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sabato 21 febbraio 2026

ASSISTENZA GOMME BORGIA




 

SCONFITTA ADULTA

 


a cura di Anna Lombardo

Tra tribunali e polemiche, una vicenda che rivela lo scacco collettivo della responsabilità adulta.

Li abbiamo messi nel titolo come si mettono i cappotti all’ingresso: “bimbi nel bosco”. 
Così restano lì, appesi a un’immagine che li tiene lontani. Il bosco è perfetto: è altrove, è simbolo, è il luogo dove ci si perde. 
Noi invece restiamo sul sentiero, composti, pronti a commentare. Perché osservare non basta: bisogna scegliere da che parte stare.
E così una misura di tutela diventa una contesa. Famiglia contro istituzioni. 
Natura contro regole. Novanta giorni che dovevano servire a capire e che intanto scorrono mentre le relazioni dicono che i bambini stanno male.
 Un gesto nato per proteggere si irrigidisce nello scontro. E nello scontro nessuno ascolta davvero.

La sequenza è nota: una coppia sceglie una vita isolata in un casolare, homeschooling, pochi contatti. Un’intossicazione da funghi apre la porta ai controlli.
 I servizi segnalano carenze materiali e relazionali. Il tribunale dispone l’allontanamento, il ricorso viene respinto. Fuori, il dibattito si accende e si semplifica. È evidente che l’isolamento può privare. 
È evidente anche che separare figli piccoli da genitori non abusanti espone a ferite diverse. 
Ma la vera misura del fallimento sta nel tempo trascorso senza costruire fiducia, senza tentare una ricucitura.
 Abbiamo preferito la polarizzazione alla responsabilità. E la responsabilità, discreta e ostinata, è l’unica lingua che i bambini riconoscono come protezione.


giovedì 19 febbraio 2026

ASSISTENZA SANITARIA E CODICE POSTALE, L’AUTONOMIA CHE FRAMMENTA L’ITALIA

 


di AG RIZZO •


Non è solo una questione di burocrazia o di tabelle ripartite in Consiglio dei Ministri. Quella siglata ieri per Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto è, nelle parole di Di Silverio (Anaao Assomed), una "pagina buia" che rischia di trasformare definitivamente il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in un mosaico di privilegi e carenze.


Il cuore del dibattito non è l'efficienza amministrativa, ma il superamento del principio di universalismo

Se il diritto alla salute smette di essere uguale da Aosta a Pantelleria, smette di essere un diritto e diventa un servizio a consumo, legato alla ricchezza del territorio di residenza.


L'analisi del sindacato dei medici dirigenti mette a nudo tre criticità che potrebbero cambiare il volto dell'assistenza pubblica in Italia. Stanno creando una sanità a più velocità . 


Senza un sistema solido di perequazione e con Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ancora troppo fragili in molte zone, l'autonomia rischia di cristallizzare i divari. 

Il timore è che il "dove sei nato" diventi la prima, e più determinante, variabile clinica.


Il Personale medico utilizzato come merce di scambio

Uno dei punti più caldi riguarda i contratti. 

Se le Regioni avranno "mani libere" sulle politiche retributive e sull'organizzazione del lavoro, assisteremo a una migrazione interna di professionisti verso i sistemi regionali più ricchi, svuotando di fatto le aree già oggi in sofferenza.


La denuncia di Anaao è netta e  la possibilità di smistare avanzi economici della sanità verso altri settori appare come un paradosso. 

Mentre le Regioni chiedono a gran voce nuovi fondi, l'autonomia potrebbe permettere di dirottare le risorse altrove, tradendo la missione originaria del finanziamento sanitario.


L'editoriale di Di Silverio solleva una questione etica  e stigmatizza come la sanità non può essere una "bandierina" da sventolare in una campagna elettorale permanente. 

Gratificare il personale sanitario e garantire cure eque sono promesse che richiedono unità, non frammentazione.


"La sanità deve restare un pilastro unitario della Repubblica, non un terreno di divisione ideologica."

Il prossimo passo cruciale sarà il confronto 

alla Conferenza delle Regioni e si capirà se l'autonomia sarà un volano di responsabilità o, come temono i medici, il colpo di grazia a un sistema che per decenni è stato l'orgoglio (unitario) del Paese.





NEL VENTRE DI MESSINA

 


a cura di Anna Lombardo

Non nel centro, ma nella sua immediata vicinanza, pulsa il ventre di Messina. A sud fa da spartiacque il ponte di Gazzi, che schiude il degrado del Villaggio Aldisio; più giù il Cep, a est Maregrosso battuto dal vento. A nord il torrente Giostra segna un confine d’acqua e polvere; risalendo il viale si approda a Giostra e al Ritiro. È una geografia che non abita le cartoline.

