vocazione del blog : arte, cultura, politica, società, sport , salute , fratellanza universale , lifestyle,scienza, innovazione .
Cerca nel blog
lunedì 2 marzo 2026
domenica 1 marzo 2026
L'INTERNAZIONALE DEI PICCONATORI
La geopolitica si rifà con raid aerei, bombardamenti a tappeto e omicidi politici — naturalmente - “mirati”.
Il mondo è tornato nelle mani dei picconatori dell’ordine, nostalgici dell’Ottocento, quando i confini si incidevano coi cannoni e la diplomazia parlava per ultimatum. Costoro invocano sovranità come fosse una sciabola, scambiano la complessità per mollezza e chiamano “realismo” la demolizione sistematica di ogni argine. Si abbatte, si proclama, si twitta: il resto — popoli, mercati, equilibri — è detrito scenografico. L’idea è semplice e brutale: se l’ordine intralcia, lo si spacca.
In prima fila sfilano gli apprendisti restauratori: Vladimir Putin con la sua geopolitica da zar riemerso, Donald Trump che confonde la strategia con l’effetto speciale, una nidiata di ducetti europei in posa marziale, gli smidollati alla Javier Milei che brandiscono la motosega come fosse una spada. Intanto i cosiddetti “paesi canaglia” — dalla Libia all'Iran, dall'Afghanistan alla Siria passando per la Corea del Nord — vengono arruolati a scuole di pensiero, improvvisati maestri di una geopolitica muscolare che fa dell’azzardo una dottrina.
Il loro catechismo è lineare: aree d’influenza, trattati usa-e-getta, forza come grammatica universale. Ma la Storia non è un poligono di tiro: è una diga incrinata. Picconare è facile; governare l’acqua che irrompe, assai meno. E mentre i demolitori brindano al ritorno dei confini armati, il pianeta trattiene il fiato: dalle crepe non filtra grandezza, ma caos — e il caos non ha maestri, solo apprendisti destinati a esserne travolti.
SANREMO, L’ETÀ DELL’INNOCENZA (TARDIVA)
Cronaca di un festival che canta al passato remoto e chiama emozione la nostalgia.
Il Festival di Sanremo quest’anno somigliava a un elegante salotto visto dallo specchietto retrovisore: impeccabile nelle buone maniere, irrimediabilmente superato nei contenuti. Linguaggi levigati, melodie composte, amori che sospirano con disciplina metrica aspettando la rima con “cuore”. Fuori, intanto, una generazione parla in endecasillabi spezzati e basi martellanti: è il rap, che può non piacere ma esiste, ed è presente come un vicino rumoroso che nessuno invita a cena. Negli anni Settanta, quello stesso palco ebbe almeno l’audacia di far entrare i capelli lunghi e le chitarre elettriche; accolse la canzone d’autore e conobbe perfino il gesto estremo di Luigi Tenco, che preferì il silenzio definitivo alla banalità.
Oggi la banalità, più prudente, vince ai punti.
Salvo rare eccezioni, i testi hanno riscoperto la mamma.
Non la tragica Medea né la spregiudicata Clitennestra, ma l’eterna Agnese dei I promessi sposi: paziente, consolatoria, sempre pronta con il fazzoletto.
Dal palco la si celebra come un bene rifugio; dalla platea i figli, debitamente commossi, restituiscono devozione.
È il trionfo dell’affetto garantito, del sentimento a chilometro zero. Nulla di più rassicurante, nulla di più stucchevole.
Al Teatro Ariston non è accaduto nulla, e lo si è chiamato sobrietà. Nessuna crepa, nessun eccesso, nessuna sorpresa: la festa perfetta per chi teme le feste. Si è pronunciata la parola “emozione” con zelo liturgico, come se bastasse nominarla per evocarla.
