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martedì 20 gennaio 2026

TRUMP, IL BARBARO SCAMBIATO PER IL GIULLARE

 CORSIVO 


TRUMP, IL BARBARO SCAMBIATO PER IL GIULLARE

di PONZIO AQUILA 

La destra italiana continua a raccontarsi la favola del mattacchione d’oltreoceano,
confondendo il cabaret con la conquista e l’intrattenimento con la distruzione.

C’è un equivoco che la destra italiana coltiva con cura, come si fa con le illusioni necessarie: Donald Trump sarebbe un Berlusconi con l’accento sbagliato, un istrione che alza la voce ma poi, al momento giusto, abbassa le mani. Una favola consolatoria, buona per chi ha imparato che la politica è soprattutto palcoscenico e che, finché si ride, nulla di grave può accadere.
 L’equivoco nasce da un’abitudine. Un’intera classe dirigente è cresciuta nell’idea che il potere potesse permettersi la sguaiatezza purché non toccasse il meccanismo. Berlusconi scherzava con le istituzioni perché ne conosceva il perimetro. 

Trump quel perimetro lo considera un affronto. Confondere Trump con il Cavaliere è un errore di specie: il primo diverte distruggendo, il secondo distruggeva divertendo. Il ghigno trumpiano non è goliardia, è appetito. Non allude, consuma. Non provoca, erode. Le garanzie diventano orpelli, la democrazia una pratica rinviabile.
Così, mentre perfino i sovranisti europei arretrano davanti a un alleato che parla di annessioni come di operazioni immobiliari, in Italia si continua a invocare il “problema di comunicazione”, come se bastasse un tono più educato a rendere accettabile la minaccia. 
Berlusconi non ha mai pensato di incendiare l’Occidente. Trump sì.
 E questa volta non è cinema politico: è cronaca nera delle istituzioni.

VI AUGURO SOGNI A NON FINIRE

 *FATA MORGANA* 

a cura di E. L. M. Irali

 *VI AUGURO SOGNI A NON FINIRE* 

 *Jacques Brel,* conviene dirlo subito, non scriveva libri. Scriveva canzoni, che è molto più rischioso: perché le canzoni entrano in testa senza chiedere permesso e, se sono buone, non se ne vanno più. Belga, feroce, sentimentale senza sentimentalismi, Brel ha fatto della chanson una forma di teatro esistenziale, cantata con il corpo prima ancora che con la voce.

 *“Vi auguro sogni a non finire”* non nasce dunque come poesia da scaffale, ma come testo-augurio, uno di quelli che sembrano gentili e invece nascondono una trappola morale. Perché Brel non augura serenità, bensì sogni ingombranti, di quelli che costringono a scegliere. E scegliere, si sa, è faticoso. 

È questo l’augurio che, con un leggero ritardo ma senza cadere nella prescrizione dei buoni propositi, regaliamo ai lettori di dissonanzesud.com per il 2026: non una pace comoda, ma un’inquietudine utile. Non la salvezza, ma il movimento. Perché, come insegnava Brel senza mai spiegarlo, la vita più pericolosa non è quella che fa male, ma quella che non lascia segni.

*Vi auguro sogni a non finire* 

 e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno

 vi auguro di amare ciò che si deve amare

 e di dimenticare ciò che si deve dimenticare

 vi auguro passioni

 vi auguro silenzi

 vi auguro il canto degli uccelli al risveglio 

 e le risate dei bambini.

 Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di ognuno spesso è nascosto. 

 vi auguro di resistere all’affondamento,

 all’indifferenza , alle virtù negative della nostra epoca.



METEO ALÌ TERME , riviera Ionica MESSINA





 Ore 16,48 

METEO CAPO ALÌ , RIVIERA IONICA MESSINA





 ORE 13.00 

lunedì 19 gennaio 2026

NORVEGIA , DANIMARCA E GROENLANDIA : IL GELO NON HA COLORE … QUASI UNA COMMEDIA DI EDUARDO



 Risiko senza occhiali 

Scambiare la Norvegia per la Danimarca non è una gaffe, è arte astratta. Trump scrive a Oslo per comprare la Groenlandia, trattando la sovranità nazionale come un bilocale in saldo a Manhattan. 

Il premier norvegese ride, i danesi piangono, e il mondo assiste attonito alla nascita della "geopolitica immobiliare". Non servono più ambasciatori, ma un bravo amministratore di condominio. 

Siamo ostaggi di una partita a Risiko giocata da qualcuno che ha perso i dadi e ignora la geografia.


