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domenica 5 luglio 2026

ALLEANZA PER LA COSTITUZIONE

 


Il nuovo nome è pronto, il programma ancora no.


Dunque pare che il nome non vada più bene. "Campo largo" suonava vago, dicono, poco identitario. E allora Schlein e Conte, in un lampo di ispirazione degno di miglior causa, hanno scovato l'etichetta perfetta: Alleanza per la Costituzione. Un nome bellissimo. Peccato sia anche l'unica cosa concreta prodotta finora. Perché diciamocelo: essere per la Costituzione non è un programma, è un prerequisito. Come dire "sono per il codice della strada" e presentarsi come statista della viabilità. Ma qui siamo in Italia, patria dove l'ovvio, se pronunciato con la voce giusta e una mano sul petto, diventa visione.
E la coerenza, quella? Sull'Ucraina, dentro l'Alleanza c'è chi giura che la Carta imponga il sostegno a Kiev e chi giura il contrario, sempre in nome dello stesso articolo. Bella scoperta, la Costituzione elastica: si tira da una parte o dall'altra a seconda di chi tiene il capo della corda quel giorno.

Sulla giustizia, invece, il miracolo. Lì, sorprendentemente, tutti gli emisferi del Parlamento si allineano come pianeti in un'eclissi rara: destra, sinistra, centro, e pure quel pulviscolo di gruppi misti che nessuno sa più a chi rispondano. Presunzione d'innocenza, dignità della pena, garantismo a corrente alternata — argomenti che, guarda caso, toccano parecchio da vicino chi la legge la fa e chi in Parlamento ci siede comodo. E allora, per magia, spariscono le divisioni ideologiche, sparisce pure l'Alleanza contro l'altra Alleanza: tutti fratelli, tutti garantisti, tutti d'un tratto teneri come chiocce sull'uovo. Basta che l'uovo sia il proprio, si intende. Perché sul destino altrui, si sa, la severità torna comoda; ma quando il fascicolo si avvicina a casa propria, ecco che la Costituzione — quella stessa, identica, mai cambiata di una virgola — si trasforma in un abbraccio caldo, quasi materno. Un vero mistero della fede repubblicana: la Carta è severa per gli avversari e clemente per gli amici, e nessuno, dico nessuno, ci trova nulla di strano.

Morale: il nome cambia, la sostanza resta quella di prima. Che è, appunto, il nulla — solo scritto in maiuscolo e con la Carta costituzionale come carta intestata.

IL PAPA, L'ULTIMO STATISTA



 Dall'intelligenza artificiale alle migrazioni, dalla pace al rapporto con Trump, Leone XIV riporta al centro della politica le grandi questioni del nostro tempo. Mentre i governi inseguono il consenso, il Papa prova ancora a inseguire il futuro.


C'è un paradosso nel nostro tempo. Mentre governi e partiti consumano le loro energie tra sondaggi e ricerca del consenso, è un Papa a dettare l'agenda delle grandi questioni del XXI secolo. Leone XIV lo ha fatto con l'enciclica sull'intelligenza artificiale, primo grande documento dedicato alla rivoluzione destinata a cambiare economia, lavoro e cultura. Lo ha fatto invocando una pace «disarmata e disarmante» in un mondo che continua a misurare la propria forza con gli arsenali. Lo ha fatto scegliendo Lampedusa invece di Washington, ricordando agli Stati Uniti che la loro grandezza è stata costruita dagli immigrati. Sempre con la stessa cifra: la forza pacata delle idee.

Il confronto con Donald Trump è il confronto fra due idee di civiltà. Da una parte il linguaggio dei muri, della forza e della contrapposizione; dall'altra quello della dignità della persona, del dialogo e della responsabilità. Nessuna invettiva, nessun insulto. Leone XIV oppone la fermezza di chi non ha bisogno di alzare la voce. Così ricorda che la libertà non vive senza giustizia e che la sicurezza non può essere costruita cancellando l'umanità dell'altro.

