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martedì 25 agosto 2026

RIDATECI IL PONTE

 


Un appello bipartisan: Nizza di Sicilia e Alì Terme, una sola voce per ricucire i due lungomari


Da un articolo di Gazzetta Jonica nasce una domanda che riguarda due comunità e che non dovrebbe avere colore politico: quando sarà finalmente ripristinato un collegamento sicuro, anche pedonale e ciclabile, tra i lungomari di Nizza di Sicilia e Alì Terme?


Non è un caso che a riportare con forza la questione all’attenzione pubblica sia stato proprio Gazzetta Jonica, il giornale della riviera che questo tratto di costa lo conosce palmo a palmo.


Quell’articolo ha messo nero su bianco ciò che tra Nizza di Sicilia e Alì Terme si ripete ormai da mesi: la passerella sul torrente Nisi non era soltanto un attraversamento per automobili, biciclette e pedoni. Era diventata, con il passare degli anni, la cucitura naturale tra due lungomari e tra due comunità confinanti che avevano imparato a vivere quel tratto di costa come uno spazio sostanzialmente unitario.


Chiuderla non ha semplicemente interrotto una strada.


Ha spezzato una continuità urbana, sociale e quotidiana.


Ed è proprio per questo che il sentimento nato attorno alla richiesta di ripristinare quel collegamento non appartiene a una parte politica. Attraversa maggioranze e opposizioni, amministratori e semplici cittadini. Viene prima delle appartenenze e nasce da un’esigenza concreta: poter tornare a spostarsi tra i due paesi in maniera semplice e sicura.


IL NUOVO PONTE C’È. MA PER CHI CAMMINA IL PROBLEMA RESTA


C’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora più difficile da comprendere.


Dopo anni di attesa è stato ricostruito da Anas il ponte Fiumedinisi della Statale 114, riaperto al traffico nell’aprile 2025 dopo un investimento di circa otto milioni di euro.


Un’opera importante e necessaria.


Ma il nuovo ponte non dispone di un vero marciapiede pedonale protetto e separato dalla carreggiata.


È una precisazione essenziale.


I pedoni, secondo quanto chiarito dalla stessa Anas, possono utilizzare le banchine laterali previste lungo la sede stradale. Quello che può apparire come un marciapiede sul ponte è invece un passaggio tecnico destinato alle attività di sorveglianza e manutenzione.


Formalmente, quindi, il transito pedonale non è vietato.


Ma il punto politico e sociale è un altro: tra due centri abitati confinanti non esiste oggi un percorso pedonale protetto che consenta a una persona di passare agevolmente e in sicurezza da un lungomare all’altro.


Ed è questa la domanda che le istituzioni devono porsi: può davvero considerarsi risolto il collegamento tra Nizza di Sicilia e Alì Terme se un bambino, un anziano, una famiglia, un turista o semplicemente un cittadino che vuole muoversi a piedi non dispone di un marciapiede separato dal traffico della Statale 114?


La risposta non può limitarsi all’esistenza di una carreggiata percorribile dalle automobili.


Una comunità moderna non è fatta soltanto di veicoli.


È fatta anche di persone che camminano, di ragazzi in bicicletta, di anziani, di famiglie, di cittadini che vogliono raggiungere il paese vicino senza essere costretti a utilizzare l’automobile.


Per questo la passerella sul Nisi aveva assunto negli anni un valore che andava ben oltre quello di una viabilità secondaria.


Garantiva quella continuità pedonale, ciclabile e urbana che il nuovo ponte della Statale, pur ricostruito, non ha restituito completamente alle due comunità.


SICUREZZA IDRAULICA E SICUREZZA DELLE PERSONE NON DEVONO ESSERE CONTRAPPOSTE


Naturalmente esiste un problema che nessuno può ignorare: quello della sicurezza idraulica del torrente Nisi.


L’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia ha assunto provvedimenti che hanno portato alla chiusura della passerella e ne ha contestato la permanenza nell’alveo sotto il profilo della sicurezza e del libero deflusso delle acque.


