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sabato 21 febbraio 2026
SCONFITTA ADULTA
giovedì 19 febbraio 2026
ASSISTENZA SANITARIA E CODICE POSTALE, L’AUTONOMIA CHE FRAMMENTA L’ITALIA
Non è solo una questione di burocrazia o di tabelle ripartite in Consiglio dei Ministri. Quella siglata ieri per Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto è, nelle parole di Di Silverio (Anaao Assomed), una "pagina buia" che rischia di trasformare definitivamente il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in un mosaico di privilegi e carenze.
Il cuore del dibattito non è l'efficienza amministrativa, ma il superamento del principio di universalismo.
Se il diritto alla salute smette di essere uguale da Aosta a Pantelleria, smette di essere un diritto e diventa un servizio a consumo, legato alla ricchezza del territorio di residenza.
L'analisi del sindacato dei medici dirigenti mette a nudo tre criticità che potrebbero cambiare il volto dell'assistenza pubblica in Italia. Stanno creando una sanità a più velocità .
Senza un sistema solido di perequazione e con Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ancora troppo fragili in molte zone, l'autonomia rischia di cristallizzare i divari.
Il timore è che il "dove sei nato" diventi la prima, e più determinante, variabile clinica.
Il Personale medico utilizzato come merce di scambio
Uno dei punti più caldi riguarda i contratti.
Se le Regioni avranno "mani libere" sulle politiche retributive e sull'organizzazione del lavoro, assisteremo a una migrazione interna di professionisti verso i sistemi regionali più ricchi, svuotando di fatto le aree già oggi in sofferenza.
La denuncia di Anaao è netta e la possibilità di smistare avanzi economici della sanità verso altri settori appare come un paradosso.
Mentre le Regioni chiedono a gran voce nuovi fondi, l'autonomia potrebbe permettere di dirottare le risorse altrove, tradendo la missione originaria del finanziamento sanitario.
L'editoriale di Di Silverio solleva una questione etica e stigmatizza come la sanità non può essere una "bandierina" da sventolare in una campagna elettorale permanente.
Gratificare il personale sanitario e garantire cure eque sono promesse che richiedono unità, non frammentazione.
"La sanità deve restare un pilastro unitario della Repubblica, non un terreno di divisione ideologica."
Il prossimo passo cruciale sarà il confronto
alla Conferenza delle Regioni e si capirà se l'autonomia sarà un volano di responsabilità o, come temono i medici, il colpo di grazia a un sistema che per decenni è stato l'orgoglio (unitario) del Paese.
NEL VENTRE DI MESSINA
AGAINST THE WIND (1980)
Confesso che Bob Seger ha il dono di riaccendere le mie notti in radio libera, quando parlavo a microfoni incandescenti e a un pubblico invisibile ma palpabile come il fumo delle sigarette vietate. Bastavano poche note perché lo studio diventasse una piccola nave in mare aperto, con me al timone e una folla insonne dall’altra parte dell’etere. Tra i brani più trasmessi c’era Against the Wind, dall’album Against the Wind (1980): una ballata che scivolava nella notte con passo lieve e voce struggente. Ogni volta che partiva, abbassavo le luci come per un rito laico. Era una canzone che invitava a rallentare, a voltarsi indietro senza troppa severità, a riconoscere che correre controvento è faticoso, sì, ma anche terribilmente umano. E in quelle note c’era tutto: giovinezza, ostinazione, sogni che non chiedono permesso.
mercoledì 18 febbraio 2026
MAGISTRATURA POLITICIZZATA O POLITICA MAGISTRATURIZZATA
Traduzione: la giustizia che non obbedisce ai politici o il potere politico esecutivo che indossa la toga. Un opera da tre soldi che non ha niente della satira di Brecht.
REFERENDUM: SPIEGAZIONI E ISTRUZIONI
La riforma costituzionale oggetto del referendum di marzo 2026 rappresenta uno dei cambiamenti più profondi dell'assetto giudiziario repubblicano.
Essa interviene principalmente sulla Sezione I e II del Titolo IV della Parte Seconda della Costituzione.
Votare SÌ significa voler cambiare l'attuale sistema verso una netta separazione tra chi accusa e chi giudica.
Votare NO significa mantenere l'unità della magistratura e l'attuale sistema di governo autonomo.
La legge modificherà il Governo della Magistratura. Ci saranno due CSM.
Oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che decide per tutti.
• Se vince il SÌ:
Il CSM si sdoppia. Avremo un Consiglio per i Giudici (chi emette le sentenze) e uno per i Pubblici Ministeri (chi conduce le indagini). L'obiettivo è evitare che chi giudica e chi accusa appartengano allo stesso "club" amministrativo.
• Se vince il NO:
Rimane un unico CSM.
L'idea è che giudici e PM debbano condividere la stessa cultura della giurisdizione per garantire un equilibrio complessivo.
Addio alle "Correnti"??
ELEZIONI DI DUE CSM CON IL SORTEGGIO
Il metodo con cui i magistrati eleggono i propri rappresentanti al CSM è finito spesso al centro di polemiche per il peso dei gruppi associativi (le correnti).
• Se vince il SÌ: I membri magistrati del CSM non saranno più eletti, ma estratti a sorte.
Si vuole così eliminare il peso della politica interna alla magistratura.
• Se vince il NO: Si continua con il sistema elettivo, ritenuto da molti più democratico e capace di valorizzare il merito e le idee dei candidati rispetto alla "lotteria" del sorteggio.
La Separazione delle Carriere
È il cuore della riforma (Art. 106).
• Se vince il SÌ: Chi sceglie di fare il PM non potrà più diventare Giudice (e viceversa).
Le carriere corrono su binari paralleli che non si incontrano mai.
L'obiettivo è la terzietà del giudice: il cittadino deve percepire il giudice come equidistante tra accusa e difesa.
• Se vince il NO: Resta possibile cambiare funzione durante la carriera (anche se oggi è già molto limitato).
Il timore è che un PM separato dal giudice diventi un "super-poliziotto" meno attento alle garanzie dei diritti degli indagati .
Chi giudica i magistrati? L'Alta Corte
Oggi, se un magistrato commette un errore disciplinare, viene giudicato dallo stesso CSM.
• Se vince il SÌ
Nasce l'Alta Corte, un tribunale esterno e indipendente che si occuperà solo dei procedimenti disciplinari.
Serve a garantire che i magistrati non siano giudicati dai propri "colleghi di scrivania".
• Se vince il NO
La funzione disciplinare resta in capo al CSM, ritenuto l'unico organo in grado di valutare correttamente il comportamento professionale di un magistrato senza interferenze esterne.
Il SÌ punta sulla figura di un giudice che sia percepito come assolutamente imparziale e su un sistema che spezzi i legami di potere interno.
Il NO vuole la compattezza della magistratura come baluardo di indipendenza e intende difendere la tutela del PM come figura vicina alla sensibilità del giudice piuttosto che a quella della polizia.
In sintesi: la tabella del cambiamento
Aspetto | Stato Attuale | Post-Riforma |
CSM | Organo Unico | Due Consigli (Giudicante e Inquirente) |
Selezione Togati | Elezione | Sorteggio |
Carriera | Unica (con possibilità di passaggio) | Separata sin dal concorso |
Giustizia Disciplinare | Sezione interna al CSM | Alta Corte esterna e indipendente |
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