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domenica 28 giugno 2026

FIGLI DELLA RABBIA: LA MANOSFERA ARRIVA A MESSINA E TROVA TERRENO FERTILE

 



a cura di Anna Lombardo

Venti minuti per radicalizzare un adolescente. In Sicilia, dove la fragilità sociale moltiplica ogni rischio, forse anche meno.



Venti minuti. È il tempo medio — secondo un'indagine del Senato francese — perché un adolescente si imbatta online in contenuti misogini. Non serve cercarli: basta un video sul fitness e l'algoritmo fa il resto. Il mascolinismo non è più una sottocultura di Internet: è un fenomeno culturale in espansione, capace di influenzare il modo in cui una parte crescente delle nuove generazioni interpreta i rapporti tra i sessi. In Italia non esiste ancora un'indagine equivalente. Esiste la cronaca: femminicidi che non smettono di contarsi, adolescenti fermati per violenze di branco, ragazzi che descrivono le relazioni con un lessico di conquista e dominio. Il fenomeno è qui, non mappato ma presente.


Se esiste un luogo dove la manosfera trova terreno fertile, è il Sud. Non per predisposizione culturale, ma per fattori strutturali. In Sicilia il 27,5% dei giovani è NEET: non studia, non lavora, non si forma. La disoccupazione giovanile è al 33,8%. A Messina, 832 under 40 emigrano ogni anno. Chi resta, resta senza prospettiva. È in questo vuoto che prospera l'industria della rabbia: influencer che offrono risposte semplici a problemi complessi — solitudine, rifiuto, precarietà — con un messaggio sempre identico: gli uomini sono vittime del femminismo, il recupero della virilità è la soluzione. Non è questione di stupidità. È questione di vuoto che viene sempre riempito da qualcosa.


La risposta non è solo repressiva. La radicalizzazione avviene per progressione lenta, guidata dagli algoritmi, a partire da interessi innocui. Fermarla richiede scuole che parlino di relazioni senza imbarazzo, famiglie capaci di nominare ciò che accade sugli schermi dei figli, spazi dove i ragazzi costruiscano identità che non dipendano dalla sconfitta di qualcun altro. A Messina questi spazi mancano: centri di aggregazione chiusi, consultori sotto organico, politiche giovanili ridotte a eventi estivi. Nel frattempo l'algoritmo lavora. Senza che nessuno abbia trovato il tempo di considerarlo una priorità. Venti minuti alla volta.


sabato 27 giugno 2026

QUANDO LA CALIFORNIA CHE NON SAPEVA ANCORA DI ESSERE LEGGENDA

 La Storia



Bisogna immaginare la fine degli anni Sessanta come una stanza dove qualcuno ha lasciato aperta una finestra tra due mondi: da una parte il rock elettrico che scuoteva le coscienze, dall'altra le highway polverose del Sud, le chitarre pedal steel, le ballate di chi aveva perso qualcosa senza sapere bene cosa. In quella corrente d'aria nacquero i Flying Burrito Brothers. Gram Parsons e Chris Hillman escono dai Byrds come si esce da una casa troppo grande: con la sensazione di aver capito qualcosa che gli altri ancora non vedono. Portano con sé Michael Clarke, batterista che i Byrds li aveva già vissuti dall'interno, e costruiscono una cosa che non aveva ancora un nome preciso. Country rock, si dirà poi, con quella sicumera con cui si battezzano le rivoluzioni solo quando sono già finite. Con loro arriverà anche Bernie Leadon, che di lì a qualche anno avrebbe contribuito a erigere la cattedrale sonora degli Eagles.

