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sabato 17 gennaio 2026

IL CACCIATORE DI AQUILONI

 



a cura di E. L. M. Irali


IL CACCIATORE DI AQUILONI


Khaled Hosseini racconta l’infanzia perduta di un Paese e la difficile arte della redenzione, con grazia narrativa e una crudeltà trattenuta che non smette do interrogare il presente.


Khaled Hosseini, medico afghano naturalizzato statunitense, scrive  "Il cacciatore di aquiloni" (2003), attingendo alla memoria storica e affettiva dell’Afghanistan. Il romanzo si apre su una Kabul oggi quasi impensabile: una città ancora laica, attraversata da differenze sociali ed etniche ma viva di rituali condivisi, come le gare di aquiloni. È l’Afghanistan prima della frattura storica: prima del colpo di Stato, dell’invasione sovietica del 1979, della guerra civile e dell’ascesa talebana. Hosseini non idealizza quel mondo, ma ne mostra la complessità, lasciando che sia la sua distruzione a produrre senso. La storia privata si innesta così nella Storia, e la perdita individuale diventa emblema di una catastrofe collettiva.

La vicenda di Amir e Hassan procede leggera come un aquilone e tagliente come il suo filo. Un atto di codardia, consumato in un vicolo di Kabul, separa per sempre due destini e condanna Amir a una lunga espiazione. Ma la colpa non è solo individuale: affonda in una violenza strutturale, nella gerarchia etnica e nel silenzio complice che precedono i regimi armati. Quando Amir torna in un Afghanistan devastato dal fanatismo, la redenzione assume la forma di un gesto concreto – salvare il figlio di Hassan – che è insieme riparazione morale e assunzione di responsabilità storica. Il romanzo dà un orizzonte di senso che va oltre il contesto geopolitico che lo ha generato. Perché, nel mondo senza musica, senza donne e senza aquiloni che Hosseini racconta, il vero sacrilegio non è la disobbedienza a Dio, ma la distruzione sistematica dell’umano.

TRASPORTI PUBBLICI E METRO : CONSIGLI PER VIAGGIARE SICURI

 SICUREZZA URBANA 



TRASPORTI PUBBLICI E METRO : CONSIGLI PER VIAGGIARE SICURI . 


di GIOVANNI IACONO *


I carabinieri continuano ad intensificare i controlli nelle metropolitane italiane, in particolare a Roma e Milano, per contrastare i borseggi con nuove strategie di prevenzione, arresti mirati e tecnologie avanzate come  scanner facciali. 

Le stazioni più affollate e turistiche sono presidiate da pattuglie in uniforme ed in borghese per identificare e fermare i borseggiatori. 

Sono in fase di implementazione scanner facciali, in particolare nelle stazioni metro di Roma e Milano, simili a quelli usati a New York e Londra per identificare sospetti e prevenire furti. 


Quali sono i consigli per viaggiare più sicuri in metropolitana?

1. Evitare di viaggiare nelle ore di punta perché sono i momenti ed i luoghi preferiti dai borseggiatori.

2. Portare lo zaino sul petto e tenere la borsa chiusa vicina al corpo.

3. I furti avvengono spesso al momento della chiusura delle porte, quando i ladri possono fuggire rapidamente.

4. I borseggiatori agiscono spesso in gruppo, creando confusione per distrarre la vittima 

5. Blocca la carta contactiess se sospetti un furto, anche se non noti subito l'ammanco.


In Sicilia le metropolitane sono meno diffuse, per cui i furti in metrò non sono così frequenti però non dobbiamo mai abbassare la guardia: che si tratti di tramvie, autobus o dei sistemi di trasporto locale, un po' di prudenza è sempre d'obbligo.


 * GIOVANNI IACONO 

Generale Carabinieri 

LA FARSA ARMATA DEL POTERE

 IL CORSIVO 


di PONZIO ACQUILA 

 LA FARSA ARMATA DEL POTERE


Quando una nazione nata dall’immigrazione dichiara guerra agli immigrati, la tragedia diventa grottesca. E il potere, cieco alla propria caricatura, finisce per arrestare i nativi e assolversi sparando.

