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mercoledì 25 febbraio 2026

IL GARANTISMO A INTERMITTENZA



 Dal “senza se e senza ma” alle “pene esemplari” nel giro di ventiquattr’ore: a Rogoredo la politica corre, il codice penale resta fermo. 


A ventiquattr’ore dalla svolta delle indagini sul tragico, e ancora opaco, episodio di Rogoredo, la stampa di destra e di sinistra ha già provveduto a girare la frittata ciascuna a proprio uso. Riavvolgiamo il nastro.

Rogoredo, 26 gennaio. Un colpo di pistola, una vita che finisce e una certezza che precede le perizie: “Io sto col poliziotto”. La giustizia farà il suo corso, ma intanto la politica fa il suo comizio. Petizioni come coriandoli, omaggi alle divise, accuse ai magistrati. Il garantismo viene convocato in piazza, ma solo per applaudire: brilla se l’imputato porta la divisa, sbiadisce se indossa una felpa. Il resto – prove, testimonianze, circostanze – è dettaglio per addetti ai lavori. Qui si giudica in anticipo: l’indignazione preventiva rende più del silenzio prudente.

Poi arrivano i fatti, che hanno il vizio di rovesciare i tavoli. L’ipotesi di legittima difesa si incrina, spunta una pistola giocattolo, affiorano ombre. L’eroe diventa una mela marcia. Un criminale, per il quale si invocano “pene esemplari”. E proprio qui i garantisti mostrano il loro nervo scoperto: nel codice penale non esistono pene “esemplari”, ma solo pene previste. Vale per tutti, criminali compresi. Sacrosanto pretendere verità e responsabilità. Ma la legge non è un megafono né una clava: è misura, proporzione, accertamento. Non distingue tra felpa e divisa; semmai pretende di più da chi rappresenta un’Istituzione. Il resto è tifo. E il tifo, per fortuna, non è codice penale.

lunedì 23 febbraio 2026

Il verbo “to be” . INGLESE FACILE

 Il verbo “to be”



Il verbo più importante in inglese.


| I | am |

| You | are |

| He/She/It | is |

| We | are |

| They | are |


Esempi:

I am happy.

You are ready.

She is a student.


Forma contratta:

I’m

You’re

He’s / She’s


Completa:

“She ___ my friend.”

👉 is



L'INTERNAZIONALE DELLA CATTIVERIA

 CORSIVO


Quando il cerimoniale sostituisce il cervello, restano solo i tamburi.

 Da Donald Trump a Vladimir Putin, passando per la folta brigata dei capetti d’Occidente, celebriamo l’età dei falliti di successo: uomini ordinari con ego ipertrofico e collera a megafono, che rimbalza nei social e va in tournée nei talk show, dove recitano a soggetto con ammirevole costanza. Il copione è universale: la giustizia è un impiccio, i dazi clave pedagogiche, i migranti figurine da espellere, i dossier moneta di scambio, i “file” un nuovo genere letterario. Si governa per slogan, come se la Costituzione fosse il libretto d’istruzioni dell’Ikea: prolisso, oscuro, sacrificabile.

La sottocultura Maga — ormai export più redditizio del bourbon — ha fondato un’Internazionale della Cattiveria: club esclusivo che cerca nemici con l’ansia con cui un adolescente cerca campo. Quando Trump accusa la Corte Suprema di servire “forze straniere” perché non gradisce i suoi dazi, non polemizza: piccona. Quando Carlo Nordio definisce il Csm un organo “paramafioso”, non è un eccesso: è un’idea di mondo. La separazione dei poteri diventa un inciampo sulla passerella del comando. La separazione delle carriere non muta un mediocre in galantuomo; il sorteggio non rende virtuoso l’opportunista. Gli estremismi producono macerie. Il pianeta è iperconnesso e tribalizzato: Washington litiga con Bruxelles, Gaza brucia, i dazi volano, e nei salotti si bisbiglia ciò che in pubblico “non si può dire”. Politica come chat privata col microfono aperto.

Quanto durerà l’arroganza dei Nuovi Re? Finché scambieremo il volume per autorevolezza, l’ira per energia, il cerimoniale per sostanza. La Storia, che non ama i bulli, presenta sempre il conto. E li vedremo agitarsi come un moderno Riccardo III, pronti a barattare il regno per un cavallo — o per un algoritmo più benevolo. In fondo, non è il potere che corrompe: è l’idea di meritarselo che rende ridicoli.

AMMINISTRATIVE , NUMERI E VERITÀ


 Dopo la sfiducia al sindaco di Alì Terme , il confronto politico dovrebbe ri-partire dal consuntivo di gestione. 

Prima delle promesse, i dati: cosa è stato trovato e cosa viene lasciato.


Il metodo, volendo, qualcuno lo ha già spiegato. 

Il sindaco dimissionario di Messina, Federico Basile, ha convocato una conferenza stampa non per indulgere alla nostalgia, ma per illustrare i numeri della propria amministrazione: entrate, spese, risultati, criticità. 

Questo é un dato oggettivo che , per onestà intellettuale, va sottolineato , pur non condividendo tante altre “manifestazioni sopra le righe “ ,  da campagna elettorale . 


Prima di uscire di scena ha fatto parlare le cifre. 

Metodo inaugurato dal suo mentore, Cateno De Luca, che ha perfino auspicato che questa prassi diventi obbligo di legge: rendicontare pubblicamente prima di chiedere nuova fiducia. 

