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giovedì 26 febbraio 2026

LUDOPATIA , IL KILLER SILENZIOSO DELLA MENTE


 di AG RIZZO *

Sotto la superficie di un passatempo innocuo si nasconde una delle dipendenze più devastanti e, paradossalmente, meno comprese: la ludopatia (o Gioco d’Azzardo Patologico). Come medico, vedo ogni giorno le cicatrici invisibili di questa patologia, spesso soffocata dal silenzio e dalla vergogna.


Se un tempo per giocare serviva recarsi fisicamente in una sala, oggi la rete ha abbattuto ogni barriera. Lo smartphone è diventato un casinò h24. La disponibilità costante, l’illusione di controllo fornita dagli algoritmi e l’uso di valuta virtuale (che anestetizza la percezione della perdita reale) hanno reso la rete il volano principale della patologia, colpendo fasce d'età sempre più giovani.

Come Diagnosticarla e "Smascherare" il ludopatico 


Il ludopatico è, per necessità di sopravvivenza del vizio, un mentitore seriale. Smascherarlo richiede attenzione a segnali specifici:

Irritabilità e distacco: Nervosismo ingiustificato quando non può connettersi o giocare.

Gestione del denaro opaca: Sparizioni di piccole somme, richieste di prestiti per "emergenze" vaghe, o eccessiva segretezza sui conti bancari.

Alterazione del tempo: Ore trascorse isolati con lo smartphone, con un calo drastico della produttività o dell'interesse verso gli affetti.


La buona notizia è che si può guarire. 

La terapia d’elezione è quella cognitivo-comportamentale, spesso associata a gruppi di auto-mutuo aiuto (come i Giocatori Anonimi). 

In alcuni casi, è necessario un supporto farmacologico per gestire l'impulsività. Fondamentale è anche il tutoraggio economico: la famiglia deve assumere il controllo delle finanze del paziente per rimuovere la "materia prima" della dipendenza.


Non è un vizio, è una malattia. 

Riconoscerla è il primo passo per smettere di perdere, non solo soldi, ma la propria vita.


Individuare la ludopatia non è semplice perché non offre segni fisici evidenti , come gli occhi rossi o l'eloquio strascicato. 

È una patologia del comportamento che si nutre di segretezza.


Ecco i segnali d'allarme suddivisi per aree, utili per capire se una persona cara è scivolata nel tunnel:

1. Segnali Psicologici e Comportamentali

• Pensiero Fisso: La persona appare costantemente distratta. Discute spesso di quote, scommesse o "sistemi", mostrando un interesse ossessivo per i risultati sportivi o l'estrazione dei numeri.

• Irritabilità da Astinenza: Manifesta rabbia, ansia o estrema tensione quando cerca di smettere o quando non può controllare i propri dispositivi.

• Il "Chase" (Inseguimento della perdita): È il segnale cardine. Dopo aver perso, il soggetto torna a giocare immediatamente per "recuperare", convinto che la fortuna debba girare.

2. Segnali Legati al Denaro

• Richieste di Prestiti: Spiegazioni vaghe per ammanchi di denaro (bollette dimenticate, riparazioni auto fantomatiche).

• Segretezza Finanziaria: Improvvisa gelosia per la propria posta, estratti conto nascosti o cambio delle password dei conti online.

• Vendita di Oggetti: Sparizione inspiegabile di piccoli preziosi, dispositivi elettronici o altri beni di valore in casa.

3. La Rete delle Menzogne

• Menzogne Sistematiche: Il ludopatico mente sull'entità delle perdite e sul tempo trascorso a giocare.

• Assenteismo: Ritardi al lavoro o a scuola, o sparizioni di diverse ore giustificate con scuse poco plausibili.

4. Cambiamenti nello Stile di Vita

• Alterazione del Sonno: Spesso i ludopatici giocano di notte, quando nessuno può controllarli, con conseguente stanchezza cronica durante il giorno.

• Isolamento Sociale: Abbandono di hobby, sport e amicizie storiche per dedicare ogni momento libero al gioco, specialmente se online.


Se riconosci tre o più di questi segnali, è fondamentale non affrontare la persona  con tono accusatorio (che lo spingerebbe a mentire ulteriormente), ma solo con ferma preoccupazione.


*




SMART&EASY INGLESE FACILE Articoli: A / An




 Articoli: A / An

Si usa A davanti a consonante:

a book

a car


Si usa AN davanti a suono vocalico:

an apple

an orange

an hour (la H non si pronuncia!)


🧠 È corretto dire “a apple”?

👉 No! Si dice an apple




MESSINA: IL TRAM E LA FILOSOFIA CHE VERRÀ

 


a cura di Roberto Barbera*

Un finanziamento intercettato, cantieri avviati e una città che ora deve scegliere la propria visione.