Qui si tramanda un’umanità stanca, come nei bassi narrati da Matilde Serao: la povertà passa di mano in mano. L’abbandono scolastico morde presto; la fuga dalla scuola è un quaderno lasciato a metà. La strada diviene maestra severa: coltelli nello zaino già dall’adolescenza, poi armi da fuoco con la matricola abrasa. Nelle prime mattine di sereno si assiepano agli incroci a far da vedette alle corse clandestine di cavalli, tra scommesse e grida; la notte prima, i furti. Ragazzi, bambini. Genitori in carcere.
Il degrado fa rima con controllo: la malavita orienta le vite, i servizi sociali non si vedono. Qui c’è bisogno di scuola, di molti maestri più che di poliziotti; di mani che trattengano prima che il destino si chiuda come una cella.

AGAINST THE WIND (1980)

 


Confesso che Bob Seger ha il dono di riaccendere le mie notti in radio libera, quando parlavo a microfoni incandescenti e a un pubblico invisibile ma palpabile come il fumo delle sigarette vietate. Bastavano poche note perché lo studio diventasse una piccola nave in mare aperto, con me al timone e una folla insonne dall’altra parte dell’etere. Tra i brani più trasmessi c’era Against the Wind, dall’album Against the Wind (1980): una ballata che scivolava nella notte con passo lieve e voce struggente. Ogni volta che partiva, abbassavo le luci come per un rito laico. Era una canzone che invitava a rallentare, a voltarsi indietro senza troppa severità, a riconoscere che correre controvento è faticoso, sì, ma anche terribilmente umano. E in quelle note c’era tutto: giovinezza, ostinazione, sogni che non chiedono permesso.


Bob Seger, nato nel 1945 a Detroit, è stato uno dei grandi narratori del rock americano: voce ruvida, anima operaia, cronista di strade polverose e amori imperfetti. Con la Silver Bullet Band ha incarnato l’America che lavora e sogna, lontana dai lustrini ma vicina alla verità emotiva. Against The Wind (Remastered 2011) ripropone uno dei suoi vertici: il testo è un bilancio in musica, lo sguardo di chi rievoca la giovinezza irrequieta e riconosce che il tempo, più del destino, è il vero avversario. Il “vento” è la vita che oppone resistenza, ma anche la forza che tempra. Non c’è resa, solo consapevolezza: correre controvento significa accettare la sfida del crescere, perdere qualcosa e guadagnare memoria.


Traduzione di “Against the Wind”

                 Contro il vento
 

Sembra ieri
Ma è stato tanto tempo fa
Janey era adorabile, era la regina delle mie notti
Lì nel buio con la radio che suonava a basso volume, e…
E i segreti che abbiamo condiviso
Le montagne che abbiamo spostato
Coinvolti come un incendio fuori controllo
Finché non ci fu più niente da bruciare e niente da dimostrare
E ricordo cosa mi disse
Come aveva giurato che non sarebbe mai finita
Ricordo come mi stringeva, oh così forte
Vorrei non sapere adesso quello che non sapevo allora

Contro il vento
Stavamo correndo contro il vento
Eravamo giovani e forti, stavamo correndo controvento

Gli anni passarono lentamente
E mi sono ritrovato solo
Circondato da estranei che pensavo fossero miei amici
Mi sono ritrovato sempre più lontano da casa mia, e io…
Immagino di aver perso la via maestra
Oh, c’erano così tante strade
Vivevo per correre e correvo per vivere
Non mi sono mai preoccupato di pagare o di quanto dovevo
Mi spostavo di otto miglia al minuto per mesi alla volta
Infrangevo tutte le regole che potevo piegare
Ho iniziato a trovare me stesso mentre cercavo
Ero alla ricerca di un rifugio ancora e ancora

Contro il vento
Qualcosa contro il vento
Mi sono ritrovato a cercare riparo dal vento

Bene, quei giorni da vagabondo sono ormai passati
Ho molto altro a cui pensare
Scadenze e impegni
Cosa tenere dentro, cosa lasciare fuori