È un tema serio.


E nessuno chiede di aggirare prescrizioni tecniche, sottovalutare il rischio idraulico o sacrificare la sicurezza.


Ma proprio per questo la questione non può risolversi semplicemente con una chiusura.


Occorre trovare una soluzione.


La sicurezza del torrente deve essere garantita. Ma deve esserlo anche la sicurezza di chi cammina.


Le due esigenze non possono essere considerate incompatibili per principio. Devono diventare parte dello stesso progetto.


Se l’attuale passerella può essere mantenuta attraverso interventi tecnicamente compatibili con le prescrizioni dell’Autorità di Bacino, si individuino rapidamente le opere necessarie.


Se invece gli approfondimenti tecnici dimostreranno definitivamente che quella struttura non può più rimanere nell’alveo, allora le istituzioni hanno il dovere di progettare e finanziare un nuovo collegamento stabile, sicuro e almeno ciclopedonale tra i due lungomari.


Quello che non può essere accettato è che la risposta definitiva sia semplicemente: il collegamento non c’è più.


GLI ENTI CI SONO. ORA SERVE UNA DECISIONE COMUNE


La vicenda, peraltro, non parte da zero.


Negli ultimi mesi sono già stati coinvolti diversi soggetti istituzionali e tecnici e si sono svolti confronti finalizzati a individuare una soluzione.


La Città Metropolitana di Messina ha già esercitato un ruolo di coordinamento tra gli enti.


Anas, titolare della passerella e soggetto che ha emesso l’ordinanza di chiusura, è necessariamente parte di qualsiasi percorso relativo al futuro del manufatto.


L’Autorità di Bacino della Sicilia è l’ente fondamentale per tutto ciò che riguarda la sicurezza idraulica, il libero deflusso del torrente e le condizioni alle quali un attraversamento possa essere eventualmente autorizzato o sostituito.


Il Genio Civile di Messina è chiamato a fornire le valutazioni tecniche di propria competenza.


Comuni di Nizza di Sicilia e Alì Terme devono presentarsi insieme, con una posizione comune e senza divisioni politiche, perché il problema riguarda entrambi allo stesso modo.


Anche RFI e i soggetti impegnati nei grandi lavori ferroviari che interessano questo territorio devono continuare a partecipare al confronto, soprattutto laddove possano concorrere agli interventi e agli oneri necessari.


E infine occorre un’assunzione di responsabilità politica da parte della Presidenza della Regione Siciliana e dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture, affinché il confronto tra gli uffici produca finalmente una soluzione concreta.


Anche la rappresentanza politica all’Assemblea Regionale Siciliana può e deve fare la propria parte, sostenendo nelle sedi istituzionali una richiesta che proviene da un intero territorio.


Non serve quindi inventare un nuovo tavolo.


Serve che quello già aperto arrivi a una conclusione.


NON UN ALTRO RINVIO: UN PROGETTO E UN CRONOPROGRAMMA


È questo il punto sul quale Dissonanza Sud vuole oggi costruire una proposta concreta.


Non una protesta contro qualcuno.


Non una battaglia di parte.


Non l’ennesima polemica destinata a durare qualche giorno sui social.


Ma un appello bipartisan sottoscritto dalle istituzioni locali, a partire dai sindaci di Nizza di Sicilia e Alì Terme e da tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione.


Un solo documento.


Una sola voce.


Un solo obiettivo.


Chiedere agli enti competenti di sedersi definitivamente attorno allo stesso tavolo e assumere impegni precisi.


All’Autorità di Bacino chiediamo di indicare con chiarezza quali condizioni tecniche possano consentire di preservare un collegamento tra le due sponde del Nisi.


Ad Anas chiediamo di collaborare alla definizione della soluzione relativa alla passerella esistente e, più in generale, di considerare la necessità di garantire una mobilità pedonale realmente protetta in questo tratto della Statale 114.


Al Genio Civile chiediamo di fornire rapidamente tutte le valutazioni tecniche necessarie.


