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mercoledì 4 febbraio 2026

ATM: DEBITI STORICI, FACCIATA BRILLANTE

a cura di Roberto Barbera*

C’è qualcosa di profondamente provinciale nell’enfasi con cui viene presentato il maquillage “sostenibile” della sede ATM: 4,5 milioni di euro per scoprire, con quarant’anni di ritardo, che un edificio degli anni Ottanta consuma troppo, è scomodo e andrebbe isolato.
 La retorica delle vele in rame e zinco titanio, dell’“alta riconoscibilità” e della classe A+++ suona più come un esercizio di narcisismo architettonico che come una risposta seria ai bisogni di una città fragile e mal servita.
 A Bologna o Parma, per citare città davvero virtuose del Nord, l’efficientamento energetico è prima di tutto una questione di funzione, di adattabilità al tessuto urbano e di ritorno economico misurabile: meno costi, più servizi, cantieri sobri e risultati verificabili. 

Qui, invece, si rincorre l’oggetto iconico, dimenticando che Messina non ha bisogno di una sede aziendale “impattante”, ma di trasporti che funzionino e di investimenti calibrati sulla realtà fisica e finanziaria del territorio. Il problema, però, non è solo il progetto: è la filiera decisionale che lo celebra senza una vera comparazione di costi-benefici e senza un dibattito pubblico degno di questo nome.

 I vertici aziendali e politici si autoassolvono a colpi di conferenze stampa, mentre la storia recente insegna quanto spesso i fondi europei, anche quelli nobilissimi del PN Metro Plus, finiscano dispersi in rivoli opachi di consulenze, varianti e ritardi.
 Per questo il ruolo dei sindacati diventa decisivo: vigilare, controllare, pretendere trasparenza e risultati, non limitarsi agli applausi rituali. Perché la sostenibilità vera non sta nelle facciate luccicanti, ma nella capacità di spendere bene, poco e meglio.

 E Messina, più che di slogan verdi, avrebbe un disperato bisogno di questa elementare virtù.

*Transport Planner 
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

 

martedì 3 febbraio 2026

WORLD CANCER DAY: TRA SCIENZA E SPERANZA

 

di AG RIZZO *


Cosa significa oggi ricevere una diagnosi di tumore?

La risposta non è la stessa di dieci anni fa. 

E questa è la notizia più importante che, come medico, ho il dovere di diffondere.

In questa Giornata Mondiale contro il Cancro, guardiamo oltre i numeri e le statistiche spaventose. Guardiamo alla curva dell'innovazione.

La scienza corre velocemente e infatti 

L’immumoterapia , la profilazione genomica e la medicina di precisione hanno trasformato diagnosi un tempo infauste in patologie croniche gestibili. 


Non stiamo più combattendo alla cieca perché oggi abbiamo mappe dettagliate e armi intelligenti. 

I tassi di sopravvivenza in crescita non sono un miracolo: sono il risultato di rigore, ricerca e investimenti.


Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. Serve un cambio di paradigma culturale.

La prevenzione primaria e lo screening precoce restano i pilastri fondamentali della salute pubblica. 


Sottoporsi a un controllo non significa "cercare la malattia", ma giocare d'anticipo per garantire la salute. È la forma più alta di rispetto verso se stessi.


Oggi il mio pensiero va ai pazienti che affrontano la terapia con coraggio, ai colleghi che lavorano instancabilmente nei laboratori e in corsia, e a tutti voi.


Non lasciamo che la paura ci paralizzi. Trasformiamola in consapevolezza. La ricerca sta facendo la sua parte; noi dobbiamo fare la nostra.

Insieme, stiamo riscrivendo la storia di questa malattia.


#WorldCancerDay #Oncologia #Salute #RicercaScientifica #Prevenzione #InnovationInHealth #WCD2026


La cura è ricerca, la forza è unione.

Le soin est recherche, la force est union.

Cure is research, strength is unity.

