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lunedì 30 marzo 2026
MESSINA 2026: BESTIARIO ELETTORALE
domenica 29 marzo 2026
IL BIVIO DELLA SOCIETÀ MODERNA , CUSTODIRE LE RADICI O REINVENTARE I VALORI?
Ormai da parecchio tempo si assiste ad una costante pressione culturale trasversale, che tende di fatto a sovvertire il concetto di valori, ove si intende una armonica ed intramontabile somma di elementi educativi, comportamentali, culturali, antropologici ed anche in parte religiosi e/o legati al credo, che oggi sono affievoliti ed in parte smarriti in nome di una presunta evoluzione della società, del politicamente corretto, della tolleranza, dell'uguaglianza e dell’accoglienza, ove tutto ciò, di fatto, si confonde e si tramuta con la totale perdita di elementi portanti di un assetto sociale, quale quello che ci contraddistingue, costruito in secoli di storia.
Questo pericoloso fenomeno contrappone in modo viscerale tutti gli strati sociali e le espressioni culturali più variegate, costituendo un forte elemento divisivo e di contrapposizione degli schieramenti politici.
Nel condividere i principi anzidetti, una democrazia, un popolo, non può compiere il fatale errore di rimuovere le proprie origini fondative, ma queste necessitano, senza dismetterle, semplicemente una nuova e più evoluta coniugazione in funzione dell’evoluzione di una società ormai globalizzata, ove devono trovano asilo anche nuove e diverse espressioni culturali.
GESTITI DAGLI ALGORITMI CHE SOTTOMETTONO LE COSCIENZE E DISTRUGGONO LA DEMOCRAZIA
di AGR
PERCHÈ IMPEGNARSI È UN DOVERE
Siamo stanchi. Lo capisco. Antropologicamente parlando, il nostro cervello è programmato per risparmiare energia. Di fronte a una crisi perenne , crollo dei valori, incertezze globali, rumore assordante di guerre senza fine , la reazione evolutiva più naturale è il ritiro, chiudersi nel proprio guscio e delegare ad altri la gestione della Cosa Pubblica .
Ma c'è una verità cruda che dobbiamo guardare in faccia: la democrazia non è uno stato di natura.
È una fragile anomalia cognitiva e sociale che richiede una manutenzione feroce.
Oggi, stiamo appaltando questa manutenzione. A chi? Agli algoritmi.
Viviamo nell'illusione che la tecnologia possa organizzare la complessità al posto nostro. Stiamo scivolando in una pigrizia civica dove la nostra indignazione è pre confezionata da feed guidati dall'Intelligenza artificiale , programmati per polarizzarci e tenerci incollati agli schermi, non per farci pensare.
Ci illudiamo di partecipare semplicemente cliccando "condividi", mentre i luoghi decisionali reali si svuotano.
Ecco perché difendere la democrazia oggi, a qualsiasi età, non è più un semplice rito civico o una retorica vuota.
È un obbligo morale e di sopravvivenza.
L'Intelligenza Artificiale è uno strumento straordinario: elabora dati a velocità inaudite, ma non comprende l'etica.
Ottimizza processi, ma non prova empatia. Se smettiamo di partecipare fisicamente alle istituzioni, dai consigli comunali di quartiere fino ai parlamenti, lasciamo un vuoto.
E la storia ci insegna che il vuoto viene sempre riempito dai più prepotenti, oggi armati di bot e deepfake capaci di manipolare il consenso.
Non importa se hai 18 o 80 anni. I giovani devono portare l'urgenza di un futuro da riscrivere, i più anziani la memoria di quanto sangue costa perdere la libertà.
Impegnarsi oggi significa rivendicare il nostro ruolo di esseri umani coscienti.
Significa usare l'IA come alleato per decifrare problemi complessi, ma tenendo saldamente in mano il timone della bussola morale.
Non possiamo delegare l'anima della nostra società a una rete neurale artificiale .
La democrazia è attrito, compromesso, ascolto empatico e presenza fisica.
Usciamo dalla bolla digitale e riprendiamoci i nostri spazi istituzionali.