Qui emerge anche il limite di una parte del dibattito europeo. Quando Giorgia Meloni richiama l'unità dell'Occidente e la salvaguardia dell'alleanza atlantica, dice una cosa giusta, ma non sufficiente. L'Occidente non è soltanto un'alleanza geopolitica: è il prodotto dell'Illuminismo, delle rivoluzioni liberali e democratiche, dello Stato di diritto, della libertà, del pluralismo e della dignità della persona. Valori che la cultura della destra reazionaria ha spesso considerato estranei, quando non apertamente avversati. Separare l'Occidente da questo patrimonio significa svuotarlo del suo significato. Resta il nome, ma scompare l'anima. Leone XIV, invece, quei valori li restituisce alla politica, ricordando che senza di essi l'Occidente non è una civiltà, ma soltanto un'espressione geografica.♓


POLPETTE DI MELENZANE E TONNO



 Quando la Melanzana Incontrò il Tonno (e nacque uno scandalo delizioso).

Ed eccomi ancora qua: Robertino, chef per passione ed estetica - chi fa quadri, chi scrive poesie, io cerco di disegnare in cucina i colori della natura e portare a tavola piatti che mia madre, ah! saggia Tilde, mi dice essere degni dei quadri di Venezia. Oggi vi annoio prima del piatto, parlandovi prima dei protagonisti del piatto. Una storia che comincia col litigio più antico del Mediterraneo: la terra contro il mare, la melanzana contro il tonno.

La melanzana, cari miei, ha avuto una vita difficile prima di diventare regina di tavola. Sbarcò in Sicilia al seguito degli Arabi, forestiera con la buccia scura e il nome sospetto: "mela insana" la chiamarono i dotti del Medioevo, giurando che chi l'avesse mangiata cruda sarebbe impazzito di lì a poco. Fesserie belle e buone, si intende — ma tanto bastò perché contadini e monache la friggessero, la salassero, la mettessero sotto sale per ore, quasi a esorcizzarla prima di portarla in tavola. E fu proprio da quella diffidenza che nacque la sua fortuna: friggendola, i siciliani scoprirono che la follia, se croccante, è un piacere e non una condanna. Da lì la melanzana non si fermò più: divenne parmigiana, caponata, involtino, e oggi eccola qui, capace di travestirsi da polpetta pur di conquistarvi.

Il tonno invece è cosa seria, quasi sacra. Vi immaginate i tonnaroti di Favignana, che cantavano la cialoma per darsi il ritmo mentre tiravano su le reti, il mare che diventava rosso di fatica e di sangue? Da quella scena da tragedia greca è nato l'ingrediente che oggi vive tranquillo in una scatoletta di latta, democratico e disponibile a tutti, dal palazzo alla mansarda.

Ora, che questi due si trovassero un giorno nella stessa ciotola è cosa che io immagino sia successa per caso, come tutte le cose buone. Una nonna di qualche paesino ionico, con una melanzana sola in dispensa e mezza scatoletta di tonno avanzata dal giorno prima, decise di non sprecare nulla. Ci mise un cucchiaio di senape per darsi audacia e una scorza di limone per farsi perdonare l'azzardo. Nacque così, tra un peccato di gola e un atto di risparmio, la polpetta più sicula che si possa immaginare - prima segreto di famiglia, poi orgoglio di paese, oggi pretesto per farvi questa chiacchierata.

Mani in Pasta

Taglio la melanzana a dadini e la friggo in olio ben caldo, fino a quella doratura che sa di festa. La scolo su carta assorbente, con la pazienza di un sarto che stira un vestito buono. Poi, in una ciotola, faccio incontrare melanzane, tonno, parmigiano, farina, erbe aromatiche, sale, pepe e senape: impasto tutto con le mani, come si fa la pace in famiglia — con decisione, ma senza violenza.

Formo le polpettine aiutandomi con due cucchiai, un gesto che a me pare quasi un balletto, e le tuffo nell'olio bollente fino a doratura perfetta. Da ultimo, una grattugiata di scorza di limone, che è il bacio della buonanotte a un piatto già innamorato di sé stesso.

