Svolgimento
Il bambino si sveglia e non lo dice a nessuno, perché dire "mi sveglio" richiederebbe un soggetto che si riconosce come tale, e lui si riconosce piuttosto in un'icona, in un pollice alzato, in una faccina che ride quando lui non ride affatto. Ha a disposizione, dicono le statistiche, meno di cinquecento parole: la metà di quelle che bastavano a un pastore per contrattare una capra, un terzo di quelle che bastavano a suo nonno per innamorarsi per lettera. Con cinquecento parole non si fa una domanda, si fa un ordine. Non si scrive un pensiero, si preme un tasto. Il mondo, per lui, non è più un luogo da interpretare ma uno schermo da scorrere, ed è una differenza enorme quanto silenziosa, perché nessuno gliel'ha mai spiegata: gliel'hanno solo installata.
A scuola la maestra chiede un tema e lui la guarda come si guarda chi ancora crede nei cavalli quando ci sono le auto. Un tema è una casa che si costruisce parola su parola, ha le fondamenta nel soggetto e il tetto nella conclusione; lui, invece, abita in appartamenti già arredati da altri, frasi fatte, slogan presi in prestito, ideologie che entrano vuote e restano vuote. Non è colpa sua se preferisce l'apodittico al dubbio: il dubbio richiede sintassi, e la sintassi è un lusso che nessuno gli ha insegnato a permettersi. Cresce così un piccolo tifoso di tutto, pronto a esultare o a fischiare, mai a capire, e c'è una tenerezza feroce in questo bambino che non sa di essere già merce pubblicitaria, già target, già consumatore di un pensiero altrui confezionato su misura per la sua ignoranza.
La sera il bambino si addormenta senza aver scritto una riga di sé, senza una cartolina da spedire, senza una lettera che qualcuno, tra cinquant'anni, possa ritrovare in un cassetto e commuoversi. Non lascerà tracce, perché non lasciano tracce coloro che non possiedono le parole per lasciarle. Eppure - ed è qui che l'amarezza si fa quasi dolcezza - basterebbe così poco: una matita, un foglio, un adulto che si fermi ad ascoltare le onde invece di fotografarle. Salvare il mondo, in fondo, è un tema da svolgere in tre paragrafi. Peccato che nessuno, ormai, sappia più da dove cominciare.
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