La Storia
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sabato 27 giugno 2026
QUANDO LA CALIFORNIA CHE NON SAPEVA ANCORA DI ESSERE LEGGENDA
giovedì 25 giugno 2026
Odissea a Fontanarossa: Il girone dantesco dell' aeroporto di Catania
Tra navette inaffidabili, caldo asfissiante e bagni da incubo, il principale scalo siciliano si trasforma in un percorso a ostacoli per migliaia di viaggiatori.
L'Aeroporto Vincenzo Bellini di Catania dovrebbe essere la porta d'accesso privilegiata per una delle isole più belle del mondo, il fiore all'occhiello del turismo e dell'economia siciliana. Eppure, per chi vi transita, la realtà assume rapidamente i contorni di un girone dantesco. Un'infrastruttura fondamentale che, messa alla prova dai volumi di traffico moderni, mostra crepe profonde e un'inefficienza cronica che si scarica interamente sulle spalle e sui nervi dei passeggeri.
L'Illusione del trasporto a cura della navetta fantasma
Il biglietto da visita dello scalo è il sistema di collegamenti, e il primo ostacolo si materializza proprio qui.
Il servizio di bus navetta, che dovrebbe garantire un flusso rapido e indolore tra la stazione ferroviaria, parcheggi, i terminal o il centro città, brilla per la sua inefficacia.
I passeggeri denunciano attese estenuanti per navette che sembrano vere e proprie chimere.
Iniziare o finire un viaggio trascinando i bagagli sotto il sole implacabile, alla vana ricerca di un mezzo di trasporto basilare, è un affronto inaccettabile per un aeroporto internazionale.
Un clima infernale e la caccia al posto a sedere
Varcare le porte scorrevoli del terminal dovrebbe rappresentare un momento di sollievo.
Invece, l'accoglienza è affidata a un clima letteralmente infernale.
Il sistema di climatizzazione, palesemente sottodimensionato o malfunzionante, trasforma le sale d'attesa in serre asfissianti, dove l'aria viziata si mescola alla frustrazione generale.
E se sperate di ingannare l'attesa seduti comodamente, preparatevi a una delusione altrettanto cocente.
Le poltrone sono drammaticamente insufficienti rispetto al numero di viaggiatori. Il risultato è uno spettacolo indecoroso, ma ormai tristemente consueto: decine di persone , tra cui anziani e famiglie con bambini piccoli , costrette ad accamparsi per terra, sui propri trolley, o appoggiate ai piloni della struttura, in un'immagine che ricorda più un bivacco d'emergenza che un hub europeo del 2026.
Servizi (Poco) igienici : L’ ultimo affronto
Il colpo di grazia alla dignità del passeggero, tuttavia, viene inflitto nei bagni.
Definirli "servizi igienici" richiede un notevole sforzo di fantasia.
I racconti dei viaggiatori descrivono una situazione di degrado diffuso con odori persistenti, pavimenti perennemente bagnati, rubinetti non funzionanti, dispenser di sapone vuoti e una generale mancanza di manutenzione.
È un livello di incuria che non solo genera profondo disagio, ma pone seri interrogativi sugli standard sanitari mantenuti in un luogo di passaggio così affollato.
Una svolta necessaria
Catania e la Sicilia meritano di più.
I turisti che portano ricchezza sull'isola e i cittadini siciliani che viaggiano per lavoro, studio o salute hanno il diritto di transitare in un'infrastruttura dignitosa.
Non si tratta di chiedere lussi sfrenati, ma i requisiti minimi della civiltà dei trasporti con aria respirabile, un posto dove sedersi, bagni puliti e collegamenti affidabili.
Finché queste inefficienze basilari non verranno affrontate con investimenti concreti e una gestione rigorosa, l'Aeroporto di Catania continuerà a essere ricordato non come l'inizio di una splendida vacanza, ma come un'estenuante prova di sopravvivenza.
martedì 23 giugno 2026
VOCI SENZA ASCOLTO
a cura di Anna Lombardo
Il caso delle sorelle Di Giacinto e il principio tradito: quando i figli pagano la guerra degli adulti.
Sarah e Alisya hanno sedici e dodici anni. Sei anni di guerra tra adulti, sei anni di tribunali, tutori, case famiglia, procedimenti e rivalutazioni. Sei anni in cui nessuno sembra aver avuto il tempo - o la volontà - di stare fermo ad ascoltarle. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989 ha sancito un principio che nel tempo è diventato norma vincolante nell'ordinamento italiano: ogni decisione che riguardi un minore deve essere assunta alla luce del suo superiore interesse. Non è un'invocazione morale, è diritto cogente.
Eppure il caso delle sorelle Di Giacinto - madre in carcere accusata di sequestro, padre che parla di «ripartenza da zero» come se i traumi si potessero cancellare con un reset - racconta di un sistema che ha applicato le norme senza mai incarnare il principio. Lo scarto tra i valori scritti e la realtà vissuta da queste ragazze non è una crepa: è una voragine. C'è un dettaglio che rimane. Il sindaco di Minturno, nominato tutore dal Tribunale per i minorenni, ha registrato un video per convincerle a tornare: «Verrete ascoltate, non sarete tradite». Un appello accorato, umano, forse necessario. Ma anche la più involontaria delle confessioni: fino a quel momento, l'ascolto non c'era stato. La riforma Cartabia del processo civile, in vigore dal 2023, impone che sia il giudice in persona a raccogliere la voce dei minori nei procedimenti che li riguardano. Capire i bisogni di un figlio senza stargli di fronte - senza mettere da parte chiunque pretenda di parlare per lui - non è tutela: è delega. E la delega, in questi anni, ha prodotto solo altra precarietà, altra sofferenza, altra fuga.
