Cerca nel blog

giovedì 22 gennaio 2026

TRE CARDINALI IN AMERICA, PER NON PARLARE DEL PAPA




Chicago, San Diego e Newark: le nuove frontiere del coraggio cattolico.


Ebbene sì, mentre i leader europei tremano al solo pensiero di alzare un sopracciglio, i cardinali americani sfoderano la loro corazza morale e si lanciano all’attacco, armati di dichiarazioni congiunte. Non è uno scherzo: Blase Cupich (arcidiocesi di Chicago), Robert McElroy (di San Diego) e Joseph Tobin (arcidiocesi di Newark) hanno messo sul tavolo la carta più letale della diplomazia cattolica — la dignità umana, mica le chiacchiere da summit G20.

Con il coraggio di chi sa di avere alle spalle Papa Leone XIV, che sorride compiaciuto dalla sua biblioteca — i nostri eroi hanno alzato la voce contro Trump e la sua politica estera “rischiosa”, citando Groenlandia, Venezuela e tagli agli aiuti umanitari come se fossero i mostri di turno da abbattere.
E intanto, sul fronte europeo… beh, si direbbe che abbiano tutti preso lezioni di invisibilità: pavidi, a dir poco. Tutti tranne l’eroico erede di De Gaulle, Emmanuel Macron. Che palle, direte voi, ma almeno qualcuno mantiene la coerenza storica.
Morale della favola? Se vuoi vedere qualcuno che ha davvero il fegato di mettere in discussione l’ordine mondiale, non guardare a Bruxelles o Parigi, guarda a Chicago, San Diego e Newark. Dove i cardinali non giocano a Risiko, ma brandiscono la bussola morale come fosse una spada laser.

martedì 20 gennaio 2026

TRUMP, IL BARBARO SCAMBIATO PER IL GIULLARE

 CORSIVO 


TRUMP, IL BARBARO SCAMBIATO PER IL GIULLARE

di PONZIO AQUILA 

La destra italiana continua a raccontarsi la favola del mattacchione d’oltreoceano,
confondendo il cabaret con la conquista e l’intrattenimento con la distruzione.

C’è un equivoco che la destra italiana coltiva con cura, come si fa con le illusioni necessarie: Donald Trump sarebbe un Berlusconi con l’accento sbagliato, un istrione che alza la voce ma poi, al momento giusto, abbassa le mani. Una favola consolatoria, buona per chi ha imparato che la politica è soprattutto palcoscenico e che, finché si ride, nulla di grave può accadere.
 L’equivoco nasce da un’abitudine. Un’intera classe dirigente è cresciuta nell’idea che il potere potesse permettersi la sguaiatezza purché non toccasse il meccanismo. Berlusconi scherzava con le istituzioni perché ne conosceva il perimetro. 

Trump quel perimetro lo considera un affronto. Confondere Trump con il Cavaliere è un errore di specie: il primo diverte distruggendo, il secondo distruggeva divertendo. Il ghigno trumpiano non è goliardia, è appetito. Non allude, consuma. Non provoca, erode. Le garanzie diventano orpelli, la democrazia una pratica rinviabile.
Così, mentre perfino i sovranisti europei arretrano davanti a un alleato che parla di annessioni come di operazioni immobiliari, in Italia si continua a invocare il “problema di comunicazione”, come se bastasse un tono più educato a rendere accettabile la minaccia. 
Berlusconi non ha mai pensato di incendiare l’Occidente. Trump sì.
 E questa volta non è cinema politico: è cronaca nera delle istituzioni.

VI AUGURO SOGNI A NON FINIRE

 *FATA MORGANA* 

a cura di E. L. M. Irali

 *VI AUGURO SOGNI A NON FINIRE* 

 *Jacques Brel,* conviene dirlo subito, non scriveva libri. Scriveva canzoni, che è molto più rischioso: perché le canzoni entrano in testa senza chiedere permesso e, se sono buone, non se ne vanno più. Belga, feroce, sentimentale senza sentimentalismi, Brel ha fatto della chanson una forma di teatro esistenziale, cantata con il corpo prima ancora che con la voce.

 *“Vi auguro sogni a non finire”* non nasce dunque come poesia da scaffale, ma come testo-augurio, uno di quelli che sembrano gentili e invece nascondono una trappola morale. Perché Brel non augura serenità, bensì sogni ingombranti, di quelli che costringono a scegliere. E scegliere, si sa, è faticoso. 

È questo l’augurio che, con un leggero ritardo ma senza cadere nella prescrizione dei buoni propositi, regaliamo ai lettori di dissonanzesud.com per il 2026: non una pace comoda, ma un’inquietudine utile. Non la salvezza, ma il movimento. Perché, come insegnava Brel senza mai spiegarlo, la vita più pericolosa non è quella che fa male, ma quella che non lascia segni.

*Vi auguro sogni a non finire* 

 e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno

 vi auguro di amare ciò che si deve amare

 e di dimenticare ciò che si deve dimenticare

 vi auguro passioni

 vi auguro silenzi

 vi auguro il canto degli uccelli al risveglio 

 e le risate dei bambini.

 Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di ognuno spesso è nascosto. 

 vi auguro di resistere all’affondamento,

 all’indifferenza , alle virtù negative della nostra epoca.



METEO ALÌ TERME , riviera Ionica MESSINA





 Ore 16,48 

APOLOGIA DI UN VUOTO A PERDERE

  Cronaca semiseria di un avatar nazionale che scambia il rumore per pensiero. L’Italia non è più un Paese: è una suggestione collettiva. Og...