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giovedì 1 gennaio 2026
domenica 28 dicembre 2025
ITALIANI? SE LI CONOSCI LI EVITI .
CORSIVO
di Ponzio Aquila
Siamo messi bene bene. Un’espressione che suona come un brindisi e invece è un referto clinico. Una sorta di specchio dell'anima nel quale guardare, capire come sono fatti gli italiani. Un servizio di elementare semplicità, pensato per chi non dispone del tempo — o, più onestamente, della voglia — di costruirsi un’opinione attraversando la vasta letteratura e la lunga storia delle nostre italiche genti, ce lo fanno le indagini sociologiche. L’ultima attestazione, anno 2025, reca la firma di LaPolis dell’Università di Urbino e appone il suo timbro definitivo: gli italiani non nutrono fiducia nelle istituzioni democratiche. O meglio, si fidano pochissimo e malvolentieri. Salvano, con indulgenza quasi affettiva, le Forze dell’ordine – 68 per cento – e il presidente Sergio Mattarella, che raccoglie un dignitoso 60 per cento. Poi il deserto.
La scuola viene bocciata da oltre metà del Paese, il Papa da una percentuale persino superiore. Da lì in avanti non è più una discesa, è un tracollo.
Niente fiducia nella Chiesa, nella magistratura, nel proprio Comune.
Le Ong non convincono, lo Stato ancor meno. L’Unione europea suscita sospetto, la Regione pure.
Gli imprenditori organizzati non piacciono, i sindacati neanche.
Le banche sono guardate con l’occhio con cui si osserva un portafoglio smarrito, il Parlamento con quello riservato ai relitti, i partiti con aperta diffidenza.
Il quadro è chiaro: non ci si fida della politica, dei preti, dei volontari, dei padroni, dei difensori dei lavoratori, della burocrazia, delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali. La ricerca non lo dice, ma è lecito scommettere che non ci si fidi nemmeno dei giornalisti. Né dei tassisti. Né dei commercialisti. Degli avvocati, degli agenti immobiliari, degli idraulici. Alla fine gli italiani non si fidano degli italiani. Perché ciascuno, conoscendo se stesso, sa che gli italiani se li conosci li eviti.
VIALE GIOSTRA, LA BRATELLA DEL CAOS
OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ
a cura di Roberto Barbera*
A Giostra la tangenziale è un labirinto tra cantieri e segnaletica assente.
Orientarsi a Messina richiede fortuna, coraggio e un pizzico di ironia.
Chi tenta di evitare il traffico di Messina imboccando la tangenziale di Giostra sperimenta un’avventura da romanzo picaresco. Segnaletica? Inesistente. Interruzioni per cantieri improvvisi? Ovunque. Immissioni in carreggiate a doppio senso di marcia? All’ordine del giorno.
Entrare a Messina da Giostra senza sapere se stai andando nella direzione giusta è normale: la segnaletica è solo un’idea vaga. Poi, finalmente, il miracolo: una biforcazione verso Catania o Palermo, che appare più per colpo di culo che per logica urbana.
Eppure, la responsabilità sarebbe chiara: il CAS dovrebbe segnalare, il Comune dovrebbe coordinare. Ma se nessuno lo fa, cosa resta ai cittadini? Niente. Nulla fanno le associazioni dei consumatori, nulla i comitati contro il parcheggio selvaggio, nulla i commercianti indignati. E noi, come al solito, restiamo peracottari impotenti, ad osservare il caos con un sorriso amaro. A Messina la mobilità non è un servizio, è una lezione di sopravvivenza quotidiana, tra improvvisazione, coraggio e ironia involontaria.
* Transport Planner
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.
L'EUROPA IN SALDO: COMPRI DUE VETI, PAGHI ZERO FUTURO
OBLÒ
Giorgia Meloni sogna un’Unione leggera, innocua e soprattutto indecisa: niente esercito, niente ministri, molte casse aperte. Un’Europa che non fa politica ma promozioni, forte coi sussidi e debole con la storia.
Vi è una coerenza quasi dandy nell’idea di Europa che Giorgia Meloni sembra coltivare: un’Unione che rinuncia alla forza per non doversi assumere il peso della responsabilità. Un’Europa elegante nella propria inazione, paralizzata da un diritto di veto difeso come fosse una virtù morale, ostinatamente contraria alle decisioni a maggioranza, perché decidere — si sa — espone sempre al rischio di avere torto.
