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sabato 7 febbraio 2026
venerdì 6 febbraio 2026
IL TRAM CHE FA LA CITTA'
di ROBERTO BARBERA *
Cantieri, investimenti e una scelta che va oltre l’ecologia. Il trasporto pubblico come leva economica, tecnologica e sociale. Messina davanti a un bivio: modernità o occasione sprecata.
Messina è oggi una città che cambia pelle, e i cantieri del centro non sono soltanto il segno visibile di un disagio temporaneo. Sono il punto di emersione di una scelta strategica che coinvolge risorse straordinarie: fondi europei, PNRR, programmi nazionali e regionali per la rigenerazione urbana e la mobilità sostenibile. Parliamo di investimenti per decine di milioni di euro, una concentrazione di capitale pubblico che difficilmente si ripeterà. Queste risorse non servono a “sistemare” l’esistente, ma a costruire un modello di città che possa reggere almeno un altro ventennio. È una scommessa sul futuro, non un intervento cosmetico.
In questo quadro il tram non è un’invenzione recente né una moda green. A Messina il tram esisteva già quando la modernità aveva il profilo dell’acciaio e dell’elettricità, ed è tornato come infrastruttura strategica a fine Novecento. Oggi viene ripensato per essere ciò che realmente è: l’ossatura di una mobilità urbana efficiente. Il tram non è solo un mezzo che trasporta persone, ma uno strumento che organizza lo spazio, ridisegna le priorità, restituisce centralità al movimento collettivo. Dove il tram funziona, l’auto arretra; e non per ideologia, ma per convenienza.
La scelta tranviaria non è solo ecologica, è economica. Un sistema su ferro consuma meno per passeggero, ha costi di esercizio più stabili nel tempo e una durata che nessuna flotta di autobus può garantire. Ma soprattutto genera risparmio quando è utilizzato intensamente. Aumentare il traffico di persone sul tram significa ridurre congestione, tempi di percorrenza, costi indiretti per la collettività. È la sostenibilità che entra nei bilanci: meno spese sanitarie, meno ore perse, più attrattività urbana. Una città che funziona è una città che costa meno ai suoi cittadini.
Il vero salto di qualità passa però dall’innovazione. Un tram moderno dialoga con i semafori, utilizza intelligenza artificiale per regolare frequenze, prevedere guasti, ottimizzare energia e manutenzione. Questo non significa solo efficienza tecnica, ma creazione di nuove filiere di lavoro: tecnici di sistemi avanzati, operatori altamente specializzati nella manutenzione di reti complesse, personale con competenze digitali e ingegneristiche. È occupazione qualificata, stabile, che interagisce con il tessuto produttivo e culturale della città. Un sistema di trasporto così non è un costo, ma un moltiplicatore economico.
Resta il nodo dei conti. ATM arriva da anni difficili, segnati da tracolli finanziari che hanno pesato sul bilancio comunale e, di riflesso, sui cittadini. Continuare senza una politica rigorosa dei costi e dell’efficienza non è sostenibile. La natura pubblica dell’azienda non può essere un alibi: se il sistema non regge, si devono esplorare modelli nuovi, dalla separazione tra rete e gestione all’apertura controllata ai capitali, fino a strumenti di finanziamento come Buoni Ordinari Comunali per investimenti e manutenzione. A una condizione non negoziabile: il biglietto si paga, la pubblicità si valorizza, i conti tornano.
Io immagino un’ATM come una public company moderna, al servizio dei cittadini, trasparente, tecnologica, capace di stare sul mercato senza tradire la sua missione pubblica. Un’azienda in salute che non grava sul debito, ma genera valore. A un’ATM così si può credere davvero. E sì, ce la possiamo fare.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._
Alì in festa per Sant’Agata: tra fede, tradizione e l’attesa per la "Festa Ranni"
di CARMELO TRINGALI
ALÌ – Si sono conclusi giovedì scorso i festeggiamenti in onore di Sant’Agata, Patrona del centro collinare.
Le celebrazioni in onore della martire catanese erano iniziate il 27 gennaio con un cammino di spiritualità che ha accompagnato i fedeli per tutta la durata della novena.
Giovedì 5 febbraio, il borgo ha celebrato solennemente la propria Protettrice con un programma ricco di appuntamenti religiosi, culminati in un annuncio molto atteso dall'intera comunità.
Le funzioni hanno avuto inizio alle prime luci dell’alba con la Messa d’apertura presieduta dall'arciprete parroco, Mons. Vincenzo D’Arrigo.
Il momento centrale della mattinata è stata la Solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 11:00, officiata da Mons. Letterio Maiorana.
