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venerdì 12 dicembre 2025

DIO, PATRIA E MIGRAZIONE: L'IPOCRISIA A PIEDE LIBERO

OBLÓ 



 I vescovi col "Rapporto Migrantes" bocciano il “modello Albania” e ricordano che accogliere i migranti non è un rito, ma un imperativo morale. Un dovere cristiano.

Il Rapporto Migrantes della Conferenza episcopale italiana è un campanello d’allarme che suona lontano dai rituali della politica. L’Italia è fanalino di coda in Europa per accoglienza e diritti dei rifugiati: lungaggini burocratiche, file della vergogna, zone di non-essere. Eppure i governanti baciano crocifissi in piazza, invocano la Madonna Immacolata e proclamano fedeltà alla triade Dio-Patria-Famiglia, inchinandosi davanti alle gerarchie ecclesiastiche. 


La Chiesa, invece, osserva dall’altra sponda: boccia il “modello Albania” come laboratorio di opacità e controllo, denuncia l’inefficacia politica trasformata in disciplina sociale e ricorda ciò che le parole vuote dei leader ignorano. Come dice Gesù nel Discorso sul Giudizio Universale: “Fui straniero e mi accoglieste… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. L’accoglienza non si misura con i crocifissi sventolati, ma con il rispetto della dignità umana. E qui, nel laboratorio albanese e nelle file italiane, la Chiesa ci ricorda che la misericordia non è un ornamento, ma un imperativo.

giovedì 11 dicembre 2025

L’esame di ammissione a Medicina invece di eliminare il numero chiuso ha materializzato il filtro che filtra tutto… anche i sogni , tranne i problemi del sistema

di AG Rizzo 





Ogni anno il test di ingresso alla facoltà di Medicina torna puntuale, come l’inflazione e le riunioni inutili. 

Migliaia di studenti si giocano il futuro rispondendo a quiz che spesso hanno più a che fare con la logica da escape room che con la cura delle persone. 

L’obiettivo sarebbe selezionare “i migliori”, ma il risultato somiglia più a una lotteria nazionale travestita da meritocrazia.


Intanto il sistema sanitario cerca medici ovunque, tranne tra i ragazzi che vorrebbero diventarlo, perché quelli restano fuori, in fila, mentre gli ospedali restano vuoti. 

Un capolavoro di pianificazione! 

mancano professionisti, ma il numero chiuso resta sacro. Così si perde chi ha passione, mentre si premia chi sa a memoria nozioni che non userà mai con un paziente vero.


Dietro ogni bocciatura c’è una storia di sacrifici,  costi economici   e sogni infranti . Poi, paradossalmente, molti di quei ragazzi esclusi dai quiz , studiano all’estero e tornano in Italia da medici apprezzatissimi. 

Il test filtra, sì… ma filtra la “ volontà di autodeterminarsi “ e mortifica la realizzazione dei sogni di vita . 


L’esame filtro per Medicina è diventato il simbolo di un Paese che non riesce a decidere se vuole davvero investire sul suo futuro sanitario e sul futuro dei giovani , o continuare a fingere che basti un quiz per produrre buoni medici.

mercoledì 10 dicembre 2025

ZUCCA IN AGRODOLCE

 Monti & Sapori




 ZUCCA IN AGRODOLCE


Le feste stanno arrivando, inevitabili come una vecchia zia che bussasse alla porta. E come ogni anno, riecheggia la celebre domanda: “Cosa cucino?”. Non solo per le grandi tavolate, ma persino per i pranzi in cui il solo invitato è la propria fame.


Oggi vi propongo un piccolo prodigio della tradizione siciliana: la zucca in agrodolce. È uno di quei piatti che unisce il passato al presente, materie prime di stagione ed economia domestica, perché, diciamocelo, risparmiare è una forma d’arte. Gli arabi, che un tempo calpestarono queste terre, ci hanno insegnato che il dolce e l’acido possono camminare mano nella mano, e noi, diligenti discepoli, continuiamo a seguirli.


Ingredienti:


1 kg di zucca rossa


Olio extravergine di oliva


80 ml di aceto di vino rosso


4 cucchiaini di zucchero semolato


2 spicchi d’aglio in camicia


Menta fresca


Sale e pepe q.b.



Procedimento:

Lavate la zucca, spellatela come se steste togliendo i pensieri inutili, e tagliatela a fette regolari, spesse circa un centimetro. In una padella, fate dorare lentamente l’aglio nell’olio, finché non prende un colore che ricorda il sole al tramonto, e poi liberatene la padella.