*



PUTIN , EPSTEIN , TRUMP , IL FILO SOTTILE TRA POTERE , OMBRE E RELAZIONI SCOMODE




 C’è un terreno scivoloso dove finanza, politica e relazioni personali si sfiorano senza mai coincidere del tutto. 

È lì che spesso vengono accostati i nomi di VLADIMIR PUTIN , JEFFREY EPSTEIN e DONALD TRUMP . 

Ma cosa è documentato e cosa resta nel campo delle ipotesi?


Epstein, finanziere caduto in disgrazia e morto nel 2019 mentre era detenuto, ha costruito per anni una rete di conoscenze che includeva scienziati, accademici, imprenditori e figure politiche. 

I documenti giudiziari emersi nei procedimenti federali a New York e nelle cause civili collegate hanno mostrato la vastità di questa rete, ma anche un punto chiave é che la presenza di un nome nei registri o nelle agende di Epstein non equivale a un coinvolgimento nei suoi reati.


Il rapporto tra Trump ed Epstein è tra i più citati. Putin viene citato circa 1000 volte ( sic!) 

Foto degli anni ’90 li ritraggono insieme in eventi mondani a New York e in Florida. Registri di volo resi pubblici in sede giudiziaria mostrano che Trump viaggiò almeno una volta sull’aereo di Epstein. 

Lo stesso Trump ha dichiarato di aver interrotto i rapporti molto prima dell’arresto del finanziere e di averlo allontanato dal suo club di Mar-a-Lago. Finora, nelle incriminazioni federali legate a Epstein, Trump non è stato accusato di reati.


Molto più evanescente è il presunto filo russo. Inchieste giornalistiche e analisi di intelligence occidentali hanno a lungo descritto l’uso, da parte dei servizi russi, del cosiddetto kompromat , cioê materiale compromettente , come strumento di influenza ( ricatto??) 

Tuttavia, non esistono prove giudiziarie pubbliche che colleghino direttamente Putin o il Cremlino alle attività di Epstein. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che un uomo con i contatti e le risorse di Epstein potesse interessare a più governi, ma restiamo nel campo delle valutazioni, non dei fatti accertati.


Il “filo sottile”, dunque, non è una prova nascosta ma una zona grigia fatta di relazioni sociali ad alto livello, finanza opaca e potere globale. 


È lo spazio in cui le fotografie diventano indizi mediatici e i registri di volo alimentano sospetti, mentre la giustizia richiede standard ben più solidi.


Adesso la sfida è proprio questa ; distinguere tra ciò che è documentato negli atti e ciò che, pur suggestivo, non ha ancora superato la soglia della verifica.


Le fonti utilizzate per questo  articolo sono : 


•Atti d’accusa federali USA nel caso United States v. Jeffrey Epstein, U.S. District Court, Southern District of New York.

•Documenti giudiziari desecretati nel procedimento civile Virginia Giuffre v. Ghislaine Maxwell (registri di volo e deposizioni).

•Julie K. Brown, inchiesta su Epstein, Miami Herald (serie “Perversion of Justice”).

•Copertura sul caso Epstein e sulle reti di relazioni internazionali, The New York Times.

•Analisi su Russia e uso del kompromatBBC News e The Washington Post.

CAPONATA DI CAPONE AL CAVOLFIORE, OVVERO UNA STORIA AGRODOLCE




Roberto Antonuccio torna a raccontarsi attraverso un pesce simbolo, la lampuga — qui chiamata Capone. Cuoco e pescatore per vocazione, ha ereditato dal padre, uomo di mare e di cucina, un legame profondo con il mare e le sue storie. Il Capone non vive mai solo: si muove in branco, per fedeltà o per destino. Quando uno abbocca non viene issato a bordo, resta appeso, portato a passeggio come un cane fiducioso. Gli altri non lo abbandonano, gli restano accanto, ed è in questo amore ostinato che il pescatore trova fortuna. Così il mare insegna la sua legge più amara: nulla è più nobile dell’appartenenza, e nulla più pericoloso. Perché, direbbe Achab, non è l’amo a tradire il pesce, ma il cuore che non sa lasciarlo andare.