Wilde Horses

Il disco d'esordio passa quasi inosservato, come spesso accade alle cose necessarie. Il successo arriva nel 1970 con Burrito Deluxe, ed è qui che compare Wild Horses, firmata Jagger-Richards, consegnata ai Burrito con un anno di anticipo rispetto alla pubblicazione degli Stones in Sticky Fingers. Parsons la canta con quella voce spezzata e solare che sembrava provenire da un paese senza coordinate geografiche precise, qualcosa tra il Georgia rosso di argilla e il Pacifico che si perde nell'orizzonte. Gram lascia i Flying Burrito Brothers poco dopo, muore nel 1973 nel deserto di Mojave, con la leggenda già pronta ad avvolgerlo. Il gruppo va avanti, cambia pelle più volte, pubblica live e antologie fino agli albori del terzo millennio, inseguendo un'eco che si allontana a ogni passo. È il destino di certe band: avere avuto ragione troppo presto, in un momento in cui il mondo non era ancora attrezzato per ringraziarle.





giovedì 25 giugno 2026

Odissea a Fontanarossa: Il girone dantesco dell' aeroporto di Catania



Tra navette inaffidabili, caldo asfissiante e bagni da incubo, il principale scalo siciliano si trasforma in un percorso a ostacoli per migliaia di viaggiatori.


L'Aeroporto Vincenzo Bellini di Catania dovrebbe essere la porta d'accesso privilegiata per una delle isole più belle del mondo, il fiore all'occhiello del turismo e dell'economia siciliana. Eppure, per chi vi transita, la realtà assume rapidamente i contorni di un girone dantesco. Un'infrastruttura fondamentale che, messa alla prova dai volumi di traffico moderni, mostra crepe profonde e un'inefficienza cronica che si scarica interamente sulle spalle e sui nervi dei passeggeri.


L'Illusione del trasporto a cura della navetta  fantasma 

Il biglietto da visita dello scalo è il sistema di collegamenti, e il primo ostacolo si materializza proprio qui. 

Il servizio di bus navetta, che dovrebbe garantire un flusso rapido e indolore tra la stazione ferroviaria, parcheggi, i terminal o il centro città, brilla per la sua inefficacia. 

I passeggeri denunciano attese estenuanti per navette che sembrano vere e proprie chimere. 

Iniziare o finire un viaggio trascinando i bagagli sotto il sole implacabile, alla vana ricerca di un mezzo di trasporto basilare, è un affronto inaccettabile per un aeroporto internazionale.


Un clima  infernale e la caccia al posto a sedere

Varcare le porte scorrevoli del terminal dovrebbe rappresentare un momento di sollievo. 

Invece, l'accoglienza è affidata a un clima letteralmente infernale

Il sistema di climatizzazione, palesemente sottodimensionato o malfunzionante, trasforma le sale d'attesa in serre asfissianti, dove l'aria viziata si mescola alla frustrazione generale.

E se sperate di ingannare l'attesa seduti comodamente, preparatevi a una delusione altrettanto cocente. 

Le poltrone sono drammaticamente insufficienti rispetto al numero di viaggiatori. Il risultato è uno spettacolo indecoroso, ma ormai tristemente consueto: decine di persone , tra cui anziani e famiglie con bambini piccoli , costrette ad accamparsi per terra, sui propri trolley, o appoggiate ai piloni della struttura, in un'immagine che ricorda più un bivacco d'emergenza che un hub europeo del 2026.


Servizi (Poco) igienici : L’ ultimo affronto 

Il colpo di grazia alla dignità del passeggero, tuttavia, viene inflitto nei bagni. 

Definirli "servizi igienici" richiede un notevole sforzo di fantasia. 

I racconti dei viaggiatori descrivono una situazione di degrado diffuso con odori persistenti, pavimenti perennemente bagnati, rubinetti non funzionanti, dispenser di sapone vuoti e una generale mancanza di manutenzione. 

È un livello di incuria che non solo genera profondo disagio, ma pone seri interrogativi sugli standard sanitari mantenuti in un luogo di passaggio così affollato.


Una svolta necessaria 

Catania e la Sicilia meritano di più. 

I turisti che portano ricchezza sull'isola e i cittadini siciliani che viaggiano per lavoro, studio o salute hanno il diritto di transitare in un'infrastruttura dignitosa. 

Non si tratta di chiedere lussi sfrenati, ma i requisiti minimi della civiltà dei trasporti con aria respirabile, un posto dove sedersi, bagni puliti e collegamenti affidabili.