Friggete le fette di zucca a fiamma vivace, girandole con delicatezza. Devono solo abbronzarsi, non sciogliersi in lacrime di cottura e rimpianti. Mettetele da parte, e ripulite la padella come se steste cancellando errori del passato.


Mescolate aceto e zucchero in un bicchiere. Versate un filo d’olio nuovo nella padella, adagiatevi la zucca e, a fiamma bassa, lasciate scivolare sopra l’aceto zuccherato. L’odore pungente dell’aceto svanirà, lasciando posto a un profumo dolce e deciso, un po’ come la vita stessa.


Se volete osare, terminate con olive nere, capperi e qualche filo di peperoncino: un piccolo fuoco d’artificio sul piatto.


Ecco fatto: una zucca in agrodolce che è insieme memoria, festa e un pizzico di ironia culinaria.

martedì 9 dicembre 2025

L’ombra del risiko bancario sulle pensioni dei medici




La Fondazione Enpam gestisce oltre 25 miliardi di euro che sono i risparmi previdenziali di centinaia di migliaia di medici e odontoiatri. 

Un patrimonio enorme, costruito con i contributi versati in decenni di lavoro, che oggi rende l’ente uno dei maggiori investitori istituzionali italiani.


Negli ultimi anni Enpam ha investito anche nel settore bancario. È azionista di Monte dei Paschi di Siena con una quota variata nel tempo tra lo 0,5% e poco meno del 2%, e detiene circa l’1,98% di Mediobanca. Partecipazioni che, pur non essendo di controllo, collocano la cassa dei medici nel cuore del risiko bancario in corso.


Nel 2022 Enpam ha partecipato all’aumento di capitale di Mps, allora controllata dal Ministero dell’Economia. L’operazione, realizzata tramite il “Portafoglio Strategico Italia”, ha generato una plusvalenza di circa il 20% in pochi mesi, risultato rivendicato dall’ente come prova di una gestione attenta ed efficace.


Oggi il Tesoro non è più azionista di controllo di Mps, ma il suo ruolo nelle recenti operazioni bancarie è finito sotto l’attenzione della magistratura, che indaga su possibili irregolarità nel riassetto del sistema. Il Mef ha smentito qualsiasi interferenza.


Enpam, dal canto suo, ha negato ogni coinvolgimento in presunte cordate per l’acquisto di nuove quote Mps e ribadisce una strategia basata su diversificazione e prudenza. Resta però il dibattito se sia giusto che una cassa previdenziale sia esposta alla potenziale volatilità del settore bancario?


Una domanda legittima, già sollevata in passato dai sindacati, che riguarda non solo la finanza, ma la fiducia di chi affida a Enpam il proprio futuro pensionistico.

LA BANALITÀ DEL MALE: QUANDO L'ORDINARIO DIVENTA ORRIBILE

 FATA MORGANA



a cura di  E. L. M. Irali *



 Rileggere Hannah Arendt oggi significa guardare il mondo con occhi lucidi, riconoscendo il male nelle azioni quotidiane di chi si limita a “seguire la vulgata".


Il libro “La banalità del male” di Hannah Arendt, scritto negli anni Sessanta sul processo a Adolf Eichmann, torna incredibilmente attuale. Oggi, Vladimir Putin e Donald Trump appaiono più vicini che mai, quasi sovrapponibili nel contrastare l’Unione Europea, un progetto ambizioso che ambiva a creare uno Stato unitario, capace di integrare il lascito dell’Illuminismo, il meglio della tradizione liberale, il rispetto dei diritti umani e il più florido mercato europeo. Mentre guerre di conquista devastano l’Ucraina, teorie nazionaliste e sovraniste riecheggiano globalmente, e conflitti religiosi insanguinano Sudan e Medio Oriente, Arendt ci ricorda che il male non ha bisogno di mostri: basta la mediocrità di chi obbedisce senza pensare. I crimini nazisti diventano allora simbolo di ogni contesto in cui l’uomo rinuncia a giudicare le proprie azioni. In queste pagine, il male appare superficiale, banale eppure devastante: leggerlo oggi è una lezione sulla responsabilità, sulla coscienza e sul pericolo della regressione storica.


•⁠ ⁠Amante dei libri

IL GIGANTE CADUTO. LA PARABOLA DI UN POTENTE

 OBLÒ



 Francesco Stagno D'Alcontres, da Principe, Primario e Pluriparlamentare,  12-14 mila euro al mese. Eppure, secondo le accuse della Procura , chiedeva il pizzo. L’incredula città osserva.