Calde, croccanti, un po' matte - proprio come piace a me.




sabato 4 luglio 2026

HYERACE RESTA AL TIMONE DEL PD, MA NON PUNTA DA NESSUNA PARTE

 l Pd messinese si riunisce quattro ore per confermare il segretario. Sulle domande poste da mesi da Messina Today, però, la Direzione resta in silenzio. 






Quattro ore di Direzione provinciale, quindici pagine di relazione, un segretario che non si dimette e non doveva dimettersi: fin qui nulla di scandaloso, anzi. Un partito che discute è un partito vivo, e Armando Hyerace ha ragione quando dice che raramente altrove si assiste a un confronto così franco. Il problema non è la franchezza: è su cosa la si eserciti. E leggendo il resoconto della serata all'hotel Royal, la sensazione è che il Pd messinese abbia usato quattro ore per fotografare sé stesso, non la città. Sono rimasti fuori del dibattito  il paradosso siciliano della crescita senza sviluppo certificato da Svimez, i ritardi cronici del Pnrr nella provincia, il porto e la sua logistica, l'università  e la sua storia fatta anche di crimini, ladrocinii  e baronati. 

Hyerace  lo sa, e lo scrive quasi in filigrana quando ammette che alcune scelte avrebbero potuto essere migliori, senza però indicarne una sola. È l'understatement elegante di chi preferisce l'autocritica generica alla proposta specifica: costa meno, e non impegna a nulla. Il partito che si definisce primo dell'opposizione in una città guidata da un decennio da Cateno De Luca e dai suoi uomini, ha, in teoria, l'obbligo morale di dire come cambierebbe le cose. In pratica, Hyerace, ha impiegato la sua lunghissima serata a discutere di equilibri interni. Resta, sullo sfondo, una domanda che nessuno ha posto ad alta voce: si può rilanciare un partito parlando solo di chi comanda, mai di cosa si farebbe da comandanti? Come avrebbe forse chiosato G.B.Shaw, la politica è l'arte di procrastinare le decisioni finché non sono più necessarie: al Pd messinese, va riconosciuto, l'arte riesce magnificamente. ♓

venerdì 3 luglio 2026

Il Fuoco Invisibile , come il Fumo alimenta le malattie infiammatorie croniche



 di AG RIZZO *

Nel mio ambulatorio, ogni giorno, guardo negli occhi pazienti piegati dal dolore. Persone a cui le mani fanno così male da non riuscire ad abbottonarsi una camicia, o la cui pelle brucia a causa di placche rosse e desquamanti.

Come medico e divulgatore scientifico , il mio dovere è comunicare  la verità, per quanto scomoda possa essere. 

So bene quanto la dipendenza dal fumo sia una catena difficile da spezzare. 


Non sono qui per giudicare , ma per suggerire gli strumenti per capire cosa succede davvero nel corpo ogni volta che si accende una sigaretta.

Il fumo non distrugge solo i polmoni o il cuore. Il fumo è il più potente interruttore ambientale che accende il fuoco dell'infiammazione cronica nel vostro corpo.


L'Innesco, dalla fiamma alla cenere

Quando aspirate il fumo di una sigaretta, non state solo inalando nicotina, ma un cocktail letale di oltre 7.000 sostanze chimiche. Questo veleno entra nel circolo sanguigno e manda in tilt il vostro sistema immunitario, trasformandolo da "difensore" a "spietato attaccante" dei vostri stessi tessuti. Questo fenomeno si chiama infiammazione sistemica.

Ecco come questo "fuoco invisibile" devasta organi, pelle e articolazioni, patologia per patologia.


Artrite Reumatoide

Il tradimento dei polmoni 

L’artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmune in cui il corpo attacca le proprie articolazioni. Sapete dove inizia spesso questo attacco? 

Nei polmoni di chi fuma.

Le tossine del fumo alterano la struttura di alcune proteine polmonari (un processo chimico chiamato citrullinazione). 

Il sistema immunitario non le riconosce più come "amiche", crea degli anticorpi per distruggerle (gli anti-CCP) e finisce per attaccare per errore anche la membrana sinoviale delle articolazioni.