Finché queste inefficienze basilari non verranno affrontate con investimenti concreti e una gestione rigorosa, l'Aeroporto di Catania continuerà a essere ricordato non come l'inizio di una splendida vacanza, ma come un'estenuante prova di sopravvivenza.

martedì 23 giugno 2026

VOCI SENZA ASCOLTO

 


a cura di Anna Lombardo


Il caso delle sorelle Di Giacinto e il principio tradito: quando i figli pagano la guerra degli adulti.



Sarah e Alisya hanno sedici e dodici anni. Sei anni di guerra tra adulti, sei anni di tribunali, tutori, case famiglia, procedimenti e rivalutazioni. Sei anni in cui nessuno sembra aver avuto il tempo - o la volontà - di stare fermo ad ascoltarle. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989 ha sancito un principio che nel tempo è diventato norma vincolante nell'ordinamento italiano: ogni decisione che riguardi un minore deve essere assunta alla luce del suo superiore interesse. Non è un'invocazione morale, è diritto cogente. 


Eppure il caso delle sorelle Di Giacinto - madre in carcere accusata di sequestro, padre che parla di «ripartenza da zero» come se i traumi si potessero cancellare con un reset - racconta di un sistema che ha applicato le norme senza mai incarnare il principio. Lo scarto tra i valori scritti e la realtà vissuta da queste ragazze non è una crepa: è una voragine. C'è un dettaglio che rimane. Il sindaco di Minturno, nominato tutore dal Tribunale per i minorenni, ha registrato un video per convincerle a tornare: «Verrete ascoltate, non sarete tradite». Un appello accorato, umano, forse necessario. Ma anche la più involontaria delle confessioni: fino a quel momento, l'ascolto non c'era stato. La riforma Cartabia del processo civile, in vigore dal 2023, impone che sia il giudice in persona a raccogliere la voce dei minori nei procedimenti che li riguardano. Capire i bisogni di un figlio senza stargli di fronte - senza mettere da parte chiunque pretenda di parlare per lui - non è tutela: è delega. E la delega, in questi anni, ha prodotto solo altra precarietà, altra sofferenza, altra fuga.


In Sicilia il tema non è astratto. I dati nazionali del Ministero del Lavoro aggiornati al 2023 mostrano che la Sicilia figura tra le regioni con i numeri più elevati di minorenni fuori famiglia, con un tasso di 4,1 per mille residenti 0-17enni, tra i più alti d'Italia, e con incrementi significativi rispetto all'anno precedente (Istituto degli innocenti). Nel Messinese, dove la rete dei servizi sociali sconta storiche carenze di organico e finanziamenti, la distanza tra la norma e la sua applicazione è ancora più acuta. Le comunità residenziali accolgono ragazzi in attesa di decisioni che tardano, in mezzo a conflitti familiari che nessuno riesce a contenere davvero. La storia di Sarah e Alisya non è un'eccezione: è la regola resa visibile da una fuga. Ascoltare i bambini non è una concessione degli adulti. È l'unico modo per non tradirli ancora.

domenica 21 giugno 2026

FOTO IMPLORATA, GLORIA PERDUTA

 



A Mar-a-Lago si entra da ospiti e si esce da camerieri.


Donald Trump ha detto che Giorgia Meloni lo ha implorato per una foto. Lei ha risposto che non è vero. Lui ha aggiunto che gli ha fatto pena. Noi non eravamo presenti. Ma una cosa la sappiamo: tra i due, quello che mente professionalmente da trent'anni è lui. L'altro, da noi, è lei.

C'è però una questione filosofica che nessuno affronta. Meloni è il capo riconosciuto dell'Internazionale Nazionalista. Bella trovata. Un'Internazionale di gente che non vuole stare con nessuno. Un club di solisti. Una federazione di "prima noi". Prima l'America, prima l'Ungheria, prima l'Italia: quando si siedono allo stesso tavolo, ognuno tira la tovaglia dalla propria parte. E prima o poi — lo insegna la storia, con quella sua antipatica abitudine di aver sempre ragione — i nazionalismi finiscono per farsi la guerra tra loro. L'Internazionale Nazionalista è come una gara di nuoto in cui tutti nuotano verso riva propria. Trump l'ha umiliata davanti al mondo. Ma forse le ha reso un servigio: adesso può divorziare dal trumpismo senza sembrare ingrata. La ingrata è già lui. In fondo, essere mollata dal pazzo più famoso del pianeta potrebbe persino farle simpatia. 

giovedì 18 giugno 2026

IRAN, LA RESA DI TRUMP



 Fa.Ava


Il Memorandum di Islamabad in quattordici punti. Punto per punto, chi ha vinto e chi ha perso.

