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sabato 4 aprile 2026
CLAUDIA CONTE, LA RETE INVISIBILE
IL SOVRANISMO ALL'ITALIANA, OVVERO L'ARTE DEL BOOH?
F. A.
Il referendum sulla giustizia rivela la fragilità di un governo che governa senza infamia e senza lode e pensa poco.
Tre anni e mezzo di governo, una riforma respinta e una domanda che aleggia nell'aria come profumo stantio: che cos'è, in fondo, il destra-centro di Meloni? Nel 2022 l'Europa sobbalzò. I più inclini all'isteria presagivano olio di ricino; i più moderati una deriva orbaniana. Si sbagliavano, com'è loro consuetudine. Meloni tenne i conti, giocò in Europa con solerzia atlantista, e l'Occidente si calmò. Resta però una domanda cui il pragmatismo non sa rispondere: dopo quarant'anni di opposizione, il sovranismo italiano sa ancora cosa vuole essere?
Il bilancio ideologico, a guardarlo senza compiacenza, è piuttosto magro. L'unico terreno dove il sovranismo si è fatto carne è quello delle politiche migratorie. Su tutto il resto, l'identità nazional-conservatrice si è risolta in liturgia: lamentele sull'egemonia culturale della sinistra e deferente ripetizione del canone ottocentesco, senza che nessuno si prendesse la briga di aggiornarlo. La riforma giudiziaria, presentata come liberale da un esecutivo le cui politiche securitarie avevano avuto ben poco di liberale, ne è l'emblema: il segno di una transizione non digerita tra il berlusconismo e qualcosa che non ha ancora trovato nome.
C'è chi sostiene che fosse inevitabile, e forse ha ragione. Le idee scarseggiano ovunque ,persino gli americani, con ben maggiore potenza intellettuale, hanno prodotto intorno al trumpismo pensieri di modesta fattura. L'Italia, stretta tra vincoli europei e spazi ridotti, non poteva fare di meglio. Navigare pragmaticamente il presente è, bisogna riconoscerlo, il vero talento di Meloni. Il problema è che il pragmatismo funziona bene con il vento in poppa: alla prima bonaccia, l'assenza di bussola diventa un peso. E suggerisce che questo governo sia destinato ad accompagnare il Paese fino al termine della legislatura , con competenza, certo, ma senza mai domandarsi dove.
venerdì 3 aprile 2026
SINDACI SENZA BUSSOLA, COMUNI SENZA LEGGE
Forza d'Agrò, specchio fedele di un'Italia municipale che prospera nell'opacità e nell'impunitànger contro tutti.
giovedì 2 aprile 2026
LA NATO, TIGRE DI CARTA
F. A.
Trump smonta la deterrenza atlantica: e Mosca applaude.
C'è qualcosa di sublime nel modo in cui Donald Trump smonta decenni di architettura difensiva con la disinvoltura di chi restituisce una cena fredda al cameriere. Le sue dichiarazioni sulla possibile uscita americana dalla Nato e sulla definizione dell'Alleanza come "tigre di carta" — mutuata, con candore disarmante, dal lessico maoista — potrebbero sembrare pezzi di repertorio.
Eppure stavolta qualcosa è cambiato: non nel tono, ma negli effetti. La deterrenza non è un edificio che crolla sotto le bombe; è una candela che si spegne al soffio.
Il destinatario più grato siede al Cremlino. Putin, che da anni coltiva l'obiettivo di separare le due sponde dell'Atlantico, ha ricevuto da Washington un omaggio su piatto d'argento: la Casa Bianca che dichiara l'Europa partner inaffidabile, Rubio che annuncia una revisione della partecipazione americana all'Alleanza, Vance che annuisce soddisfatto.
Agli europei restano il disorientamento, le forzature, la pretesa di trascinare un'alleanza difensiva in avventure offensive prive di base giuridica — e la fastidiosa sensazione di essere stati invitati a cena per poi ricevere il conto.
Il quadro non lascia spazio all'ottimismo. Gli unici capaci di ricondurre Trump a qualche razionalità sembrano essere i consumatori americani, che saldano il suo estro geopolitico alla pompa di benzina. Per gli europei, l'imperativo resta costruire autonomia — difensiva, tecnologica, politica — preservando quel sistema transatlantico su cui hanno fondato decenni di pace. Un equilibrio difficilissimo, da raggiungere in fretta, con una leadership ancora troppo divisa. Come sempre, nei momenti peggiori.
