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lunedì 2 marzo 2026

SMART & EASY . Mini ripasso INGLESE FACILE

 

Prova a tradurre:


  1. Ciao, mi chiamo Paolo.
  2. Lei è una studentessa.
  3. Ho 18 anni.
  4. Ci vediamo domani.
  5. Un’arancia.




Soluzioni:



  1. Hi, my name is Paolo.
  2. She is a student.
  3. I am 18 years old.
  4. See you tomorrow.
  5. An orange.


La startup della fusione che sfida i giganti: “L’Europa può battere Stati Uniti e Cina” di Filippo Santelli

 





Economia 

La startup della fusione che sfida i giganti: “L’Europa può battere Stati Uniti e Cina”


https://www.repubblica.it/economia/2026/03/01/news/proxima_fusion_startup_sfida_i_giganti_ue_puo_vincere-425187942/

domenica 1 marzo 2026

L'INTERNAZIONALE DEI PICCONATORI


CORSIVO

 La geopolitica si rifà con raid aerei, bombardamenti a tappeto e omicidi politici — naturalmente - “mirati”.



Il mondo è tornato nelle mani dei picconatori dell’ordine, nostalgici dell’Ottocento, quando i confini si incidevano coi cannoni e la diplomazia parlava per ultimatum. Costoro invocano sovranità come fosse una sciabola, scambiano la complessità per mollezza e chiamano “realismo” la demolizione sistematica di ogni argine. Si abbatte, si proclama, si twitta: il resto — popoli, mercati, equilibri — è detrito scenografico. L’idea è semplice e brutale: se l’ordine intralcia, lo si spacca.

In prima fila sfilano gli apprendisti restauratori: Vladimir Putin con la sua geopolitica da zar riemerso, Donald Trump che confonde la strategia con l’effetto speciale, una nidiata di ducetti europei in posa marziale, gli smidollati alla Javier Milei che brandiscono la motosega come fosse una spada. Intanto i cosiddetti “paesi canaglia” — dalla Libia all'Iran, dall'Afghanistan alla Siria passando per la Corea del Nord — vengono arruolati a scuole di pensiero, improvvisati maestri di una geopolitica muscolare che fa dell’azzardo una dottrina.

Il loro catechismo è lineare: aree d’influenza, trattati usa-e-getta, forza come grammatica universale. Ma la Storia non è un poligono di tiro: è una diga incrinata. Picconare è facile; governare l’acqua che irrompe, assai meno. E mentre i demolitori brindano al ritorno dei confini armati, il pianeta trattiene il fiato: dalle crepe non filtra grandezza, ma caos — e il caos non ha maestri, solo apprendisti destinati a esserne travolti.



SANREMO, L’ETÀ DELL’INNOCENZA (TARDIVA)


 Cronaca di un festival che canta al passato remoto e chiama emozione la nostalgia.


Il Festival di Sanremo quest’anno somigliava a un elegante salotto visto dallo specchietto retrovisore: impeccabile nelle buone maniere, irrimediabilmente superato nei contenuti. Linguaggi levigati, melodie composte, amori che sospirano con disciplina metrica aspettando la rima con “cuore”. Fuori, intanto, una generazione parla in endecasillabi spezzati e basi martellanti: è il rap, che può non piacere ma esiste, ed è presente come un vicino rumoroso che nessuno invita a cena. Negli anni Settanta, quello stesso palco ebbe almeno l’audacia di far entrare i capelli lunghi e le chitarre elettriche; accolse la canzone d’autore e conobbe perfino il gesto estremo di Luigi Tenco, che preferì il silenzio definitivo alla banalità. 

Oggi la banalità, più prudente, vince ai punti.
Salvo rare eccezioni, i testi hanno riscoperto la mamma.
 Non la tragica Medea né la spregiudicata Clitennestra, ma l’eterna Agnese dei I promessi sposi: paziente, consolatoria, sempre pronta con il fazzoletto.
 Dal palco la si celebra come un bene rifugio; dalla platea i figli, debitamente commossi, restituiscono devozione. 
È il trionfo dell’affetto garantito, del sentimento a chilometro zero. Nulla di più rassicurante, nulla di più stucchevole.
 Al Teatro Ariston non è accaduto nulla, e lo si è chiamato sobrietà. Nessuna crepa, nessun eccesso, nessuna sorpresa: la festa perfetta per chi teme le feste. Si è pronunciata la parola “emozione” con zelo liturgico, come se bastasse nominarla per evocarla.
 Ma l’emozione, come l’ironia, detesta i palinsesti. Sanremo continua a cantare; il presente, semplicemente.


sabato 28 febbraio 2026

ASSOLUTAMENTE, PAROLA SOVRANA

 


CORSIVO



Un avverbio totale che invade conversazioni, televisioni e chat, trasformando l’enfasi in surrogato del pensiero e il volume in argomento.


Se volessimo redigere un inventario delle superstizioni linguistiche contemporanee, “assolutamente” meriterebbe una voce a sé, magari in grassetto e con nota di allarme. 
Non è più un avverbio: è una protesi morale, un oggetto contundente, un talismano agitato contro la complessità. 
L’abuso è trasversale, ma in politica diventa industria pesante. 
Non circola: esonda. Tracima. Cola dai banchi parlamentari come lava di certezza preventiva.

Giorgia Meloni ne fa un uso industriale: “assolutamente” diventa vernice impermeabile stesa su capriole sintattiche e congiuntivi maltrattati. L’effetto è una dichiarazione blindata, anche quando il contenuto resta in libera interpretazione. Matteo Salvini lo usa come una mitraglia lessicale. Il blocco navale? “Assolutamente!” La sicurezza? “Assolutamente!”. 
Qualunque cosa diventa bersaglio di quell’avverbio sparato a raffica: sui migranti da respingere, assolutamente! Sul diritto di dire minchiate? Assolutamente! Dalla sua bocca rimbalza, fa rumore, produce eco. Il significato è facoltativo. 

Elly Schlein ne fa un uso acrobatico: lo adopera come Tarzan la liana. “Troverete l’accordo con i Cinque Stelle?” — “Assolutamente.” 
Diventa ponte sospeso tra due vaghezze: da una parte il campo largo, dall’altra l’unità progressista, nel mezzo un fraseggio che si avvita con disinvoltura.

 E i Cinque Stelle? L’eco restituisce un “assolssolutamente”, balbuzie enfatica che tradisce l’ansia di affermare prima di chiarire.
In questo teatro dell’assoluto, l’avverbio è scudo e trampolino.
 Copre crepe logiche, permette di atterrare in piedi — o di sembrarlo. 

Il risultato è una politica che suona granitica e risulta friabile. L’elettore si abitua alla sentenza, non alla dimostrazione. 
Intanto il lessico si restringe, la sintassi si piega, il dubbio si ritira come marea stanca. 

Così “assolutamente” diventa l’epitaffio preventivo di ogni discussione: promette totalità, consegna semplificazione. Assolutamente.

 

NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE

 di G. IACONO •  La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento i...