Domenica scorsa, da remoto, Donald Trump, JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf hanno firmato il Memorandum di Islamabad. Quattordici punti. Una guerra finita. Gli analisti la chiamano vittoria dell'Iran. Hanno ragione.

Cosa ha ottenuto Trump

- Fine delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano.

- Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni.

- Impegno iraniano a non sviluppare l'arma nucleare.

-  Diluizione dei 450 kg di uranio arricchito al 60% sotto controllo Aiea.

Cosa ha perso rispetto a Obama

- Il Jcpoa del 2015 fissava l'arricchimento al 3,67%: oggi non c'è limite scritto.

- L'Iran era lontano dalla soglia nucleare; oggi è un threshold state, con know how irreversibile.

- Lo Stretto di Hormuz era libero e senza pedaggi: ora l'Iran potrà introdurli con l'Oman.

-  Nessun vincolo al programma missilistico, che Obama aveva lasciato fuori ma contenuto diplomaticamente.

Cosa ha guadagnato l'Iran

- Sovranità garantita, nessuna interferenza negli affari interni.

- Tutte le sanzioni rimosse, fondi congelati sbloccati: decine di miliardi cash.

- Trecentomiliardi per la ricostruzione, finanziati anche dai paesi del Golfo.

- Influenza in Libano intatta, Hezbollah rafforzato, ritiro totale israeliano all'orizzonte.

- L'accordo finale dovrà passare dal Consiglio di Sicurezza ONU: non potrà essere stracciato come fece Trump nel 2018.

Netanyahu è rimasto fuori dal negoziato. Trump lo ha chiamato «pazzo». Il Likud è a 23 seggi. Il conto lo pagano gli israeliani.


martedì 16 giugno 2026

BIANCOMANGIARE AL LATTE DI MANDORLE

 


Un dolce al cucchiaio che sa di Sicilia profonda.


Storia

La mandorla, regina incontrastata delle cucine sicula, araba e africana, incontra il mare di Lampedusa nel segno di una tradizione millenaria.

C'è chi porta il mare a casa, e chi porta la terra al mare. Giovanni Mantio fa entrambe le cose. Chef di radici siciliane, ogni estate raggiunge Lampedusa con le sue mandorle — prodotto doc della sua terra d'origine — e lì, tra i turisti che arrivano da ogni angolo del Mediterraneo, trasforma una materia prima antica e nobilissima in emozione al cucchiaio.

La mandorla siciliana non ha bisogno di presentazioni. È regina indiscussa delle cucine sicula, araba e africana: la trovi nei primi piatti, nei secondi di carne e di pesce, nella grande pasticceria, nelle gelaterie dove il granulato di mandorle profuma l'aria fin dal mattino. In Sicilia, si nasce, si cresce e si muore col mandorlo — e non è un'iperbole. È prima ancora del risveglio della primavera che la Sagra del Mandorlo in Fiore ad Agrigento, tra i templi della Valle, celebra questo albero sacro con un rito che affonda le radici in civiltà lontanissime e vicine allo stesso tempo.

LA SPECIALITÀ

Il biancomangiare è uno dei volti più eleganti di questa tradizione: essenziale, raffinato, antico. Con il latte di mandorle al posto del latte vaccino, diventa anche la risposta perfetta all'estate — leggero, fresco, aromatico. Giovanni Mantio lo prepara ancora oggi come lo preparavano le nonne, senza scorciatoie, mescolando con la frusta finché la crema non decide da sola di essere pronta.