OGGI IL MONDO SI COLORA DI BLU , MA L’AUTISMO È UN UNIVERSO DI INFINITI COLORI
di AG RIZZO *
Troppo spesso si parla di autismo come di una "malattia" da sconfiggere.
In questa Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, vogliamo cambiare prospettiva: l’autismo non è un guasto da riparare, ma un modo diverso di percepire, elaborare e interagire con il mondo.
Essere "nello spettro" significa navigare la realtà con un sistema operativo differente. Può significare avere una sensibilità straordinaria, una logica impeccabile o una visione dei dettagli che a molti sfugge.
Ma significa anche affrontare ogni giorno barriere invisibili fatte di pregiudizi, rumori eccessivi e scarsa inclusione.
Cosa possiamo fare oggi?
Informiamoci: La conoscenza è il primo passo per abbattere il timore della diversità.
Ascoltiamo: Diamo voce alle persone autistiche e alle loro famiglie.
Includiamo: Creiamo spazi (scuole, uffici, parchi) che siano accoglienti per ogni tipo di mente.
La vera consapevolezza non dura solo 24 ore. L’obiettivo è costruire un mondo dove la neurodiversitàsia considerata una ricchezza, non un limite.
#WorldAutismAwarenessDay #WAAD2026 #Autismo #ConsapevolezzaAutismo #Neurodiversità #Inclusione #BlueDay
mercoledì 1 aprile 2026
DEMOCRAZIA 2.0 . PERCHÈ IL FUTURO DEL VOTO PASSA DALLA CONOSCENZA ( E RIGUARDA SOPRATTUTTO I GIOVANI)
di AGR
C’è una distanza sempre più evidente tra le promesse della politica e la vita concreta delle persone, soprattutto dei giovani. In questo scarto si insinua il rischio più grande per la democrazia: perdere credibilità. Pitagora ammoniva che “si dovrebbero fare grandi cose, non promettere grandi cose”. È un invito antico ma straordinariamente attuale, che ci costringe a ripensare non solo cosa decidiamo, ma come decidiamo.
La democrazia, così come la conosciamo, si fonda su un principio prezioso: ogni voce conta.
Tuttavia, in un mondo complesso e interconnesso, dove le decisioni pubbliche richiedono competenze tecniche, scientifiche ed economiche sempre più sofisticate, emerge una domanda scomoda che vi chiede se possiamo permetterci di ignorare il valore della conoscenza nei processi decisionali?
Qui entra in gioco l’idea di epistocrazia , non come alternativa autoritaria alla democrazia, ma come suo possibile sviluppo.
Non si tratta di dare potere a pochi “illuminati”, ma di integrare strumenti che valorizzino la competenza, la responsabilità e l’informazione consapevole.
Significa, ad esempio, premiare la partecipazione informata, rafforzare l’educazione civica, creare spazi in cui il sapere diventi criterio di qualità del dibattito pubblico.
Per i giovani questo tema è cruciale.
Sono loro a vivere le conseguenze delle scelte politiche più a lungo di chi le prende oggi.
Eppure spesso vengono coinvolti poco e male, ridotti a target elettorali più che a cittadini attivi.
Evolvere la democrazia significa, prima di tutto, investire su di loro: offrire strumenti per comprendere, discutere e incidere realmente.
Non serve una rivoluzione, ma un’evoluzione culturale. Una democrazia più matura non rinuncia all’uguaglianza, ma la arricchisce con la consapevolezza.
Perché partecipare non è solo un diritto: è una responsabilità che richiede conoscenza, impegno e spirito critico.
Fare grandi cose, dunque, oggi significa costruire cittadini più preparati, non solo più numerosi.
È questa la sfida, trasformare la democrazia da semplice conta delle opinioni a comunità che sa scegliere, con lucidità e coraggio, il proprio futuro.
NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE
di G. IACONO •
La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento immediato è consentito quando:
- l'immobile occupato è l'unica abitazione del denunciante. In questo caso la polizia giudiziaria (forze dell'ordine) interviene subito, verifica l'arbitrarietà dell'occupante e ordina il rilascio immediato reintegrando il proprietario nel possesso;
- sussistono violenza, minaccia o raggiri. L'occupazione abusiva è punita con la reclusione da 3 a 7 anni; quindi la polizia giudiziaria può intervenire rapidamente per fermare il resto in corso;
- la vittima è persona incapace (per età o infermità). In questo caso il reato è perseguibile d'ufficio, quindi l'intervento non richiede la querela di parte.
QUANDO SERVE L'AUTORIZZAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO
Se l'immobile non è l'unica abitazione del denunciante (es. seconda casa, Immobile ereditato, appartamento sfitto):
- non può sgomberarlo da solo e di sua iniziativa;
- deve attendere un decreto del giudice su richiesta del Pubblico Ministero. Il giudice verificati i presupposti può emettere un provvedimento di restituzione dell'immobile che sarà poi eseguito con l'ausilio della forza pubblica.
QUANDO SI PROCEDE VIE CIVILI.
Se non ricorrono i presupposti penali, il proprietario può attivare l'azione di reintegrazione nel possesso (art. 1168 c.c.). In caso di mancato rilascio, interviene l'ufficiale giudiziario con la forza pubblica.
COSA NON È CONSENTITO AL PROPRIETARIO.
- Non è possibile cacciare gli occupanti da soli, salvo casi limitatissimi di "tutela immediata del possesso" nelle prime ore dell'occupazione e senza uso di violenza;
- qualsiasi intervento autonomo perché rischia di configurare reati come l'esercizio arbitrario celle proprie ragioni.
LINEE OPERATIVE DEL MINISTERO DELL'INTERNO.
Una circolare del Ministero dell'interno, richiama le Prefetture e le forze dell'ordine a:
- prevenire le occupazioni;
- intervenire tempestivamente;
- coordinare gli sgomberi per evitare rischi per l'Ordine Pubblico.
* Generale CC
HORMUZ, LA GUERRA CHE SCOTTA
F. A.
Trump scopre che certe battaglie si perdono anche vincendole.
C'è un momento preciso in cui un presidente americano smette di fare la guerra e inizia a spiegarla. Donald Trump lo ha raggiunto su Truth, con un consiglio agli alleati sullo Stretto di Hormuz che vale come epitaffio dell'intera operazione Epic Fury: «Andate nello stretto, prendetevelo e basta». Tradotto: arrangiatevi. La guerra in Iran ha prodotto fin qui un cambio di regime che non ha cambiato niente: alla Guida suprema Khamenei è succeduto un altro Khamenei, il figlio Mojtaba. I pasdaran controllano ancora il territorio, i missili continuano a cadere nella regione, una petroliera kuwaitiana con 800mila barili è andata in fiamme nel porto di Dubai, e lo Stretto rimane chiuso — ora con pedaggio, per iniziativa del Parlamento di Teheran, che ha trasformato il blocco in dogana. L'uranio arricchito, obiettivo dichiarato dell'operazione, è «sepolto così in profondità che sarà molto difficile rimuoverlo», ammette Trump, dimenticando di aver sostenuto il contrario fino a ieri.
Pete Hegseth ricompare in conferenza stampa dopo due settimane di silenzio per annunciare che «i prossimi giorni sono decisivi» — formula che, applicata ogni settimana, perde progressivamente di significato. «Nel frattempo negozieremo con le bombe», aggiunge, con la disinvoltura lessicale di chi confonde la diplomazia con l'artiglieria. Francia e Gran Bretagna si sono rifiutate di partecipare alle operazioni; Spagna e Italia hanno negato le basi. «Ce ne ricorderemo», avverte Trump, collezionando nemici con la stessa energia con cui un tempo collezionava alleati. La Nato «è terribile, tutti sono terribili»: un'analisi geopolitica che Milton Friedman avrebbe forse riformulato diversamente. Il prezzo reale della guerra si misura al distributore: il petrolio ha riportato la benzina americana a 4 dollari al gallone, soglia psicologica che nel 2022 contribuì all'erosione del consenso democratico e che ora minaccia quello repubblicano. La Casa Bianca rassicura che i prezzi «torneranno ai livelli più bassi» a conflitto concluso. Il problema è che il conflitto non si conclude.
