nel 1997. Le  sue doti le hanno fatto guadagnare il Blues Music Award 2020 come migliore cantante contemporanea. Dall'album "Uncivil War"ascoltiamo Il brano dedicato alla vicenda della nave Clotilda, l'ultima imbarcazione utilizzata per il trasporto degli schiavi dall'Africa, data alle fiamme ed affondata nel 1860 dal suo stesso comandante per farne sparire le tracce. La tratta degli schiavi era stata infatti resa illegale sin dal 1807 anche se negli Stati del Sud venivano ancora consentite le aste. Della nave rimase solo quella che si credeva essere una leggenda narrata da chi si trovava a bordo, prima che un grave fenomeno metereologico, a gennaio del 2018, la riportasse alla vista. Accorsa subito sul luogo, la Alabama Historical Commission raccolse gli elementi necessari per il riconoscimento della, fino ad allora, misteriosa Clotilda ufficializzandone così il ritrovamento e la veridicità delle narrazioni sulla stessa.


sabato 17 gennaio 2026

IL CACCIATORE DI AQUILONI

 



a cura di E. L. M. Irali


IL CACCIATORE DI AQUILONI


Khaled Hosseini racconta l’infanzia perduta di un Paese e la difficile arte della redenzione, con grazia narrativa e una crudeltà trattenuta che non smette do interrogare il presente.


Khaled Hosseini, medico afghano naturalizzato statunitense, scrive  "Il cacciatore di aquiloni" (2003), attingendo alla memoria storica e affettiva dell’Afghanistan. Il romanzo si apre su una Kabul oggi quasi impensabile: una città ancora laica, attraversata da differenze sociali ed etniche ma viva di rituali condivisi, come le gare di aquiloni. È l’Afghanistan prima della frattura storica: prima del colpo di Stato, dell’invasione sovietica del 1979, della guerra civile e dell’ascesa talebana. Hosseini non idealizza quel mondo, ma ne mostra la complessità, lasciando che sia la sua distruzione a produrre senso. La storia privata si innesta così nella Storia, e la perdita individuale diventa emblema di una catastrofe collettiva.

La vicenda di Amir e Hassan procede leggera come un aquilone e tagliente come il suo filo. Un atto di codardia, consumato in un vicolo di Kabul, separa per sempre due destini e condanna Amir a una lunga espiazione. Ma la colpa non è solo individuale: affonda in una violenza strutturale, nella gerarchia etnica e nel silenzio complice che precedono i regimi armati. Quando Amir torna in un Afghanistan devastato dal fanatismo, la redenzione assume la forma di un gesto concreto – salvare il figlio di Hassan – che è insieme riparazione morale e assunzione di responsabilità storica. Il romanzo dà un orizzonte di senso che va oltre il contesto geopolitico che lo ha generato. Perché, nel mondo senza musica, senza donne e senza aquiloni che Hosseini racconta, il vero sacrilegio non è la disobbedienza a Dio, ma la distruzione sistematica dell’umano.

TRASPORTI PUBBLICI E METRO : CONSIGLI PER VIAGGIARE SICURI

 SICUREZZA URBANA 



TRASPORTI PUBBLICI E METRO : CONSIGLI PER VIAGGIARE SICURI . 


di GIOVANNI IACONO *


I carabinieri continuano ad intensificare i controlli nelle metropolitane italiane, in particolare a Roma e Milano, per contrastare i borseggi con nuove strategie di prevenzione, arresti mirati e tecnologie avanzate come  scanner facciali. 

Le stazioni più affollate e turistiche sono presidiate da pattuglie in uniforme ed in borghese per identificare e fermare i borseggiatori. 

Sono in fase di implementazione scanner facciali, in particolare nelle stazioni metro di Roma e Milano, simili a quelli usati a New York e Londra per identificare sospetti e prevenire furti. 


Quali sono i consigli per viaggiare più sicuri in metropolitana?