Hanno concelebrato il parroco Mons. D’Arrigo, don Santino Caminiti, padre Salvatore Di Blasi, don Gianfranco Pistorino e padre D’Agostino.
Al termine della funzione mattutina, l’atmosfera si è caricata di emozione per la proclamazione dei "Ciliari".
Questo atto rappresenta il primo passo ufficiale verso la "Festa Ranni" 2026, l’evento decennale che costituisce il cuore pulsante della devozione aliese.
Nel pomeriggio, la venerata effigie della Santa ha attraversato in processione le vie del paese, abbracciando simbolicamente la cittadinanza. Al rientro in Duomo, il rito sacro è stato presieduto da padre Salvatore Di Blasi.
Come da tradizione, la giornata si è conclusa con il suggestivo bacio del braccio reliquiario, un gesto di affidamento e vicinanza che lega profondamente ogni cittadino alla propria Patrona.
L'edizione di quest'anno riveste un'importanza particolare proprio perché apre ufficialmente il cammino verso la "Festa Ranni".
Questo evento straordinario, che ricorre ogni dieci anni, è capace di richiamare migliaia di persone: non solo visitatori dai comuni limitrofi, ma soprattutto i tanti emigrati aliesi che, da ogni parte del mondo, tornano alle proprie radici per onorare Sant’Agata.
giovedì 5 febbraio 2026
SCUDI PENALI E BANALITÁ DEL MALE
mercoledì 4 febbraio 2026
SICILIA E LA CANNOLOTERAPIA : ZUCCHERO A VELO SULLE MACERIE
Non chiamatela promozione turistica.
La "Cannoloterapia", dottrina vigente nei palazzi siciliani, è l'arte di sedare un popolo affamato di servizi con dosi massicce di propaganda zuccherina.
È un oppiaceo di Stato che, tra il 2022 e il 2023, ha raggiunto vette di spreco tali da far impallidire qualsiasi manuale di buona amministrazione.
Il "paziente zero" di questa epidemia contabile è il Caso Cannes. La data da cerchiare in rosso è il 30 dicembre 2022: mentre i siciliani si preparavano al cenone, il Dipartimento Turismo firmava il decreto 3729. L'obiettivo? Affidare 3,7 milioni di euro alla società lussemburghese Absolute Blue, senza gara, invocando un’inesistente esclusività tecnica.
Le cifre dello sdegno sono scolpite negli atti: 920.000 euro previsti solo per l’affitto e la decorazione di un salone all’Hotel Majestic. Quasi un milione per apparire sulla Croisette, mentre nell’Isola reale si muore in attesa di un’ambulanza o si viaggia su binari unici dell’Ottocento.
Ma se Cannes è stato lo scandalo sventato, "See Sicily" è il disastro consumato. Un’emorragia di denaro pubblico dove la Corte dei Conti e l’Unione Europea hanno presentato il conto: oltre 10 milioni di euro di spese giudicate "non ammissibili". Milioni bruciati in spot e campagne media pianificate male, che hanno arricchito i colossi della comunicazione lasciando agli operatori turistici locali solo le briciole della cialda.
Ecco la vera faccia della Cannoloterapia: loro si godono la ricotta fresca dei fondi pubblici, a noi resta il diabete fiscale di un bilancio regionale devastato.
E mentre l'inchiesta della Procura fa il suo corso, in Sicilia l'unica cosa che scorre veloce, più dell'acqua che non c'è, sono i nostri soldi verso il nulla.
Fonti Principali
•Corriere della Sera: “Agrigento, il grande spreco (pubblico) della Capitale della Cultura” (3 agosto 2025). Dettaglia i 11,8 milioni spesi per Agrigento 2025 con ritardi e costi ingiustificati.[corriere]
•L’Espresso: “Sete siciliana: poca acqua, soliti sprechi” (22 luglio 2025). Report su 764 milioni per gestione idrica con dispersioni al 52% e dissalatori inattivi.[lespresso]
•Corriere di Sciacca: “Per la Corte dei Conti ‘Agrigento Capitale della Cultura 2025’ è un flop” (14 settembre 2025). Evidenzia 11 rilievi su 44 progetti falliti.[corrieredisciacca]
•Report Sicilia: “Agrigento Capitale della Cultura 2025: la Corte dei Conti conferma il fallimento” (29 ottobre 2025). Conferma bocciatura di 6 milioni senza benefici.[reportsicilia]
•TP24: “Acqua in Sicilia. Il report impietoso della Corte dei Conti” (21 agosto 2025). Dati su sprechi idrici e ritardi Pnrr.[tp24]
•La Sicilia: “Cassazione conferma l’impianto accusatorio sulla mafia dei Nebrodi” (4 dicembre 2025). 50 condanne per 10 milioni di fondi Ue rubati.[messina.lasicilia]
•Travelnostop: “Corte dei Conti boccia Agrigento Capitale Cultura” (15 settembre 2025). Dettagli su assunzioni irregolari e mancanza di controlli.[travelnostop]
LA JOURNEE MONDIALE DU CANCER, VUE D’ABIDJAN, DANS LE PRISME DE C/CAN.
