CORSIVO
Ranucci fuori da Report, ovvero l'arte di sparare al cane da guardia e colpirsi il piede.
Il ragionamento di fondo, va detto, ha una sua eleganza da educande: la televisione di Stato non deve indagare sullo Stato, perché sarebbe come chiedere allo specchio di dire la verità sulla cravatta storta. Bella mossa, complimenti agli strateghi di Viale Mazzini: si voleva un funerale silenzioso e si è organizzato un comizio permanente.
Benvenuti a Meloniland, il mondo al contrario: dove il cane da guardia si epura per "opportunità", parola che in italiano corrente significa "non lo possiamo scrivere ma lo sappiamo tutti", e la redazione, invece di ringraziare per la liberazione dal fastidioso vizio della verità, si ammutina, minaccia le valigie, scrive lettere. Ingrati, si direbbe a Palazzo. Professionisti, si direbbe fuori.
E qui sta il capolavoro di imperizia: si voleva chiudere un problema e se n'è aperto uno internazionale; si voleva un servizio pubblico ammansito e si è ottenuto un caso di stampa che fa il giro del mondo più veloce di qualsiasi inchiesta di Report. Morale: non si epura la domanda che il cronista lascia dietro di sé. E la domanda resta lì, ostinata come una tassa: se il cane da guardia dava fastidio, il fastidio era il cane, o quello che c'era da guardare?💪
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità