La Sicilia non è povera; la Sicilia è stata derubata.
Non da invasori stranieri, ma da una cleptocrazia burocratica e politica che, negli ultimi trent'anni, ha trasformato i diritti in favori e le infrastrutture in miraggi. Basandoci sui dati dell'Anagrafe delle Opere Incompiute (SIMOI) e sulle delibere CIPE, emerge un quadro che non è solo desolante: è criminale.
La mappa dello sfacelo é representata da 138 opere fantasma
Non sono casi isolati.
L'ultimo aggiornamento dell'Anagrafe delle Opere Incompiute (2024) certifica che la Sicilia detiene il triste primato nazionale. Sono 138 le opere incompiute nell'Isola (dato cumulativo che include opere statali e locali), per un valore di oltre 400 milioni di euro di lavori eseguiti ma inutilizzabili e una necessità di altri 1,3 miliardi per completarle.
Si pensi alla Diga di Pietrarossa, ferma agli anni '90 con rimpalli tra Regione e Soprintendenza per la tutela di siti archeologici emersi dopo l'inizio dei lavori, lasciando l'agricoltura della Piana di Catania a secco.
Si pensi all'Autostrada Ragusa-Catania, un'opera discussa per 40 anni e sbloccata solo (forse) nel 2023, con costi quadruplicati.
O al Viadotto Ritiro a Messina, un calvario decennale che ha tenuto in ostaggio una città intera.
L emblema della vergogna é lo svincolo autostradale di Alì Terme
Tutto inizia con una firma. È il 1998. Mentre l'Europa si preparava all'euro, il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) finanziava con la delibera n. 142 lo svincolo autostradale di Alì Terme. Un’opera strategica per la viabilità ionica.
Ventotto anni dopo, di quello svincolo non esiste traccia concreta, se non nelle carte bollate. I costi, nel frattempo, sono lievitati: dai 26 milioni di euro originali si è passati a una stima di oltre 35 milioni, bruciando denaro pubblico in aggiornamenti prezzi e studi di fattibilità scaduti. La beffa suprema è arrivata con la minaccia di revoca dei finanziamenti per la mancata formalizzazione delle obbligazioni giuridiche vincolanti entro il termine del 2023. Qui non c’entra la politica delle ideologie, c’entra l’incapacità amministrativa di trasformare un bonifico in un cantiere.
Il buco nero di Niscemi laddove la sicurezza dei cittadini é stata tradita
Se Alì Terme è il simbolo dell'immobilismo, Niscemi rappresenta il cinismo.
Nel comune nisseno, i fondi destinati alla messa in sicurezza del territorio e delle scuole sono entrati in un cono d'ombra inquietante. Parliamo di stanziamenti vitali per il consolidamento idrogeologico (in aree come il quartiere Sante Croci o i costoni franosi) e per l'adeguamento sismico degli edifici scolastici.
Milioni di euro previsti da vari decreti (inclusi fondi ex protezione civile e Patto per il Sud) risultano "impegnati" sulla carta ma evaporati nella realtà.
Dove sono finiti? Sono rimasti incagliati nelle maglie della "perenzione amministrativa" (fondi non spesi in tempo che tornano allo Stato) o dissipati in progettazioni preliminari mai divenute esecutive.
A Niscemi, i soldi per salvare vite umane non sono stati spesi, lasciando cittadini e studenti esposti al rischio, mentre la politica locale e regionale giocava al rimpallo delle responsabilità.
Le responsabilità non sono solo politiche
È troppo comodo incolpare solo il "politico di turno". Qui c'è una responsabilità sistemica che va stanata con coraggio:
I Dirigenti e i RUP (Responsabili Unici del Procedimento): Esiste una classe dirigente tecnica, lautamente pagata, che non è in grado di redigere bandi a prova di ricorso. Il 40% dei cantieri si ferma per errori tecnici nella progettazione iniziale, non per mancanza di fondi.
La mafia dei subappalti e del calcestruzzo: Le inchieste della DDA confermano che, dagli anni '90 a oggi (come nel caso dei parchi eolici o delle manutenzioni stradali),
Cosa Nostra ha infiltrato le forniture.
Quando un'azienda legata ai clan vince al massimo ribasso e poi viene interdetta dalla Prefettura, il cantiere muore.
I soldi spesi fino a quel momento? Persi.
La Corte dei Conti e la Giustizia Amministrativa: I tempi biblici della giustizia amministrativa . TAR e Consiglio di Stato sono incompatibili con lo sviluppo.
Un ricorso può bloccare un'opera per 5 anni. Nel frattempo, i prezzi dei materiali salgono e il finanziamento non basta più.
Dove sono finiti i soldi?
La domanda che ogni siciliano si pone.
I fondi non sono stati "rubati" nel senso che qualcuno è scappato con la valigetta (anche se la corruzione esiste).
La verità è peggiore: i soldi sono stati bruciati in burocrazia.
Sono stati spesi in:
• Penali pagate alle imprese per i ritardi della Pubblica Amministrazione.
• Studi di fattibilità pagati a consulenti esterni e poi cestinati.
• Opere di custodia per cantieri fermi, per evitare vandalizzazioni e furti (costando più dell'opera stessa).
• Inflazione e revisione prezzi: un'opera finanziata nel 2000 costa il triplo oggi. La differenza?
Ce la rimette il cittadino o l'opera viene definanziata.
Questo scenario non è un destino cinico e baro. È il frutto di scelte umane.
Cosa dire ai politici ?
Smettetela di inaugurare "pose della prima pietra". Abbiate la decenza di inaugurare solo le opere finite.
Chi sbaglia un appalto, chi perde un finanziamento per Niscemi o Alì Terme, deve pagare di tasca propria per danno erariale. La "colpa grave" non può essere sempre condonata.
Cosa raccomandare ai Cittadini: L'indignazione da bar o sui social non basta più.
Questo sfacelo si nutre del vostro silenzio e del voto di scambio.
Ogni volta che accettate un favore al posto di un diritto, state finanziando la prossima opera incompiuta.
La Sicilia non ha bisogno di nuovi miliardi promessi dal PNRR se non è in grado di spendere quelli del 1998.
La Sicilia ha bisogno di verità, di controlli feroci e di una classe dirigente attiva e che provi vergogna.
Per la stesura di questo editoriale sono state consultate le seguenti fonti documentali ufficiali:
• SIMOI (Sistema Informativo Monitoraggio Opere Incompiute): Dati aggiornati al 2023/2024 relativi all'elenco anagrafico delle opere incompiute della Regione Siciliana e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
• CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica): Delibera n. 142 del 1998 (Assegnazione fondi svincolo Alì Terme) e successive rimodulazioni.
• Corte dei Conti - Sezione di Controllo per la Regione Siciliana: Relazioni annuali sulla gestione della finanza regionale ed enti locali (esercizi 2020-2023), con focus sui residui passivi e perenzione dei fondi.
• Agenzia per la Coesione Territoriale: Dati OpenCoesione relativi ai finanziamenti FESR e FSC non spesi o riprogrammati.
• Dossier Ance Sicilia (Associazione Nazionale Costruttori Edili): Report periodici sullo stato dei cantieri e sulle criticità burocratiche nell'Isola.