I Dati: I fumatori hanno un rischio fino a due volte superiore di sviluppare l'Artrite Reumatoide rispetto ai non fumatori. Nei fumatori con una specifica predisposizione genetica (HLA-DRB1), il rischio di ammalarsi si moltiplica a dismisura. Inoltre, chi fuma risponde molto peggio alle terapie biologiche salvavita.


Psoriasi e artrite psoriasica : la pelle  che brucia 

La psoriasi non è un semplice "problema estetico". È una malattia infiammatoria sistemica che si manifesta sulla pelle e, nel 30% dei casi, colpisce brutalmente anche le articolazioni (artrite psoriasica).

Il fumo genera uno stress ossidativo massiccio che attiva le cellule dendritiche e i linfociti T, i "soldati" che scatenano la tempesta infiammatoria tipica della psoriasi.


I Dati: Fumare più di 20 sigarette al giorno raddoppia il rischio di sviluppare la psoriasi grave. 

Nelle donne fumatrici, il rischio di comparsa della malattia è calcolato al 78% in più rispetto a chi non ha mai fumato. Peggio ancora, il fumo riduce drasticamente l'efficacia delle cure dermatologiche.


Artrosi (Osteoartrosi), molto  più che semplice "Usura"

Per decenni abbiamo creduto che l'artrosi fosse solo "l'usura" della cartilagine dovuta all'età. Oggi, come ricercatori, sappiamo che l'infiammazione gioca un ruolo chiave. Il fumo riduce l'afflusso di sangue e ossigeno ai tessuti articolari (ipossia) e inibisce la proliferazione dei condrociti, le cellule che riparano la nostra cartilagine.


I Dati: Studi recenti su larga scala hanno smentito il vecchio mito che il fumo proteggesse dall'artrosi. Al contrario, i fumatori con artrosi al ginocchio presentano una maggiore perdita di cartilagine visibile in risonanza magnetica e riportano punteggi di dolore significativamente più alti rispetto ai non fumatori.


Il Messaggio che devi portare a casa

Ogni sigaretta è un fiammifero gettato su un pagliaio secco. 

Se soffri di dolori articolari, se le tue ginocchia scricchiolano e fanno male, se la tua pelle è infiammata o se hai una familiarità per malattie reumatiche, smettere di fumare è la singola, più potente terapia che tu possa prescrivere a te stesso da oggi stesso.


Nessun farmaco miracoloso, nessun integratore costoso e nessuna dieta magica potranno mai spegnere l'incendio se continui ad alimentarlo buttandoci sopra la benzina del fumo.


Chiedi aiuto. Rivolgiti a un centro antifumo, parlane con il tuo medico di base o con noi specialisti. Il corpo umano ha una straordinaria, commovente capacità di guarire e di rigenerarsi, se solo smettiamo di avvelenarlo.

Riprenditi le tue mani, la tua pelle, il tuo respiro. 

Riprenditi la tua vita.


Bibliografia e dati  indicizzati verificabili  (Fonti Primarie)

Per onestà intellettuale e rigore scientifico, ecco le principali fonti indicizzate (consultabili su database medici come PubMed) che supportano quanto scritto:

1. Artrite Reumatoide:

 Klareskog L, et al. "A new model for an etiology of rheumatoid arthritis: smoking may trigger HLA-DR (shared epitope)-restricted immune reactions to autoantigens modified by citrullination." Arthritis & Rheumatism (2006). PMID: 16447234.

 Sugiyama D, et al. "Impact of smoking as a risk factor for developing rheumatoid arthritis: a meta-analysis of observational studies." Annals of the Rheumatic Diseases (2010). PMID: 19174392.

2. Psoriasi e Artrite Psoriasica:

 Naldi L, et al. "Cigarette smoking, body mass index, and stressful life events as risk factors for psoriasis: results from an Italian case-control study." Journal of Investigative Dermatology(2005). PMID: 16038393.

 Herron MD, et al. "Impact of obesity and smoking on psoriasis presentation and management." Archives of Dermatology (2005). PMID: 16365253.

3. Artrosi e Dolore Cronico:

 Amin S, et al. "Cigarette smoking and the risk for cartilage loss and knee pain in men with osteoarthritis of the knee." Annals of the Rheumatic Diseases (2007). PMID: 17158139.