La COLCC, plateforme ivoirienne d’organisations de la société civile pour la lutte contre le cancer, exprime sa vision de l’union dans l’action, par le slogan suivant : « Face au cancer, c’est ensemble que nous sommes forts ».
Cet appel à la solidarité intègre, pour nous, les objectifs que traduit le sujet « Unis par l’Unique », ou encore, « unis par nos spécificités ».
Le slogan « unis par nos spécificités » montre comment Abidjan s’appuie sur ses réalités locales, ses infrastructures de santé, la diversité des acteurs, les compétences médicales et l’engagement des autorités,pour participer à une action commune contre le cancer.
En rejoignant le réseau C/Can, la ville partage ses forces et ses défis avec d’autres villes, tout en profitant de leurs expériences et de leurs bonnes pratiques. Cela montre que les différences entre les contextes ne sont pas un obstacle, mais un atout pour construire des solutions efficaces, durables et adaptées aux besoins des populations.
La démarche C/can permet de révéler les spécificités locales dans les villes, pour créer les solutions d’une bonne prise en charge du cancer, adaptées aux besoins des villes.
Au-delà de la diversité géographique, qui traduit des réalités particulières, locales, nationales, régionales, et plus encore, dans le réseau C/Can, l’objectif de l’amélioration de la prise en charge du cancer est commun, basé sur l’utilisation de données, la mise en œuvre de moyens techniques, la convergence des compétences, et la contribution d’acteurs divers, y compris les personnes malades qui vivent des vérités particulières, spécifiques.
Ville de l’Afrique subsaharienne, et première ville francophone du réseau C/Can, Abidjan, forte de ses atouts spécifiques, renforcera, par cette intégration, son choix de devenir le Hub sanitaire régional, selon la volonté politique affichée.
Sa présence dans le réseau C/Can constituera une valeur ajoutée essentielle, dans le contexte sanitaire au sud du Sahara, où se vivent les inégalités fortes qui séparent les pays à revenu faible ou intermédiaires et les pays développés, comme en témoigne, ce morceau choisi, qui reflète une réalité encore actuelle, malgré les années qui séparent les deux situations.
Une double expérience marquante :
Cet après-midi du 14 aout 1998, ma maman, seconde épouse de mon père, en grande souffrance me dit « Fatou, vous n’avez pas accepté ? J’étais à son chevet avec son fils, revenu récemment à Abidjan, après de brillantes études en France.
En pleurs, je me dirigeai vers notre très honorable professeur Echimane qui me dit, face à l’expression de ma détresse « Madame, elle est en phase terminale ». Ces mots n’avaient aucune résonance particulière pour moi. J’étais loin de comprendre, que c’était vraiment les derniers instants de BALOGO qui rendit l’âme, quelques heures plus tard, dans une grande impuissance face à la douleur. De cette première expérience du cancer, logé dans le foie, j’ai appris qu’il s’agit d’une maladie caractérisée par de très fortes douleurs, en fin de vie.
L’année 2017 signe l’engagement dans la lutte contre le cancer, après un autre cas familial, qui fut une « successstory », suivie malheureusement d’autres combats perdus, dont celui qui a pris fin au mois de mars 2025. Ma sœur A est partie, le lendemain d’une conversation chaleureuse, dont les derniers mots pleins d’affection, raisonnent encore dans ma tête. A était soignée dans un pays où les soins palliatifs sont une réalité.
Ma leçon, à travers ces cas spécifiques :
* une Mamam atteinte d’un cancer du foie, en 1998 à Abidjan, priant ses enfants de faire débrancher tous appareils, à l’effet de la soulager, face à la douleur insupportable.
*Une sœur, frappée par un cancer de l’endomètre, en conversation téléphonique, détendue jusqu’à la veille de son décès, dans le cadre d’un écosystème sanitaire où les soins palliatifs permettent de rester vivant, jusqu’à la fin.
Ensemble dans le combat contre le cancer, dans nos expériences uniques, nous sommes : UNIS PAR L’UNIQUE
Fatou FADIKA,
Avocate au Barreau de Côte d’Ivoire
Présidente COLCC/ VSCI-CI
VANNACCI ALLO SPECCHIO
ATM: DEBITI STORICI, FACCIATA BRILLANTE
ZOLFO, PROMESSE E MACERIE
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