In Sicilia il tema non è astratto. I dati nazionali del Ministero del Lavoro aggiornati al 2023 mostrano che la Sicilia figura tra le regioni con i numeri più elevati di minorenni fuori famiglia, con un tasso di 4,1 per mille residenti 0-17enni, tra i più alti d'Italia, e con incrementi significativi rispetto all'anno precedente (Istituto degli innocenti). Nel Messinese, dove la rete dei servizi sociali sconta storiche carenze di organico e finanziamenti, la distanza tra la norma e la sua applicazione è ancora più acuta. Le comunità residenziali accolgono ragazzi in attesa di decisioni che tardano, in mezzo a conflitti familiari che nessuno riesce a contenere davvero. La storia di Sarah e Alisya non è un'eccezione: è la regola resa visibile da una fuga. Ascoltare i bambini non è una concessione degli adulti. È l'unico modo per non tradirli ancora.
domenica 21 giugno 2026
FOTO IMPLORATA, GLORIA PERDUTA
giovedì 18 giugno 2026
IRAN, LA RESA DI TRUMP
Fa.Ava
Domenica scorsa, da remoto, Donald Trump, JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf hanno firmato il Memorandum di Islamabad. Quattordici punti. Una guerra finita. Gli analisti la chiamano vittoria dell'Iran. Hanno ragione.
Cosa ha ottenuto Trump
- Fine delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano.
- Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni.
- Impegno iraniano a non sviluppare l'arma nucleare.
- Diluizione dei 450 kg di uranio arricchito al 60% sotto controllo Aiea.
Cosa ha perso rispetto a Obama
- Il Jcpoa del 2015 fissava l'arricchimento al 3,67%: oggi non c'è limite scritto.
- L'Iran era lontano dalla soglia nucleare; oggi è un threshold state, con know how irreversibile.
- Lo Stretto di Hormuz era libero e senza pedaggi: ora l'Iran potrà introdurli con l'Oman.
- Nessun vincolo al programma missilistico, che Obama aveva lasciato fuori ma contenuto diplomaticamente.
Cosa ha guadagnato l'Iran
- Sovranità garantita, nessuna interferenza negli affari interni.
- Tutte le sanzioni rimosse, fondi congelati sbloccati: decine di miliardi cash.
- Trecentomiliardi per la ricostruzione, finanziati anche dai paesi del Golfo.
- Influenza in Libano intatta, Hezbollah rafforzato, ritiro totale israeliano all'orizzonte.
- L'accordo finale dovrà passare dal Consiglio di Sicurezza ONU: non potrà essere stracciato come fece Trump nel 2018.
Netanyahu è rimasto fuori dal negoziato. Trump lo ha chiamato «pazzo». Il Likud è a 23 seggi. Il conto lo pagano gli israeliani.
martedì 16 giugno 2026
BIANCOMANGIARE AL LATTE DI MANDORLE
sabato 13 giugno 2026
I FIGLI DI NESSUNO
a cura di Anna Lombardo
A Messina il problema non è chi lascia la scuola. È chi ci resta senza imparare nulla.
Nelle aree vulnerabili di Messina la dispersione scolastica raggiunge il 10,9% contro il 6% della media cittadina. Quasi il doppio. Eppure il dato aggregato rassicura: alle medie meno dell'1%, alle superiori l'1,1%. Il problema più grave non è quello che si vede. La dispersione "implicita" — chi completa il percorso scolastico senza acquisire le competenze minime per leggere il mondo — è il vero rimosso del dibattito pubblico messinese. In Sicilia riguarda il 14% degli studenti del secondo ciclo, concentrandosi nei quartieri dormitorio della zona nord, dove il tasso di NEET supera il 32%. Gazzi, Mangialupi, Giostra: nomi che evocano non una geografia turistica ma una geografia del destino.
La risposta scomoda è che il problema non riguarda solo la scuola. «Tutto ruota attorno alla famiglia, è il nodo cruciale», ha dichiarato la dirigente dell'Osservatorio sulla dispersione dell'Ambito 13. I dati le danno ragione: il 74,4% dei giovani che abbandonano gli studi ha genitori con al massimo la licenza media; quando almeno un genitore è laureato, il tasso crolla dal 20,7% all'1,1%. Il 37% dei bambini italiani vive in case senza libri. In quelle abitazioni la parola nuova imparata a scuola non trova eco, rimane sospesa, poi cade. Il professore "distratto" di cui tanto si discute è spesso semplicemente un professore solo.
A Messina 2.905 minori crescono in tre aree urbane critiche — l'8,8% dei giovani cittadini — dove la povertà è educativa prima che economica. I dati INVALSI certificano che nel 2025 solo il 52% degli studenti di quinta superiore raggiunge risultati accettabili in italiano, il 49% in matematica: erano il 64% e il 61% nel 2019. Un crollo che la pandemia ha accelerato ma non spiegato. A Messina la diagnosi è condivisa da tutti gli attori istituzionali. Manca la volontà politica di trattare l'educazione come infrastruttura. I figli di nessuno non sono figli di genitori assenti per malvagità: sono figli di un sistema che ha smesso di credere che il loro futuro valesse un investimento strutturale.
DR. JOHN — IL NIGHT TRIPPER AL BALLO
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