E nel frattempo l'Onu avverte che la crisi energetica potrebbe contrarre le economie arabe del sei per cento — danni collaterali che nessuna conferenza stampa del Pentagono saprà risarcire. Resta la domanda che Washington fatica a formulare: come si esce da una guerra che non si può vincere senza sembrare di averla persa? Trump ha già la risposta, anche se non la pronuncia ancora: si scaricano le grane sugli alleati, si dichiara la vittoria e si cambia argomento. Non sarebbe la prima volta. Ma stavolta lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, l'ayatollah avrà un erede, e qualcuno dovrà pur pagare il conto. Probabilmente, come sempre, chi non era seduto al tavolo quando le decisioni venivano prese.
martedì 31 marzo 2026
LA CITTÀ LINEARE
di G Garufi
Il comprensorio ionico si può identificare in due macroaree: l’area che va da Scaletta Zanclea a Sant’Alessio Siculo e l’area che va da Letojanni a Fiumefreddo passando da Mazzeo e Giardini.
La mia riflessione riguarda il tratto da Scaletta Zanclea a Sant’Alessio. Tale porzione di costa è omogenea dal punto di visto territoriale, culturale, economico, storico, architettonico, urbanistico, paesaggistico, ed ho cominciato a ragionare, non da ora, sul tema dello sviluppo della riviera ionica in termini unitari ed elaborato una idea di città proiettata nel futuro.
La sua particolare conformazione orografica, che ha determinato uno sviluppo lineare lungo la direttrice nord-sud rappresentata dalla SS 114 e dalla Ferrovia, della lunghezza di circa 20 Km ed una profondità media del tessuto urbano di circa 200-250 mt , è diventato il maggiore punto di forza per l’elaborazione dell’idea della Città Lineare.
I centri urbani posti lungo la costa ionica, ad esclusione di Itala e Scaletta Zanclea, hanno quattro principali vie di comunicazione: i lungomare, la statale 114, la ferrovia, l’autostrada A18 ME-CT, che corrono paralleli alla costa, distanti fra loro circa 80-100 mt. Sono in attuazione i lavori di spostamento a monte con raddoppio dell’attuale tracciato ferroviario.
L’idea di sviluppo dell’area urbana rappresentata da questo continuum è quella di rendere progressivamente i centri urbani costieri interamente aree pedonali o aree a traffico limitato, spostando il traffico gommato privato su altre direttrici, in particolare sull’attuale tracciato ferroviario e sull’autostrada, da riclassificare da Classe A a classe B tale da renderla la tangenziale della città metropolitana.
La realizzazione degli svincoli di cantiere di Nizza di Sicilia e di Santa Teresa di Riva vanno in questa direzione e alla fine dei lavori dovranno essere mantenuti e regolarizzati.
In quest’ottica è necessario anche lo svincolo di Itala-Scaletta.
I benefici sarebbero quelli già sperimentati e studiati nelle altre comunità carfree.
L’inquinamento atmosferico e sonoro, la congestione del traffico, gli incidenti stradali, la difficoltà di penetrazione dovuta alla inadeguatezza della SS 114 sarebbero prossimi allo zero con il vantaggio, non trascurabile, della facilità nell’organizzazione del trasporto pubblico locale, del clima e dell’enorme impatto mediatico che una città di questo tipo e di queste dimensioni avrebbe a livello internazionale, favorendo l’attrattività di investimenti sia pubblici che privati.
L’impegno di risorse territoriali per l’attuazione del progetto sarebbero minime, in quanto si sfrutterebbe quasi esclusivamente l’esistente.
I lungomare esistenti, adeguatamente collegati fra loro, potrebbero diventerebbero tutte aree pedonali e piste ciclabili, facilmente utilizzabili da tutti in quanto la riviera ionica è praticamente pianeggiante e l’utilizzo della bicicletta, privata o in servizio di bike sharing, sarebbe fortemente incentivato.
Il settore che ne potrebbe trarre i maggiori benefici è il settore turistico; benefici di carattere funzionale ed economico ne avrebbero le abitazioni che attualmente affacciano sulla ferrovia; beneficio ne avrebbero i terreni che non avrebbero più il vincolo della distanza dal tracciato ferroviario; beneficio ne avrebbero le Municipalità che avrebbero a disposizione importanti spazi sia liberi che costruiti (le ex stazioni) .