Il rifiuto di una riforma istituzionale che introduca veri ministri europei degli Esteri, del Bilancio, della Concorrenza, e persino di un esercito comune con un proprio ministro della Difesa, complyeta questo ritratto dell’impotenza scelta. Un’Unione senza voce, senza muscoli e senza portafoglio non è una potenza: è un ufficio amministrativo con ambizioni da notaio.
L’Europa che Meloni sembra desiderare non è una comunità politica, ma una mera espressione geografica; al massimo, un supermercato della grande distribuzione, dove si acquistano beni comuni a prezzi scontati per i soci aderenti. Peccato che di supermercati il mondo sia pieno, e che molti non sopravvivano alla concorrenza.
Se tutto si riduce alla scontistica, perché mai un acquirente italiano, francese o tedesco dovrebbe fare la spesa nel supermercato europeo, quando quello americano o turco , libero da tutele sanitarie, garanzie e diritti , può offrire prezzi assai più bassi? Il portafoglio, raramente, conosce il patriottismo.
Così il supermercato Europa rischia il fallimento, e l’“Italietta” il ritorno a una marginalità servile, buona solo a fornire manodopera alle fucine altrui. Un’idea di mondo che piace anche a Donald Trump: un’Europa debole, divisa e dipendente. Il problema è che, senza una scelta di forza e di unità, l’alternativa non è la pace, ma l’irrilevanza. E quella, per quanto elegante, non ha mai salvato nessuno.
GLI AMANTI DI CASABLANCA: PASSIONE E LIBERTÀ
FATA MORGANA
a cura di E. L. M. IRALI
Tra vicoli stretti e caffè fumosi, si intrecciano amori proibiti e tensioni sociali.
Tahar Ben Jelloun racconta la vita delle donne in una società rigorosa.
Il desiderio e il corpo diventano strumenti di scelta e resistenza.
Nel cuore di Casablanca, città sospesa tra tradizione e desiderio, si muovono gli amanti del romanzo di Jelloun, che sfidano silenzi, norme e imposizioni familiari. Le donne, spesso relegate a ruoli marginali, trovano sottili vie di libertà: il corpo diventa spazio di affermazione e la sessualità un mezzo di rivendicazione personale, piccolo atto di ribellione in un contesto che vorrebbe definire e controllare ogni loro scelta. Tra passioni segrete e relazioni proibite, la trama mostra come il desiderio non sia mai solo sentimentale, ma anche strumento di emancipazione. Casablanca diventa così simbolo delle contraddizioni sociali, dove amore e libertà si intrecciano con coraggio e rischio, tracciando mappe invisibili di autonomia e resistenza.
sabato 27 dicembre 2025
SICUREZZA CONDIVISA
*SICUREZZA URBANA ISTRUZIONI PER L’USO*
a cura di GIOVANNI IACONO
_Prevenire senza allarmare, rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni._
Durante i periodi festivi , quando le città si svuotano e le chiavi di casa acquistano un’improvvisa dignità simbolica, è naturale che il tema della sicurezza torni a farsi sentire. Senza clamori, però, e senza immaginare scenari da assedio medievale.
Non serve allarmarsi né trasformare la propria abitazione in un fortino. È sufficiente praticare una prudenza gentile, fatta di piccoli gesti: una porta chiusa con cura, una luce lasciata accesa, un vicino fidato che ogni tanto dia un’occhiata. Più buone abitudini che paure organizzate.
In questi periodi le forze dell’ordine, e in particolare l’Arma dei Carabinieri, rafforzano la presenza sul territorio: pattuglie più frequenti, controlli mirati, attenzione alle ore notturne. Non perché la notte sia cattiva ; la notte, poveretta, fa quello che può, ma perché la prevenzione funziona meglio se arriva prima.
I Carabinieri non sono solo un numero da comporre a cose fatte, ma una fonte di consigli e indicazioni utili. Una presenza che accompagna e rassicura. Aiutano anche le tecnologie di sorveglianza, se usate con misura. Ma decisiva resta la collaborazione dei cittadini: segnalare ciò che non convince, con calma e buon senso, rende tutti più sicuri.
Questo vademecum parla a chi una casa ce l’ha e la protegge, e anche a chi una casa non ce l’ha o ce l’ha fragile. Perché la sicurezza è una faccenda condivisa: delle famiglie, delle strade, delle uniformi che le percorrono. La prevenzione continua anche nei giorni di festa.
Con prudenza, fiducia e un filo d’ironia: perché la sicurezza, quando diventa ansia, smette di essere sicurezza.
Giovanni Iacono
Generale dei Carabinieri
mercoledì 24 dicembre 2025
ZOLFO, PROMESSE E MACERIE
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