Messina e la sua provincia sono l’emblema di una crisi demografica e sociale che le statistiche ufficiali non possono più nascondere.
Negli ultimi anni la popolazione è diminuita costantemente, con un saldo naturale negativo che vede i decessi superare di gran lunga le nascite, ed un’età media della popolazione che si avvicina ai 47 anni.
Questa desertificazione demografica si intreccia con un mercato del lavoro incapace di trattenere i giovani perché l’occupazione giovanile resta drammaticamente bassa in Sicilia con tassi di disoccupazione tra i 18 e i 29 anni che superano il 37%, più del triplo rispetto alla media europea ed estremamente superiore a quella nazionale.
In provincia di Messina, storicamente fanalino di coda per occupazione, la difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro grava da anni su intere generazioni, e nei grandi centri urbani i giovani senza occupazione e senza prospettive rappresentano una quota allarmante della popolazione.
Nel capoluogo lo spettro della disoccupazione complessiva ha raggiunto livelli che superano il 35%, con una quota altissima di contratti precari e temporanei. Questi numeri non sono freddi grafici, ma sono ragazzi e ragazze che non trovano lavoro, non comprano casa, non fanno figli, e, soprattutto, non vedono alcun futuro qui.
La responsabilità politica è pesante.
Tasse locali tra le più alte d’Italia, iter burocratici paralizzanti per imprese e start-up, servizi pubblici in affanno e piani occupazionali senza sostanza contribuiscono ogni giorno a spingere i giovani oltre lo Stretto e oltre i confini nazionali.
Non è destino naturale: è scelta di impotenza, di inerzia. I numeri ufficiali lo dicono, e dovrebbero scuoterci.
I dati ufficiali parlano chiaro: meno giovani, meno lavoro, meno futuro.
Ma dietro ogni statistica c’è una persona che ha fatto la valigia, una famiglia che resta, una comunità che si svuota.
Se pensi che lo spopolamento non sia un destino ma una responsabilità politica, fai sentire la tua voce.
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