Cerca nel blog

mercoledì 11 febbraio 2026

LOU REED IL POETA ELETTRICO DI NEW YORK

 



Lou Reed (1942–2013) è stato il poeta elettrico di New York, cantore di angoli bui e luci al neon. Mente dei The Velvet Underground, trasformò marginalità e ambiguità in letteratura rock, con l’aria di chi prende un taxi alle tre del mattino e paga in versi. Da solista alternò scandalo e misura: Berlin, Transformer, Rock ’n’ Roll Animal. Voce parlata, sguardo obliquo, scrittura asciutta: non cercava applausi, ma una verità un po’ stonata e per questo più elegante. Con l’ombra gentile di Andy Warhol alle spalle, fece del rock un romanzo urbano. Più che una star, uno scrittore con la chitarra — e poche illusioni.


Sweet Jane” 

è una parabola sul compromesso: tra lavoro e danza, tra desiderio e stanchezza, tra mito romantico e routine metropolitana. Reed non giudica; espone. E nell’esporre, ci ricorda che il quotidiano è il vero teatro tragico della modernità. È rock urbano che si fa teatro, è poesia da marciapiede che diventa epica. Ironico, distante, magnetico: Reed non canta per piacerti, canta perché sa che Sweet Jane ti appartiene già. E tu, volente o nolente, sei lì ad applaudirlo come si fa con i classici che non invecchiano.

Traduzione italiana

Jack è al cinema di martedì
Ma non tutti sanno davvero che potrebbe esserci qualcosa di meglio
E Mary è a casa a lavorare a maglia
Sta seduta e piange
Perché Jacky non è lì
E ora, alcuni a loro piace uscire a ballare
E altri devono lavorare e basta
E c’è sempre qualcuno
Che non vorrebbe costruire qualcosa insieme
Tesoro Jane, dolce Jane
Oh, dolce Jane
Jack dice: “Ehi, tesoro, prendiamocela con calma”
E Mary dice: “Sono pronta, vieni e prendimi”
E lui dice: “Va bene”
Lei dice: “Ma quando?”
Lui dice: “Ogni volta”
Lei dice: “Forse”
Lui dice: “Oh, dolce Jane”
Alcuni amano uscire a ballare
E altri devono lavorare
E c’è sempre qualcuno
Che non vorrebbe costruire qualcosa insieme
Dolce Jane…
Chiunque abbia mai avuto un cuore
Non si voltasse mai dall’altra parte e lo spezzasse
Chiunque abbia mai avuto un sogno
Non lo distruggerebbe mai
Chiunque abbia mai giocato una parte
Non si tirerebbe mai indietro
Chiunque abbia mai avuto un cuore
Non si voltasse mai e lo spezzasse
Dolce Jane…
Alcune persone amano uscire a ballare
E altre devono lavorare
E c’è sempre qualcuno
Che non vorrebbe costruire qualcosa insieme
Oh, dolce Jane…

ATM: MESSINA, IL CONTO DEL CRAC

 


OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ

a cura di Roberto Barbera*

Sessantacinque milioni di passivo finiti sul bilancio comunale. Quasi 300 euro per ogni cittadino dopo il dissesto. Oggi i conti migliorano, ma la trasparenza no. 


Negli anni Negli anni immediatamente precedenti alla trasformazione societaria, l’ATM di Messina è sprofondata in un dissesto che ha segnato una delle pagine più gravi del trasporto pubblico locale. La vecchia azienda speciale accumulò circa 65 milioni di euro di passivo, poi trasferiti sul bilancio del suo unico azionista, il Comune di Messina. Quel buco è stato di fatto spalmato sulla collettività: considerando una popolazione di circa 220 mila residenti, il costo teorico del crac sfiora i 300 euro a cittadino, neonati compresi. Non un numero astratto, ma il prezzo concreto di una stagione amministrativa fallimentare.

