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lunedì 22 dicembre 2025

L'AMORE CHE NON IMPARÒ A FUGGIRE

 FATA MORGANA



a cura di E. L. M. Irali *


C’è chi ama per salvarsi e chi ama per restare, anche quando il mondo diventa buio. Rossella Casini: una storia d’amore travolta dalla ’ndrangheta.

Ci sono storie che non dovrebbero esistere. E invece esistono con grande puntualità, come le tasse, le faide e l’idea ostinata che l’amore, se ci crede abbastanza, possa mettere in riga anche l’orrore organizzato. L’amore mio non muore è una di queste storie: impossibile, vera, e soprattutto profondamente umana.
Rossella Casini è una ragazza normale, categoria rarissima nei romanzi e ancor più nella storia: studia, ama, ha genitori affettuosi e una fiducia quasi incrollabile nel fatto che il mondo, se guardato negli occhi, prima o poi abbassi lo sguardo. Poi incontra Francesco, che porta con sé un dettaglio secondario solo in apparenza: una famiglia legata alla ’ndrangheta. Da lì in avanti la realtà smette di fingere di essere civile.
Saviano racconta questa vicenda come si maneggia una reliquia pericolosa: con rispetto, precisione e una rabbia trattenuta che vibra sotto ogni frase. Ci mostra una verità che nessuno ama sentire: il male non è solo violento, è burocratico, familiare, quotidiano. E l’amore, per quanto immenso, non sempre basta a salvarsi, ma basta a dire no.

Rossella scompare nel 1981, inghiottita da un silenzio complice. Questo libro la restituisce al mondo. Perché se il corpo può sparire, un nome raccontato no. E raccontarlo, a volte, è già un atto di giustizia.

* Amante del libro

I BENEFATTORI DELL’UMANITÀ




 ASCOLTA E RIFLETTI !!  https://www.facebook.com/share/v/16gmgNQ9wn/?mibextid=wwXIfr

domenica 21 dicembre 2025

Giardini Naxos non consegna le chiavi di casa



 C’è un post social che vale più di mille comizi. È quello di Lilly Labonia, impegnata alle amministrative di Giardini Naxos, che con una frase semplice e tagliente si rivolge idealmente a Cateno De Luca, sindaco di Taormina“Ma pensate veramente che vi consegneremo le chiavi di casa nostra senza lottare?”


Dentro quelle parole c’è tutta la politica locale fatta a mani nude, con il fango spalato da soli, battaglie combattute senza megafoni, quartieri che soffrono ma non chinano la testa. 

Altro che miracoli last minute e slogan lucidi di tipografia. Qui si parla di scelte impopolari, di numeri che schiacciano la passione e di voci rimaste inascoltate a lungo nel deserto.


Il tono è duro, sì, ma anche profondamente umano. C’è sarcasmo, certo, perché a forza di promesse calate dall’alto viene da sorridere amaro. 

Ma c’è soprattutto orgoglio, l’orgoglio di chi ha supportato con l’impegno personale Giardini Naxosquando , forse, non conveniva farlo.


“Nessun rimpianto”, scrive Labonia. 

E forse è questo che dà più fastidio. 

É la serenità di chi non deve dimostrare nulla. Perché, alla fine, la verità ,come la dignità di una comunità , non ha bisogno di effetti speciali. 

sabato 20 dicembre 2025

Caso ASP Messina: il "teletrasporto" del medico sindacalista. Ritorsione politica o magia burocratica?


 RADAR SANITÀ 

di AG RIZZO 

Alla ASP di Messina la fisica quantistica è finalmente realtà, infatti causa ed effetto non sono mai state così vicine. 

Basta denunciare un’anomalia in Assemblea Regionale e ,puf! , ci si ritrova materializzati a 50 chilometri di distanza. 

Protagonista involontario di questo miracolo della mobilità è Mario Macrì, anestesista e sindacalista Coas, colpevole di non aver tenuto la bocca chiusa.

La trama è da commedia all’italiana, ma senza lieto fine. 

Macrì osa puntare il dito contro gli "imboscati" parenti di politici che, invece di stare in corsia, verrebbero parcheggiati in comodi uffici amministrativi. Apriti cielo. 


Meno di 24 ore dopo che il deputato Ismaele La Vardera porta il caso (e il nome di Macrì) in Aula, scatta il trasferimento lampo al nosocomio di Milazzo. "Coincidenze", direbbero i poeti. "Ritorsione in purezza", tuona invece La Vardera, che parla di metodo punitivo degno di altri tempi e sospende i lavori sulla Finanziaria per correre al capezzale del diritto sindacale.