Ingredienti (per 6 persone)

- 1 litro di latte di mandorle
- 100 g di amido di mais
- 100 g di zucchero semolato
- scorza di limone grattugiata q.b.
- 100 g di granella di mandorle (per decorare)
- 100 g di gocce di cioccolato fondente (per decorare).

Procedimento

Dividete il latte di mandorle in due parti uguali. Portate 500 ml sul fuoco a fiamma medio-bassa, aggiungete lo zucchero e mescolate con la frusta fino a scioglimento completo. Non portate a ebollizione.
In una ciotola, sciogliete l'amido di mais nei restanti 500 ml di latte freddo, lavorando con la frusta fino a ottenere un composto liscio e senza grumi.
Quando il latte zuccherato inizia a sobbollire, versate il composto con l'amido e grattugiate la scorza di limone a piacere. Mescolate continuamente con la frusta a fuoco medio-basso fino a quando la crema non si addensa visibilmente.
Trasferite rapidamente il composto negli stampini o pirottini con un mestolo — la rapidità è tutto, per evitare che si formino grumi. Lasciate raffreddare, poi riponete in frigorifero per almeno 2 ore. Il biancomangiare, però, più riposa meglio esprime sé stesso — come i migliori caratteri siciliani.
Prima di servire, decorate con gocce di cioccolato fondente e granella di mandorle. Chi vuole, aggiunga mandorle intere, pistacchi di Bronte, o ciò che la stagione suggerisce. Giovanni Mantio a Lampedusa, tra un tramonto e l'altro, non si fa mancare nulla.

Mantiade

«La Sicilia ti lascia il sole sulla pelle, il gusto di mandorle in bocca e il senso dell'ospitalità nel cuore»

sabato 13 giugno 2026

I FIGLI DI NESSUNO


a cura di Anna Lombardo


A Messina il problema non è chi lascia la scuola. È chi ci resta senza imparare nulla.



Nelle aree vulnerabili di Messina la dispersione scolastica raggiunge il 10,9% contro il 6% della media cittadina. Quasi il doppio. Eppure il dato aggregato rassicura: alle medie meno dell'1%, alle superiori l'1,1%. Il problema più grave non è quello che si vede. La dispersione "implicita" — chi completa il percorso scolastico senza acquisire le competenze minime per leggere il mondo — è il vero rimosso del dibattito pubblico messinese. In Sicilia riguarda il 14% degli studenti del secondo ciclo, concentrandosi nei quartieri dormitorio della zona nord, dove il tasso di NEET supera il 32%. Gazzi, Mangialupi, Giostra: nomi che evocano non una geografia turistica ma una geografia del destino.


La risposta scomoda è che il problema non riguarda solo la scuola. «Tutto ruota attorno alla famiglia, è il nodo cruciale», ha dichiarato la dirigente dell'Osservatorio sulla dispersione dell'Ambito 13. I dati le danno ragione: il 74,4% dei giovani che abbandonano gli studi ha genitori con al massimo la licenza media; quando almeno un genitore è laureato, il tasso crolla dal 20,7% all'1,1%. Il 37% dei bambini italiani vive in case senza libri. In quelle abitazioni la parola nuova imparata a scuola non trova eco, rimane sospesa, poi cade. Il professore "distratto" di cui tanto si discute è spesso semplicemente un professore solo.

A Messina 2.905 minori crescono in tre aree urbane critiche — l'8,8% dei giovani cittadini — dove la povertà è educativa prima che economica. I dati INVALSI certificano che nel 2025 solo il 52% degli studenti di quinta superiore raggiunge risultati accettabili in italiano, il 49% in matematica: erano il 64% e il 61% nel 2019. Un crollo che la pandemia ha accelerato ma non spiegato. A Messina la diagnosi è condivisa da tutti gli attori istituzionali. Manca la volontà politica di trattare l'educazione come infrastruttura. I figli di nessuno non sono figli di genitori assenti per malvagità: sono figli di un sistema che ha smesso di credere che il loro futuro valesse un investimento strutturale.

MONTI SMONTA VANNACCI A MANI NUDE

  A Cernobbio il vecchio professore sfida il generale, e vince senza alzare la voce. A Cernobbio si è consumato uno di quei confronti che ra...