IL RICORDO
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vocazione del blog : arte, cultura, politica, società, sport , salute , fratellanza universale , lifestyle,scienza, innovazione .
C’è chi ai vertici internazionali regala penne, libri, foulard, ceramiche, magari una targa argentata destinata a prendere polvere in qualche ufficio ministeriale.
Poi c’è Recep Tayyip Erdogan, che al vertice NATO ha pensato bene di regalare ai leader una pistola con il nome inciso sopra.
Alla Meloni, naturalmente, la versione personalizzata: perché anche l’ansia geopolitica merita un tocco di eleganza.
Il gesto, più che diplomatico, sembra uscito da una serie turca doppiata male.
“ Benvenuti ad Ankara, ecco il buffet, il comunicato finale e una semiautomatica con munizioni incluse”.
Altro che souvenir istituzionale. Qui siamo alla bomboniera da matrimonio tra Machiavelli e Rambo.
Ma Erdogan non fa mai nulla per caso. La pistola non è un regalo, ma è un biglietto da visita.
Racconta che la Turchia non è l’alleato silenzioso seduto in fondo al tavolo; è quello che arriva, sorride, stringe mani e poi ti ricorda che produce armi, droni, potere e simboli. Tutto inciso, possibilmente in metallo.
Il messaggio è chiarissimo: “Io sono il padrone di casa, voi siete ospiti, e il linguaggio della forza lo parlo fluentemente”.
Politicamente, è marketing militare in confezione regalo.
Diplomaticamente, è una gaffe solo se sei ingenuo; se sei Erdogan, è comunicazione strategica con il grilletto lucido.
Alla fine la pistola non racconta Meloni, Starmer o gli altri leader. Racconta lui, il sultano moderno che trasforma un vertice NATO in una televendita armata.
Una volta si diceva che “è il pensiero che conta”.
Oggi, ad Ankara, conta anche il calibro.
Un testo scritto oltre cinquant'anni fa che continua a interrogare il presente. Un ritratto severo e provocatorio del fascismo e di alcuni tratti della società italiana, affidato alla lucidità corrosiva di Ennio Flaiano.
Tra frontiere e umanità. Da Pio XII a Leone XIV: le radici storiche della vicinanza alla persone che si spostano.
Il nuovo nome è pronto, il programma ancora no.
Dall'intelligenza artificiale alle migrazioni, dalla pace al rapporto con Trump, Leone XIV riporta al centro della politica le grandi questioni del nostro tempo. Mentre i governi inseguono il consenso, il Papa prova ancora a inseguire il futuro.
C'è un paradosso nel nostro tempo. Mentre governi e partiti consumano le loro energie tra sondaggi e ricerca del consenso, è un Papa a dettare l'agenda delle grandi questioni del XXI secolo. Leone XIV lo ha fatto con l'enciclica sull'intelligenza artificiale, primo grande documento dedicato alla rivoluzione destinata a cambiare economia, lavoro e cultura. Lo ha fatto invocando una pace «disarmata e disarmante» in un mondo che continua a misurare la propria forza con gli arsenali. Lo ha fatto scegliendo Lampedusa invece di Washington, ricordando agli Stati Uniti che la loro grandezza è stata costruita dagli immigrati. Sempre con la stessa cifra: la forza pacata delle idee.
Il confronto con Donald Trump è il confronto fra due idee di civiltà. Da una parte il linguaggio dei muri, della forza e della contrapposizione; dall'altra quello della dignità della persona, del dialogo e della responsabilità. Nessuna invettiva, nessun insulto. Leone XIV oppone la fermezza di chi non ha bisogno di alzare la voce. Così ricorda che la libertà non vive senza giustizia e che la sicurezza non può essere costruita cancellando l'umanità dell'altro.
Qui emerge anche il limite di una parte del dibattito europeo. Quando Giorgia Meloni richiama l'unità dell'Occidente e la salvaguardia dell'alleanza atlantica, dice una cosa giusta, ma non sufficiente. L'Occidente non è soltanto un'alleanza geopolitica: è il prodotto dell'Illuminismo, delle rivoluzioni liberali e democratiche, dello Stato di diritto, della libertà, del pluralismo e della dignità della persona. Valori che la cultura della destra reazionaria ha spesso considerato estranei, quando non apertamente avversati. Separare l'Occidente da questo patrimonio significa svuotarlo del suo significato. Resta il nome, ma scompare l'anima. Leone XIV, invece, quei valori li restituisce alla politica, ricordando che senza di essi l'Occidente non è una civiltà, ma soltanto un'espressione geografica.♓
Una leggenda di mare, tra invidia e riscatto: gli involtini che regalano nobiltà al pesce più umile dello Stretto. Si racconta, tra i pesc...