A RFI e ai soggetti impegnati nei lavori ferroviari chiediamo di tradurre ogni disponibilità manifestata in impegni concreti e formalizzati.


Alla Città Metropolitana chiediamo di continuare il coordinamento già avviato fino alla sottoscrizione di un accordo operativo.


Ai due Comuni chiediamo soprattutto una cosa: unità.


Alla Regione Siciliana chiediamo di assumere questa vicenda come una priorità territoriale e di mettere insieme competenze, autorizzazioni e, qualora necessarie, risorse finanziarie.


Ma soprattutto chiediamo ciò che troppo spesso manca nelle vicende pubbliche:


un progetto, responsabilità definite e un cronoprogramma scritto.


DUE PAESI NON POSSONO ESSERE COLLEGATI SOLO PER LE AUTOMOBILI


Il punto di fondo è semplice.


Dopo anni di lavori, disagi e ingenti investimenti pubblici, Nizza di Sicilia e Alì Terme non possono ritrovarsi nella condizione paradossale di essere collegate dalle automobili ma di non avere un collegamento pedonale protetto e continuo tra i rispettivi lungomari.


Non è una questione nostalgica.


Non si tratta di difendere a ogni costo un vecchio manufatto.


Si tratta di difendere una funzione.


Quella di collegare in sicurezza due comunità che distano poche centinaia di metri, condividono servizi, attività, famiglie, passeggiate e una medesima fascia costiera.


Se quella funzione può continuare a essere svolta dalla passerella esistente, adeguandola alle prescrizioni tecniche, si faccia quanto necessario per restituirla ai cittadini.


Se non può esserlo, si realizzi un’altra soluzione.


Ma una soluzione deve esserci.


Perché la risposta non può essere quella di obbligare chiunque voglia spostarsi da un paese all’altro a prendere l’automobile.


E non può essere considerato equivalente a un vero percorso pedonale protetto il semplice transito lungo la banchina di una strada statale attraversata ogni giorno da un intenso traffico veicolare.


UN APPELLO CHE DEVE UNIRE, NON DIVIDERE


Per questo sarebbe significativo che i primi firmatari fossero proprio i sindaci dei due Comuni e, subito dopo, tutti i consiglieri comunali.


Senza distinzioni.


Senza primogeniture.


Senza bandiere.


Perché il collegamento sul Nisi non è della maggioranza e non è dell’opposizione.


Non appartiene a Nizza più di quanto appartenga ad Alì Terme.


È patrimonio di un territorio.


L’appello dovrà poi raggiungere la Città Metropolitana, Anas, Autorità di Bacino, Genio Civile, RFI, Assessorato regionale alle Infrastrutture, Presidenza della Regione e deputati regionali.


E dovrà essere accompagnato da partecipazione, commenti, condivisioni e adesioni, rilanciati attraverso i profili social di cittadini e amministratori.


Non con insulti.


Non con proclami.


Ma con la calma dei ragionamenti e la forza di una richiesta difficile da contestare.


Perché le buone ragioni, quando sono espresse con chiarezza e sostenute da un’intera comunità, possono arrivare molto più lontano di qualsiasi polemica.


Fino a Messina.


Fino a Palermo.


Fino a chi ha il potere e il dovere di decidere.


LA RICHIESTA È SEMPLICE


Nizza di Sicilia e Alì Terme non chiedono privilegi.


Non chiedono deroghe alla sicurezza.


Chiedono che la sicurezza idraulica, la mobilità, la vivibilità e il diritto delle persone a muoversi a piedi vengano affrontati insieme.


Chiedono che due lungomari tornino a essere collegati.


Chiedono che dopo tanti anni di lavori pubblici si pensi finalmente anche a chi non viaggia in automobile.


Chiedono una decisione.


Una soluzione.


Un collegamento sicuro.


Due paesi collegati per le automobili, ma non da un vero percorso protetto per chi cammina: non può essere questa la conclusione di una vicenda durata anni.


Il ponte sul Nisi non è di una parte.


È di tutti.


RIDATECI IL PONTE

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