Ma la vicenda è talmente macroscopica da imbarazzare persino i "compagni di banco" della maggioranza. A rompere il silenzio istituzionale ci pensa Tommaso Calderone, deputato nazionale di Forza Italia, che non usa mezzi termini. 

Calderone si dice "incredulo" e parla di "viva preoccupazione". La sua nota è una stoccata diplomatica ma letale: «Qualora le circostanze denunciate trovassero conferma, ci troveremmo di fronte a un episodio di particolare gravità... che sembrerebbe riconducibile a un intervento estraneo alla direzione generale dell’Asp». Tradotto dal politichese: se qualcuno ha mosso le pedine dall'alto per vendetta, la cosa puzza, e parecchio. Il deputato azzurro invoca "accertamenti tempestivi" per tutelare non solo i lavoratori, ma la salute pubblica, che non dovrebbe essere ostaggio di faide di palazzo.

E l’Azienda Sanitaria? Con un colpo di teatro dell'assurdo, si dichiara estranea. Giurano che il trasferimento è "indipendente e per nulla riconducibile" alla loro volontà, minacciando querele a chi insinua il contrario. Insomma, Macrì si è trasferito a sua insaputa, o forse il fax di servizio possiede una volontà propria.


Resta la morale, amarissima: in una sanità siciliana che piange miseria e carenza di organico, si trova il tempo per giocare a scacchi con gli anestesisti. Chi alza la voce vince un biglietto sola andata per la provincia; chi tace, campa cent'anni (e magari in ufficio).

E ANCHE QUEST'ANNO ABBIAMO IL NOSTRO VECCHIO, CARO, BUON NATALE

 CORSIVO



di  Ponzio Aquila


 Il vero capolavoro, come sempre, non è l’atto ma la messinscena. 

L’idea che qualcuno “voglia togliere il Natale” è una delle più riuscite opere di fantasia politica degli ultimi decenni: nessuno lo tocca, nessuno lo assedia, nessuno lo minaccia. 


Il Natale è lì, solido come un pandoro industriale, celebrato da ottobre nei supermercati e difeso da uomini che passano l’anno a bestemmiare l’Europa. 

Ma la minchioneria leghista  , traduzione  sicula davvero autoctona , ha bisogno di un nemico immaginario per sentirsi viva. 

Così si inventa il funzionario laicista che cancella Gesù col bianchetto, il maestro talebano che vieta le palline, l’islamico che pretende il silenzio liturgico dell’Occidente. 

Figure mitologiche, utili a far credere che l’identità sia sotto sfratto permanente.

Nessuno vuole togliere il Natale: lo si usa. 


Lo si brandisce come clava culturale da chi, per il resto dell’anno, ignora la tradizione, la storia e spesso perfino il catechismo. È un Natale da battaglia, non da fede; da slogan, non da calendario. 

E mentre si grida al furto, il presepe resta dov’è, l’albero pure, Gesù compreso. 


L’unica cosa davvero rimossa è il senso del ridicolo. Ma quello, purtroppo, non è mai stato una festa comandata.

Natale solidale: la comunità che non lascia indietro nessuno


 MONDI FRAGILI

di Anna Lombardo


Il Natale è il momento in cui la solidarietà diventa più di un sentimento: diventa azione concreta. A Messina, la Mensa di Sant’Antonio ogni anno ricorda a tutti noi quanto sia importante prendersi cura di chi è in difficoltà. Ma anche nei nostri piccoli comuni della ionica, come Alì Terme, possiamo fare la differenza.

Basta poco: un pasto caldo, un pacco alimentare, una coperta, un gesto di vicinanza verso chi è solo o vive in povertà. Gli assessorati ai servizi sociali, insieme a volontari, associazioni e cittadini, possono costruire reti di solidarietà, laboratori creativi, mercatini solidali e momenti di incontro che trasformano il Natale in una festa vera per tutti.

In un periodo in cui il consumismo rischia di oscurare il senso della festa, apriamo le porte della comunità: accogliamo, condividiamo, sosteniamo chi ha bisogno. Perché il vero spirito del Natale è fatto di calore umano, vicinanza e solidarietà.