Bus elettrici farebbero la spola fra Scaletta Zanclea e S. Alessio, con un percorso circolare, orario ed antiorario, nella SS 114 e nella nuova viabilità realizzata nell’attuale linea ferrata, servendo anche le nuove stazioni e fermate ferroviarie, consentendo così ai cittadini e ai pendolari di non dovere utilizzare mezzi propri per raggiungerle.
Naturalmente le FS dovranno mantenere o potenziare il numero dei convogli passeggeri nella tratta Siracusa-Catania-Messina in modo da garantire un adeguato ed efficace trasporto pubblico.
La viabilità fra Itala ed Alì Terme rimarrebbe sull’attuale SS 114, destinando il tratto ferroviario, della lunghezza di circa 3 Km, a pista ciclabile e pedonale, consentendo il transito solo ai bus- pulmini elettrici e alle biciclette, consentendo l’utilizzo della spiaggia a residenti e turisti.
La spiaggia ed il mare da capo Alì e Itala è stata definita una delle spiagge più belle della Sicilia e attualmente è quasi impossibile accedervi se non dal mare o da un angusto sottopasso ferroviario.
La viabilità, in direzione Catania, da Alì Terme fino a Sant’Alessio si sposterebbe, in senso unico, sul tracciato ferroviario. Le dimensioni della piastra ferroviaria sarebbero sufficienti al doppio senso di circolazione, ma in alcuni punti e soprappassi e nella galleria Bagni ad Alì Terme non raggiungono le dimensioni minime per il doppio senso di circolazione ma comunque tali da garantire un senso di marcia anche a mezzi pesanti e cassonati.
I sottopassi ferroviari nei centri urbani hanno dimensioni tali che non consentono il passaggio di mezzi più grandi di un’automobile. La trasformazione in rotabile della linea ferrata consentirà di innalzare ed ampliare l’impalcato per permettere anche a mezzi più grandi (pulman, camion ecc) il transito verso le zone a monte della ferrovia.
Per ultimo, ma non ultimo in termini di importanza, è la possibilità di utilizzare la nuova viabilità come via di fuga e di soccorso nel caso di eventi calamitosi come purtroppo ci ha insegnato la recente storia.
Il ciclone Harry è l’ultimo evento atmosferico estremo in ordine di tempo che ha mostrato chiaramente quanto fragile sia il nostro territorio e quanto importante e necessaria è una viabilità alternativa che, con spesa relativamente modesta e tempi celeri, può essere realizzata nell’attuale sede ferroviaria.
L’alternativa alla trasformazione dell’attuale sede ferroviaria a strada carrabile e ciclo-pedonale è quella di mantenere l’attuale ferrovia.
Cosa cambierebbe rispetto all’attuale? Niente. Anzi, a mio avviso, si peggiorerebbe di molto la nostra condizione.
Chi dovrebbe gestire il trasporto ferroviario? Un novello consorzio dei comuni? Perché sicuramente le FS non garantirebbero un duplicato del servizio.
Ed i costi di gestione e manutenzione della linea ferrata e dei mezzi?
Non sono da paragonare a quelli di un pulmino elettrico da 20 posti!
Il mantenimento dell’attuale ferrovia non ci invoglierà a cambiare le nostre abitudini a prendere la macchina per spostarci o per andare a Messina o Catania o nei paesi viciniori.
Quale motivo o comodità o convenienza i cittadini della riviera ionica avrebbero in più rispetto ad oggi per utilizzare la stessa ferrovia per spostarsi?
Per quale motivo i pendolari o gli studenti o gli utenti saltuari avrebbero enormi difficoltà ad utilizzare la nuova ferrovia per raggiungere il posto di lavoro o di studio o per andare, per esempio, all’aeroporto di Catania?
Per quale motivo i cittadini di Scaletta e di Itala dovrebbero continuare ad essere penalizzati dalla mancanza di un affaccio a mare?
Per quale motivo si dovrebbe impedire ai cittadini dei comuni costieri di utilizzare i propri lungomare (o il vecchio tracciato) come isole pedonali o a traffico limitato?
L’unico soggetto ad avere consistenti benefici è Webuilt che potrebbe spendere le risorse destinate alle opere compensative ad altro o addirittura non spenderli.