COLTELLI, SILENZI E L'EDUCAZIONE SMARRITA

 MONDI FRAGILI


a cura di ANNA LOMBARDO 

Non sono i metal detector a scuola a fermare la violenza, ma la capacità di curare le ferite della società. L’accoltellamento a scuola, l’omicidio di Sara Campanella, l’efferato gesto di Giosuè Fogliano contro la madre — 112 coltellate — scorrono nella mente come scene di un teatro impossibile, eppure sono ragazzi, sempre ragazzi. Ragazzi italiani, italiani di seconda generazione. Ragazzi messinesi: tutti cresciuti a parole ruvide, linguaggi violenti, esegesi del cattivismo, irrisione del bon ton.

Intorno a loro le piaghe sociali avanzano silenziose: povertà materiale e culturale, famiglie sfibrate, scuole ridotte a contenitori vuoti. Eppure, piccole isole resistono: la mensa di Sant’Antonio, un gesto concreto in mezzo al nulla, perché altrove il pubblico, con i suoi debiti, lascia questi figli disgraziati a marcire nell’indifferenza.

I metal detector del ministro sono assurdi. A scuola come in carcere? Porte che si aprono e si chiudono: ma dove siamo arrivati?  Non fermiamo così il dolore; la violenza cresce prima nelle case, nei social, nei programmi televisivi, nell’ignoranza che scorre fluida come un fiume, inarrestabile. Il disagio adolescenziale nasce nella solitudine, nelle parole che feriscono, nella mancanza di cultura, nell’assenza di ascolto. 


Il governo ha alimentato la paura come si nutre una creatura artificiale, convinti di poterla governare. Come l’Homunculus di Goethe, essa è stata evocata per suscitare una domanda di sicurezza che il pugno duro — più teatrale che reale — potesse soddisfare a fini elettorali. Ma la creatura è sfuggita al controllo. Oggi la sicurezza si mostra sguarnita, e ancor più la prevenzione, rimossa dal discorso pubblico. Si chiamano in causa i sindaci, mentre la responsabilità risiede nel Ministero dell’Interno. La sicurezza, come la messa, richiede risorse: senza denaro non si celebra alcun rito. Fingere il contrario è ipocrisia, ed è vergogna.

Finché non si investirà davvero nell’umano, continueremo a inseguire coltelli e tragedie, sempre in ritardo, incapaci di proteggere chi dovrebbe essere il futuro.

SHEMEKIA COPELAND E IL FANTASMA DELLA CLOTILDA

 

a cura di Michele Lotta

 https://www.michelelotta.com/

Michele Lotta è musicista e musicologo per vocazione, già bancario per necessità. Per oltre trent’anni ha attraversato gli uffici del credito con il corpo, riservando la mente ad altre geografie: l’America profonda, la Louisiana, New Orleans, i quartieri neri dove il dolore storico e l’anelito alla libertà hanno preso forma sonora nel blues. Da quei canti originari nasce il jazz, linguaggio in perenne mutazione, che si ibrida con il country e, in una disarmonia fertile, genera il rock come espressione moderna del conflitto e dell’identità.

Lotta conosce la musica come l’enologo conosce il vino: non per collezione di etichette, ma per educazione dell’ascolto. Nella rubrica Bustina di Euterpe — la Musa della musica — propone eccitanti a bassa intensità: frammenti di storie, uomini e stili della musica che conta. Con una scrittura misurata, lieve e profonda, nutrita di memoria e consapevolezza storica, guida il lettore fuori dai circuiti commerciali verso quelle forme musicali che, nel jazz e nel blues, hanno rappresentato molto più di un genere: un sistema di pensiero, una pratica collettiva, un modo di abitare il tempo.


SHEMEKIA COPELAND E IL FANTASMA DELLA CLOTILDA


Una delle voci di colore più apprezzate del momento è senz'altro quella di Shemekia Copeland, figlia del famoso chitarrista texano Johnny Copeland, scomparso nel 1997. Le  sue doti le hanno fatto guadagnare il Blues Music Award 2020 come migliore cantante contemporanea. Dall'album "Uncivil War"ascoltiamo Il brano dedicato alla vicenda della nave Clotilda, l'ultima imbarcazione utilizzata per il trasporto degli schiavi dall'Africa, data alle fiamme ed affondata nel 1860 dal suo stesso comandante per farne sparire le tracce. La tratta degli schiavi era stata infatti resa illegale sin dal 1807 anche se negli Stati del Sud venivano ancora consentite le aste. Della nave rimase solo quella che si credeva essere una leggenda narrata da chi si trovava a bordo, prima che un grave fenomeno metereologico, a gennaio del 2018, la riportasse alla vista. Accorsa subito sul luogo, la Alabama Historical Commission raccolse gli elementi necessari per il riconoscimento della, fino ad allora, misteriosa Clotilda ufficializzandone così il ritrovamento e la veridicità delle narrazioni sulla stessa.


ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...