Il potere reca sempre con sé una duplice vocazione: la tragedia e la farsa. E quanto più si fa violento, tanto più riesce a incarnarle entrambe con grottesca evidenza. L’accanimento degli Stati Uniti contro gli immigrati è, da questo punto di vista, un capolavoro di tragicommedia politica. 
Un paese nato dall’immigrazione, popolato dall’immigrazione e reso grande dall’immigrazione — da uomini e donne in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, dal proprio passato — oggi rinnega sé stesso e affida la propria identità a una guerra contro gli stessi stranieri che lo fondarono. Venite qui, faremo grande l’America. Andate via di qui, dobbiamo rifarla grande.

Non sono così ingenuo da credere che il mondo di oggi coincida con quello di tre secoli fa. 
Ma un potere appena consapevole coglierebbe la propria tragicità mentre ammanetta adolescenti per “ripulire” il paese e mentre spara a una madre di trentasette anni, salvo poi assolversi chiamandola terrorista.
 Il potere, se guardasse davvero, vedrebbe quanto la sua ferocia sia inseparabile dalla sua ridicolaggine.

IL COLTELLO E L’IMMAGINE

MONDI FRAGILI 

 a cura di Anna Lombardo




Un ragazzo ucciso a scuola, un altro consegnato per sempre al suo gesto.
La cronaca parla di una foto, ma la questione è più profonda.


Il fatto di La Spezia non chiede spiegazioni rapide, ma uno sguardo lungo. Non è la “banalità del movente” a inquietare, bensì la sua coerenza interna: una foto, una ragazza, uno sguardo rubato all’ordine simbolico delle cose. Nell’età in cui l’identità non è ancora formata, l’immagine diventa essere, e l’essere non tollera di essere negato. Qui, l’Io non possiede ancora strumenti simbolici per reggere la frustrazione: quando il linguaggio fallisce, il corpo parla. E parla male. La scuola, luogo deputato alla mediazione del senso, si scopre incapace di contenere ciò che la precede: un mondo emotivo lasciato a se stesso, privo di riti di passaggio, di educazione al limite, di alfabeti affettivi. 

La gelosia non è più sentimento, ma minaccia ontologica: se perdo l’immagine, perdo me stesso. Il coltello diventa allora un’argomentazione brutale, l’ultima, perché non ce ne sono altre. C’è in tutto questo una tragedia doppia, che sfiora il grottesco senza far sorridere: adulti che invocano più controlli mentre mancano di presenza, istituzioni che contano telecamere mentre non sanno più nominare il dolore. Pratchett avrebbe detto che il problema non è la follia, ma la sua perfetta normalità. Un ragazzo è morto, un altro ha distrutto la propria vita. E noi continuiamo a chiederci come, evitando la domanda più scomoda: che cosa non abbiamo insegnato a sentire.

venerdì 16 gennaio 2026

MESSINA. ROTONDE, CIVILTÀ CIRCOLARE

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ 

a cura di Roberto Barbera*



Al Nord e in Europa la rotonda è un gesto urbano: qui diventa un test di sopravvivenza quotidiana.


La cura del verde pubblico non è un vezzo da giardinieri domenicali: è un segno di civiltà, un criterio d’accesso ai fondi europei, una scelta di salute urbana e, non ultimo, un arredo che fa scorrere il traffico. Al Nord e in Europa la rotonda è una soluzione gentile: l’erba è tagliata, gli arbusti guidano lo sguardo, l’automobilista rallenta senza accorgersene. Nessuno parcheggia dove non deve, nessuno si sente furbo. La rotonda ordina, educa, pacifica. È un patto tacito tra cittadino e città: io rispetto lo spazio, lo spazio mi restituisce sicurezza. Persino l’estetica aiuta: il verde assorbe rumore, riduce stress, rende leggibile la precedenza. È urbanistica che non alza la voce.

