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domenica 30 agosto 2026

BUS FANTASMA, TEATRINO VERO




 Ventinove autobus fermi, due ispettori improvvisati, un dirigente offeso: la solita Messina.



I fatti, spogliati di retorica: ventinove bus elettrici nuovi risultano immatricolati e parcheggiati a binario morto, invece che in strada a fare il loro mestiere. Marcello Scurria e Giuseppe Capurro, insospettiti dal silenzio su quell'accumulo di mezzi fermi, decidono di andare a vedere con i propri occhi ed entrano dalla porta carraia nell'area operativa di ATM, tra officine e mezzi in movimento. L'obiettivo era legittimo - smascherare l'ennesimo annuncio-trofeo senza reale programmazione -  ma il metodo no: una vera ispezione richiede una richiesta formale al legale rappresentante, non un blitz spontaneo. Risultato: due consiglieri che vincono sul merito e perdono sulla forma, regalando a Pietro Cami l'assist perfetto.

E Cami l'assist lo incassa con gusto, ma sbagliando bersaglio: si rifugia nel tecnicismo procedurale, snocciola passeggeri e orgoglio cittadino, e sui ventinove bus fermi non dice una sillaba. Difesa vincente in punta di regolamento, persa in punta di credibilità, perché il cittadino alla fermata non si chiede se il sopralluogo fosse regolare, si chiede perché il bus nuovo non passa. 

La strada giusta era un'interrogazione formale, una richiesta d'accesso agli atti, la commissione trasporti con Cami costretto a rispondere nel merito. Invece abbiamo avuto un blitz senza cornice e una risposta senza contenuto. Tra chi ispeziona per apparire e chi si difende per non rispondere, il cittadino resta a piedi, e i ventinove bus restano lì, lucidi e inutili come una promessa elettorale: perché a Messina, si sa, l'importante non è arrivare, è essere fotografati mentre si parte.🚫💩 (Vietato sparare cazzate).

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