Se così parlò Zarathustra, perché i suoi epigoni aliesi dovrebbero restare afoni?


Ad Alì Terme, invece, il dibattito elettorale si è aperto con una sfiducia del sindaco Tommaso Micalizzi, ma senza quel passaggio preliminare che sarebbe stato utile alla città e allo stesso primo cittadino: un consuntivo di gestione comparato con la situazione trovata all’inizio del mandato. 


Numeri accanto a numeri. 

Per capire se si è fatto meglio o peggio. 

E, nel caso, spiegare le ragioni di eventuali peggioramenti. 

È il minimo sindacale richiesto a chi amministra. 

“Amministratore”, del resto, non è chi occupa uno scranno, ma chi gestisce e poi rende conto.


La questione non è rituale, è sostanziale. 


In un territorio dove la demografia arretra, i giovani emigrano e l’età media cresce, i bilanci non sono tabelle esoteriche ma strumenti di sopravvivenza civile. 


In un Paese che fatica a superare lo zero virgola nonostante le massicce iniezioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è lecito chiedersi cosa resterà quando l’effetto straordinario si esaurirà. 

Se i conti ordinari non sono solidi, la stagione straordinaria rischia di lasciare in eredità più fragilità: emigrazione giovanile accentuata, pressione sanitaria crescente su una comunità anziana, servizi ridotti proprio dove servirebbero di più.


Non è polemica, è grammatica istituzionale. 


Il confronto tra ciò che si è trovato e ciò che si lascia non è un atto d’accusa, ma un atto di rispetto verso i cittadini. 

Altrove si è fatto, pubblicamente, davanti ai giornalisti e ai numeri. 


Perché ad Alì Terme no? 

La politica può sopravvivere alle sconfitte; 

la credibilità amministrativa no. 


E i numeri ,silenziosi, ostinati, privi di retorica , restano l’unico linguaggio che una comunità adulta dovrebbe pretendere.

domenica 22 febbraio 2026

English Smart & Easy INGLESE FACILE



 

PRESENTARSI 

Presentarsi è facile

My name is Marco.

I am Marco. (forma più semplice)

I’m Marco. (forma contratta, molto usata)


Chiedere il nome

What’s your name?


Mini dialogo:

Hi! I’m Anna.

Hi Anna, I’m Luca. Nice to meet you



sabato 21 febbraio 2026

English Smart & Easy INGLESE FACILE

 Imparare l’inglese non deve essere complicato, noioso o pieno di regole impossibili da ricordare. Bastano pochi minuti al giorno, spiegazioni chiare e tanta pratica intelligente.

Nasce così Smart & Easy, la nuova rubrica pensata per chi vuole migliorare il proprio inglese in modo semplice, veloce ed efficace. Mini-lezioni quotidiane, esempi concreti, esercizi immediati: tutto quello che serve, senza perdere tempo.

Tre minuti al giorno. Zero stress. Risultati veri.

Benvenuti in Smart & Easy.


 I saluti (Greetings)




Dire “Ciao”

  • Hi! → Informale
  • Hello! → Neutro
  • Good morning! → Fino alle 12
  • Good afternoon! → 12–18
  • Good evening! → Dopo le 18

Per salutare quando vai via

  • Bye!
  • See you!
  • See you tomorrow!

 Mini esercizio:

Come diresti “Ci vediamo domani mattina”?

 See you tomorrow morning!





MESSINA: LA MOBILITÀ NON È TECNICA È FILOSOFIA


 a cura di Roberto Barbera*

Tra salite che educano alla pazienza e discese che insegnano l’audacia,
la città dello Stretto riscopre l’arte sottile di muoversi pensando.

A Messina spostarsi non è mai stato un fatto puramente meccanico. È, piuttosto, una conversazione continua con la geografia, con il vento dello Stretto e con quella particolare inclinazione dell’animo che consente di affrontare una salita senza sentirsi in colpa per averla maledetta a metà percorso. Qui la mobilità non si misura soltanto in chilometri, ma in pazienza, adattamento e una certa ironica rassegnazione.

C’è differenza, del resto, tra “trasporto” e “mobilità”. Il primo è l’autobus che passa, l’auto che staziona, il semaforo che decide. La seconda è l’insieme armonico — o talvolta dissonante — di passi, tram, treni costieri, motocicli, monopattini elettrici lasciati con noncuranza davanti a un portone. È la capacità di combinare mezzi diversi con l’intelligenza pratica di chi sa che nessuna soluzione, da sola, basta.
Perché questa filosofia funzioni occorre ascoltare la città: i flussi sui viali, i tempi di percorrenza, le aree pedonali che avanzano con prudenza diplomatica. I dati, lungi dall’essere fredde cifre, diventano la voce involontaria dei messinesi, il racconto discreto delle loro abitudini e delle loro fatiche quotidiane. È dalla comprensione di questo mosaico che può nascere una strategia sensata.

Un Piano urbano della mobilità sostenibile prova a tradurre tutto ciò in obiettivi concreti: meno traffico motorizzato, meno emissioni, più spazio restituito alle persone. Non è soltanto una questione di percentuali o di scadenze europee; è un’idea di città. Una Messina in cui muoversi non sia un cimento eroico, ma un gesto naturale — quasi elegante — degno della luce che ogni giorno attraversa lo Stretto. Questa deve essere la lilosofia della mobilità di una città degna di questo nome.

*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

ASSISTENZA GOMME BORGIA




 

NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE

 di G. IACONO •  La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento i...