Da noi, a Messina, la rotonda è prova provata di latitudine africana, ma senza l’eleganza del deserto: incuria del verde, parcheggi illegali dentro e fuori, vigili urbani invisibili come l’aria. Viale Europa è un girone dantesco: doppie file che diventano triple all’uscita, davanti all'ufficio postale, con auto in terza fila. Chi riesce a evadere dalla prigionia circolare imbocca via Catania e trova, all’improvviso, veicoli in divieto che occultano pedoni anche sulle strisce. Poi l’inferno prosegue: le bancarelle dell’ex mercato Vascone, piazzate davanti al Gran Camposanto, rendono impraticabile il resto della via. I commercianti non c’entrano: lì li hanno messi. Il vigile, se appare, fischietta e guarda altrove. Chapeau, Sindaco Basile. Dimettersi per tattica è poco; qui servirebbe vergogna amministrativa. Dovrebbe dimettersi perchè in tema di traffico Lei ha fallito. Si deve dimettere perché ha incasinato e messo a repentaglio l'incolumità di tutti: automobilisti, autisti, pedoni, commercianti. E la città, ancora una volta, perde la precedenza.

*Transport Planner 
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

CAPONE MON AMOUR


CAPONE MON AMOUR  di ROBERTO ANTONUCCIO


 Nello Stretto di Messina la lampuga non è semplicemente un pesce. È un parente. Uno di quelli che incontri spesso, che saluti con affetto, e che — proprio per questo — ti dispiace un po’ mangiare.

Qui la chiamano "capone". Ce n’è tanto, talmente tanto che nessuno ha il coraggio di dire che abbonda: si dice piuttosto che passa spesso a salutare. È bello, anche troppo. I suoi colori riflettono il cielo, il mare e quella striscia di spiaggia che sembra dipinta apposta per farlo risaltare. È un pesce che si lascia guardare. E i turisti, infatti, lo adorano.

Per loro è una scoperta. Qui invece lo trovano nel piatto, lucido e profumato, e lo mangiano con quella soddisfazione un po’ colpevole di chi sa di stare vivendo qualcosa che non gli appartiene del tutto.
E poi c’è Roberto Antonuccio, che è un con una responsabilità precisa: l’accoglienza. Accoglienza verso i forestieri, certo. E quindi il capone lo cucina per loro. Con cura. Con rispetto. Con quella diplomazia gastronomica che serve quando un pesce locale diventa ambasciatore.
Ma non solo per loro.
Perché noi il capone lo amiamo davvero.
Il capone è mon amour.


PASTA CON LAMPUGA (CAPONE) E CRUMBLE AGLIATO


Ingredienti (per 2 persone, o per 1 molto convinta):

- 180–200 g di pasta (lunga o corta: il capone non giudica);
- Carne ricavata da testa e spine di lampuga (già cotta e liberata da ogni rancore osseo)
200 g di pomodorini, allegri e collaborativi
- 1 spicchio d’aglio (discreto ma presente)
- Prezzemolo fresco q.b.
- Olio extravergine d’oliva q.b. (meglio se siciliano, ma non si offenderà nessuno)
- Sale e pepe quanto basta a non sembrare tristi.

Per il crumble (detto anche: la parte croccante che fa sembrare tutto più importante):
-  Mollica di pane grattugiata
- Spicchio d’aglio (o poco, se si deve parlare dopo)
- Prezzemolo tritato
- Sale
- Olio extravergine d’oliva