C’è da riconoscerlo con civile franchezza: l’ATM di Messina ha saputo attraversare con passo sicuro la non breve trafila ministeriale del Trasporto Rapido di Massa, presentando al MIT un progetto di riqualificazione della linea tranviaria che ha ottenuto circa 30 milioni di euro di contributo statale in conto capitale. La pratica, istruita dagli uffici tecnici dell’azienda e del Comune, è stata ammessa nell’ambito dell’avviso nazionale dedicato alle infrastrutture urbane sostenibili. Chapeau! I lavori, avviati il 17 marzo 2025, risultano formalmente in linea con il cronoprogramma. Resta tuttavia auspicabile — per amor di chiarezza più che di polemica — una rendicontazione puntuale dei SAL: percentuale effettiva delle opere eseguite, importi liquidati, somme residue e saldo finale. Le città moderne non temono i numeri; li pubblicano.

Non era affatto scritto nelle stelle. In un Paese dove i progetti talvolta si annunciano con squilli di tromba e si dissolvono con discrezione monastica, qui la competenza tecnica ha prodotto un risultato concreto. Ora, però, il merito amministrativo deve diventare responsabilità politica. Chiunque vinca le elezioni non potrà limitarsi a tagliare nastri con forbici lucenti, ma dovrà assumersi l’onere di collocare quest’opera dentro una visione coerente di città, affinché il tram non resti un episodio fortunato bensì l’incipit di una trasformazione ordinata.

Perché il punto vero non è soltanto completare una linea, ma governare la città che quella linea ridisegna. Se si guarda a Milano o Bologna, si scorgono alcuni capisaldi degni di imitazione: integrazione tariffaria autentica tra mezzi diversi; priorità semaforica e corsie protette senza esitazioni; intermodalità con parcheggi scambiatori e ciclabilità; comunicazione digitale trasparente e servizio misurabile. In una parola: sistema. Questa è la nuova filosofia di città di cui tanto si discorre e che ancora non si vede delineata con chiarezza. Senza filosofia, il tram resta un oggetto elegante che attraversa la città; con una filosofia, diventa la spina dorsale che la sostiene. E le città, come gli uomini, camminano meglio quando hanno una schiena dritta.

*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.




SICILIA, MESSINA E I RAGAZZI DIETRO LE SBARRE: IL FALLIMENTO DEGLI ADULTI

 

a cura di Anna Lombardo

Viaggio amaro tra numeri, paura e rinuncia alla speranza.


C’è un’Italia che si indigna e una che rinuncia. Il rapporto di Associazione Antigone lo dice con la freddezza dei numeri: dal 2022 al 2025 i minorenni detenuti sono cresciuti del 35%, benché i reati giovanili restino inferiori alla media europea. Per anni erano calati; poi nuove fattispecie di reato, più denunce per violenze finalmente emerse, e una politica innamorata del codice penale hanno fatto il resto. La giustizia minorile, un tempo fiore all’occhiello, oggi arranca: meno educazione, più cella. Come se punire fosse più semplice che capire.

In Sicilia la ferita è più visibile. 


Negli istituti dell’isola si contano stabilmente alcune decine di presenze; a Messina, tra l’IPM (Istituto Penale per i Minorenni) e le sezioni dedicate, i numeri oscillano attorno alle venti-trenta unità, con una quota significativa di giovanissimi sotto i diciotto anni. Numeri piccoli, si dirà. Ma ogni numero è un volto. E spesso dietro quel volto c’è povertà educativa, dispersione scolastica, famiglie sfinite o assenti, talvolta minori stranieri non accompagnati parcheggiati in un limbo senza futuro.


Si invoca severità, si applaude il carcere come diga alla paura. Ma il carcere, lo sappiamo, è più palestra di recidiva che officina di rinascita. Una società che teme i suoi adolescenti è una società che ha smesso di generare speranza. E quando gli adulti abdicano all’autorità mite e alla responsabilità educativa, delegando tutto allo Stato, restano solo le sbarre. Non è la giovinezza a essere più feroce: è la nostra rassegnazione ad esserlo diventata.


mercoledì 25 febbraio 2026

SMART & EASY . INGLESE FACILE

 


I Numeri da 1 a 20 


Da 1 a 10


One, Two, Three, Four, Five, Six, Seven, Eight, Nine, Ten


Da 11 a 20


Eleven, Twelve, Thirteen, Fourteen, Fifteen, Sixteen, Seventeen, Eighteen, Nineteen, Twenty

⚠ Attenzione:

  • Thirteen (13)
  • Thirty (30) → NON è uguale!