Altrimenti, smetteremo di essere cittadini, per ridurci a semplici "utenti" gestiti da un codice.
sabato 28 marzo 2026
RADIO CAROLINE SUL 199
“Questa è Radio Caroline sul 199,
la vostra stazione musicale
24 ore su 24”
a mezzogiorno del 28 marzo 1964,
Chris Moore e Simon Dee,
annunciano l’inizio delle trasmissioni
dalla MV Caroline, da una nave al largo delle coste dell’Essex, a sudest dell’Inghilterra. La prima canzone che venne mandata in onda fu
“Not Fade Away” dei Rolling Stones,
Erano cominciate le trasmissioni di quella che sarebbe diventata una delle prime “radio pirata” del mondo, la più famosa, la cui storia ha ispirato il celebre film
“I Love Radio Rock”.
#RadioCaroline #pillolerock
AUTOBUS E DEBITI: CONFRONTO TRA BOLOGNA E MESSINA
a cura di Roberto Barbera*
Il trasporto pubblico non si autofinanzia mai. La differenza è tutta in come si assorbono le perdite: a Bologna si programmano, a Messina si subiscono.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico
venerdì 27 marzo 2026
Elezioni amministrative e il “ CONSENSO IN SALDO “ , dove il voto ha un nome e un debito.
di AGR
Le piccole vere dinamiche delle elezioni di paese
Le amministrative, nei piccoli centri, non sono mai state un’epica battaglia per il futuro.
Più spesso somigliano a un mercatino rionale: niente proclami solenni, ma sguardi d’intesa, pacche sulle spalle, conti aperti da saldare.
Il voto non si conquista, si coltiva. Come un orto.
E come ogni orto, ha i suoi padroni.
“Per il bene del paese”, dicono tutti, con la stessa intonazione di chi ordina un cornetto al bar.
È una formula di cortesia, un intercalare. Il resto è sottotraccia: famiglie più o meno numerose che fanno blocco, amicizie che pesano più dei programmi, piccoli favori promessi in cambio di fedeltà.
Un lavoro stagionale di relazioni, più che di idee.
Qui il candidato non è un leader, è un mediatore e , spesso , nasconde ambizioni legittime dietro presunti dictat di piccoli gruppi di improbabili sostenitori.
Tiene insieme equilibri fragili, distribuisce rassicurazioni come caramelle.
Non guida, accompagna.
Spesso nemmeno sceglie, viene scelto. Spinto in avanti da un titolo, “ Signor Sindaco”, che suona meglio
degli oneri che comporta.
E quando parla, lo fa per riempire il silenzio, non per cambiarlo.
I programmi? Una scenografia da libro dei sogni .
Pagine piene di verbi al futuro che nessuno leggerà davvero.
Il teatro elettorale ha le sue battute fisse, i suoi tempi, le sue strette di mano infinite.
Si promette tutto, sapendo che quasi nulla verrà chiesto con precisione .
Eppure, sotto questa superficie translucida e dimessa, si muove una realtà più nitida determinata dai piccoli interessi che si intrecciano e si proteggono, che si riconoscono al volo.
Non c’è cattiveria, spesso.
Solo un realismo antico, quasi domestico. Ognuno tira il filo che conosce, e il bene collettivo resta una parola buona per i manifesti.
Alla fine, resta l’impressione di una politica senza pathos e senza slancio, ma profondamente umana.
Imperfetta, contrattata, subdola, intrisa di furbizia, a volte sfacciata.
Spesso la manifestazione di un disagio interiore che non consente di collocare la realtà collettiva ad un livello molto più importante del minuscolo interesse personale.
L’egoismo soggettivo travolge l’altruismo del bene comune .
Ma alla fine , a sbagliare sono sempre “ gli altri “!
Noi no , noi siamo sempre nel giusto; noi non sbagliamo mai , noi siamo sempre esemplarmente onesti , senza imperfezioni , sempre corretti , perché , noi, siamo assolutamente convinti di essere , sempre , dalla parte giusta della Storia .
I NIPOTI SALVANO LA REPUBBLICA
Chaka Khan
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