Procedimento

Si comincia sempre con calma, perché il capone non ama la fretta.
In una padella larga scalda l’olio extravergine e aggiungi l’aglio. Lascialo insaporire senza bruciarlo: deve convincere, non intimidire.
Unisci i pomodorini tagliati, sale e pepe, e lasciali raccontare la loro storia per 6–8 minuti, finché rilasciano un sughetto degno di fiducia.
A questo punto entra in scena la lampuga: la carne ricavata da testa e spine, già cotta e pazientemente pulita. Mescola con delicatezza, come si fa con chi ha già fatto molta strada. Due o tre minuti bastano, più una spolverata di prezzemolo per ricordare che siamo persone civili.
La pasta, nel frattempo, cuoce al dente. Tieni da parte un po’ della sua acqua: servirà a legare, come fanno le buone conversazioni.
Scola la pasta e versala nella padella. Manteca con decisione ma senza aggressività, aggiungendo acqua di cottura quanto basta per ottenere una cremosità che sembri naturale, anche se non lo è.
Il crumble si prepara a parte: olio in padella, mollica, aglio, prezzemolo e sale. Tosta finché diventa dorata e profumata, e smetti un attimo prima di pensare che sia pronta: è quello il momento giusto.
Finitura
Impiatta la pasta.
Cospargi con il crumble in modo generoso ma elegante.
Un ultimo tocco di prezzemolo fresco, e poi fermati a guardarla.
È un piatto che racconta lo Stretto, il mare, i turisti e noi.
E soprattutto racconta una verità semplice:
il capone si cucina per gli altri,
ma si ama per sé.



L’ALIMENTAZIONE ANTI CANCRO. LE EVIDENZE CLINICHE CHE SPIEGANO COME IL CIBO DIVENTA MEDICINA PREVENTIVA



 La Rivoluzione nel piatto , così la Dieta Mediterranea “addestra “ il nostro DNA contro il cancro . 



di AG Rizzo *



Il cancro è una malattia complessa, influenzata da una sinergia di fattori genetici e ambientali. 

Troppo spesso, però, la prevenzione viene confinata al solo screening. 

Ma c'è una verità potente che, come medico, amo condividere : il nostro stile di vita, e in particolare ciò che mettiamo nel piatto, è un formidabile strumento di prevenzione primaria . 

Dieta e Rischio Oncologico

Negli ultimi anni, la ricerca ha spostato l’attenzione da un singolo "super-cibo" miracoloso , a interi pattern alimentari


Il modello che emerge con la maggiore e più solida evidenza protettiva è la Dieta Mediterranea

Non è solo una tradizione culinaria; è un vero e proprio protocollo di salute.

Studi recenti, come la meta-analisi pubblicata su Nature Reviews Cancer (2023), confermano che l'adesione a un modello alimentare ricco di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, olio extra vergine d'oliva e pesce (e povero di carni rosse e , soprattutto, processate) è associata a una significativa riduzione del rischio per diversi tumori, in particolare del colon-retto, della mammella e della prostata .


Perché la Dieta Mediterranea è così efficace? Non si tratta solo di vitamine. I suoi benefici si esplicano a livello molecolare, influenzando processi chiave che possono inibire l'insorgenza e la progressione tumorale:


Azione Antinfiammatoria: 

L'olio EVO e i composti bioattivi (polifenoli) riducono l'infiammazione cronica, un terreno fertile per lo sviluppo delle cellule cancerose.


Modulazione del Microbiota: 

Le fibre alimentari nutrono i batteri intestinali “buoni”, che producono acidi grassi a catena corta (come il butirrato) capaci di proteggere la mucosa del colon.


Epigenetica: 

È l'aspetto più affascinante. 

I nutrienti agiscono come segnali che possono letteralmente accendere o spegnere i geni (tra cui gli oncosoppressori) senza alterare la sequenza del DNA. 

Le scelte a tavola possono così "istruire" le nostre cellule a difendersi meglio.

Capisco che il tema del cancro possa generare ansia. 

È per questo che è fondamentale affrontare la prevenzione con lucidità e ottimismo. Non stiamo parlando di divieti estremi, ma di scelte consapevoli e sostenibili

Il messaggio è incoraggiante , perché abbiamo un controllo maggiore di quanto pensiamo sulla nostra salute futura.

Iniziate oggi. 

Non è necessario stravolgere tutto, ma fare piccoli passi costanti; sostituire le fonti di grasso saturo con l'olio extra vergine d'oliva, aumentare la porzione di legumi e verdure, e limitare le carni processate a un'eccezione, non una regola.

Ricordiamo che l'alimentazione è un pilastro fondamentale, accanto all'attività fisica regolare e all'abolizione del fumo. 

Il vostro piatto non è solo nutrimento; è una strategia, un atto d'amore verso il vostro corpo e il vostro futuro.

*



ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...