JONNY ADAMS CANTA DOC POMUS: QUANDO LA VOCE SA TUTTO
New Orleans in corpo e anima: l'ultimo grande signore del R&B
lunedì 30 marzo 2026
LA POST VERITÀ DI PAESE
Strategia elettorale del candidato
Sulle bacheche di Facebook e nei gruppi WhatsApp, la narrazione digitale trasforma il vicino di casa in un nemico pubblico o in un messia.
La tecnica è sottile, si lanciano "esche" fatte di mezze verità o screenshot decontestualizzati.
L'algoritmo dei social aggrega i sostenitori dello stesso candidato, creando una bolla dove la bugia viene validata dal "mi piace" del cugino o dell’amico d’infanzia.
Non si contesta più il programma, ma si attacca la moralità privata.
Un post anonimo o un profilo fake possono innalzare lo scontro e demonizzare l’avversario e dipingerlo quasi come un delinquente abituale .
La narrazione digitale ha esasperato l'ipocrisia del consenso.
Se in piazza si mantiene una facciata di cortesia (il classico "rispetto" siciliano), online si scatena la guerriglia.
Questo sdoppiamento crea un clima di paranoia, laddove il candidato non sa più se il "like" ricevuto sia sincero o una strategia di spionaggio del clan avversario.
La vera mistificazione digitale sta nel far passare l'interesse privato per una battaglia di libertà.
Il post "indignato" per una buca o un lampione spento è quasi sempre il paravento per un favore negato o una pretesa non soddisfatta.
Le promesse non vengono più sussurrate solo all'orecchio, ma viaggiano su vocali di WhatsApp che diventano virali.
Il piccolo cabotaggio si modernizza. Si promettono attenzioni digitali, visibilità o si alimentano paure collettive create ad arte.
Il risultato è una democrazia ridotta a uno scontro tra tifoserie digitali, dove lo sviluppo del territorio resta una voce fuori campo, spenta dal rumore di fondo di notifiche e insulti.
Il rischio più grande è l'assuefazione.
Crescere in un ambiente dove la mistificazione ha sempre la meglio sulla verità porta i giovani a credere che l'opportunismo sia l'unica forma di intelligenza possibile.
Si cristallizza l'idea che per ottenere un diritto si debba passare per un favore, mediato da un post o da un silenzio compiacente sui social.
Invece di essere il motore del cambiamento, la narrazione digitale nei piccoli centri rischia di diventare la gabbia dorata che trattiene i giovani in un eterno presente, dove cambiano le piattaforme (da Facebook a TikTok o Telegram), ma non cambiano i padroni del vapore.
Esiste però un'altra faccia della medaglia. Una parte della gioventù viene arruolata come "fanteria digitale" dai candidati più anziani.
Questi giovani diventano i gestori delle pagine social, i creatori di meme denigratori o i diffusori di messaggi vocali manipolatori.
Per molti giovani, la narrazione digitale fatta di colpi bassi e ipocrisie produce un effetto di rigetto.
Vedere la bacheca Facebook del proprio paese trasformata in un ring di bassissimo profilo porta a una conclusione cinica: "La politica è una cosa sporca".
L’astensionismo consapevole non è pigrizia, ma una scelta di igiene mentale.
Il giovane elettore percepisce che il dibattito non riguarda il suo futuro (lavoro, infrastrutture, innovazione), ma la spartizione di piccoli residui di potere locale.
Chi ha competenze e sogni, spesso , smette di lottare localmente e cerca di andare altrove. La psicologia del "piccolo cabotaggio" soffoca il merito, spingendo le menti migliori a cercare contesti dove il programma conti più del cognome.
La contronarrazione deve trasformare la trasparenza in un atto rivoluzionario e la competenza in un elemento di fascino, quasi "pop".
Invece di assoldare "picciotti digitali", bisogna creare una rete di volontari entusiasti.
Persone che non diffondono fango, ma condividono speranza.
La forza di un messaggio autentico è che non ha bisogno di essere spinto da profili fake;
Il messaggio autentico si muove sulla fiducia reale tra le persone.
IL LIBERALISMO EREDITARIO
CORSIVO
IL TRE PER CENTO E IL DESTINO
Quando un decimale vale più di un mandato.
CLAUDIA CONTE, LA RETE INVISIBILE
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