RICETTA

Questa non è una caponata che fa rumore: entra in cucina in punta di piedi, saluta la melanzana e le chiede di accomodarsi altrove. Al suo posto arriva il cavolfiore, bianco e disciplinato, deciso però a farsi dorare come si conviene. Il Capone — la lampuga, per chi ama i nomi propri — osserva la scena con l’aria del protagonista consapevole, pronto a entrare solo quando serve, senza isterismi.

1. Si comincia con il cavolfiore: un breve bagno caldo, giusto il tempo di fargli perdere la timidezza, poi via in padella a prendere colore e carattere. La cipolla appassisce con calma, il sedano fa la sua comparsa croccante, capperi e olive chiacchierano tra loro come vecchi amici. Il Capone, da parte sua, non ama le lunghe attese: una rosolata rapida, quanto basta a sigillare i pensieri.

2. L’agrodolce arriva come una riflessione finale: miele e aceto di mele, in equilibrio, senza alzare la voce. Si riunisce tutto, si mescola con gentilezza e poi si aspetta. Perché la caponata, come le buone storie, ha bisogno di riposo per diventare vera.
E a tavola, prima si guarda e si ammira, poi ci si siede e si mangia con soddisfazione. E se, al primo assaggio, vi scappa un sincero «bonooo!», allora io sono contento.



REGIONE SICILIA : BANDO RISTORI ATTIVITÀ PRODUTTIVE

 

https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/ciclone-harry-pubblicato-bando-ristori-alle-imprese-contributi-fino-20-mila-euro?fbclid=IwdGRjcAPvGwZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeRGG5ma5JZEIHtGyvCcG_YIatjm95nasxzKuf3f1IOtDv1LZ3z8z-_Gg9HLA_aem_cJ-yt7yvSU9CqWN11hHYIg

lunedì 2 febbraio 2026

LETTERA APERTA AL SINDACO DI FURCI SICULO

 Gentile sig. Sindaco, 

dott. Matteo Francilia,

abbiamo letto il Suo appello “In arrivo nuove mareggiate, necessario intervenire”, pubblicato su "Messina Today". Una preoccupazione reale e legittima, maturata in un territorio che conosce fin troppo bene la fragilità delle proprie coste e il peso, spesso reiterato, delle emergenze non risolte.

Proprio Messina Today, in occasione della recente visita del Ministro — avvenuta a ridosso dei disastri provocati dal ciclone Harry — gli aveva indirizzato una lettera aperta, sollecitando l’utilizzo di risorse già disponibili a fronte di situazioni di rischio ormai conclamato. La risposta del Ministro è stata resa pubblicamente, davanti a Lei e ai Suoi colleghi — anch’essi duramente colpiti dagli eventi calamitosi — e affidata alle telecamere: quei fondi “non si toccano”. 

È su questo passaggio che si impone una riflessione, pacata ma necessaria.
Lei era presente. Lei conosce i numeri. Lei conosce, soprattutto, la differenza tra una dichiarazione politicamente rassicurante e una spiegazione finanziariamente sostenibile. E tuttavia, davanti a un’affermazione che, sotto il profilo del bilancio pubblico, appare quanto meno generica, non si è colta alcuna obiezione, neppure un segnale di dissenso.
Dire, come è stato detto, che in un grande Paese come l’Italia “i soldi si trovano” è una formula comoda, ma fuorviante. E rischia di suonare come un affronto qualora, quei soldi, alla prova dei fatti, non si trovassero affatto. Le risorse pubbliche non compaiono per generazione spontanea: vengono destinate, riallocate, sottratte ad altre priorità. È sempre una scelta. Mai una fatalità. Oggi Lei chiama in causa la Regione, e ha ragione. Ma sa altrettanto bene che il bilancio regionale, per struttura e vincoli, è persino più fragile di quello statale. Anche lì, se si interviene, lo si fa spostando risorse già impegnate altrove.
E allora la questione diventa inevitabile, e non può essere elusa: da dove devono essere presi questi fondi?