Il punto decisivo è comprendere la natura della nuova ATM Messina S.p.A.: una società in house, interamente controllata dal Comune. Nomine, indirizzi strategici e approvazione dei bilanci dipendono dall’ente proprietario, e le eventuali perdite si riflettono direttamente sui conti comunali. Proprio per questo la legge impone obblighi stringenti di pubblicità e aggiornamento dei dati. Il D.Lgs. 33/2013 sulla trasparenza amministrativa e il D.Lgs. 175/2016 (Testo unico sulle società partecipate) stabiliscono l’obbligo di pubblicare tempestivamente bilanci, relazioni sulla gestione e compensi degli organi sociali. L’assenza di documenti aggiornati nella sezione “Amministrazione Trasparente” configura quindi una violazione di tali disposizioni e indebolisce il controllo democratico dei cittadini.

Il bilancio 2023 ha segnato una discontinuità rispetto al passato: utile dichiarato di oltre 1,5 milioni di euro, flotta salita a 164 autobus, nuove assunzioni e rafforzamento operativo. Numeri che indicano un’inversione di tendenza dopo anni di perdite e commissariamenti, ma che devono essere letti alla luce di una nuova fase societaria ancora giovane.

Sul fronte degli investimenti, la società ha beneficiato di rilevanti risorse pubbliche, anche attraverso fondi legati al PNRR e ai programmi per la mobilità sostenibile, per circa 79 milioni di euro destinati soprattutto al rinnovo della flotta, oggi prossima ai 200 mezzi, con una quota crescente di autobus elettrici. Il trend appare positivo e segnala una nuova fase. Ma la vera prova sarà consolidare nel tempo questi risultati, dimostrando che l’equilibrio non è episodico bensì strutturale. Dopo un crac costato decine di milioni, i messinesi non possono permettersi di tornare indietro.

*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

11 febbraio, la cura che manca: tra compassione e fragilità del SSN


 L’11 febbraio 2026 si celebra la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II nel 1992 e legata alla festa della Madonna di Lourdes.


Il tema scelto da Papa Leone XIV 

 “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro” – è un invito potente: non voltarsi dall’altra parte, ma farsi prossimi con gesti concreti, soprattutto verso chi soffre in solitudine o povertà.


Parole che risuonano forti in un Paese dove il Servizio sanitario nazionale fatica.            Reparti sotto organico, liste d’attesa infinite, pronto soccorso al limite, professionisti stremati.

 La carenza di risorse economiche e di personale non è solo un dato tecnico; è il volto di anziani che attendono mesi per una visita, di famiglie che rinunciano alle cure, di medici e infermieri costretti a scegliere a chi dedicare tempo.


La Giornata non è solo celebrazione, ma richiamo alla responsabilità collettiva.

 La compassione evangelica diventa così anche impegno civile: investire nella sanità pubblica, riorganizzare servizi, sostenere chi cura. 

Perché prendersi carico del dolore dell’altro significa, oggi più che mai, non lasciare sola la sanità che si prende cura di tutti.


martedì 10 febbraio 2026

IL NEMICO NECESSARIO



 Ovvero come si governa inventando emergenze e chiamandole patria.



Il capo ama i lavoratori, specie quando lavorano gratis. Li celebra, li ringrazia, li fotografa idealmente mentre sudano anche di domenica affinché la Nazione faccia bella figura. 
Poi, quasi per contrasto cromatico, arrivano loro: quelli che dissentono. Non i violenti, non i facinorosi – quelli sarebbero quasi rassicuranti – bensì chi manifesta, chi contesta, chi osa ritenere che l’evento non valga il sacrificio. E allora la parola cade, pesante come una ghigliottina lessicale: nemici. 
Non cittadini con un’opinione sbagliata, non guastafeste, non critici fastidiosi. 
Nemici, appunto. Dell’Italia, possibilmente di tutti.

Il termine non è casuale. È una parola che non descrive: separa. Da una parte ci siamo noi, gli operosi, i volenterosi, i patrioti del cartellino timbrato; dall’altra loro, che disturbano l’armonia, rallentano il racconto, rovinano la foto ufficiale. 
La politica, ridotta a teatro morale, ritrova così il suo antagonista indispensabile. Senza nemico, del resto, non c’è dramma. 
E senza dramma, niente potere che scaldi. A qualcuno, ascoltando questa musica, sarà tornato alla mente un lessico antico e sinistro: quello in cui il dissenso non è errore ma colpa, e la colpa non si discute ma si elimina. Ad altri, più studiosi, sarà affiorato il ricordo di un giurista tedesco che spiegava come la politica non nasca dal confronto, bensì dalla distinzione netta tra amico e nemico. 
Dove non c’è conflitto, diceva, c’è amministrazione. La palude. 