Ma l’emozione, come l’ironia, detesta i palinsesti. Sanremo continua a cantare; il presente, semplicemente.
sabato 28 febbraio 2026
ASSOLUTAMENTE, PAROLA SOVRANA
CORSIVO
Un avverbio totale che invade conversazioni, televisioni e chat, trasformando l’enfasi in surrogato del pensiero e il volume in argomento.
Se volessimo redigere un inventario delle superstizioni linguistiche contemporanee, “assolutamente” meriterebbe una voce a sé, magari in grassetto e con nota di allarme.
Non è più un avverbio: è una protesi morale, un oggetto contundente, un talismano agitato contro la complessità.
L’abuso è trasversale, ma in politica diventa industria pesante.
Non circola: esonda. Tracima. Cola dai banchi parlamentari come lava di certezza preventiva.
Giorgia Meloni ne fa un uso industriale: “assolutamente” diventa vernice impermeabile stesa su capriole sintattiche e congiuntivi maltrattati. L’effetto è una dichiarazione blindata, anche quando il contenuto resta in libera interpretazione. Matteo Salvini lo usa come una mitraglia lessicale. Il blocco navale? “Assolutamente!” La sicurezza? “Assolutamente!”.
Qualunque cosa diventa bersaglio di quell’avverbio sparato a raffica: sui migranti da respingere, assolutamente! Sul diritto di dire minchiate? Assolutamente! Dalla sua bocca rimbalza, fa rumore, produce eco. Il significato è facoltativo.
Elly Schlein ne fa un uso acrobatico: lo adopera come Tarzan la liana. “Troverete l’accordo con i Cinque Stelle?” — “Assolutamente.”
Diventa ponte sospeso tra due vaghezze: da una parte il campo largo, dall’altra l’unità progressista, nel mezzo un fraseggio che si avvita con disinvoltura.
E i Cinque Stelle? L’eco restituisce un “assolssolutamente”, balbuzie enfatica che tradisce l’ansia di affermare prima di chiarire.
In questo teatro dell’assoluto, l’avverbio è scudo e trampolino.
Copre crepe logiche, permette di atterrare in piedi — o di sembrarlo.
Il risultato è una politica che suona granitica e risulta friabile. L’elettore si abitua alla sentenza, non alla dimostrazione.
Intanto il lessico si restringe, la sintassi si piega, il dubbio si ritira come marea stanca.
Così “assolutamente” diventa l’epitaffio preventivo di ogni discussione: promette totalità, consegna semplificazione. Assolutamente.
venerdì 27 febbraio 2026
SMART & EASY INGLESE FACILE
Frasi utili quotidiane
Frasi che devi sapere:
- Thank you → Grazie
- Please → Per favore
- Sorry → Scusa
- Excuse me → Mi scusi / Permesso
- Can you help me? → Puoi aiutarmi?
🧠 Come chiedi un caffè?
👉 Can I have a coffee, please?
giovedì 26 febbraio 2026
Tom Waits
Tom Waits nasce nel 1949 in California. Luogo adatto a fabbricare illusioni. Lui, invece, preferisce fabbricare disincanto.
Fa il cantautore, il compositore, l’attore. In sostanza: racconta storie. Non quelle edificanti. Quelle vere, che di solito si tengono lontane dalla buona educazione. Negli anni Settanta canta di bar, insonnia e amori che finiscono prima di cominciare. Sembra un pianista capitato lì per sbaglio e rimasto per necessità.
La voce non è bella. È convincente. Pare passata su carta vetrata e poi lasciata sotto la pioggia. Non seduce: persuade.
Negli anni Ottanta cambia musica. Letteralmente. Abbandona le mezze tinte e sceglie il ferro, la ruggine, il rumore. Fa suonare ciò che gli altri butterebbero via. È un talento raro: trasformare lo scarto in stile.
Vince premi. Entra nei templi ufficiali del rock. Ma resta un irregolare. Non appartiene alla musica di consumo: è musica che consuma.
È un artista di culto. Il che significa che non lo si ascolta per compagnia. Lo si ascolta per compagnia quando la compagnia non c’è.