 Zhao Z, et al. "The Association of Smoking with Osteoarthritis: A Meta-Analysis of Observational Studies." Pain Physician (2020). PMID: 33185368.


AG Rizzo MD Professor of surgery 


mercoledì 1 luglio 2026

IL CARDINALE MARC OULLET IN VISITA AL SANTUARIO MARIA AUSILIATRICE DI ALÌ TERME



di Carmelo Tringali 

 ALÌ TERME – Una mattinata di profonda spiritualità quella vissuta Giovedì scorso ad Alì Terme, dove il Santuario di Maria Ausiliatrice ha accolto l’illustre visita del Cardinale Marc Ouellet, Prefetto emerito del Dicastero per i Vescovi.

Alle ore 9:00, l’alto prelato ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica, in un clima di grande partecipazione e commozione. Ad accogliere il Cardinale Ouellet, il Rettore del Santuario, Padre Dario Giardina, e la direttrice Suor Maria Pisciotta, insieme a una nutrita comunità di fedeli. Tra le autorità presenti, si è registrata la partecipazione della Presidente del Consiglio Comunale, Nancy Todaro.

Al termine della funzione, il Cardinale ha vissuto un momento di raccoglimento personale in preghiera davanti all’urna di Madre Maddalena Morano. La visita è poi proseguita con un percorso storico-spirituale nei luoghi cari alla Beata: a fare da guida d’eccezione è stato lo storico Antonio Cappo, profondo conoscitore della vita e dell’opera di Madre Morano, che ha illustrato con dovizia di particolari le tappe salienti del percorso terreno della religiosa.

Subito dopo la visita, il Cardinale Ouellet è ripartito alla volta dell’aeroporto di Catania, con destinazione Roma. Il porporato è atteso nella capitale per prendere parte al Concistoro straordinario indetto da Papa Leone XIV






RICCHI SEMPRE PIÙ RICCHISSIMI

CORSIVO 


 Buone notizie, gente: secondo l'Ubs il pianeta è meno povero di venticinque anni fa, e la banca svizzera - istituto notoriamente specializzato in filantropia spicciola - ce lo comunica con la faccia compunta di chi annuncia una guarigione miracolosa. La fascia di umanità con un patrimonio sotto i diecimila dollari si è quasi dimezzata, dicono, ed è tutto vero, sacrosanto, statisticamente ineccepibile. Peccato che a raccontare la stessa storia sia bastato guardare fuori dalla finestra di qualunque famiglia media, la cui ricchezza mediana, guarda un po', è scesa mentre quella dei ricchi correva che era un piacere. Ma questo l'Ubs lo scrive in fondo, con il carattere piccolo, dove di solito si nascondono le clausole vessatorie dei contratti.


Il bello arriva quando gli economisti, gente seria, ci spiegano che bisogna "distinguere le disuguaglianze dalla povertà assoluta", come se il tizio che vede il proprio stipendio fermo da un decennio dovesse consolarsi sapendo che tecnicamente non è più povero in senso assoluto, solo relativamente umiliato. E mentre lui resta lì, coi suoi risparmi che si squagliano sotto l'inflazione, i patrimoni sopra i cinque milioni continuano a lievitare all'otto, nove per cento l'anno, con la stessa naturalezza con cui un fiume scorre verso il mare o verso Lugano, per essere precisi geograficamente.

E allora arriva la domanda, semplice semplice, formulata da un economista che evidentemente non teme per la cattedra: tassare lo 0,5% più ricco del pianeta colpirebbe, appunto, lo 0,5%. E allora perché il restante 99,5%, che pure ci guadagnerebbe, si oppone con lo zelo di chi difende un patrimonio che non ha? Perché ci hanno convinto che il milione, la ricchezza, sia dietro l'angolo. Basta aspettare, dicono. E noi aspettiamo, sempre più poveri e sempre più fiduciosi.

QUANDO LE SARDE SOGNARONO DI ESSERE PESCESPADA

  Una leggenda di mare, tra invidia e riscatto: gli involtini che regalano nobiltà al pesce più umile dello Stretto. Si racconta, tra i pesc...