L’emergenza, allora, diventa una risorsa. Anzi, una forma di governo. Perché è nell’emergenza che le procedure appaiono un lusso, le garanzie un impaccio, le regole una debolezza. È lì che il diritto si ritira educatamente e lascia il posto alla decisione. Alla voce forte, al gesto risolutivo, alla promessa di salvezza pronunciata con tono grave. Evviva il garantismo. E più il nemico è vago, più l’emergenza è eterna. 
Un capolavoro di ingegneria politica. 
Così nascono nuovi reati, si allungano le pene, si riempiono le carceri come fossero magazzini della paura. Non per risolvere i problemi, ma per dimostrare che il capo vigila. Che reagisce. Che protegge. Il nemico serve a questo: non a essere sconfitto, ma a essere evocato. Perché senza di lui resterebbe solo la realtà. 
E la realtà, si sa, è molto meno governabile della paura.

NON SIAMO ALGORITMI !! PERCHÉ IL TUO CAPITALE SEMANTICO SALVERÀ IL FUTURO


 di AG Rizzo 

In un mondo che corre alla velocità dei microchip, c’è un tesoro che l’Intelligenza Artificiale non potrà mai replicare: il tuo capitale semantico.

 Non è semplice cultura, ma l’insieme irripetibile di esperienze, dialetti, storie familiari e radici che ti rendono chi sei. 

È la ricchezza che ti permette di dare un senso al mondo, non solo di processare dati.

Essere nati in un certo borgo, aver ascoltato i racconti dei nonni o conoscere il peso di una parola come "azzeccagarbugli" crea un valore che genera altro valore. 

Il capitale semantico è la nostra bussola esistenziale e più è ricco, più la tecnologia resta uno strumento al nostro servizio, evitando che la macchina ci sostituisca.

Oggi, proteggere questa varietà è una missione sociale

Il settore non profit agisce come una "guardia di frontiera" contro la banalizzazione del pensiero, estirpando le erbacce dell'automazione vuota. 

Difendere la nostra unicità non è un esercizio intellettuale, ma l’unico modo per restare umani.

Siamo noi il senso di ciò che viviamo.


lunedì 9 febbraio 2026

ANTONIO ZICHICHI , IL CORAGGIO DELLA RAGIONE

 


Antonino Zichichi non è stato soltanto un grande fisico: è stato una coscienza pubblica. 

Uno di quegli uomini rari che hanno scelto la scienza non come rifugio elitario, ma come strumento di verità, di responsabilità, di lotta civile. In un’epoca incline alla superstizione mascherata da opinione, Zichichi ha difeso la ragione con fermezza, pagando spesso il prezzo dell’impopolarità. Ma senza mai arretrare.


Scienziato di fama internazionale e divulgatore instancabile, ha portato il sapere fuori dai laboratori, parlando a tutti senza semplificare, senza ingannare. Perché rispettare il pubblico, per lui, significava non mentirgli mai. La conoscenza era una cosa seria. Umana. Necessaria.


Grande siciliano, profondamente legato alla sua terra, ha dimostrato che il Sud può essere centro di pensiero, di eccellenza, di futuro.

 Forte, appassionato, talvolta ruvido, sempre autentico. Zichichi ha incarnato l’idea che la scienza non sia fredda neutralità, ma un atto di coraggio.


In tempi confusi, la sua lezione resta chiara: senza ragione non c’è libertà.

….  E senza verità non c’è progresso.


Epilessia, basta ombre!! Oggi la giornata contro lo stigma


di AG RIZZO *


È il secondo lunedì di febbraio, e il mondo si tinge di viola per la Giornata Internazionale dell’Epilessia. Promossa dall’International Bureau for Epilepsy (IBE) e dall’International League Against Epilepsy (ILAE), questa data punta dritto al cuore del problema: lo stigma che avvolge ancora una malattia neurologica che colpisce 50 milioni di persone globalmente.