1. Evitare di viaggiare nelle ore di punta perché sono i momenti ed i luoghi preferiti dai borseggiatori.

2. Portare lo zaino sul petto e tenere la borsa chiusa vicina al corpo.

3. I furti avvengono spesso al momento della chiusura delle porte, quando i ladri possono fuggire rapidamente.

4. I borseggiatori agiscono spesso in gruppo, creando confusione per distrarre la vittima 

5. Blocca la carta contactiess se sospetti un furto, anche se non noti subito l'ammanco.


In Sicilia le metropolitane sono meno diffuse, per cui i furti in metrò non sono così frequenti però non dobbiamo mai abbassare la guardia: che si tratti di tramvie, autobus o dei sistemi di trasporto locale, un po' di prudenza è sempre d'obbligo.


 * GIOVANNI IACONO 

Generale Carabinieri 

LA FARSA ARMATA DEL POTERE

 IL CORSIVO 


di PONZIO ACQUILA 

 LA FARSA ARMATA DEL POTERE


Quando una nazione nata dall’immigrazione dichiara guerra agli immigrati, la tragedia diventa grottesca. E il potere, cieco alla propria caricatura, finisce per arrestare i nativi e assolversi sparando.

Il potere reca sempre con sé una duplice vocazione: la tragedia e la farsa. E quanto più si fa violento, tanto più riesce a incarnarle entrambe con grottesca evidenza. L’accanimento degli Stati Uniti contro gli immigrati è, da questo punto di vista, un capolavoro di tragicommedia politica. 
Un paese nato dall’immigrazione, popolato dall’immigrazione e reso grande dall’immigrazione — da uomini e donne in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, dal proprio passato — oggi rinnega sé stesso e affida la propria identità a una guerra contro gli stessi stranieri che lo fondarono. Venite qui, faremo grande l’America. Andate via di qui, dobbiamo rifarla grande.

Non sono così ingenuo da credere che il mondo di oggi coincida con quello di tre secoli fa. 
Ma un potere appena consapevole coglierebbe la propria tragicità mentre ammanetta adolescenti per “ripulire” il paese e mentre spara a una madre di trentasette anni, salvo poi assolversi chiamandola terrorista.
 Il potere, se guardasse davvero, vedrebbe quanto la sua ferocia sia inseparabile dalla sua ridicolaggine.

IL COLTELLO E L’IMMAGINE

MONDI FRAGILI 

 a cura di Anna Lombardo




Un ragazzo ucciso a scuola, un altro consegnato per sempre al suo gesto.
La cronaca parla di una foto, ma la questione è più profonda.


Il fatto di La Spezia non chiede spiegazioni rapide, ma uno sguardo lungo. Non è la “banalità del movente” a inquietare, bensì la sua coerenza interna: una foto, una ragazza, uno sguardo rubato all’ordine simbolico delle cose. Nell’età in cui l’identità non è ancora formata, l’immagine diventa essere, e l’essere non tollera di essere negato. Qui, l’Io non possiede ancora strumenti simbolici per reggere la frustrazione: quando il linguaggio fallisce, il corpo parla. E parla male. La scuola, luogo deputato alla mediazione del senso, si scopre incapace di contenere ciò che la precede: un mondo emotivo lasciato a se stesso, privo di riti di passaggio, di educazione al limite, di alfabeti affettivi. 

La gelosia non è più sentimento, ma minaccia ontologica: se perdo l’immagine, perdo me stesso. Il coltello diventa allora un’argomentazione brutale, l’ultima, perché non ce ne sono altre. C’è in tutto questo una tragedia doppia, che sfiora il grottesco senza far sorridere: adulti che invocano più controlli mentre mancano di presenza, istituzioni che contano telecamere mentre non sanno più nominare il dolore. Pratchett avrebbe detto che il problema non è la follia, ma la sua perfetta normalità. Un ragazzo è morto, un altro ha distrutto la propria vita. E noi continuiamo a chiederci come, evitando la domanda più scomoda: che cosa non abbiamo insegnato a sentire.

APOLOGIA DI UN VUOTO A PERDERE

  Cronaca semiseria di un avatar nazionale che scambia il rumore per pensiero. L’Italia non è più un Paese: è una suggestione collettiva. Og...