Contro il vento
Sto ancora correndo contro il vento
Sono più vecchio adesso ma corro ancora controvento
Beh, ora sono più vecchio e sto ancora correndo
Contro il vento
Contro il vento
Contro il vento
Sto ancora correndo (contro il vento)
Sto ancora correndo contro il vento
(Contro il vento) Sto ancora correndo
(Contro il vento)
Sto ancora correndo contro il vento
(Contro il vento) sto ancora correndo
(Contro il vento) correndo contro il vento, correndo contro il vento
(Contro il vento) Guarda il giovane correre
(Contro il vento) Guarda il giovane correre
(Contro il vento) guarda il giovane che corre
(Contro il vento) correrà contro il vento
(Contro il vento) lascia cavalcare i cowboy
(Contro il vento)
(Contro il vento) lascia cavalcare i cowboy
(Contro il vento) cavalcheranno contro il vento
(Contro il vento) contro il vento

mercoledì 18 febbraio 2026

MAGISTRATURA POLITICIZZATA O POLITICA MAGISTRATURIZZATA

 


Traduzione: la giustizia che non obbedisce ai politici o il potere politico esecutivo che indossa la toga. Un opera da tre soldi che non ha niente della satira di Brecht.

C’è un’espressione che torna utile nei momenti di necessità retorica: “magistratura politicizzata”. Traduzione: magistratura che non coincide con il volere del governo. Quando il vento si fa contrario – poniamo, sulle ambiguità internazionali tra Washington e Bruxelles – la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ricorre al consueto espediente: un video, un nemico, un diversivo. 
È un classico della comunicazione politica, manuale alla mano.
Questa volta il bersaglio è il giudice che riconosce un risarcimento a un cittadino algerino trattenuto ingiustamente in un centro per il rimpatrio. 
Ma l’uomo è un pregiudicato, si obietta. Come se la fedina penale cancellasse la Costituzione.
 Lo Stato di diritto – espressione un po’ polverosa ma ancora vigente – funziona così: anche il colpevole conserva diritti. Altrimenti non è giustizia, è vendetta con timbro ufficiale.

Si è poi appreso che il capo dell’esecutivo avrebbe suggerito quale reato contestare ad alcuni manifestanti violenti. Una premura insolita. I reati, di norma, li qualificano i magistrati sulla base di fatti, referti, immagini. Non sull’umore di Palazzo Chigi.
Ancora: a Milano, quartiere Rogoredo, un pusher marocchino muore durante un’operazione di polizia. La legge prevede che si indaghi. Non per sfiducia nelle divise, ma per rispetto delle regole. L’arresto è una misura prevista; l’eliminazione fisica no. È un dettaglio che distingue uno Stato moderno da una giungla.
Naturalmente queste nozioni elementari sono note anche a chi governa.

 Semplicemente non sempre risultano utili. Più redditizio è evocare toghe ostili, anarchici, centri sociali, immigrati: un catalogo rassicurante di avversari. 
La politica ridotta a teatro morale, dove il potere coincide con la narrazione.
Nel 2021, scegliendo l’opposizione al governo di Mario Draghi, Meloni citò – con disinvoltura – una frase attribuita a Bertolt Brecht: sedersi dalla parte del torto perché tutti gli altri posti sono occupati. In realtà fu una scelta comoda: lasciare ad altri l’onere delle decisioni impopolari per raccoglierne il malcontento.

 Oggi “stare dalla parte del torto” significherebbe difendere i diritti degli antipatici: clandestini, detenuti, imputati. 
È la prova del garantismo, parola spesso pronunciata e raramente praticata. 
E sarebbe, soprattutto, compito di chi governa.

REFERENDUM: SPIEGAZIONI E ISTRUZIONI

 


La riforma costituzionale oggetto del referendum di marzo 2026 rappresenta uno dei cambiamenti più profondi dell'assetto giudiziario repubblicano. 

Essa interviene principalmente sulla Sezione I e II del Titolo IV della Parte Seconda della Costituzione. 


Votare  significa voler cambiare l'attuale sistema verso una netta separazione tra chi accusa e chi giudica. 

Votare NO significa mantenere l'unità della magistratura e l'attuale sistema di governo autonomo.


La legge modificherà il Governo della Magistratura. Ci saranno due CSM. 

Oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che decide per tutti.

• Se vince il SÌ: 

Il CSM si sdoppia. Avremo un Consiglio per i Giudici (chi emette le sentenze) e uno per i Pubblici Ministeri (chi conduce le indagini). L'obiettivo è evitare che chi giudica e chi accusa appartengano allo stesso "club" amministrativo.


• Se vince il NO: 

Rimane un unico CSM. 

L'idea è che giudici e PM debbano condividere la stessa cultura della giurisdizione per garantire un equilibrio complessivo.