VIA GERACI: QUANDO LA MOBILITÀ SOSTENIBILE DIVENTA UNA PROVA DI SLALOM. LETTERA APERTA AL SINDACO DI MESSINA

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ* 



a cura di Roberto Barbera *


Egregio Sig. Sindaco dott. Federico Basile,


Le scrivo da semplice cittadino, prima ancora che da collaboratore di Dissonanze – Opinioni fuori dal coro, automobilista occasionale, pedone distratto e ciclista volenteroso, dopo aver “testato sul campo” la nuova configurazione di via Geraci, frutto dell’ultima interpretazione locale di mobilità sostenibile.


Confesso che l’esperienza è stata formativa: non capita tutti i giorni di guidare in una strada dove i parcheggi occupano il centro della carreggiata, le auto procedono in fila indiana e la pista ciclabile sembra più un esercizio di geometria urbana che un’infrastruttura di sicurezza. Una soluzione originale, va detto, che trasforma una via ordinaria in un percorso a ostacoli degno di un videogioco.


La riduzione della carreggiata a una sola corsia rende la viabilità fragile, soprattutto nelle ore di punta. I parcheggi centrali, inoltre, compromettono la visibilità in prossimità degli attraversamenti pedonali, creando situazioni potenzialmente pericolose sia per chi cammina sia per chi pedala. Il risultato è che nessuno – automobilisti, ciclisti o pedoni – sembra sentirsi davvero al sicuro. Ci si chiede se questa soluzione sia stata preceduta da studi approfonditi sui flussi di traffico, sull’impatto reale in termini di sicurezza e sull’effettivo utilizzo della pista ciclabile. E soprattutto se sia stato ascoltato chi quella strada la vive ogni giorno: residenti, commercianti, utenti abituali.


La sensazione, mi permetto di dirlo, è che a Messina si stia sperimentando molto, forse troppo, senza una visione organica e condivisa. Le piste ciclabili, quando isolate e inserite in contesti complessi senza adeguati correttivi, rischiano di diventare simboli più che soluzioni. Nessuno mette in discussione l’obiettivo di una città più sostenibile. Ma la sostenibilità, senza sicurezza e buon senso, rischia di restare uno slogan dipinto sull’asfalto. Via Geraci oggi appare come un esperimento non ancora riuscito, che meriterebbe una seria revisione prima di essere replicato altrove.

Con l’auspicio che l’Amministrazione voglia fermarsi, ascoltare e correggere, Le porgo cordiali saluti.


Roberto Barbera

* Transport Planner 

Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

venerdì 19 dicembre 2025

BUSIATE AI CARCIOFI CON GUANCIALE CROCCANTE E SCAGLIE DI RICOTTA

MONTI E SAPORI . Italian Food 



INGREDIENTI 

A dicembre, ai vostri cari—coniugi, parenti o affetti collaterali—non regalate fiori. I fiori appassiscono, i carciofi no: si cucinano. E, cosa non trascurabile, si mangiano. Meglio ancora se finiscono in un primo piatto goloso, che scalda l’animo e mette tutti d’accordo, anche chi era venuto solo per criticare.
Il carciofo ha una storia lunga e leggermente presuntuosa: arriva dal Medio Oriente, fa capolino nella mitologia greca, viene lodato da Pablo Neruda come fosse un eroe silenzioso, e persino Picasso lo ha dipinto, segno che nessuno è immune al suo fascino spinoso. Insomma, non è un ortaggio qualunque: è un personaggio.
Qui lo troviamo alle prese con le busiate, sostenuto dal guanciale (che non fa mai mancare il proprio apporto morale), addolcito da ricotta infornata e rifinito con menta fresca, per dare l’illusione di leggerezza.

PROCEDIMENTO 

Si comincia dai carciofi, da pulire con pazienza e una certa filosofia. Tagliateli a julienne e lasciateli in acqua e limone, così non si offendono. In padella, olio abbondante e uno spicchio d’aglio: quando si fa dorato e vanitoso, va tolto.
Aggiungete i carciofi, sale e pepe, e lasciateli ammorbidire senza fretta. Spegnete. Prendetene metà e frullateli con un filo d’olio fino a ottenere una crema che sembri sapere il fatto suo.
In un’altra padella il guanciale rosola, felice. Nel frattempo le busiate cuociono in acqua salata. Riunite crema e carciofi interi, aggiungendo un po’ d’acqua di cottura per rendere tutto più accomodante. Scolate la pasta, unitela al condimento, aggiungete parmigiano e, se serve, ancora un mestolo d’acqua.
Nel piatto: pasta, guanciale croccante, ricotta infornata e menta fresca.
Assaggiate. Sorridete. Fate finta che fosse tutto sotto controllo.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...