Francesco Stagno D’Alcontres, erede di una famiglia che ha governato Messina dalla cattedra allo scranno bancario, ex primario e parlamentare per quattro legislature, porta a casa, tra pensione parlamentare e universitaria, almeno 12-14 mila euro al mese. Eppure, secondo le accuse della Procura di Messina, si sarebbe ridotto a fare il piccolo criminale: chiedere il pizzo. Come sia possibile, resta un mistero per l’incredula opinione pubblica. Il meccanismo è quasi sociologico: chi cresce tra porte scorrevoli e posizioni di comando interiorizza la convinzione che le regole non valgano per sé. Il denaro non è bisogno, ma simbolo di controllo e conferma del potere. Chiedere fondi a fornitori diventa una routine, un atto amministrativo, un piccolo test di obbedienza e soggezione.


La comicità tragica sta nel contrasto: un gigante politico e medico, già economicamente assicurato, che si riduce a pratiche da novellino della delinquenza, come se il potere ereditato non bastasse e l’unico modo per sentirsi ancora padrone fosse “ripassare” i rudimenti del crimine. Un atto banale, eppure carico di grottesco simbolismo.

MESSINA, LA REPUBBLICA INDIPENDENTE DELL'INFRAZIONE

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ




di Roberto Barbera *



 Città dove le regole sono facoltative

e il caos è politica pubblica.


In qualunque città normale il Codice della Strada è legge. A Messina è un folklore. Qui la sovranità non appartiene allo Stato, ma all’automobilista armato di indifferenza. Parcheggia dove vuole, invade incroci, blocca tram, soffoca autobus. E lo fa sereno: tanto un vigile urbano non si vede mai. Su un organico teorico di centinaia di agenti, la maggior parte marcisce negli uffici: in strada resta una pattuglia simbolica, utile solo a ricordarci che la divisa esiste, non che funziona.


Il risultato è una città dove l’infrazione non è eccezione: è sistema operativo.

Una comunità che ha rinunciato all’idea stessa di ordine, pagando il prezzo in traffico, insicurezza, inquinamento, degrado, inefficienza, perdita economica. La civica indisciplina costa, eccome se costa. Ma basterebbe un atto di volontà: ristabilire la sovranità del Codice della Strada e del Codice Penale, farli applicare sul serio, trasformare la sanzione in deterrenza e la legalità in abitudine. Il Comune incasserebbe persino denaro, utile a curare strade, marciapiedi, trasporti e sicurezza.


Ma tutto parte da qui, dal gesto che nessuno compie da decenni: dire che la città non è una giungla, e trattarla di conseguenza.

Primum civilizare urbem, deinde vitam meliorem designare.


* Transport Planner 

Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

HIKIKOMORI A MESSINA . LA SOLITUDINE CHE DIVENTA RIFUGIO QUANDO IL MONDO FA PAURA

 MONDI FRAGILI


di Anna Lombardo


 Una generazione che si ritira, una città che prova a guardarla in faccia.



A Messina, il ritiro sociale giovanile non è più un fenomeno lontano. Giovani tra 15 e 30 anni scompaiono… non per un viaggio mistico, ma nella loro stanza, con la porta chiusa al mondo. Questo è l’hikikomori: fuga silenziosa da una società che chiede troppo, troppo presto. Non pigrizia, ma ansia sociale, pressioni scolastiche e famiglie tra rigore e iperprotezione, con il conforto della tecnologia. Il Palacultura Antonello ha ospitato un convegno promosso dall’Associazione Hikikomori Italia e dall’Istituto “Salvo D’Acquisto”, con l’ASP e la medicina territoriale al centro dell’iniziativa. 


Non basta aspettare chiamate: occorrono osservatori sul territorio — scuole, associazioni, servizi sociali — che segnalino i ragazzi invisibili ai radar. E una volta individuati? Serve azione concreta: supporto psicologico, percorsi graduali di reinserimento e accompagnamento delle famiglie. Tutto questo richiede risorse. La politica deve fare scelte: ridurre bonus inutili e destinare fondi veri al sostegno dei giovani. Inoltre, tasse di scopo sulle industrie le cui sostanze sono scientificamente accertate come dannose — alcol, sigarette, zuccheri raffinati — potrebbero finanziare programmi di supporto e prevenzione per gli hikikomori, trasformando profitti rischiosi in tutela concreta della salute mentale e sociale.

Solo così Messina può provare a restituire a questi ragazzi il contatto con la vita, con le relazioni e con il mondo che li circonda.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...