Addio alle "Correnti"?? 

ELEZIONI DI DUE  CSM CON IL SORTEGGIO 

Il metodo con cui i magistrati eleggono i propri rappresentanti al CSM è finito spesso al centro di polemiche per il peso dei gruppi associativi (le correnti).

• Se vince il SÌ: I membri magistrati del CSM non saranno più eletti, ma estratti a sorte

Si vuole così eliminare il peso della politica interna alla magistratura.


• Se vince il NO: Si continua con il sistema elettivo, ritenuto da molti più democratico e capace di valorizzare il merito e le idee dei candidati rispetto alla "lotteria" del sorteggio.


La Separazione delle Carriere

È il cuore della riforma (Art. 106).


• Se vince il SÌ: Chi sceglie di fare il PM non potrà più diventare Giudice (e viceversa). 

Le carriere corrono su binari paralleli che non si incontrano mai. 

L'obiettivo è la terzietà del giudice: il cittadino deve percepire il giudice come equidistante tra accusa e difesa.


• Se vince il NO: Resta possibile cambiare funzione durante la carriera (anche se oggi è già molto limitato). 

Il timore è che un PM separato dal giudice diventi un "super-poliziotto" meno attento alle garanzie dei diritti degli indagati . 


Chi giudica i magistrati? L'Alta Corte

Oggi, se un magistrato commette un errore disciplinare, viene giudicato dallo stesso CSM.

• Se vince il SÌ

Nasce l'Alta Corte, un tribunale esterno e indipendente che si occuperà solo dei procedimenti disciplinari. 

Serve a garantire che i magistrati non siano giudicati dai propri "colleghi di scrivania".


• Se vince il NO

La funzione disciplinare resta in capo al CSM, ritenuto l'unico organo in grado di valutare correttamente il comportamento professionale di un magistrato senza interferenze esterne.


Il  punta sulla figura di un giudice che sia percepito come assolutamente imparziale e su un sistema che spezzi i legami di potere interno. 


Il NO vuole la compattezza della magistratura come baluardo di indipendenza e intende difendere la tutela del PM come figura vicina alla sensibilità del giudice piuttosto che a quella della polizia.


In sintesi: la tabella del cambiamento


Aspetto

Stato Attuale

Post-Riforma

CSM

Organo Unico

Due Consigli (Giudicante e Inquirente)

Selezione Togati

Elezione

Sorteggio

Carriera

Unica (con possibilità di passaggio)

Separata sin dal concorso

Giustizia Disciplinare

Sezione interna al CSM

Alta Corte esterna e indipendente

ANIME MORTE E IL COMPRATORE DI ANIME MORTE: SATIRA ANTE LITTERAM DI UN'EUROPA UGUALE DA EST A OVEST

 


a cura di E. L. M. Irali

Dalla Russia zarista al Sud borbonico,

un traffico di “anime” smaschera il potere.
Ieri, oggi e , temiamo , anche domani.

Ci sono idee che non invecchiano. Una è quella di fare affari con i morti. In "Le anime morte" Gogol’ mette in scena un truffatore che compra servi defunti ancora registrati nei censimenti: un capolavoro di assurdità amministrativa che diventa ritratto spietato della Russia zarista. 
Tra proprietari grotteschi e funzionari ciechi, la satira si fa metafisica: il vero fantasma è la coscienza civile.

Un secolo dopo, D’Arrigo riapre il banco e cambia scenario. Ne "Il Compratore di anime morte" le “anime” si vendono nel Sud preunitario, tra principi in rovina e leggi scritte con l’inchiostro dell’ambiguità. L’aria è teatrale, storica, impastata di lingua e ironia; ma il meccanismo resta lo stesso: basta una norma confusa perché i morti rendano quanto i vivi.

Non è copia, è staffetta. Gogol’ inventa l’ingranaggio, D’Arrigo lo riaccorda su un’altra scena.
 E il risultato è sorprendentemente attuale: burocrazie miopi, opportunismi instancabili, sistemi che inciampano nelle proprie carte.
 Leggerli insieme significa scoprire che l’Europa, da est a ovest, sa cambiare bandiere ma non sempre vizi. Ieri, oggi e , con un sorriso amaro, domani.

IL TRAMONTO DEL SSN ; LA SALUTE DA DIRITTO A PRIVILEGIO .

di AG Rizzo    Come medico, vivo ogni giorno la trincea e vedo nei volti dei pazienti non solo la sofferenza per la malattia, ma sempre più ...