Immaginate una crisi improvvisa in pubblico: uno sguardo di terrore, commenti sussurrati, distanze che si aprono. Non è la paura della crisi in sé, ma il pregiudizio che la circonda. In Italia, su 500mila epilettici, uno su tre evita di rivelare la diagnosi per timore di discriminazioni sul lavoro o nella vita sociale. “L’epilessia non è follia né debolezza”, spiega il neurologo Salvatore Greco del Policlinico di Palermo. “È una condizione cronica, spesso controllabile con farmaci, ma lo stigma la rende una prigione invisibile”.

Le storie parlano chiaro. Maria, 35 anni, insegnante palermitana, ha perso opportunità lavorative dopo una crisi in classe: “Mi hanno guardata come un pericolo pubblico”. O Marco, operaio catanese, licenziato senza motivo apparente. Dati ISTAT confermano: il 40% degli epilettici italiani subisce esclusione sociale. Eppure, con terapie moderne – farmaci, stimolatori vagali, chirurgia – l’80% vive una vita normale.

La sensibilizzazione funziona.

 Campagne come #BreakTheSilence dell’ILAE hanno ridotto i pregiudizi del 25% in Europa negli ultimi cinque anni. Oggi, eventi in piazze e ospedali siciliani invitano a informarsi: l’epilessia non trasmette per contagio, non rende violenti. È ora di sfatare miti.

In Sicilia, l’associazione Liga Italiana contro l’Epilessia (LICE) sezione Sicilia organizza un flash mob viola a Palermo: “Unisciti, illumina la verità”. Perché lo stigma si combatte con fatti, non paure. 

Oggi, più che mai, l’epilessia esce dall’ombra.


domenica 8 febbraio 2026

APOLOGIA DI UN VUOTO A PERDERE


 Cronaca semiseria di un avatar nazionale che scambia il rumore per pensiero.

L’Italia non è più un Paese: è una suggestione collettiva. Ognuno se la allestisce a modo suo, come un bilocale dell’anima: poster delle proprie ossessioni, soprammobili ideologici, una luce soffusa che impedisce di vedere i dettagli. 
Nel grande trasloco verso il metaverso, il generale Vannacci è l’avatar più performante. La sua parabola – militare con aspirazioni politiche e un armamentario dottrinale composto da un manuale di conversazione da birreria più il frasario dell’uomo alfa afflitto dalla sindrome del Bell’Antonio – avrebbe bisogno di un Bardo capace di farne tragedia: non la biografia di un uomo, ma quella della nazione al tempo della dissolvenza. 

All’inizio c’era il libro che non c’era: un concentrato di ovvietà risentite. Poi arrivano i rabdomanti dell’antifascismo domestico, quello da tinello buono: trivellano, scandagliano, infine dissotterrano il reperto. Scandalo. Editoriali scandalizzati. 
Il generale ringrazia: nulla costruisce una carriera come l’indignazione a ciclo continuo. Così il libro che non c’era – scritto in una lingua di vago ceppo indoeuropeo – diventa il libro che c’è. 

Ed ecco il mondo spiegato al bar, tra un caffè e un cornetto, ai pensionati che si improvvisano, con temerario candore, costituzionalisti. Sono i Vannacci del verbo parlato. Quelli che i problemi si risolvono sul ballatoio, la geopolitica dopo cena, l’egemonia culturale a stomaco pieno.
 Non più gramsciana: duodenale. A quel punto entra in scena il cane da trifola con il miglior naso della piazza: Matteo Salvini. Che annusa, raccoglie, candida.
 Non si è mai capito chi abbia usato chi; si è capito benissimo che, quando finisce, si invocano leggi contro i traditori e mai contro i pirla. Qui la coerenza è un lusso superfluo.
E così il generale diventa ideologo, poi europarlamentare, poi promessa di altro ancora. Senza idee, senza partito, senza niente: protagonista di tutto. È il campione del reality nazionale, in un Paese che scambia il vuoto per destino. La farsa continuerà finché il pubblico applaudirà invece di capire. Una farsa, sì: ma se non finisce in fretta c’è il rischio concreto che si trasformi in tragedia.

NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE

 di G. IACONO •  La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento i...