Nella lettera aperta si avanzava un’ipotesi chiara: il Ponte. Se quella soluzione non Le appare condivisibile, lo si può comprendere. Ma allora è necessario indicarne un’altra. Spetta a chi esercita responsabilità pubbliche spiegare non solo che cosa serve, ma quale scelta concreta si intende compiere per ottenerlo. Perché, se dovesse davvero verificarsi lo scenario che Lei oggi paventa, resterebbe una domanda finale, semplice e severa insieme: se la sentirebbe di affrontare gli strali dei Suoi concittadini qualora Regione e Ministero non facessero quanto auspicato, magari per salvare la propaganda di qualcuno, sacrificando invece la sicurezza dei cittadini del Suo paese e di un’intera costa ionica già duramente martoriata?

Con rispetto istituzionale,
ma con la franchezza che le circostanze impongono.

Vincenzo Lombardo 

LA CITTA' CHE SI MUOVE

 

OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ

a cura di Roberto Barbera*
Mobilità, lavoro e sviluppo urbano: come i sistemi di trasporto raccontano
il futuro – o l’arretratezza – delle città italiane.


Ogni città evolve insieme ai propri sistemi di mobilità. Quelle che invecchiano male continuano a muoversi come quando erano più piccole; quelle che crescono bene cambiano grammatica prima ancora che vocabolario. 

Nelle città turistiche la mobilità è una promessa: facilità, leggibilità, fiducia. Il visitatore non studia gli orari, li presume. Se sbaglia mezzo, la città ha fallito. Qui il trasporto pubblico diventa racconto urbano. Nelle città che invecchiano, invece, contano prossimità e continuità: un gradino di troppo o una coincidenza incerta sono barriere civili. La mobilità diventa welfare silenzioso.

Nelle medie città, come Messina, domina l’ambiguità: non abbastanza grandi per imporre un sistema, non abbastanza piccole per improvvisare. Servirebbe una grammatica essenziale: pochi assi forti, frequenti, riconoscibili. Nelle metropoli, infine, non si tratta di convincere ma di governare: l’auto privata non si elimina, si ridimensiona.

Poi c’è il lavoro. L’automazione non elimina il personale, elimina l’alibi. Il conducente cambia ruolo: supervisore, assistente, volto umano di un sistema affidabile. Qui si misura la serietà della politica sindacale: difendere il lavoro non è difendere il passato, ma contrattare il futuro. Formazione, sicurezza, nuove competenze.
Una città che non organizza i propri spostamenti disorganizza tutto il resto. Messina non ha bisogno di muoversi di più, ma di muoversi meglio. E di decidere, finalmente, dove vuole andare.

*Transport Planner 
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

domenica 1 febbraio 2026

MANUALE PRATICO DELL'ESTREMISTA A GEOMETRIA VARIABILE


In Italia l’estremismo ha una strana elasticità: cambia significato a seconda di chi lo esercita e di dove lo esercita. A Torino, un corteo di Askatasuna può trasformarsi in guerriglia urbana e, al tempo stesso, essere raccontato come diritto di espressione. A Roma, invece, una conferenza stampa di CasaPound viene bloccata e diventa scandalo nazionale, con i deputati che occupano la sala e cantano Bella Ciao.


Così, le molotov della piazza diventano “conflitto sociale” se accompagnate da buone parole, mentre le parole pronunciate in Parlamento diventano pericolose anche se sedute e ordinate. I feriti e i blindati bruciati si riducono a note di colore, mentre le idee pronunciate in una sala istituzionale diventano subito minacce alla democrazia.
Il paradosso è evidente: la piazza è sacra quando protesta, il Parlamento è profanato quando parla. Chi invoca l’ordine lo dimentica appena conviene; chi difende la libertà di parola la chiude a chiave quando non gli piace. Non è una crisi della democrazia: è la sua rappresentazione teatrale, un rito in cui tutti recitano, ma pochi ascoltano. E in questo, va detto, siamo maestri.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...