🧠 Come si dice 17?

👉 Seventeen






IL GARANTISMO A INTERMITTENZA



 Dal “senza se e senza ma” alle “pene esemplari” nel giro di ventiquattr’ore: a Rogoredo la politica corre, il codice penale resta fermo. 


A ventiquattr’ore dalla svolta delle indagini sul tragico, e ancora opaco, episodio di Rogoredo, la stampa di destra e di sinistra ha già provveduto a girare la frittata ciascuna a proprio uso. Riavvolgiamo il nastro.

Rogoredo, 26 gennaio. Un colpo di pistola, una vita che finisce e una certezza che precede le perizie: “Io sto col poliziotto”. La giustizia farà il suo corso, ma intanto la politica fa il suo comizio. Petizioni come coriandoli, omaggi alle divise, accuse ai magistrati. Il garantismo viene convocato in piazza, ma solo per applaudire: brilla se l’imputato porta la divisa, sbiadisce se indossa una felpa. Il resto – prove, testimonianze, circostanze – è dettaglio per addetti ai lavori. Qui si giudica in anticipo: l’indignazione preventiva rende più del silenzio prudente.

Poi arrivano i fatti, che hanno il vizio di rovesciare i tavoli. L’ipotesi di legittima difesa si incrina, spunta una pistola giocattolo, affiorano ombre. L’eroe diventa una mela marcia. Un criminale, per il quale si invocano “pene esemplari”. E proprio qui i garantisti mostrano il loro nervo scoperto: nel codice penale non esistono pene “esemplari”, ma solo pene previste. Vale per tutti, criminali compresi. Sacrosanto pretendere verità e responsabilità. Ma la legge non è un megafono né una clava: è misura, proporzione, accertamento. Non distingue tra felpa e divisa; semmai pretende di più da chi rappresenta un’Istituzione. Il resto è tifo. E il tifo, per fortuna, non è codice penale.

lunedì 23 febbraio 2026

Il verbo “to be” . INGLESE FACILE

 Il verbo “to be”



Il verbo più importante in inglese.


| I | am |

| You | are |

| He/She/It | is |

| We | are |

| They | are |


Esempi:

I am happy.

You are ready.

She is a student.


Forma contratta:

I’m

You’re

He’s / She’s


Completa:

“She ___ my friend.”

👉 is



L'INTERNAZIONALE DELLA CATTIVERIA

 CORSIVO


Quando il cerimoniale sostituisce il cervello, restano solo i tamburi.

 Da Donald Trump a Vladimir Putin, passando per la folta brigata dei capetti d’Occidente, celebriamo l’età dei falliti di successo: uomini ordinari con ego ipertrofico e collera a megafono, che rimbalza nei social e va in tournée nei talk show, dove recitano a soggetto con ammirevole costanza. Il copione è universale: la giustizia è un impiccio, i dazi clave pedagogiche, i migranti figurine da espellere, i dossier moneta di scambio, i “file” un nuovo genere letterario. Si governa per slogan, come se la Costituzione fosse il libretto d’istruzioni dell’Ikea: prolisso, oscuro, sacrificabile.

La sottocultura Maga — ormai export più redditizio del bourbon — ha fondato un’Internazionale della Cattiveria: club esclusivo che cerca nemici con l’ansia con cui un adolescente cerca campo. Quando Trump accusa la Corte Suprema di servire “forze straniere” perché non gradisce i suoi dazi, non polemizza: piccona. Quando Carlo Nordio definisce il Csm un organo “paramafioso”, non è un eccesso: è un’idea di mondo. La separazione dei poteri diventa un inciampo sulla passerella del comando. La separazione delle carriere non muta un mediocre in galantuomo; il sorteggio non rende virtuoso l’opportunista. Gli estremismi producono macerie. Il pianeta è iperconnesso e tribalizzato: Washington litiga con Bruxelles, Gaza brucia, i dazi volano, e nei salotti si bisbiglia ciò che in pubblico “non si può dire”. Politica come chat privata col microfono aperto.

Quanto durerà l’arroganza dei Nuovi Re? Finché scambieremo il volume per autorevolezza, l’ira per energia, il cerimoniale per sostanza. La Storia, che non ama i bulli, presenta sempre il conto. E li vedremo agitarsi come un moderno Riccardo III, pronti a barattare il regno per un cavallo — o per un algoritmo più benevolo. In fondo, non è il potere che corrompe: è l’idea di meritarselo che rende ridicoli.

MONTI SMONTA VANNACCI A MANI NUDE

  A Cernobbio il vecchio professore sfida il generale, e vince senza alzare la voce. A Cernobbio si è consumato uno di quei confronti che ra...