Hold On
Il brano comincia con un cartello fuori città: promessa di gloria a buon mercato. L’America ama incoraggiare; mantenere è facoltativo.
Lei parte da Monte Rio “come una pallottola”. Differenza notevole: la pallottola sa dove va. Lei va in California, che è più un’idea che un luogo. Occhi di carbone, luna dorata, capelli al vento: quando il futuro è incerto, almeno l’illuminazione è buona.
Poi il consiglio: non voltarti, vai avanti, Jim. È l’antica ricetta contro i rimpianti. “Hold on” non garantisce successo. Suggerisce soltanto di restare in piedi — possibilmente tenendo la mano di qualcuno.
Hold On [Traduzione italiana]
"Hanno appeso un cartello fuori dalla città
Se sei all'altezza, non sarai dimenticato
Così, lei lasciò Monte Rio ragazzo
Proprio come una pallottola lascia un fucile
Con gli occhi color carbone e i fianchi della Monroe
Andò e fece quel viaggio in California
Beh, la luna era dorata, i suoi
capelli come il vento
lei ha detto non guardarti indietro
vai solo avanti Jim
Oh devi tenere duro, tenere duro
Devi tenere duro
Prendi la mia mano, sono proprio qui
devi tenere duro"...
VIDEO segui il link :
GIUSTIZIALISMO A TEMPO DETERMINATO
Dalle invettive di piazza ai prudenti ripensamenti: il consueto dietrofront dei giustizialisti d’ogni stagione.
Matteo Salvini ha un talento riconoscibile: arrivare prima dei fatti. A Voghera, il 20 luglio 2021, l’assessore Massimo Adriatici uccise Youns El Boussettaoui durante un alterco in piazza.
La cronaca era ancora in costruzione e già la sentenza politica era servita: legittima difesa, senza sfumature.
Poi sono arrivate le indagini, il processo, la condanna in primo grado per eccesso colposo. E il tono è cambiato: dall’assoluto alla “fiducia nella magistratura”. Più che una marcia indietro, un cambio di registro.
A Rogoredo il copione si ripete: “senza se e senza ma”. Ma i dettagli, ostinati, arrivano sempre. E l’inflessibile diventa garantista: “chi sbaglia paga, in divisa il doppio”. Non una smentita, piuttosto un aggiustamento di volume.
Come certi video che scompaiono dai social dopo aver alimentato l’indignazione.
Il laboratorio perfetto resta Bibbiano: bambini trasformati in vessilli, accuse scolpite prima dei fatti, il marchio dei “ladri di bambini” agitato nei comizi. Non fu un assolo. Luigi Di Maio, allora al governo, partecipò al fervore accusatorio; Giorgia Meloni, dall’opposizione, presidiava le proteste con cartelli e parole di fuoco. Poi, con il ridimensionarsi dell’impianto e il moltiplicarsi delle assoluzioni, i protagonisti di quella stagione polemica smontarono le tende senza un’autocritica proporzionata al clamore iniziale. Parlare subito, controllare dopo. Finché la realtà presenta il conto. Poi si cambia spartito e si riparte. Alla prossima.
Iscriviti a:
Post (Atom)
MONTI SMONTA VANNACCI A MANI NUDE
A Cernobbio il vecchio professore sfida il generale, e vince senza alzare la voce. A Cernobbio si è consumato uno di quei confronti che ra...
-
Antonio De Luca, classe 1991, è il tipo di cuoco che, prima di accendere i fornelli, va a fare una passeggiata. Non per pigrizia — per nec...
-
di AG RIZZO * Un silenzio assordante corre lungo i corridoi dei nostri ospedali, è il rumore delle risorse che mancano, delle ambulanze bl...
-
Monti & Sapori ZUCCA IN AGRODOLCE Le feste stanno arrivando, inevitabili come una vecchia zia che bussasse alla porta. E come ogni an...








