Dalla Russia zarista al Sud borbonico,
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Dalla Russia zarista al Sud borbonico,
Dimettersi per servire è sempre un atto nobile. Purché si chiarisca chi si serve e quale disegno si custodisce con tanta premura.
C’è, a Messina, una pedagogia silenziosa del potere che si dispiega nelle pieghe dell’amministrazione quotidiana. Gli amministratori delle partecipate che lasciano l’incarico per candidarsi al Consiglio comunale non compiono soltanto un atto dovuto: trasformano l’esperienza gestionale in capitale politico, la prossimità ai servizi in consenso organizzato. È un’arte paziente, che matura nei corridoi dove il bisogno incontra la decisione. E quando giunge l’ora delle liste, quel patrimonio relazionale viene tesaurizzato e speso per rinsaldare la compagine che governa la città, secondo una logica di continuità più che di avventura.
Al centro di questa architettura sta il sindaco, l’avvocato Federico Basile, figura di amministratore metodico, cresciuto dentro una scuola politica esigente e temprato da un’esperienza ormai consolidata. La sua cifra non è il gesto teatrale ma la tenuta: una fedeltà priva di incrinature al proprio mentore, l’onorevole Cateno De Luca, che ne ha accompagnato l’ascesa e continua a orientarne l’orizzonte. In questa dialettica di luce riflessa e luce restituita, Basile incarna la stabilità operosa, il garante di un metodo che intreccia disciplina amministrativa e coesione politica.
Così il Comune appare come una holding sobria e accentrata, con le partecipate a orbitare come satelliti funzionali, ciascuno portatore di consenso diffuso. La strategia è lineare: consolidare Messina per proiettare altrove la propria forza gravitazionale. Ogni candidatura che germoglia da quell’universo gestionale è un tassello di una scacchiera più ampia, dove la fedeltà diventa infrastruttura e la continuità si fa progetto. Non è l’improvvisazione a dettare il passo, ma una lenta, tenace costruzione di potere: due carriere che scorrono parallele e convergenti, quella di De Luca verso la presidenza della Regione Siciliana, antico sogno custodito con ostinazione, e quella del suo sindaco-messaggero proiettata verso il Parlamento nazionale. Scommettiamo che alle prossime elezioni Basile si presenterà con la fascia tricolore ancora sul petto, pronto a consegnarla, subito dopo, al successore designato? Il nome, per ora, resta sospeso nell’aria dello Stretto. Lo sapremo solo vivendo.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._
Tra Washington e Berlino la premier affina l’equilibrismo costituzionale, pontiera senza fiume, osservatrice di tutto e decisora di niente
Nell’ora delle scelte irrevocabili Giorgia Meloni afferra il manuale del perfetto equilibrista e si colloca nel punto esatto in cui nessuno può accusarla d’essere caduta: il centro del nulla.
Da qualche giorno non sappiamo se l’Italia sia un avamposto nordafricano con vista Mediterraneo, una dependance svagata dell’Unione o una dépendance in franchising degli Stati Uniti.
La faccenda sarebbe comica se non fosse patriottica, nel senso domestico del termine: si sta a prua finché conviene, poi si scopre che anche la poppa offre panorami struggenti. Così la premier oscilla fra Friedrich Merz e Donald Trump come un metronomo in cerca di spartito.
A Monaco si discuteva di deterrenza atomica e di riarmi dal retrogusto novecentesco, e lei era ad Addis Abeba, scelta che ricorda quei personaggi di romanzo che mancano sempre la scena madre per poter dire, con candore, d’essere stati altrove.
L’arte dell’assenza è una forma superiore di presenza, purché nessuno chieda: presente a che cosa?
Signore e signori, fermate tutto e avvisate Elon Musk, perché la conquista dello spazio può attendere; il Molise ha appena conquistato il tempo.
Dopo un’attesa che ha visto l’ascesa e la caduta di imperi, due guerre mondiali e l’ ananas sulla pizza, a Carpinone è arrivato il treno.
E non un treno qualunque, ma quello elettrico a velicità fotonica (o quasi)
Per coprire i circa 10 chilometri che separano Isernia da Carpinone, il sistema ferroviario ci ha messo "solo" qualche anno di lavori e un secolo abbondante di riflessione filosofica. Se la matematica non è un’opinione (ma in Molise le opinioni contano più della gravità), siamo davanti a un progresso che viaggia alla velocità di una lumaca col colpo della strega.
L’arrivo del convoglio il 19 gennaio 2026 è stato celebrato con fuochi d’artificio e banda musicale.
Un entusiasmo comprensibile: per gli abitanti, vedere un oggetto su rotaie è un’esperienza mistica paragonabile all'avvistamento di un UFO, ma con meno probabilità di rapimento alieno (gli alieni, si sa, temono le coincidenze di Trenitalia).
Un’opera da record
La stazione era stata inaugurata nel 1897. Da allora, il concetto di "prossimamente" ha assunto sfumature epiche. I lavori di elettrificazione, partiti nel 2020, hanno richiesto sei anni per una tratta che un maratoneta della domenica coprirebbe in meno di un'ora, comprese le soste per i selfie.
"È un momento storico," dicono le autorità. Ed è vero: è talmente storico che i primi passeggeri pare abbiano trovato a bordo giornali che annunciavano l'attentato di Sarajevo.
Mentre il mondo sperimenta il teletrasporto e i treni a levitazione magnetica, il Molise si gode l'ebbrezza della corrente elettrica nei cavi. Un passo avanti gigante per l’uomo, un piccolo trotto per la Regione che, coerente con la sua natura, continua a dimostrare che per arrivare ovunque, la cosa più importante è non avere fretta.
CORSIVO Il Viminale come salotto buono: entra in punta di piedi, esce con le chiavi di casa. C'è un'arte antica e misconosciuta, n...